Galles: no anglicano a vescovo donna

Il sinodo della chiesa anglicana del Galles ha respinto la proposta di ammettere le donne alla funzione episcopale. Malgrado il sostegno espresso dai vescovi anglicani gallesi, il sinodo anglicano, tenutosi il 2 aprile a Lampeter, ha votato contro la proposta. La legge che avrebbe permesso l’ordinazione di donne all’episcopato non ha raggiunto la necessaria maggioranza dei due terzi in una delle camere che compongono il governo della chiesa. La House of Laity (l’ala del sinodo composta da laici) ha sostenuto l’ammissione delle donne con 52 voti favorevoli e 19 contrari, ma la House of Clergy (l’ala composta dai ministri di culto) ha espresso solo 27 voti a favore mentre i voti contrari sono stati 18. Per soli tre voti la House of Clergy ha così impedito di raggiungere la maggioranza richiesta per l’approvazione della legge.
L’arcivescovo del Galles, Barry Morgan, si è detto deluso dal risultato della consultazione, ma ha ribadito che la questione continuerà a occupare la chiesa del Galles. “Anche l’ordinazione delle donne al ministero pastorale è stata in un primo tempo respinta, ma dopo undici anni il sinodo l’ha accolta“. La chiesa anglicana del Galles ha dunque forse solo rinviato l’appuntamento con l’ordinazione delle donne all’episcopato.
Un portavoce dell’opposizione, il reverendo Alan Rabjohns, ha detto, parlando alla radio BBC, che Gesù ha scelto solo dei discepoli uomini. E quindi anche la chiesa non deve avere donne vescovo. In Canada, Nuova Zelanda e negli Stati Uniti, così come in Irlanda e in Scozia, la chiesa anglicana riconosce l’episcopato femminile. In Europa non ci sono, per il momento, donne vescovo anglicane.

Fonte: Voce Evangelica/ENI

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Archeologia Biblica: Le Lettere di Lachis

La conferma archeologica di quanto descritto dal profeta Geremia sull’imminente distruzione di Gerusalemme

Lachis era il nome di una città-fortezza strategica, situata a 45 Km a Sud-Ovest di Gerusalemme. Sull’antico sito di questa città una missione archeologica inglese ha condotto, dal 1932 al 1938, degli scavi che hanno permesso il ritrovamento, tra le rovine del corpo di guardia della porta principale della città, di 21 frammenti di vasi di terracotta con iscrizioni in ebraico. I cocci («ostraka» in greco) costituivano un supporto alternativo per la scrittura quando il papiro era introvabile o troppo costoso, oppure quando i messaggi erano brevi e d’interesse momentaneo.

I cocci ritrovati, denominati poi “Lettere di Lachis”, risalgono al 586 a.C. e contengono messaggi urgenti scritti da Osaia, ufficiale di un avamposto presso Gerusalemme, a Ioas, comandante della guarnigione di Lachis, nei quali si esprime preoccupazione per l’approssimarsi dell’esercito nemico.

Foto 1

La lingua usata è un buon ebraico, analogo a quello del libro del profeta Geremia, e il contenuto riflette la tensione sociale e politica esistente durante il regno di Sedechia. Figlio del compianto Giosia, questo re successe al nipote Ioiachin per volontà del re babilonese Nabuccodonosor, ma ben presto si alleò con gli Egiziani e si ribellò. Per punire il tradimento, Nabucodonosor distrusse con gran ferocia Gerusalemme e il suo Tempio, e condusse in cattività parte dei suoi abitanti (2 Re 24:8-25:12).

Geremia aveva profetizzato l’imminente catastrofe, ma Sedechia non gli aveva dato ascolto (Geremia 34:1-3). In una delle lettere si parla dell’arrivo di un generale ebraico che deve recarsi in Egitto, una chiara eco degli intrighi tra il re di Giuda e il faraone per opporsi alla potenza babilonese.

