[Video] Reportage di France 24 sulle violenze anti-cristiane in Orissa

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India, Orissa: non cessano gli assassini di cristiani

Il delirio di violenza e sangue non cessa in Orissa, anzi mantiene una costante intensità che non sembra risentire del clamore mediatico dato all’eruzione di follia in quelle zone. A quanto pare il problema delle forze dell’ordine di riprendere il controllo del territorio non è stato di certo risolto, tanto che Porte Aperte è costretta nuovamente a riportarvi ulteriori notizie di omicidi di cristiani nello stato di Orissa.

Nel distretto di Kandhamal e di Boudh sono stati uccisi due cristiani e sono state date alle fiamme più di 400 abitazioni negli ultimi giorni, numeri che si aggiungono alle violenze del primo ottobre, in cui sono morti 3 cristiani massacrati a colpi di ascia.

Teatro della suddetta follia omicida è questa volta il villaggio di Sindhipankha, dove gli estremisti indù hanno ucciso Dushashan Majhi, un cristiano influente nel villaggio, prima sparandogli e poi facendolo letteralmente a pezzi. La vittima era accompagnata da un amico, Sanyasi Majhi, nei confronti del quale gli estremisti non hanno mancato di accanirsi, uccidendolo, a quanto pare, assieme ad una terza persona non ancora identificata. Il delirio di sangue e morte si è poi spostato – secondo alcuni testimoni che preferiscono per ovvie ragioni rimanere anonimi – sul bestiame e sulle case dei cristiani del villaggio.

Tornando invece agli accadimenti del primo ottobre, nel villaggio di Hrudangia gli estremisti indù hanno ucciso a colpi di ascia Lalji Nayak, un indifeso credente di 80 anni, e ferito a morte altri cristiani, per un bilancio di circa 15 persone ferite, vittime più o meno gravi degli attacchi. Anche l’anziana moglie di Nayak, Mandaki, ha riportato ferite da arma bianca, così come il fratello Junas, al quale invece hanno più volte sparato, e versano entrambi in gravi condizioni in un ospedale della zona.

Fonte: Porte Aperte Italia

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Iran: Liberati Due Convertiti Al Cristianesimo, Ne Restano In Carcere 43

(Aki) – Mahmoud Matin Azad e Arash Basirat, due iraniani convertiti al cristianesimo arrestati il 13 maggio scorso nel parco Roya di Shiraz, nel sud del paese, sono stati rilasciati dopo che un tribunale non ha ritenuto valide le accuse di ”offesa all’Islam” e ”diffusione di falsità” rivolte contro di loro. Matin Azad e Basirat sono i primi due cristiani che vengono rilasciati dopo aver subito un processo. In altre occasioni i convertiti iraniani arrestati venivano rilasciati dopo qualche settimana o alcuni mesi, in silenzio e senza apparire davanti a un giudice.

Fonte: Adnkronos via Yahoo! Italia notizie

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Kazakistan – Sta per essere approvata legge per la non libertà religiosa

Sta per esser approvata una nuova legge sulla libertà religiosa e la riforma del Codice degli illeciti amministrativi prevederà severe restrizioni per le comunità religiose in Kazakistan. La normativa, approvata il 24 settembre dalla Camera bassa del parlamento kazako, ora si trova sotto esame al Senato. Con le nuove norme i gruppi religiosi dovranno chiedere l’autorizzazione ad operare, rischiando anche che venga negata. I funzionari locali del Comitato affari religiosi terranno sotto controllo le iniziative religiose. I gruppi per la tutela dei diritti dicono che la legge va a intaccare la libertà religiosa. Ninel Fokina, responsabile ad Almaty del Comitato di Kelsinki, afferma che ci saranno restrizioni maggiori per i religiosi, ad esempio alle comunità sarà vietato stampare o importare testi religiosi, senza l’autorizzazione dello Stato. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Ocse) ritiene la legge “contraria a ogni principio di libertà religiosa”.

Fonte: PeaceReporter – riprodotto con autorizzazione

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Eritrea: i cristiani soffrono nelle prigioni

In Eritrea la situazione dei cristiani è grave. Oggi vi parliamo di un evangelista in carcere addirittura dal 2006 a causa delle sue attività cristiane, un uomo che subisce un trattamento sempre più pesante, corredato da terribili minacce, come conseguenza dell’opera che sta svolgendo tra i detenuti. Alcune fonti di Porte Aperte ci fanno sapere che Teame Weldegebriel, questo il suo nome, è sul punto di cadere nella disperazione più profonda nel carcere Mai Sirwa Maximum Security Confinement.

Dalla sua cella ci fa sapere: “Sembra che l’inferno sia sceso su di me. Per favore dite ai fratelli di continuare a pregare per me. Non sono sicuro che potrò rivederli”. La sua famiglia è molto preoccupata per la sua salute; hanno provato ripetutamente ad andarlo a trovare, ma la visita viene loro negata dai dirigenti del penitenziario.

In Eritrea oltre 2.000 cristiani sono in prigione per la loro fede, tra i quali vi è un fratello della Full Gospel Church incarcerato addirittura dal 2001. L’ultima volta che sua moglie ha potuto vederlo risale a più di un anno fa, nel giugno del 2007. In luglio la donna, con i suoi bambini, è stata presa con la forza mentre tornava da un incontro di preghiera e imprigionata assieme ai figli in un container di metallo all’interno di un campo militare, per essere rilasciata poi il mese successivo.

La donna, che preferisce rimanere nell’anonimato per motivi di sicurezza, ha dichiarato: “Hanno arrestato me e i miei bambini mentre tornavo da un incontro di preghiera. Ricordo la terribile esperienza vissuta con i miei figli. Dopo tre settimane siamo stati rilasciati, mentre il resto dei 20 cristiani arrestati con me, sono rimasti in quelle celle di metallo”.

Dal maggio del 2002 il governo considera criminali le chiese che non sono sotto le denominazioni Ortodossa, Luterana e Cattolica. La persecuzione è pesante e mira a minare le fondamenta della chiesa libera.

Per ulteriori info sulla situazione in Eritrea clicca qui.

Fonte: Porte Aperte Italia

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