CINA: Pechino non riconosce le chiese domestiche, e le perseguita

Lo scorso Natale ci sono state demolizioni di edifici e arresti dei fedeli delle chiese domestiche cristiane. Ma le autorità cercano di far passare tutto sotto silenzio.

cina-henan-taikangPechino – Non ha sosta la repressione contro le “chiese domestiche” cinesi, i gruppi cristiani non riconosciuti dalle autorità che si incontrano in abitazioni per pregare. Il governo le invita a chiedere il “riconoscimento”, ma i fedeli denunciano che sono usati pretesti per non ammettere nemmeno la loro esistenza e proseguire arresti e demolizioni di edifici .

L’avvocato Wu Chenglian di Zhoukou (Henan) è stato incaricato di proporre appello contro le condanne subite da Shu Wenxiang, Xie Zhenji e Tang Houyong. Sono leader di “chiese domestiche” non riconosciute, arrestati a dicembre nella contea di Taikang mentre facevano “proselitismo”, condannati a un anno di “rieducazione-tramite-lavoro”, veri lavori forzati, con tre mesi di tempo per fare appello.

Wu racconta che non è ancora riuscito a farlo, perché le autorità non accettano il suo ricorso, dicendo che “ci sono documenti interni che vietano di ricevere cause riguardanti gruppi religiosi” e sono necessarie specifiche autorizzazioni. Ma gli uffici si rimpallano la competenza a rilasciarle. A Radio Free Asia dice che “il capo della Corte dice che debbo chiedere al direttore [del carcere]. Il direttore mi dice di rivolgermi al capo della Corte”, poi gli hanno indicato di rivolgersi ad altri uffici.

Le autorità sono attive nel perseguitare questi gruppi, ma attente a non farlo risultare in via ufficiale. A Yucheng (Henan) 4 donne sono state arrestate e condannate a 15 giorni di carcere per “organizzazione di attività religiose illegali” (hanno riunito i fedeli per pregare). Scontata la pena sono state rilasciate, ma Zhang Mingxuan, presidente dell’Associazione delle Chiese domestiche cinesi, dice che “non abbiamo avuto documenti ufficiali circa la detenzione, perché hanno paura che facciamo qualche azione legale”.

Il Centro di riabilitazione tossicodipendenti di Fuyin (Yunnan), gestito da gruppi protestanti, è stato demolito con la forza in un’ora a fine dicembre, con bulldozer ed escavatori. Ma il pastore Lin dice che non ha ricevuto alcun documento ufficiale. Ora chi vi era ricoverato “vive in tende accanto alle macerie, perché non ha dove andare”.

Né si attenua la persecuzione su chi già è in carcere. Il gruppo ChinaAid riferisce che il cristiano Hua Zaichen, 91 anni, sta morendo e chiede di vedere la moglie Shuang Shuying, 79 anni (nella foto), in carcere per una condanna che termina il 9 febbraio. I due sono stati perseguitati per anni per la loro opera cristiana a favore degli altri perseguitati e quali genitori del pastore protestante Hua Huiqi, pure in carcere.

ChinaAid racconta che le autorità hanno risposto alla moglie che non è possibile, ma che se lui muore la moglie “potrà vederne il corpo per 10 minuti, ma ammanettata e con l’uniforme carceraria”. La donna è stata condannata per “danneggiamento volontario di proprietà”. Nel febbraio 2007, mentre si recava dalla polizia a chiedere notizie del figlio, è stata quasi investita da un’auto. Si è protetta con il suo bastone e l’ha danneggiata. Per questo è stata condannata a 2 anni.

Fonte: AsiaNews/Agenzie – riprodotto con autorizzazione

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Cina: Tre cristiani condannati a un anno di “rieducazione attraverso il lavoro” a Zhoukou, Henan

Lo scorso 3 dicembre, nella provincia di Henan, sono stati arrestati circa 50 cristiani, membri di una Chiesa domestica. Le autorità hanno fatto irruzione nella casa dove i credenti erano radunati e li hanno arrestati, sequestrando materiale di evangelizzazione. Tutti gli arrestati sono membri di un gruppo di Chiese domestiche chiamato China Gospel Fellowship (CGF).

Secondo ChinaAid circa 20 cristiani sono stati condannati a 15 giorni di detenzione amministrativa e ad una multa di 1.000 yuan (circa 110 euro), accusati di essere membri di un “culto malvagio”.

Tang Houyong, Shu Wenxiang e Xie Zhenqi sono stati condannati a un anno di rieducazione attraverso il lavoro per “proselitismo illegale” e per partecipazione a “riunione illegale”.

Via | CAA

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Nigeria. Jos, violenze post-elettorali: Pastori evangelici uccisi e luoghi di culto distrutti

nigeria-josTra le vittime delle violenze post-elettorali, scoppiate a Jos il 28 novembre tra musulmani e cristiani, ci sono 6 pastori:

Rev. Bulus Tsetu, Assemblies of God church

Joseph Yari, Evangelical Church of West Africa (ECWA), Angwan Clinic,Tudun-Wada, Jos

Rev. Ephraim Masok, pastore della ECWA Church, Rikkos

Pastor James, Church of Christ in Nigeria (COCIN)

Di altri due pastori, uno Battista e l’altro della Deeper Life Bible Church, non sono ancora disponibili i loro nomi ma i responsabili delle Chiese confermano la loro morte.

L’agenzia Compass riferisce anche di altri due cristiani uccisi, si tratta di Nenfort Danbaba della ECWA Plateau Church e Oluwaleke Olalekan Akande della Anglican Church.

Di seguito alcuni dei 40 luoghi di culto cristiani distrutti: ECWA Church, Rikkos; Kaunar Baptist Church, Rikkos; Christ Baptist Church, Tudun-Wada; Nasarawa Baptist Church; Adebayo Street First Baptist Church; Sarkin Mangu COCIN Church; ECWA Church Kunga; Victory Baptist Church, Gofang; Deeper Life Bible Church, Ungwar Rimi; Emmanuel Baptist Church, Ungwar Rimi.

Via | Compass Direct

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India, Madhya Pradesh: Un pastore riesce a fuggire dai suoi rapitori

Il pastore N. Chauhan, missionario di “Gospel for Asia”, è riuscito a fuggire dai suoi rapitori che lo avevano picchiato e trascinato in una casa isolata.

Gli estremisti anti-cristiani, di notte, avevano poi portato il pastore vicino ad una strada dove aspettavano di incontrare il loro capo. Nell’attesa hanno slegato Chauhan il quale ne ha approfittato per fuggire.

Chauhan ha raggiunto la casa di un credente dopo aver corso per 15 chilometri e lì si è riposato e ha potuto chiamare il suo supervisor.

Via | ANS

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Cristiani evangelici oppressi in Messico

messico-oaxacaIl 16 novembre, quattro cristiani nella comunità di Santiago Teotlaxco, Stato di Oaxaca, sono stati messi in prigione per aver rifiutato di partecipare ad una festa religiosa tradizionale e per non aver contribuito a coprire le spese della festa, secondo un report di Compass Direct del 25 novembre.

I cristiani evangelici nel Messico meridionale, specialmente quelli nelle comunità indigene, vivono nel timore di essere espulsi dalle loro case o di essere privati di acqua e corrente elettrica a motivo della forte pressione esercitata su loro affinché partecipino alle feste religiose locali.

Via | Persecution.net


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