Nelle lettere compaiono nomi come Neria, Ghemaria, Shemaia, Osaia, comuni anche al libro di Geremia. Sebbene sia alquanto improbabile che si tratti delle stesse persone, la somiglianza tra i nomi testimonia che il periodo al quale risalgono le lettere è quello del profeta Geremia. In una lettera ci si lamenta di parole che “rendono fiacche le mani, deprimono le energie del paese e delle città”, espressione del tutto simile a quella rivolta al re contro Geremia: “Quest’uomo sia messo a morte, poiché rende fiacche le mani degli uomini di guerra, che rimangono in questa città, e le mani di tutto il popolo, tenendo loro tali discorsi…” (Geremia 38:4).

Foto 2

Un’altra lettera dev’essere stata scritta subito dopo il messaggio rivolto da Geremia a Sedechia quando ancora le città di Lachis e Azeca resistevano (Geremia 34:6-7). Il testo della lettera dice: “Possa l’Eterno fare in modo che il mio signore ascolti gli auguri di bene che sono stati fatti in questo giorno. Ed ora, il tuo servitore ha fatto tutto ciò che il mio signore ha scritto. Ho scritto sulla porta ogni cosa che il mio signore ha scritto a me […] e comunico che siamo in attesa dei segnali di fuoco di Lachis, secondo le direttive che il mio signore ha dato, poiché noi non possiamo vedere Azeca”. Probabilmente Azeca era già caduta. In un’altra lettera ancora, nella quale si parla della partenza di un gruppo di messaggeri per l’Egitto, è scritto: “Per quanto riguarda la lettera di Tobia, mandata dal profeta a Sallum, figliuolo di Jaddua, che dice: “Stai attento, il tuo servo l’ha mandata al mio signore”. Chi era il profeta di cui si parla nella lettera? Era forse Geremia? L’autore delle lettere ritrovate a Lachis aveva forse capito che le parole di Geremia erano da Dio?

Vincenzo Martucci

Fonte: Cristiani Oggi, 1-15 gennaio 2006, pag. 8

Stamattina ho letto che il celebre museo di Londra, il British Museum, ha rilanciato il suo sito internet con nuove collezioni dell’antichità, precisamente 275.000 opere, su una collezione di più di 7 milioni di opere. Nel sito del museo ho trovato due foto (vedi sopra) concernenti gli ostraca di Lachis, precisamente la Lettera 1 e la Lettera 2.

Foto 1: Lachish Letter I – Photo: British Museum

Foto 2: Lachish Letter II – Photo: British Museum

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Gran Bretagna: Nel 2007 record di violenze contro gli ebrei

Secondo il Community Security Trust (CST), associazione che combatte l’antisemitismo, sono in tutto 547 gli episodi a sfondo razziale compiuti nei confronti degli ebrei nel 2007. Nonostante siano l’8 percento in meno rispetto all’anno precedente, il numero degli attacchi particolarmente violenti sale a 114, il più alto recensito dal 1984. Il portavoce dell’associazione ha dichiarato che, rispetto a dieci anni fa, si è verificato un incremento degli incidenti antisemiti.

Fonte: PeaceReporter – riprodotto con autorizzazione – 14.2.2008 16:12:00

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L’arcivescovo di Canterbury: sharia inevitabile

Si infiamma il dibattito dopo le dichiarazioni del primate anglicano Rowan Williams: «La legge islamica potrebbe migliorare la coesione sociale» Gordon Brown rigetta la proposta

DA LONDRA
ELISABETTA DEL SOLDATO

Adottare alcuni aspetti della sharia, la legge islamica, in Gran Bretagna è diventato «inevitabile», ha commentato ieri dai microfoni di Bbc Radio 4 l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, la più alta carica spirituale della Chiesa anglicana. «Il Regno Unito – ha continuato – deve confrontarsi con il fatto che alcuni dei suoi cittadini non si identificano con il sistema legale britannico». Infatti, ha spiegato Williams, adottare alcune parti della legge islamica «potrebbe servire a migliorare la coesione sociale».

