Eritrea: continuano gli arresti di cristiani

Eritrea: continuano gli arresti di cristiani – dossier

9 dicembre 2010 – Eritrea

La situazione in Eritrea è complessa. Un’analisi accurata è difficile, poiché i dati che raccogliamo sono in continuo cambiamento e le stime di certo non ci vengono dalle autorità eritree, chiuse e assai poco propense alla collaborazione. Perciò abbiamo testimonianze di rilasci e di arresti in ondate che, da un punto di vista strategico, hanno l’unico scopo di fiaccare, spezzare e ridurre in briciole la Chiesa in Eritrea. I malati gravi (credenti che magari hanno contratto malattie nelle terribili carceri del paese) vengono rilasciati e costretti agli arresti domiciliari; coloro che non hanno una posizione di leadership nella chiesa e firmano un particolare “accordo” con lo stato, a volte vengono rilasciati; i credenti che vengono scoperti mentre stanno facendo il servizio militare nazionale vengono incarcerati, subiscono specifiche “punizioni” e poi, a volte, vengono reinseriti nel servizio militare, dove a seconda del comandante che si ritrovano, possono subire angherie di ogni tipo o essere lasciati in pace; di altri semplicemente – specie i leader ma non solo loro – se ne perdono le tracce in carcere, ecco quindi che delineare un quadro con cifre precise del numero di credenti incarcerati è assai complicato.

Nelle ultime settimane abbiamo avuto notizie di ondate di arresti che come sempre spezzano comunità intere. Il 28 novembre scorso 15 credenti sono stati arrestati dalle autorità eritree nella cittadina di Hagaz, mentre stavano partecipando ad una riunione. Si tratta di 15 uomini dai 18 ai 30 anni che stanno svolgendo il servizio militare in quella zona. Il 19 novembre scorso Ferewini Gebru Tekleberhne, una donna di 35 anni circa, è stata uccisa nel centro di detenzione di Sawa, dove era rimasta incarcerata in un container metallico negli ultimi 2 anni. Probabilmente in preda all’esaurimento più totale ha tentato un’improbabile fuga ed è stata freddata a colpi di arma da fuoco dalle guardie. Era stata arrestata durante il suo servizio militare obbligatorio a causa del fatto che frequentava un gruppo evangelico al di fuori delle 4 confessioni permesse: Chiesa Ortodossa, Chiesa Cattolica, Chiesa Luterana e Islam. In questo campo di Sawa, vicino al confine con il Sudan, esistono aree dedicate alle punizioni per chi tenta di disertare (sono in molti e sempre di più quelli che tentano di scappare dal paese) e per coloro, come Ferewini, che frequentano chiese evangeliche cosiddette “non registrate”. Ovviamente non è praticamente possibile registrarle, quindi o si frequentano le 4 religioni succitate o si frequentano le tante chiese clandestine evangeliche. Il 14 novembre scorso, ben 37 cristiani sono stati arrestati nella città portuale di Assab, tra cui 7 donne e una incinta di 7 mesi. Sono stati prelevati dai loro posti di lavoro, in un’ondata di arresti mirata a scardinare le comunità cristiane della zona: i loro nomi, infatti, erano indicati in una lista che la polizia aveva con sé durante le retate, ciò denota una strategia ben precisa, tesa a minare la fede cristiana nella zona.

Come si diceva all’inizio di questo articolo, la situazione in Eritrea è complessa: i fratelli e le sorelle eritree ci chiedono di pregare per loro. Vi segnaliamo che al nostro prossimo convegno annuale di Porte Aperte, dal 15 al 17 aprile 2011 a Torre Pedrera (Rimini), sarà presente come ospite speciale Helen Berhane, una donna eritrea incarcerata per molto tempo nei terribili container metallici a causa della sua fede in Dio.

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Algeria: quattro algerini convertiti al Cristianesimo accusati di apertura di luogo di culto

Algeria: quattro cristiani accusati di apertura di luogo di culto – Nel Mondo

Si apre domani in Cabilia, nell’Algeria orientale, il processo a quattro algerini convertiti al cristianesimo per “apertura illegale di un luogo di culto”. Lo ha annunciato uno dei legali dei quattro imputati. Mohamed Ben Belkacem ha precisato che i quattro, tutti tra i 35 e i 45 anni, “sono accusati di aver aperto un tempio protestante senza aver ottenuto un’autorizzazione preventiva dalle autorità”. Uno di loro è accusato anche di aver ospitato illegalmente uno straniero, un pastore francese giunto in Algeria per tenere una conferenza. Inizialmente previsto per il 10 ottobre e rinviato su richiesta del presidente della corte che ha chiesto la presenza di testimoni, il processo si svolgerà davanti al tribunale di Larbaa Nath Irathen.

