India: Attacchi contro i cristiani nel 2008

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Fonte: Persecution Update India January 09 Issue

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Arabia Saudita: Arrestato blogger cristiano

hamoud-bin-salehCinque mesi fa la figlia di un membro della polizia religiosa saudita era stata brutalmente uccisa per aver parlato su un blog in internet della sua conversione a Cristo, oggi veniamo a conoscenza del fatto che le autorità hanno arrestato un giovane cristiano di 28 anni con l’accusa di aver descritto la sua conversione a Cristo e di aver criticato la magistratura nel suo sito internet.

Il 13 gennaio, infatti, la polizia saudita ha arrestato Hamoud Bin Saleh a causa “delle sue opinioni e della sua testimonianza di conversione dall’Islam al Cristianesimo”, secondo quanto affermato dall’Arabic Network for Human Rights Information. Bin Saleh, che era stato incarcerato per ben 9 mesi nel 2004 e per un ulteriore mese nel novembre 2008, è ora detenuto nella prigione Eleisha di Riyadh. Nel suo sito internet, ora oscurato dalle autorità saudite, Bin Saleh ha scritto che il suo cammino verso Cristo cominciò dopo aver assistito alla decapitazione pubblica di tre pakistani accusati di spaccio di droga, tre poveri disadattati. Tale scena lo spinse a fare ricerche approfondite sul sistema legale saudita e sull’Islam in generale, ricerche che lo fecero diventare particolarmente critico nei confronti della sharia (legge islamica) e sulle palesi ingiustizie e contraddizioni in essa contenute. Poi, dopo aver letto dei versetti su come Gesù perdonò la donna adultera – invece che lapidarla -, ricevette definitivamente Cristo come suo personale Salvatore.

“Basta cercare e chiedere la luce di Dio” scriveva in arabo in un post il 22 dicembre scorso. “Non ci sono libri in Arabia Saudita che ti aiutino a fare degli studi comparativi tra l’insegnamento di Maometto (che, secondo me, è una serie di disastri politici, economici e sociali) e l’insegnamento di Gesù, ma ci sono molte risorse nel web che potrebbero spingerti tra le braccia del Padre della Salvezza” affermava nel sito il giovane cristiano saudita.

La conversione dall’Islam al Cristianesimo è un reato in Arabia Saudita, per la precisione si tratta del reato di “apostasia”, ed è punibile con la pena di morte. Il resoconto annuale sulle libertà religiose nel mondo relativo al 2008 e stilato dal Dipartimento di Stato Americano sostiene che ci sono state delle esecuzioni non confermate per blasfemia e apostasia negli ultimi anni in Arabia Saudita.

Fonte: Porte Aperte Italia

Aggiornamento – 15.04.2009 – Arabia Saudita – Blogger convertito al cristianesimo rilasciato dalla prigione saudita (AsiaNews)
Era stato arrestato per aver confessato sul blog di voler seguire Gesù. Dopo mesi è stato liberato, ma gli è proibito lasciare il Paese e avere rapporti coi media. (continua)

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Eritrea: altri tre cristiani muoiono nelle carceri

eritreaTre cristiani detenuti in prigioni militari a causa della loro fede in Cristo sono morti negli ultimi 4 mesi in Eritrea. La situazione non cambia in questo paese del corno d’Africa, i cristiani finiscono in malsane carceri militari, dove subiscono torture e vengono poi lasciati morire in condizioni igieniche indescrivibili.

L’ultimo caso conosciuto (purtroppo non possiamo conoscerli tutti, perché ovviamente non vi è trasparenza su questo argomento da parte del governo eritreo) risale a venerdì scorso (16 gennaio 2009): un uomo di 42 anni, Mehari Gebreneguse Asgedom, è morto nella prigione di Mitire, a causa delle torture e di complicazioni dovute al diabete, malattia di cui soffriva e che, se non curata, porta alla morte (di fatto il diabete dal 2000 è passato dall’ottavo al quinto posto come causa di morte nel mondo – dopo le malattie infettive, le malattie cardiovascolari, i tumori e gli incidenti – se a ciò si aggiunge il fatto che, come forma di tortura supplementare, i malati non vengono curati in queste prigioni, si ottiene uno scenario davvero disarmante). Asgedom era un membro attivo della Chiesa “Church of the Living God” a Mendefera e il suo caso ha messo in luce altri casi simili.

Mogos Hagos Kiflom, 37 anni, è morto a causa delle torture inflittegli al fine unico di fargli rinnegare la sua fede in Dio: la data precisa del suo decesso non è chiara, ci fanno sapere le fonti che abbiamo in terra eritrea.

Teklesenbet Gebreab Kiflom, 36 anni, è stato lasciato morire di malaria nel tristemente noto carcere militare di Wi’a: dopo essere stato torturato anche lui pesantemente nel tentativo di fargli rinnegare la sua fede, gli sono state negate le cure mediche ed è spirato lasciando madre, moglie e figli in precarie condizioni.