I musulmani, per esempio, potrebbero decidere di portare le loro dispute familiari o le loro questioni finanziarie davanti a una «sharia court» invece che a un tribunale tradizionale. «I tribunali ortodossi ebraici – ha ricordato l’arcivescovo – sono già attivi in Gran Bretagna e la visione antiabortista dei cattolici e degli altri cristiani è tenuta in considerazione all’interno della legge».

«Gli islamici – ha proseguito – non dovrebbero essere costretti a scegliere l’alternativa netta tra la lealtà culturale e la lealtà allo Stato mentre al momento l’argomento è offuscato dal sensazionalismo dei sondaggi d’opinione». Naturalmente, «nessuno sano di mente vorrebbe vedere in questo Paese l’inumanità che alle volte viene associata con la pratica della legge in alcuni Stati islamici – ha precisato Williams –. Come le punizioni estreme o l’atteggiamento verso le donne. Ma dire che c’è una legge per tutti, è un po’ pericoloso». Secondo la legge britannica le persone possono, se lo vogliono, raggiungere un accordo dopo una disputa davanti a una terza persona. Le corti musulmani e quelle ebraiche che già esistono nel Regno Unito rientrano in questa categoria della legge.

I commenti di Williams sono ora destinati a infuocare il dibattito sul multiculturalismo nel Regno Unito. La proposta dell’arcivescovo di Canterbury è già stata peraltro respinta sia dal governo che dall’opposizione. «Il primo ministro ritiene che in questo Paese debba essere applicata la legge britannica, basata sui valori britannici », ha affermato un portavoce di Gordon Brown. I conservatori hanno affidato il loro dissenso alla loro esponente musulmana di maggior spicco, la baronessa Warsi della Camera dei Lord, ministro ombra per la coesione fra le comunità.

«I commenti dell’arcivescovo non aiutano e possono creare ulteriore confusione fra le nostre comunità – ha affermato – Il principio importante è quello dell’equità e dobbiamo assicurare che le persone di ogni fede siano trattate equamente davanti alla legge». «Non posso essere d’accordo» con l’arcivescovo, ha affermato dal canto suo il leader liberaldemocratico Nick Clegg, «l’uguaglianza davanti alla legge è parte del collante che unisce la nostra società».

Fonte: Avvenire.it – 8 febbraio 2008

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Inghilterra: Metodisti limitano gli acquisti

Una “carta di credito“ mediante la quale non si può comperare nulla viene distribuita dalla chiesa evangelica metodista in Inghilterra. La singolare carta di credito fa parte dell’azione intitolata “Buy Less – Live More“ (compra di meno – vivi di più), lanciata dai metodisti britannici per il tempo che precede la Pasqua (dal 6 febbraio fino al 23 marzo). Con questa azione la chiesa intende invitare le persone a limitare all’indispensabile i propri consumi.
I possessori sono invitati a infilare nel loro portafogli la “Buy Less Card“, accanto alle normali carte di credito, per ricordarsi di valutare, prima di effettuare un pagamento, l’effettiva necessità dell’acquisto di merce o di servizi. In questo modo i cristiani possono dare un segno concreto che indica nella direzione di una limitazione dei consumi e del rispetto delle risorse dell’ambiente.
La pastora Michaela Youngson, dell’agenzia stampa Ekklesia (Londra), afferma che uscendo dalla costrizione del consumismo le persone possono scoprire una nuova qualità di vita. L’azione intende anche richiamare l’attenzione sul problema crescente dell’indebitamento di un grande numero di persone, in Inghilterra.
La chiesa evangelica metodista inglese conta circa 300’000 membri.

Ulteriori informazioni
www.buylesslivemore.org.uk

Fonte: VoceEvangelica/Idea – 19 gennaio 2008

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Il blog di Illuminato Butindaro
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