Uzbekistan: Il pastore Dmitry Shestakov è stato rilasciato

Fonti di Voce dei Martiri Canada (VOMC) riferiscono che il pastore Dmitry Shestakov è stato rilasciato alle 3 del pomeriggio, ora locale, del 21 gennaio 2011. Nessun rappresentante della Chiesa ufficiale è andato a incontrarlo, solo due coraggiosi anziani della Chiesa di Andijan.

via VOMC

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Eritrea: continuano gli arresti di cristiani

Eritrea: continuano gli arresti di cristiani – dossier

9 dicembre 2010 – Eritrea

La situazione in Eritrea è complessa. Un’analisi accurata è difficile, poiché i dati che raccogliamo sono in continuo cambiamento e le stime di certo non ci vengono dalle autorità eritree, chiuse e assai poco propense alla collaborazione. Perciò abbiamo testimonianze di rilasci e di arresti in ondate che, da un punto di vista strategico, hanno l’unico scopo di fiaccare, spezzare e ridurre in briciole la Chiesa in Eritrea. I malati gravi (credenti che magari hanno contratto malattie nelle terribili carceri del paese) vengono rilasciati e costretti agli arresti domiciliari; coloro che non hanno una posizione di leadership nella chiesa e firmano un particolare “accordo” con lo stato, a volte vengono rilasciati; i credenti che vengono scoperti mentre stanno facendo il servizio militare nazionale vengono incarcerati, subiscono specifiche “punizioni” e poi, a volte, vengono reinseriti nel servizio militare, dove a seconda del comandante che si ritrovano, possono subire angherie di ogni tipo o essere lasciati in pace; di altri semplicemente – specie i leader ma non solo loro – se ne perdono le tracce in carcere, ecco quindi che delineare un quadro con cifre precise del numero di credenti incarcerati è assai complicato.

Nelle ultime settimane abbiamo avuto notizie di ondate di arresti che come sempre spezzano comunità intere. Il 28 novembre scorso 15 credenti sono stati arrestati dalle autorità eritree nella cittadina di Hagaz, mentre stavano partecipando ad una riunione. Si tratta di 15 uomini dai 18 ai 30 anni che stanno svolgendo il servizio militare in quella zona. Il 19 novembre scorso Ferewini Gebru Tekleberhne, una donna di 35 anni circa, è stata uccisa nel centro di detenzione di Sawa, dove era rimasta incarcerata in un container metallico negli ultimi 2 anni. Probabilmente in preda all’esaurimento più totale ha tentato un’improbabile fuga ed è stata freddata a colpi di arma da fuoco dalle guardie. Era stata arrestata durante il suo servizio militare obbligatorio a causa del fatto che frequentava un gruppo evangelico al di fuori delle 4 confessioni permesse: Chiesa Ortodossa, Chiesa Cattolica, Chiesa Luterana e Islam. In questo campo di Sawa, vicino al confine con il Sudan, esistono aree dedicate alle punizioni per chi tenta di disertare (sono in molti e sempre di più quelli che tentano di scappare dal paese) e per coloro, come Ferewini, che frequentano chiese evangeliche cosiddette “non registrate”. Ovviamente non è praticamente possibile registrarle, quindi o si frequentano le 4 religioni succitate o si frequentano le tante chiese clandestine evangeliche. Il 14 novembre scorso, ben 37 cristiani sono stati arrestati nella città portuale di Assab, tra cui 7 donne e una incinta di 7 mesi. Sono stati prelevati dai loro posti di lavoro, in un’ondata di arresti mirata a scardinare le comunità cristiane della zona: i loro nomi, infatti, erano indicati in una lista che la polizia aveva con sé durante le retate, ciò denota una strategia ben precisa, tesa a minare la fede cristiana nella zona.

Come si diceva all’inizio di questo articolo, la situazione in Eritrea è complessa: i fratelli e le sorelle eritree ci chiedono di pregare per loro. Vi segnaliamo che al nostro prossimo convegno annuale di Porte Aperte, dal 15 al 17 aprile 2011 a Torre Pedrera (Rimini), sarà presente come ospite speciale Helen Berhane, una donna eritrea incarcerata per molto tempo nei terribili container metallici a causa della sua fede in Dio.

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Azerbaigian: Cristiani battisti in prigione per essersi riuniti a pregare

La polizia fa irruzione in una casa privata, fotografa i presenti, toglie elettricità e gas. Arresta 4 battisti, portati in tribunale e condannati la notte stessa. Nel Paese sono frequenti le persecuzioni contro battisti e testimoni di Geova, per combattere “l’estremismo”.

