Sul ferocissimo attacco papista alla giustificazione per fede

Sul ferocissimo attacco papista alla giustificazione per fede

(Nota dell’editor: il seguente testo è riportato integralmente. La formattazione in paragrafi, grassetto e corsivo è stata aggiunta esclusivamente per migliorare la leggibilità e non è presente nel post originale.)

Stavo considerando queste parole del Concilio di Trento:

‘Se qualcuno afferma che, dopo avere ricevuto la grazia della giustificazione, a qualsiasi peccatore pentito viene rimessa la colpa e cancellato il debito della pena eterna in modo tale che non gli rimanga alcun debito di pena temporale da scontare sia in questo mondo sia nel futuro in purgatorio, prima che possa essergli aperto l’ingresso al regno dei cieli: sia anatema’,

(Concilio di Trento, Sess. VI, can. 30)

che sono tuttora valide per la Chiesa Cattolica Romana, perché se le si studia molto attentamente si capisce che si tratta di un ferocissimo attacco satanico contro la dottrina della giustificazione.

Sostanzialmente con queste parole la Chiesa Cattolica Romana dimostra di rigettare la giustificazione per fede e quindi rigetta la grazia, e implicitamente l’Evangelo della grazia.

Per la Chiesa papista infatti a chi crede nell’Evangelo, rimangono dopo avere creduto debiti di pena temporale da scontare, ossia da pagare, ed essi vanno pagati con mortificazioni, rinunce ed opere buone.

L’Evangelo dunque per la Chiesa papista non è potenza di Dio per la salvezza di ognuno che crede, perché la giustizia di Dio che vi è rivelata non è sufficiente, non è completa, ma va integrata e completata con la propria giustizia.

Ecco perché non c’è alcuna comunione con tutti coloro che professano questa eresia di perdizione, siano essi cattolici romani che cattolici travestiti da evangelici, perché essa annulla la grazia e rende la morte e la resurrezione di Cristo inutili.

A proposito, avete notato che bastano poche parole per annullare la grazia?

Vegliate, fratelli, nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

Giacinto Butindaro

Fonte: giacinto.butindaro

Una eresia distruttiva generata da Satana per annullare l’Evangelo di Dio

Un'eresia sulla vendetta divina: La verità sulle sofferenze di Paolo.

(Nota dell’editor: il seguente testo è riportato integralmente. La formattazione in paragrafi, grassetto e corsivo è stata aggiunta esclusivamente per migliorare la leggibilità e non è presente nel post originale.)

La lapidazione subita dall’apostolo Paolo a Listra (cfr. Atti 14:19-20) non fu una vendetta di Dio su Paolo per avere gioito quando Stefano veniva lapidato o per essere stato d’accordo con la sua lapidazione, come dicono alcuni eretici usciti dal nostro mezzo alcuni anni fa.

Dicasi la stessa cosa delle sue varie incarcerazioni: non le subì come vendetta da parte di Dio per avere incarcerato i santi, secondo che disse Paolo: “e perseguitai a morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne” (Atti 22:4), affinché Paolo provasse quello che provarono i santi che lui aveva messi in prigione a cagione di Cristo, ma le subì per amore di Cristo.

E diciamo qualcosa anche in merito alle battiture che ricevette Paolo, secondo che è scritto: “Dai Giudei cinque volte ho ricevuto quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato battuto con le verghe”; anche esse non furono la vendetta di Dio su Paolo per le battiture che lui diede ai santi quando perseguitava la chiesa di Dio, secondo che disse Paolo a Gesù: “Signore, eglino stessi sanno che io incarceravo e battevo nelle sinagoghe quelli che credevano in te” (Atti 22:19).

Ed estendiamo il discorso a tutte le persecuzioni che l’apostolo Paolo ricevette per mano dei Giudei, perché esse non furono la vendetta di Dio su Paolo per avere perseguitato i discepoli di Cristo quando era nel giudaismo, ma l’adempimento di quelle parole di Gesù:

“Io gli mostrerò quante cose debba patire PER IL MIO NOME”.

