Laos: Liberati tre cristiani

Il pastore Sompong
Il pastore Sompong

Il pastore Sompong Supatto (32 anni), e altri due credenti, Boot Chanthaleuxay (18) e Khamvan Chanthaleuxay (18), che erano stati arrestati nel villaggio di Boukham, provincia di Savannakhet ad inizio agosto, sono stati rilasciati, secondo un report di Compass Direct del 17 novembre. I tre cristiani sono stati rilasciati il 16 ottobre contro la volontà del capo del villaggio che aveva minacciato di dare al pastore Sompong l’ergastolo in un carcere di massima sicurezza.

Via | Persecution.net


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Cina: Pastore di chiesa domestica condannato a un anno di “rieducazione attraverso il lavoro”

Zhu Baoguo, pastore di una chiesa domestica della provincia di Henan, è stato condannato a un anno di “rieducazione attraverso il lavoro”, accusato di essere leader di un “culto malvagio”.

Lo scorso 12 ottobre cinque leader cristiani furono arrestati durante una riunione di Chiesa di circa 20 persone nel villaggio di Dushu, Yuguang town, contea di Neixiang, città di Nanyang, provincia di Henan.

Il pastore Zhu ricevette una condanna a 15 giorni di detenzione amministrativa, mentre gli altri quattro furono condannati a cinque giorni. Tuttavia, il 30 ottobre, due giorni dopo che il pastore Zhu è stato rilasciato dopo i suoi 15 giorni di detenzione amministrativa al Centro di Detenzione della contea di Neixiang, il pastore Zhu è stato condannato a un anno di rieducazione attraverso il lavoro.

Zhu Baoguo è stato accusato di essere membro di un “culto malvagio” ed è stato immediatamente mandato in un campo di lavoro.

Via | CAA

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Haiti, arrestato proprietario scuola

Pastore protestante sentito dopo crollo

E’ stato arrestato il proprietario della scuola “La Promesse” nella baraccopoli di Petionville a Port-au-Prince, la capitale di Haiti, il cui crollo ha provocato finora 92 morti e 150 feriti. Si tratta del pastore protestante Fortin Augustin. L’imputato avrebbe sostenuto che stava costruendo personalmente il rialzamento dell’edificio e che non aveva bisogno di un ingegnere perché aveva una buona esperienza nel settore.

Continua lentamente a salire il numero delle vittime del crollo avvenuto venerdì mentre centinaia di allievi, forse 700, erano intenti a seguire le lezioni. Il responsabile della Protezione civile, Alta Jean-Baptiste ha indicato che all’inizio del pomeriggio di sabato i morti erano 84 ed i feriti 150 mentre un suo collaboratore, Michel Joseph Jr., ha reso noto che successivamente sono stati localizzati altri otto corpi che non è stato possibile estrarre, portando il bilancio provvisorio a 92 vittime. Soccorritori provenienti da tutto il mondo hanno continuato a scavare nella notte alla ricerca di superstiti. L’edificio scolastico, a tre piani, era posto in collina: nel crollare, ha distrutto due abitazioni attigue.

Intanto il portavoce di polizia Garry Desrosier ha riferito che Fortin Augustin, il predicatore che ha costruito ed è proprietario della scuola, è stato arrestato e risulta accusato di omicidio colposo. Augustin è trattenuto a una stazione di polizia di Port-au-Prince. Non è ancora chiaro quanti capi di imputazione dovrà fronteggiare e quando sarà sottoposto a processo.

Secondo il presidente della repubblica René Preval, che ha trascorso gran parte della giornata di sabato sul luogo del disastro, “era evidente anche per un profano che la costruzione era carente di strutture di cemento e di ferro, e che non poteva reggere”.

Fonte: Tgcom

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Turchia: Strage di Malatya contro cristiani, scandalo al processo

Uno dei killer: “Mi avevano promesso protezione dello Stato”

Istanbul, 17 ott. (Apcom) – (Apcom-Nuova Europa) – Continua fra i colpi di scena il processo sulla strage di Malatya; la mente degli omicidi di 3 cristiani ha affermato che gli era stata promessa “protezione dallo Stato”. Il 18 aprile 2007 Necati Aydin, Ugur Yueksel e Tilman Ekkehart, tre cristiani presbiteriani, due turchi e uno tedesco, furono sgozzati dopo essere stati torturati per ore nella sede della Casa editrice Zirve – a Malatya appunto – autorizzata a stampare la Bibbia e altri testi afferenti al Cristianesimo.

Gli autori del delitto furono quattro giovani, Hamit Ceker, Abuzer Yildirim, Cuma Ozdemir e Salih Gurler, tutti con meno di 22 anni, capeggiati da Emre Gunaydin, che dopo cercò una via di fuga gettandosi dalla finestra e che è sempre stato considerato la mente della strage.

