Azerbaigian: in carcere pastore evangelico

Hamid Shabanov
Hamid Shabanov

In Azerbaigian rimane in carcere il pastore battista Hamid Shabanov, accusato lo scorso 20 giugno di detenzione illegale di armi da fuoco. Nonostante l’udienza dello scorso 31 ottobre abbia chiarito la mancanza di prove a carico dell’imputato e siano state evidenziate numerose irregolarità, come il riferimento a testimoni non identificati, il giudice ha rispedito Hamid Shabanov in carcere chiedendo un supplemento di indagini. I battisti azeri denunciano un clima intimidatorio nei loro confronti: Shabanov è il secondo pastore arrestato nella città di Aliabad in pochi mesi. Prima di lui era finito in prigione il pastore Zaur Balaev, liberato solo dopo forti pressioni dell’Alleanza battista mondiale (ABM), della Federazione battista europea (FBE) e dell’interessamento personale dell’ex presidente USA, Jimmy Carter. In Azerbaigian le chiese battiste non sono riconosciute dallo stato e, a quanto denunciano gli stessi membri delle chiese locali, la loro registrazione negli uffici pubblici trova costanti ostacoli burocratici.

Fonte: Voce Evangelica / NEV

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Aggiornamento: Iran, Ramtin Soodmand è stato rilasciato

Persecution.net comunica che Ramtin Soodmand, il cristiano iraniano arrestato lo scorso agosto con l’accusa di attività anti-governativa, è stato rilasciato su cauzione il 22 ottobre, secondo un report del Middle East Concern (MEC) del 22 ottobre scorso.

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Eritrea: 20 cristiani arrestati e gettati in prigione

20 cristiani eritrei, membri della comunità clandestina “Faith Mission Church“, sono stati arrestati durante il culto domenicale, il 12 ottobre, e gettati in prigione. La chiesa era riunita a Deki-Zeru, a 30 km dalla capitale Asmara.

Gli arrestati, fra cui diverse persone anziane, sono ancora in prigione. Non è la prima volta che i fedeli di questa Chiesa hanno avuto noie. Nel 2007, durante la vigilia di Natale, 35 persone furono arrestate e poi rilasciate il 16 febbraio 2008.

La “Faith Mission Church” è attiva in Eritrea da 50 anni ed è stata costretta alla clandestinità dal 2002, dopo che il governo eritreo aveva ordinato ai gruppi religiosi non registrati di chiudere i loro luoghi di culto e cessare la predicazione fino a quando non fossero stati riconosciuti.

In Eritrea sono riconosciute ufficialmente dal governo solo tre chiese: la Chiesa Ortodossa, quella Cattolica e quella Luterana.

Via | Persecution.org

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Iran, rischia la morte perché è cristiano

Ramtin Soodmand
Ramtin Soodmand

Il padre di Rashin è stato ucciso diciotto anni fa. La sua colpa: essersi convertito al cristianesimo, in Iran. Oggi il fratello di Rashin rischia la stessa sorte: è in prigione a Mashad, città santa del paese degli Ayatollah, in attesa di sapere che ne sarà di lui. Ma è una corsa contro il tempo: un mese fa il parlamento iraniano ha votato il disegno di legge di un Codice penale islamico che prevede, fra l’altro, la pensa di morte per ogni iraniano che abbandoni la fede musulmana. Alle donne toccherà l’ergastolo. Il padre di Rashin, Hossein Soodmand, è stato l’ultima persona condannata a morte per apostasia in Iran, ora suo fratello Ramtin rischia di essere il primo impiccato sotto la nuova legge.

Una vita da “impuri”. Rashin Soodmand affronta il destino da Londra, dove si è rifugiata e dove si è sposata con un connazionale cristiano che ha ottenuto asilo politico in Germania. Ha lasciato il suo paese perché, dopo la condanna a morte del padre, la vita per la sua famiglia è diventata in un inferno. Per Rashin, la madre e i fratelli era sempre più difficile sopravvivere. Cristiani, cioè “impuri” perché non musulmani, a proposito dei quali Khomeini metteva in guardia gli iraniani con suggerimenti del tipo: non toccate i loro oggetti, non mangiate con loro. La sua famiglia è stata aiutata per anni da una chiesa cristiana del luogo. Poi Rashin, che oggi ha 29 anni, è riuscita a fuggire. Ma teme per la sorte del fratello: “Sono in ansia per lui – ha raccontato al Telegraph – Anche se tecnicamente non è un apostata, perché non è mai stato musulmano – mio padre ci ha cresciuti tutti cristiani – non credo che sia al sicuro. Il presupposto è sempre che, se sei iraniano, devi essere musulmano”.

La legge. Nel 1990, quando fu ucciso Hossein Soodmand, nessuna legge prevedeva l’esecuzione per apostasia. Hossein si era convertito al cristianesimo quando aveva 13 anni. Trent’anni dopo ha pagato quel “crimine”, impiccato dalle autorità iraniane dopo un mese di prigionia e la richiesta di rinunciare alla sua religione (“Ma mio padre, ovviamente, rifiutò di rinunciare al cristianesimo” ricorda Rashin). Il codice non lo prevedeva, ma per Hossein non ci fu scampo. I giudici fecero riferimento alla sharia, la decisione fu immediata e senza appello. Diciotto anni dopo, quella condanna sta per essere sancita dalla legge. In parlamento la maggioranza è stata schiacciante: 196 voti favorevoli, solo 7 contrari. Ramtin, che è in prigione dall’agosto scorso, rischia di subire la stessa sorte del padre. È questione di settimane: tempo che il parlamento ratifichi il voto già espresso e l’Ayatollah firmi il codice. Il timore di Rashin è che, per dare l’esempio ai “criminali” apostati, le autorità applichino la nuova norma indiscriminatamente. L’unica, debole speranza è l’indignazione della comunità internazionale. “Non sappiamo quello che succederà a mio fratello – dice Rashin – Sappiamo solo che, se vogliono ucciderlo, il suo destino è segnato.

Fonte: Il Giornale

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