Baku – La polizia irrompe in una casa privata e arresta 4 cristiani battisti “colpevoli” di pregare insieme, nella settentrionale Qusar.Il proprietario della casa Ilgar Mamedov e altri tre cristiani (Zalib Ibrahimov, Rauf Gurbanov e Akif Babaev), arrestati dalla polizia il 31 ottobre, sono stati subito portati avanti al tribunale, che li ha condannati a 5 giorni di prigione, in una rapida udienza tenuta a porte chiuse, senza dare nemmeno termini a difesa.
L’agenzia Forum 18 denuncia che il 1° novembre un altro cristiano, andato dalla polizia a chiedere notizia dei 4 arrestati la sera prima, ha saputo che c’era già stato il processo. Non è chiaro il reato contestato, mentre fedeli riferiscono che la polizia li ha minacciati di pene molto più gravi.

Nella casa erano riuniti circa 80 battisti per celebrare la festa. Prima di andare via, la polizia ha anche tolto gas ed elettricità all’appartamento, per impedire di preparare il pranzo festivo. Ha pure preso i nomi di tutti i presenti, che ha fotografato e filmato.

La polizia dice che si è trattato di una “normale” operazione contro riunioni illegali. Nel Paese i gruppi religiosi devono registrarsi e chiedere l’autorizzazione per qualsiasi attività, anche per riunirsi per pregare. Molti gruppi delle Chiese battiste rifiutano di chiedere la registrazione, per evitare ingerenze dello Stato. Altri tuttavia dicono che hanno chiesto il riconoscimento ma le loro domande sono state bloccate per ragioni burocratiche.

Ilya Zenchenko, capo della comunità battista azera, ha spiegato a Radio Free Europe che la polizia di Qusar con frequenza arresta e denuncia membri di gruppi religiosi, dicendo che deve combattere “l’estremismo”.

Nel Paese sono frequenti le condanne contro i cristiani battisti. Nel maggio 2008 il pastore Zauer Balaev è stato condannato a due anni di carcere per un reato fondato su prove denunciate come false. E’ stato rilasciato nel marzo 2008 a seguito di proteste formali delle organizzazioni battiste mondiali e dell’ex presidente Usa Jimmy Carter.

Il pastore battista Hamid Shabanov è stato arrestato nel 2009 con l’accusa di detenere armi, trovare dalla polizia durante una perquisizione, anche se chi lo conosce garantisce che non ne ha mai avute.

In un altro caso, il tribunale di Baku ha condannato una Testimone di Geova a una salata multa per avere offerto una pubblicazione religiosa ai passanti per la strada.

Fonte: AsiaNews/F18 – riprodotto con autorizzazione

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Iran, In carcere da mesi un pastore protestante iraniano. Rischia la condanna a morte per apostasia

La moglie di Youcef Nadarkhani è stata liberata nei giorni scorsi dopo quattro mesi di detenzione. L’arresto avviene mentre i cristiani evangelici lamentano una crescente pressione nei loro confronti, una persecuzione senza precedenti dall’avvento del regime degli ayatollah.

Teheran –. Il pastore Youcef Nadarkhani è stato accusato di “apostasia” il mese scorso dall’11° Camera della Corte di Assise della provincia di Gilan, nell’Iran del Nord. Il suo avvocato sta per presentare ricorso dopo aver rilevato “seri errori procedurali”. Nadarkhani è stato arrestato per aver messo in questione l’istruzione islamica nelle scuole. “Noi siamo una famiglia cristiana – avrebbe detto. – Voglio che i miei figli ricevano un’istruzione religiosa cristiana, non islamica”.

Fatemeh Passandideh, moglie di un noto pastore protestante iraniano, è stata liberata qualche giorno fa dopo quattro mesi di detenzione; ma suo marito, ancora in prigione, potrebbe dover affrontare una condanna a morte per apostasia, ha detto la “Church of Iran”.