(Atti 9:16)

Dico questo perché è evidente che gli eretici seguendo i loro pensieri diabolici arrivano anche a queste conclusioni: per forza di cose, perché se fu una vendetta di Dio la lapidazione che Paolo subì a Listra per forza di cose anche le altre sofferenze che lui patì per mano dei Giudei furono la vendetta di Dio contro di lui per le sofferenze che lui aveva inflitto ai discepoli di Cristo quando era nel giudaismo, quando era un persecutore della Chiesa!

Ma sappiate che quando Dio ebbe misericordia di Saulo da Tarso sulla via di Damasco gli rimise tutti i suoi peccati che aveva commesso mentre era sotto il peccato, glieli cancellò appieno, e non si ricordò più di essi, secondo la sua fedele promessa.

Guardatevi dunque da questa eresia distruttiva perché rende inutile la morte espiatoria di Cristo come anche la sua resurrezione dai morti, e fa Dio bugiardo, ingiusto, malvagio e infedele, e guardatevi da coloro che la insegnano. Essi parlano da parte del diavolo, e lottano contro Dio e contro i ministri di Dio. Ricordatevi che questa loro eresia distruttiva è un attacco sfrontato alla grazia di Dio, alla sua misericordia, e al prezioso sangue di Cristo.

E’ una eresia mostruosa, aberrante, che vi esorto a rigettare e confutare, e dalla quale vi esorto a mettere in guardia tutti i santi che conoscete.


Giacinto Butindaro


Fonte: giacinto.butindaro

Le opere del Riformatore protestante Zwingli sono ora disponibili online

Svizzera: opere del Riformatore Zwingli online

(ve/ref.ch) Le opere del Riformatore protestante Huldrych Zwingli sono disponibili e consultabili in rete. L’Istituto svizzero per la Storia della Riforma (Institut für schweizerische Reformationsgeschichte) della Università di Zurigo ha provveduto a digitalizzare i testi zwingliani e a metterli online. L’opera del Riformatore di Zurigo è a disposizione del pubblico dallo scorso 4 ottobre. Il progetto “Huldrych Zwingli Werke/Briefe: Digitale Texte” permette di consultare tutte le opere del Riformatore (vol. 1-6.5; Corpus Reformatorum 88-93.5). Tramite un link è possible accedere alle lettere di Zwingli (vol. 7-9; Corpus Reformatorum 94-96).

Da: Voce Evangelica

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[Libri On Line] Compendio di Controversie Tra la Parola di Dio e la Teologia Romana ad Uso dei Cristiani Evangelici

Ho trovato su Google Books questo libro di Charles Drelincourt: Compendio di Controversie Tra la Parola di Dio e la Teologia Romana ad Uso dei Cristiani Evangelici, datato 1860.

Il libro in formato PDF lo potete scaricare andando a questa pagina, fate clic sul link dove c’è scritto Scarica PDF.

Qui di seguito la prefazione del libro:

NELL’ANNO 65 dell’êra cristiana, l’apostolo Paolo era prigioniero in Roma per cagione del Vangelo, ed apparecchiavasi, per così bella cagione, a subire il martirio. In que’ solenni momenti di aspettazione egli scrisse l’ultima delle sue lettere, che è la seconda al suo diletto discepolo Timoteo, sorvegliante della Chiesa che era in Efeso: ed ecco ciò che lo Spirito Santo gli fe’ scrivere in quella lettera: “Tutta la Scrittura è divinamente ispirata, ed utile ad insegnare, ad arguire, a correggere, ad ammaestrare in giustizia; acciocché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni buon’opera. Io dunque ti protesto nel cospetto di Dio, e del Signor Gesù Cristo, il quale ha da giudicare i vivi ed i morti, nella sua apparizione e nel suo regno, che tu predichi la parola; che tu faccia istanza a tempo e fuor di tempo; riprendi, sgrida, esorta con ogni pazienza e dottrina; perciocché verrà il tempo che non comporteranno la sana dottrina; ma, pizzicando loro gli orecchi, si accumuleranno dottori secondo i loro proprj appetiti, e rivolteranno l’orecchie dalla verità, e si volgeranno alle favole” (2 TIMOT. III, 16 e seg.). La Parola di Dio è stata, è, e sarà fino alla fin de’ secoli l’unico libro che ci rivela la verità di Dio.

