Nigeria: Rapito tre giorni dopo la sua conversione a Gesù Cristo

Nel nord della Nigeria avviene spesso che cristiani di origine musulmana vengano rapiti con lo scopo di obbligarli a tornare all’Islam. E’ accaduto anche a Sanusi. Sanusi Ali ha compiuto 21 anni a febbraio e studiava nello stato di Katsina in Nigeria. Sua madre è cristiana e suo padre musulmano. Questa ragione lo ha spinto a fare uno studio comparativo fra le due religioni. Lo studio ha scombussolato la sua vita, ha deciso di diventare cristiano e il 14 febbraio ha incontrato un pastore.
Da allora, Sanusi non si è più recato alla moschea, suscitando la curiosità di suo zio. E, quando quest’ultimo è andato a trovarlo per chiedergli ragione della sua assenza, il nipote gli ha aperto il cuore e gli ha raccontato la sua conversione. Sanusi non pensava che suo zio lo denunciasse alle autorità locali, né immaginava che sarebbe stato espulso dalla scuola e arrestato dalla polizia della sharia, che lo avrebbe condotto nella città di Kano a 120 chilometri da casa sua.
Il 17 febbraio, tre giorni dopo la sua conversione, Sanusi si è trovato rinchiuso in una cella. Secondo sua madre Kurma, che è stata autorizzata a visitarlo, suo figlio è stato anche torturato. Da allora lei non ha più avuto sue notizie. I membri della sua chiesa pregano e digiunano per lui.
Lo stato di Katsina fa parte dei 12 stati nigeriani governati dalla sharia, la legge islamica secondo la quale è vietato a un musulmano lasciare l’Islam. Coloro che lo fanno, rischiano di essere sequestrati e torturati, ma nonostante ciò, in questa regione i musulmani continuano a convertirsi al cristianesimo.

Fonte: Porte Aperte Italia

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Turchia: Pastore protestante accusato di aver “insultato Maometto”

Turchia –  Protestante sotto accusa: «Ha insultato Maometto»

Il pastore è stato convocato dai giudici che gli hanno contestato tre denunce da parte di un anonimo delatore, la cui carta d’identità era falsa

DI LORENZO FAZZINI
Un pastore protestante turco è stato accusato di «insultare Maometto » e rischia di essere trascinato in giudizio dopo aver subito una denuncia al tribunale di Samsun, città nel nord della Turchia. Orhan Piçaklar, pastore della Agape Protestant Church, è stato convocato nei giorni scorsi dai giudici che gli hanno contestato tre denunce da parte di un soggetto anonimo, la cui carta d’identità è risultata falsa. L’accusatore del religioso protestante – che ho consegnato alcune fotografie scattate all’interno della chiesa – ha dichiarato che il reverendo ha «insultato Maometto», «amministrato un matrimonio in Chiesa» e «insultato la polizia». Il reverendo ha respinto le accuse affermando che il Vangelo comanda ai cristiani di rispettare tutte le persone; inoltre, ha dichiarato di non aver amministrato nessun matrimonio ma solo di aver benedetto una coppia sposata. A gennaio dello scorso anno Picaklar aveva ricevuto via e-mail diverse minacce di morte da parte della “Brigata della Vendetta Turca”. Nello stesso periodo la chiesa protestante di Samsun aveva subito un attacco vandalico. In Turchia, negli ultimi anni, si sono verificati diversi atti di violenza contro la minoranza cristiana (120mila persone, pari allo 0,2% della popolazione): a dicembre scorso un frate italiano, padre Adriano Franchini, è stato accoltellato a Samsun; nell’aprile del 2007 quattro protestanti sono stati assassinati a Malatya; nel febbraio 2006 a Trabzon è stato ucciso il sacerdote italiano don Andrea Santoro.
Da tempo si vanno intensificando le preoccupazioni. Monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia, in una recente intervista ha denunciato che «vi sono delle resistenze di tipo nazionalistico al cristianesimo. Non parlerei tanto di fondamentalismo islamico, quanto piuttosto di gruppi che vedono il cristianesimo come un corpo estraneo ed hanno una tendenza anche xenofoba».

Fonte: Avvenire.it – 20.06.2008

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Algeria: Rinvio processo a cristiani

(ANSA) – ALGERI, 18 GIU – Per la seconda volta la corte di Tissemsilt ha rinviato al 25 giugno il processo contro due algerini convertiti al cristianesimo. I due sono accusati di proselitismo e sono stati condannati in contumacia in prima istanza a novembre a 2 anni di carcere e 5 mila euro di multa. A giugno il Tribunale di Tiaret ha condannato 4 algerini di fede cristiana protestante a pene detentive con la condizionale per ‘distribuzione di materiale religioso che minaccia la fede musulmana’.

Fonte: Ansa

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Giordania: Ex musulmano costretto a fuggire

L’aprile scorso, la Corte del Nord di Amman ha reso nullo il matrimonio di Mohammad Abbad, processato per apostasia ovvero per aver abbandonato l’Islam: ma questo è solo un atto della crescente persecuzione contro un uomo reo soltanto di essersi convertito al cristianesimo.
Il 23 marzo scorso l’intera famiglia Abbad è stata vittima di un’aggressione da parte dei familiari di un altro neoconvertito al Cristianesimo; il succitato quarantenne Mohammad Abbad ha riportato ferite alla testa, al petto e ad un occhio, come si legge dal referto medico rilasciato dall’Ospedale dell’Università Giordana, oltre che danni materiali alla propria abitazione. Rivoltosi alla stazione di polizia vicina per denunciare il fatto, Mohammad ha trovato negli stessi uffici suo padre intento a chiedere la custodia dei suoi due giovani figli (un bambino e una bambina rispettivamente di 10 e 11 anni). La corte, per mano del giudice Faysal Khreisat, ha chiesto alla vittima dell’aggressione di rinnegare la propria conversione e di tornare all’Islam, ma Abbad è rimasto fermo nella propria decisione per Cristo. A fronte di questo diniego, il giudice ha sentenziato una settimana di carcere nella prigione di Amman; il legale ha consigliato ad Abbad di abbandonare il paese, in quanto non vi è alcuna speranza di vincere la causa in questione, peraltro con il rischio elevatissimo di perdere la custodia dei bambini.

Il secondo atto di questa aggressione al giovane cristiano è appunto la sentenza di annullamento del matrimonio, giustificata dallo stesso giudice nel seguente modo: “Il matrimonio dipende dal credo, e l’apostata non ha un credo”. Il codice penale giordano, però, non prevede il reato di apostasia, mentre la carta costituzionale giordana prevede la libertà di religione.
Ma l’Islam, la religione ufficiale giordana, proibisce la conversione ad un’altra fede. La Sharia (legge islamica) Giordana, che regola la legge sulla famiglia, ha condannato alcuni neoconvertiti per apostasia, spogliandoli di ogni diritto legalmente riconosciuto dalla stessa nazione in cui vivono.
Mohammad Abbad, sua moglie e i suoi due figli sono stati costretti a fuggire dal loro paese, la Giordania, e a riparare in un paese europeo che per ragioni di sicurezza non viene qui menzionato, dove hanno trovato asilo politico.

Fonte: Porte Aperte Italia

Nella foto: Mohammad Abbad

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