In Eritrea le condizioni di vita dei cristiani che non sono membri delle denominazioni riconosciute dallo stato (Luterana, Cattolica, Ortodossa e Musulmana) sono drammatiche. Il presidente eritreo Isaias Afwerki è impegnato da tempo in una folle campagna di violenze e torture a danno dei cristiani evangelici e di altre denominazioni, consumando le poche risorse di questo paese per uccidere i suoi abitanti, piuttosto che impegnarle negli infiniti problemi sociali, economici e politici dell’Eritrea. Ci giungono notizie di trasferimenti di gruppi di cristiani nel carcere di Mitire, nella zona nord-est del paese, dove non manca l’utilizzo dei famigerati container di metallo come celle. Secondo il Dipartimento di Stato Americano l’Eritrea sale rapidamente nella classifica dei paesi che violano le libertà religiose: difficile avere delle stime, ma la situazione peggiora anno dopo anno.

L’Eritrea è inserita nella triste top 10 degli eventi che hanno sconvolto il mondo cristiano nel 2008: ti invitiamo a leggere l’articolo intitolato I 10 eventi 2008 che hanno sconvolto il mondo cristiano.

Fonte: Porte Aperte Italia

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Alcuni casi di persecuzione di cristiani in Iran nel 2008

Qui sotto ho elencato una serie di articoli, pubblicati in questo blog nell’anno 2008, che riguardano casi di persecuzione di cristiani da parte delle autorità iraniane. Segnalo inoltre un interessante articolo di FCNN (farsi christian news network), in lingua inglese, riguardante la persecuzione dei cristiani in Iran nel 2008.

  • Aggiornamento: Iran, Ramtin Soodmand è stato rilasciato Persecution.net comunica che Ramtin Soodmand, il cristiano iraniano arrestato lo scorso agosto con l’accusa di attività anti-governativa, è stato rilasciato su cauzione il 22 ottobre, secondo un report del Middle East Concern (MEC) del 22 ottobre scorso. Post correlati: Iran, rischia la morte perché è cristiano Iran: Liberati Due Convertiti Al Cristianesimo, Ne Restano In Carcere 43 Iran: pena […]
  • Iran, rischia la morte perché è cristiano Il padre di Rashin è stato ucciso diciotto anni fa. La sua colpa: essersi convertito al cristianesimo, in Iran. Oggi il fratello di Rashin rischia la stessa sorte: è in prigione a Mashad, città santa del paese degli Ayatollah, in attesa di sapere che ne sarà di lui. Ma è una corsa contro il tempo: […]
  • Iran: Liberati Due Convertiti Al Cristianesimo, Ne Restano In Carcere 43 (Aki) – Mahmoud Matin Azad e Arash Basirat, due iraniani convertiti al cristianesimo arrestati il 13 maggio scorso nel parco Roya di Shiraz, nel sud del paese, sono stati rilasciati dopo che un tribunale non ha ritenuto valide le accuse di ”offesa all’Islam” e ”diffusione di falsità” rivolte contro di loro. Matin Azad e Basirat […]
  • Iran: scomparso cristiano protestante 18 settembre 2008 – (ve/asianews) Nessuna notizia, da oltre due settimane, di un cristiano protestante iraniano, imprigionato senza una precisa imputazione. È quanto racconta la famiglia di Ramtin Soodmand, arrestato a Mashhad, nel nord-est dell’Iran, quasi al confine con il Turkmenistan, da agenti di polizia e dell’intelligence. Da quando l’uomo è stato arrestato, la sua […]
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  • IRAN: A Shiraz, campagna di repressione contro cristiani convertiti L’agenzia Compass Direct denuncia una raffica di perquisizioni e arresti a metà maggio contro chiese domestiche nel sud del Paese. Obiettivo della polizia, gli ex musulmani che hanno abbandonato l’islam. Alcuni di loro sono ancora in carcere. […]

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India, Andhra Pradesh: Pastore gravemente ferito da attivisti indù

Hyderabad – Degli attivisti indù hanno brutalmente aggredito un pastore nel distretto di Karimnagar, Andhra Pradesh, lasciandolo gravemente ferito.

Il pastore Yakobu (Giacobbe), 37 anni, ha lavorato in questi ultimi anni con l’India Mission nel villaggio di Gumpula, distretto di Karimnagar, Andhra Pradesh.

Lo scorso 16 gennaio, a mezzanotte circa, qualcuno ha bussato alla sua porta. Quando il pastore ha aperto la porta, circa sei persone con il volto coperto sono entrate in casa ed hanno cominciato a picchiarlo. I malfattori non solo lo hanno picchiato ma lo hanno anche ferito con un coltello ed hanno dato fuoco ai suoi vestiti ed ai libri. Il pastore Yakobu era solo in casa al momento dell’aggressione perché la moglie ed i figli erano andati a Bhongir in vacanza. Gli aggressori hanno gridato dicendo di non voler alcun pastore nel villaggio

In mattinata, il pastore Yakobu insieme ad altri pastori sono andati alla stazione di polizia a Potkapaali ed hanno presentato una denuncia contro gli aggressori.

Via | AICC

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