Algeria: studioso, repressione anti-cristiani evidenzia chiusura su liberta’ di culto

Parigi, 28 mag. -(Aki) – Il ripetersi di episodi contro sacerdoti e fedeli cristiani in Algeria mostra “la mancanza di rispetto per la libertà di culto e una propensione a non accettare la libertà religiosa”: la denuncia arriva da Gilles Manceron, esperto in storia del colonialismo francese. Secondo Manceron, vice presidente della Lega per i Diritti Umani e direttore della rivista Hommes & Libertés, “gran parte dell’opinione pubblica algerina pone l’accento sulle libertà religiose”, ma l’elemento nuovo è il fatto che “le pressioni contro i cristiani sembrano essere sostenute dalle autorità con la scusa della predicazione evangelica”. Ma questa, ha precisato lo storico, e’ solo “una giustificazione per reprimere la presenza” del cristianesimo in Algeria. Fra gli episodi piu’ recenti l’arresto operato dalle autorità algerine di sei giovani convertiti al Cristianesimo, che rischiano due anni di carcere.

Fonte: Adnkronos

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Algeria: Processata per la Bibbia, i giudici «frenano»

Slitta il verdetto in Algeria contro Habiba: «Ha praticato un culto non islamico senza permessi»

DI LORENZO FAZZINI
Sarà stata l’attenzione dei media stranieri oppure il sussulto di indignazione delle porzioni più illuminate della società algerina. Sta di fatto che il processo in Algeria contro una ragazza accusata di «aver praticato un culto non musulmano senza autorizzazione» ha prodotto per il momento un nulla di fatto. Ieri il tribunale di Tiaret, città a 300 chilometri da Algeri, ha chiesto un «approfondimento di informazioni» prima di emettere la sentenza su Habiba Kouider, 37 anni, diventata cristiana 4 anni fa. Il 20 maggio, a carico questa insegnante di asilo il procuratore statale aveva chiesto 3 anni di prigione con l’accusa di aver praticato una religione non islamica. Nei giorni Habiba, cristiana protestante, era stata arrestata su un autobus mentre si dirigeva ad Orano, città dove frequenta una corso di cristianesimo: nella sua borsa i poliziotti hanno trovato 12 tra Bibbie e Vangeli, un fatto che ha spinto lo zelante procuratore ad incriminare la donna. La vicenda ha sollevato una notevole attenzione sia a livello interno che internazionale: il quotidiano francese Le Figaro ha mandato un inviato per seguire il processo della Kouider; anche Rama Yade, segretario di Stato ai Diritti dell’Uomo, è intervenuta definendo «triste e choccante» la vicenda. «Tale fatto – ha dichiarato l’esponente francese – contravviene alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo». Anche il quotidiano algerino Liberté – intervistando un avvocato di Tiaret – ha scritto che «è tempo di bandire queste intenzioni indecenti che sono contro la libertà di coscienza». Sempre ieri e ancora a Tiaret si è aperto un altro processo contro sei protestanti algerini accusati di «proselitismo»: nei giorni scorsi erano stati arrestati all’uscita di una casa dove si erano riuniti per pregare. Il procuratore ha chiesto per gli imputati una condanna di 2 anni. «Il giudice avrebbe potuto chiudere oggi la vicenda di Habiba – ha dichiarato l’avvocatessa Khalfoun che difende la donna cristiana – visto che il reato non sussiste». Ora si dovrà aspettare del tempo per sapere la sorte di questa donna che – secondo il giornale El Watan – «non ha voluto rinunciare alla sua religione» di fronte alla minaccia di finire in tribunale. L’accusa è stata effettuata in base alla nuova normativa sui “culti non islamici” adottata nel marzo 2006: una direttiva governativa che obbliga i non musulmani a registrarsi presso le autorità pubbliche così come a notificare i luoghi di incontro religiosi. A gennaio un prete cattolico, padre Pierre Wallez, era stato condannato ad un anno di reclusione per aver presieduto un incontro con degli immigrati. A marzo l’ex presidente della chiesa protestante d’Algeria, Hugh Johnson, 75 anni, da 45 anni presente nel Paese, ha dovuto lasciare l’Algeria perché il ministero degli Esteri si è rifiutato di rinnovargli il permesso di soggiorno. Su 33 milioni di abitanti, i cristiani in Algeria sono meno dell’1 per cento della popolazione; i cattolici non superano le quattromila unità.

Fonte: Avvenire.it – 28 maggio 2008

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UZBEKISTAN: Una campagna in tv contro cristiani e Testimoni di Geova

Trasmissioni televisive denigrano gruppi religiosi, con invito ai cittadini a non consentire conversioni di parenti. In realtà il governo vuole controllare ogni forma di religione, anzitutto l’islam che è quella più diffusa.

Tashkent – Il governo lancia una nuova campagna pubblica di intolleranza contro vari gruppi religiosi, come cristiani evangelici, presbiteriani, metodisti e Testimoni di Geova. L’agenzia Forum 18 denuncia documentari televisivi molto negativi e frequenti operazioni di polizia durante le loro riunioni, arresti ed espulsioni dal Paese.