Nel secolo XVI e nel secolo XVII, mentre i Riformatori religiosi facevano ogni sforzo onde rimettere sul candeliere la Parola di Dio, i Gesuiti, potentissimi allora, profittando della influenza che eransi acquistata sulle coscienze di alcuni regnanti, spingendoli alla superstizione ed al libertinaggio, eccitavano le persecuzioni religiose, ed inondarono di sangue l’Europa, dal S. Bartolomeo alla revoca dell’editto di Nantes. In questo tempo era in Roma un celebre dottore gesuita, il cardinal Bellarmino, che era dai papi considerato siccome il teologo più zelante nel difendere la religione romana, come la professavano i Gesuiti. Egli era bibliotecario del Vaticano, ed incaricato specialmente della controversia coi cristiani Evangelici, che in materia religiosa non volevano riconoscere altra autorità che quella della Parola di Dio. Bellarmino scrisse molte opere, fra le quali la voluminosissima Delle controversie, che ha avuto, ed ha grande autorità ne’ paesi ov’è vietata la lettura della Parola di Dio.

Verso la stessa epoca fu pubblicato in Francia dal celebre teologo Drelincourt un piccolo volume intitolato, Compendio di controversie; nel quale dopo una esposizione breve e concisa delle dottrine della teologia gesuitica, si riferivano i passi della Parola di Dio contrarii a quelle dottrine. Un tal titolo ed un tale metodo sembrò il migliore possibile: imperciocché il compendio di controversia religiosa deve limitarsi a rimandare i lettori, o gli uditori al libro di Dio per sapere quello che Dio ha detto: imperciocché, lo ripetiamo, Dio stesso ci dice, che TUTTA LA SCRITTURA È DIVINAMENTE ISPIRATA.

Il piccolo compendio di controversia ebbe un successo immenso, e ad onta della violenta persecuzione della quale fu onorato, ad onta dei dragoni di Luigi XIV, i quali avevan ricevuto ordine di cercare e di bruciare il Compendio collo stesso zelo col quale cercavano e bruciavano la Bibbia, pure le edizioni del Compendio si succedevano rapidamente in tutta Europa. Il Compendio fu una consolazione per i cristiani evangelici perseguitati e fuggiaschi, e chiuse la bocca a molti persecutori.

Nel principio del nostro secolo quest’ottima operetta fu pubblicata in diverse lingue. Nel 1848 se ne fece in Toscana un’edizione di un gran numero d’esemplari nella nostra lingua. Ma, come spesso accade, in un libro, del quale siensi fatte molte edizioni, non vi era tutta l’esattezza necessaria, anzi vi si erano introdotti molti errori, specialmente nelle citazioni di Bellarmino. Questo motivo ci ha spinti a ritoccare quest’operetta. La seconda edizione italiana che noi diamo ora, può dirsi quasi rifusa. Le citazioni sono state rivedute e verificate, ed il lettore può essere sicuro di trovarle, se si prende la pena di verificarle negli autori originali. Le citazioni di Bellarmino sono state tutte verificate sull’ultima edizione di Roma di questo autore: quelle del Concilio di Trento sulla pregevole edizione del Baldassino, Ferrara 1763, ecc.

Questo Compendio non solo è utile ai teologi ed ai dotti, ma lo è principalmente al popolo, che non ha ricevuto l’educazione di seminario. Possa il nostro buon Dio benedire la lettura di questo libro, e la faccia servire a dissipare gli errori, e rendere gloria alla S. Scrittura.

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