La comunità cristiana che fa riferimento al pastore imprigionato ha espresso preoccupazione per l’esito del processo alla coppia, che ha due figli piccoli. Questo caso esplode nel momento in cui ci sono notizie di una pressione crescente da parte delle autorità verso la “Church of Iran”, un movimento protestante che comprende parecchie chiese “sotterranee” in una nazione rigorosamente islamica. “Church of iran” afferma di essere “oggetto di una campagna di persecuzione senza precedenti dall’avvento della rivoluzione del 1979. Parecchi membri del movimento sono stati arrestati a partire dall’ottobre dello scorso anno, fra cui il pastore Behrouz Khandjani, che è ancora in isolamento nel “braccio 100” dell’area di Shiraz”.

“Elam Ministries” un gruppo protestante specializzato nella missione verso i musulmani dichiara di conoscere il caso di almeno un giovane iraniano convertito ucciso qualche settimana fa da un parente a causa della sua conversione, lasciando moglie e due bambini. “Middle East Concern”, un gruppo di attivisti per i diritti umani afferma che almeno tre dei quindici cristiani arrestati a luglio a Mashhad sono ancora in prigione, e “sotto pressione affinché rinneghino la loro fede; ma si rifiutano di farlo”. “Middle East Concern” cita inoltre la notizia della TV iraniana secondo cui nove convertiti sono stati arrestati a Hamedan, con l’accusa di proselitismo, che potenzialmente comporta il rischio di una condanna a morte. “Elam Ministries” sostiene che nel 1979 c’erano meno di 500 cristiani provenienti dall’Islam. “Oggi le stime più prudenti parlano di almeno centomila credenti nel paese”.

Fonte: AsiaNews – riprodotto con autorizzazione

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Iran: le autorità rilasciano un pastore su cauzione

La tensione in Iran rimane alta, l’ambigua strategia di Ahmadinejad in termini di diplomazia internazionale continua senza intoppi, basti pensare alle ultime scaramucce verbali con Obama, presidente degli Stati Uniti d’America, riguardo ancora una volta la questione nucleare. Ma non vogliamo dimenticare che in Iran il regime insiste nel reprimere l’opposizione politica e i manifestanti, e in questa ondata di oppressione, che dura ormai da un anno, non disdegna un giro di vite anche nei confronti dei cristiani, forse per entrare sempre più nelle grazie dell’ala più estremista dell’oligarchia al comando nel paese.
Gli agenti delle forze di Sicurezza Investigativa dello Stato (SSI) il 2 febbraio scorso hanno arrestato il pastore Wilson Issavi, di 65 anni (vedi foto), poco dopo aver finito un incontro in casa di un amico a Isfahan. Assieme all’accusa di “conversione dei musulmani”, al pastore è stato imputato il fatto di non aver cooperato con la polizia, presumibilmente per aver continuato a realizzare incontri in casa dopo che gli agenti avevano imposto la chiusura della Chiesa Evangelica di Kermanshah (dove serviva), ordinandogli di non riaprirla. A quanto pare, Issavi in carcere è stato torturato e per le inumane condizioni della cella ha contratto una pericolosa infezione, per la quale è stato successivamente curato in ospedale.

Fin da subito il pugno di ferro utilizzato dalle autorità aveva fatto pensare al peggio; di fatto non erano mancate le minacce di esecuzione rivolte al povero pastore, così l’improvvisa notizia del rilascio su cauzione ha fatto esultare di gioia i familiari e gli amici. Alla gioia, in questi casi, si abbina purtroppo la preoccupazione per le reazioni delle fazioni più estremiste, sempre pronte a punire brutalmente chi viene “macchiato” da un arresto per motivi religiosi, come nel caso di Issavi.

Ora Issavi e la sua famiglia attendono il processo.
Fuori dalla chiesa di Issavi è stata montata una telecamera, con la quale le autorità monitorano chi eventualmente entra o esce dall’edificio. Isfahan, dove è ubicata la chiesa, è una città vicina a Tehran con almeno 1,5 milioni di abitanti ed è scenario di quello che gli esperti non esitano a definire un netto peggioramento delle condizioni dei cristiani. A quanto pare i bersagli principali sono proprio i leader delle comunità, oggetto di vessazioni, discriminazioni, interrogatori, incarceramenti, accuse e torture, di vario genere.

Altri tre cristiani, Maryam Jalili, Mitra Zahmati, e Farzan Matin, arrestati durante una riunione il 24 dicembre 2009 in una casa a Varamin assieme ad altri 12 credenti, sono stati rilasciati il 17 marzo 2010, anche se i termini del loro rilascio non sono chiari.
Per approfondimenti sulla situazione in Iran, leggete Iran: analizziamo la situazione – dossier.

Fonte: Porte Aperte Italia

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