La televisione di Stato ha trasmesso, sabato 17 maggio in prima serata, un servizio in cui questi gruppi sono descritti come “un problema generale, per il loro dogmatismo religioso, fondamentalismo, terrorismo e l’uso abituale di droghe”, attivi a circonvenire giovani e minori. Sono stati intervistati funzionari statali, esperti e persino membri di altre fedi, tutti molto critici. Analisti considerano il servizio un incitamento al cittadino a temere e “controllare” l’attività di questi gruppi.

Jasur Najmiddinov, teologo dell’università Islamica del Paese, ha accusato i gruppi protestanti di essere “uno strumento politico”, “parte di un gioco di geopolitica” spalleggiato da potenze estere. “I rappresentanti del movimento protestante – aggiunge – hanno svolto un ruolo importante nella rivoluzione arancione in Ucraina”. “L’attività missionaria può distruggere la nostra società. La famiglia non dovrebbe tollerare che un suo membro o un parente cambi fede”. Il servizio dice che i convertiti cristiani hanno tradito la fede islamica, per cui possono anche tradire il Paese.

Ma la violenza è anzitutto fisica, come denuncia Forum 18: una giovane Testimone arrestata a marzo nella sua casa a Samarcanda e sottoposta a vessazioni fisiche e psichiche, l’arresto del neocristiano Bobur Aslamov il 3 aprile da allora scomparso, l’arresto di Sarik Kadirov e altri 4 cristiani di Full Gospel il 9 aprile, numerosi pestaggi di cristiani protestanti riuniti in casa, sequestro di testi cristiani e di computer.

Il controllo del governo è ancora più severo verso gli islamici, che sono la maggioranza, dei quali è controllata ogni attività. L’imam Obidkhon Qori Nazarov parla di numerose “persone cacciate dal lavoro o espulse dall’università solo per essersi fatta crescere la barba o aver indossato un velo sul capo”. Qualcuno è anche finito in prigione e c’è paura ad osservare anche i comandi musulmani più importanti”. Il governo controlla ogni attività e persino nomina gli imam, “come in epoca sovietica”, quando “tutto era sotto lo stretto controllo del governo”.

Fonte: AsiaNews/F18 – riprodotto con autorizzazione

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Processo di una convertita al cristianesimo in Algeria: Parigi spera nella clemenza

PARIGI, 25 maggio 2008 (AFP) – Il segretario di Stato ai diritti umani, Rama Yade, in una conversazione oggi a Radio J. ha definito “triste” e “scioccante” il processo in Algeria di una donna convertita al cristianesimo, dicendo di sperare in un “gesto di clemenza” nei suoi confronti.

“E’ triste, è scioccante, per prima cosa perché ciò contravviene alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”, che proclama nell’articolo 18 la libertà di pensiero, di coscienza e di religione, ha dichiarato la signora Yade.

“Conformemente all’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e conformemente alla tradizione di ospitalità dell’Algeria, credo che sarebbe bene avere un gesto di clemenza” ha aggiunto.

Il procuratore di Tiaret, nell’ovest dell’Algeria, ha richiesto martedì tre anni di carcere senza condizionale contro Habiba Kouider, 37 anni, convertita al cristianesimo e giudicata per esercizio illegale di un culto non musulmano, in virtù di una legge del 2006. Il verdetto è atteso martedì, secondo il presidente della Chiesa Protestante d’Algeria.

“Il cristianesimo non minaccia l’islam in Algeria” ha detto la signora Yade. “I cristiani in Algeria sono l’1% della popolazione, cioè all’incirca 11.500 persone, 32 chiese rispetto a 32.000 moschee, quindi non penso che ci sia una minaccia religiosa”.

Il segretario di Stato ai diritti umani ha rilevato che non si trattava “del primo caso di questo tipo”, ricordando quello di un sacerdote cattolico francese, Pierre Wallez, condannato in aprile a due mesi di carcere con la condizionale per proselitismo, dalla corte d’appello di Tlemcen (ovest dell’Algeria).

“Io però ho fiducia nella tolleranza del popolo algerino” ha ancora indicato la signora Yade.

Fonte: La Croix/AFP

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Aumenta l’ondata di persecuzione contro i cristiani in India

Aggressioni, vessazioni, minacce ed arresti, l’ondata persecutoria contro i cristiani in alcune regioni dell’India aumenta in maniera preoccupante. In alcuni Stati indiani, quali Karnataka, Andhra Pradesh, Uttarakhand e altri, si susseguono i fenomeni di intolleranza da parte della popolazione islamica e delle forze dell’ordine nei confronti delle chiese cristiane.
Lo scorso 4 maggio, la polizia di Karnataka (distretto di Hubli) ha messo agli arresti un pastore con l’accusa di tentare di convertire al cristianesimo gli abitanti del villaggio dove risiede. Il dott. Sajan K. George of the Global Council of Indian Christians (GCIC) ha dichiarato che 15 estremisti hanno fatto irruzione presso la Sharon Assembly of God Church a Manjunatha Nagara, strappando libri e Bibbie dei presenti e picchiando e trascinando di peso il pastore Peniel Thankappan Johnson alla locale stazione di polizia. In presenza delle forze dell’ordine gli estremisti hanno falsamente accusato il pastore di obbligare la gente del villaggio a convertirsi e, inoltre, di insultare in questo modo un’altra religione. Grazie al legale della Global Council of Indian Christians, il pastore Johnson è stato rilasciato.

Fonte: Porte Aperte Italia

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