Ebbene proprio da Gunaydin è arrivato l’ennesimo colpo di scena. Interrogato durante la dodicesima udienza del processo Gunaydin ha detto che un uomo chiamato Varol Bulent gli aveva offerto protezione da parte dello Stato in cambio del delitto. “Mi aveva promesso che sarei stato protetto – ha detto Gunaydin – dovreste interrogare anche lui”.

Secondo la ricostruzione di alcuni quotidiani turchi, dietro il nome Varol Bulent, si nasconde un membro dell’organizzazione ultra nazionalista Ergenekon, che andrà a processo la settimana prossima e che è accusata di aver insanguinato il Paese per 10 anni, mettendo in campo una vera e propria strategia della tensione, volta a destabilizzare anche il governo islamico-moderato guidato da Recep Tayyip Erdogan.

Stando alla testimonianza di Gunaydin, Bulent avrebbe parlato con lui diverse volte dell’attività dei tre missionari, che, secondo lui, era finalizzata a “distruggere l’unità nazionale”. Bulent avrebbe anche detto che le tre vittime del massacro agivano coordinandosi con il Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan.

Secondo il quotidiano Zaman, Bulent è già stato interrogato dai magistrati e avrebbe smentito di aver promesso a Gunaydin protezione, confermando però i suoi sospetti sull’attività dei tre presbiteriani.

Fonte: Virgilio Notizie

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Iran, rischia la morte perché è cristiano

Ramtin Soodmand
Ramtin Soodmand

Il padre di Rashin è stato ucciso diciotto anni fa. La sua colpa: essersi convertito al cristianesimo, in Iran. Oggi il fratello di Rashin rischia la stessa sorte: è in prigione a Mashad, città santa del paese degli Ayatollah, in attesa di sapere che ne sarà di lui. Ma è una corsa contro il tempo: un mese fa il parlamento iraniano ha votato il disegno di legge di un Codice penale islamico che prevede, fra l’altro, la pensa di morte per ogni iraniano che abbandoni la fede musulmana. Alle donne toccherà l’ergastolo. Il padre di Rashin, Hossein Soodmand, è stato l’ultima persona condannata a morte per apostasia in Iran, ora suo fratello Ramtin rischia di essere il primo impiccato sotto la nuova legge.

Una vita da “impuri”. Rashin Soodmand affronta il destino da Londra, dove si è rifugiata e dove si è sposata con un connazionale cristiano che ha ottenuto asilo politico in Germania. Ha lasciato il suo paese perché, dopo la condanna a morte del padre, la vita per la sua famiglia è diventata in un inferno. Per Rashin, la madre e i fratelli era sempre più difficile sopravvivere. Cristiani, cioè “impuri” perché non musulmani, a proposito dei quali Khomeini metteva in guardia gli iraniani con suggerimenti del tipo: non toccate i loro oggetti, non mangiate con loro. La sua famiglia è stata aiutata per anni da una chiesa cristiana del luogo. Poi Rashin, che oggi ha 29 anni, è riuscita a fuggire. Ma teme per la sorte del fratello: “Sono in ansia per lui – ha raccontato al Telegraph – Anche se tecnicamente non è un apostata, perché non è mai stato musulmano – mio padre ci ha cresciuti tutti cristiani – non credo che sia al sicuro. Il presupposto è sempre che, se sei iraniano, devi essere musulmano”.

La legge. Nel 1990, quando fu ucciso Hossein Soodmand, nessuna legge prevedeva l’esecuzione per apostasia. Hossein si era convertito al cristianesimo quando aveva 13 anni. Trent’anni dopo ha pagato quel “crimine”, impiccato dalle autorità iraniane dopo un mese di prigionia e la richiesta di rinunciare alla sua religione (“Ma mio padre, ovviamente, rifiutò di rinunciare al cristianesimo” ricorda Rashin). Il codice non lo prevedeva, ma per Hossein non ci fu scampo. I giudici fecero riferimento alla sharia, la decisione fu immediata e senza appello. Diciotto anni dopo, quella condanna sta per essere sancita dalla legge. In parlamento la maggioranza è stata schiacciante: 196 voti favorevoli, solo 7 contrari. Ramtin, che è in prigione dall’agosto scorso, rischia di subire la stessa sorte del padre. È questione di settimane: tempo che il parlamento ratifichi il voto già espresso e l’Ayatollah firmi il codice. Il timore di Rashin è che, per dare l’esempio ai “criminali” apostati, le autorità applichino la nuova norma indiscriminatamente. L’unica, debole speranza è l’indignazione della comunità internazionale. “Non sappiamo quello che succederà a mio fratello – dice Rashin – Sappiamo solo che, se vogliono ucciderlo, il suo destino è segnato.

Fonte: Il Giornale

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