Aggiornamento – 29.11.2010
Il verdetto del processo ai quattro cristiani, che si è tenuto Domenica 28 novembre nel tribunale di Larbaa Irathen Nath, wilaya di Tizi Ouzou, è stato fissato per il 12 dicembre. Il pubblico ministero ha chiesto un anno di carcere per ciascuno dei quattro imputati, ossia la pena minima prevista dall’articolo 13 della legge 03-06 febbraio 2006 sull’esercizio dei culti.

via collectifalgerie.free.fr

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India, Un pastore protestante indiano aggredito dalla folla e arrestato dalla polizia

Gli attacchi ai cristiani in India sono in crescendo. Il presidente del Consiglio dei cristiani dell’India, Sajan K. George, ad AsiaNews: “E’ un problema molto serio non solo per i cristiani ma per l’India laica

Mumbai – I crescenti attacchi ai cristiani stanno diventano un problema molto serio per l’immagine laica dell’India, ha detto ad AsiaNews Sajan K. George, presidente del Consiglio dei cristiani dell’India (Gcic). Sajan si riferiva all’arresto, compiuto dalla polizia, del pastore Peter Paul Muthyalan nella città di Islampura, vicino a Bangalore, nello stato del Karnataka. Radicali islamici hanno fatto irruzione in casa sua accusandolo di “conversioni forzate”. Alcune bibbie sono state strappate, e oggetti e mobili danneggiati.

Sajan K. George ha detto ad AsiaNews che il pastore insegnava inglese nella scuola inglese Sunshine, e che la maggioranza dei suoi studenti erano islamici. Il pastore ha diretto servizi di preghiera negli ultimi cinque anni, con un seguito di circa 30 persone. Un collega della scuola biblica un giorno gli ha dato alcune bibbie in urdu, e del materiale evangelico sempre in urdu. Alcuni studenti hanno visto questo materiale, e gli hanno chiesto ripetutamente di mostrarglielo. L’ha fatto; alcuni ragazzini hanno chiesto e ottenuto qualche depliant.

Sajan K. George racconta che il 26 ottobre una folla di circa 300 musulmani ha investito la sua casa, accusandolo di convertire i musulmani, lo ha assalito e ha danneggiato mobilia e altri oggetti. Peter Paul Muthyalan ha detto ad AsiaNews: “Per quasi un’ora di fronte ai miei bambini piccoli e a mia moglie mi hanno picchiato. Hanno saccheggiato la casa, hanno portato via il lettore di DVD e il cellulare, e mi hanno trascinato a scuola, picchiandomi lungo il percorso. A scuola hanno chiesto del preside per protestare contro la mia attività”.

Gli agenti di polizia sono arrivati nel pomeriggio dalla città di Nelamangala, e hanno arrestato il pastore, insieme a suo fratello Naresh, in base alla legge 295°, che punisce chi in maniera maliziosa e deliberata ferisce i sentimenti religiosi degli altri. Il pastore è stato rilasciato su cauzione il 30 ottobre, e insieme con la sua famiglia è stato trasferito in un luogo sicuro, con l’aiuto del Consiglio delle chiese cristiane. Ha ricevuto minacce di morte.

Sajan K. George ha detto ad AsiaNews: “E’ un problema molto serio non solo per la comunità cristiana, ma per l’immagine laica dell’India il fatto che i cristiani in Karnataka siano attaccati con grande frequenza, e nella totale impunità. Da quando nel maggio del 2008 il Bjp è giunto al potere in Karnataka, gli attacchi contro la vulnerabile minoranza cristiana sono cresciuti. E’ vero che la maggior parte degli attacchi provengono dalla ‘Brigata gialla’ i crescenti attacchi ai cristiani in Iraq, Egitto e Algeria hanno imbaldanzito i radicali del Karnataka”.

Fonte: AsiaNews – riprodotto con autorizzazione

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Azerbaigian: Cristiani battisti in prigione per essersi riuniti a pregare

La polizia fa irruzione in una casa privata, fotografa i presenti, toglie elettricità e gas. Arresta 4 battisti, portati in tribunale e condannati la notte stessa. Nel Paese sono frequenti le persecuzioni contro battisti e testimoni di Geova, per combattere “l’estremismo”.

Baku – La polizia irrompe in una casa privata e arresta 4 cristiani battisti “colpevoli” di pregare insieme, nella settentrionale Qusar.Il proprietario della casa Ilgar Mamedov e altri tre cristiani (Zalib Ibrahimov, Rauf Gurbanov e Akif Babaev), arrestati dalla polizia il 31 ottobre, sono stati subito portati avanti al tribunale, che li ha condannati a 5 giorni di prigione, in una rapida udienza tenuta a porte chiuse, senza dare nemmeno termini a difesa.
L’agenzia Forum 18 denuncia che il 1° novembre un altro cristiano, andato dalla polizia a chiedere notizia dei 4 arrestati la sera prima, ha saputo che c’era già stato il processo. Non è chiaro il reato contestato, mentre fedeli riferiscono che la polizia li ha minacciati di pene molto più gravi.

Nella casa erano riuniti circa 80 battisti per celebrare la festa. Prima di andare via, la polizia ha anche tolto gas ed elettricità all’appartamento, per impedire di preparare il pranzo festivo. Ha pure preso i nomi di tutti i presenti, che ha fotografato e filmato.

La polizia dice che si è trattato di una “normale” operazione contro riunioni illegali. Nel Paese i gruppi religiosi devono registrarsi e chiedere l’autorizzazione per qualsiasi attività, anche per riunirsi per pregare. Molti gruppi delle Chiese battiste rifiutano di chiedere la registrazione, per evitare ingerenze dello Stato. Altri tuttavia dicono che hanno chiesto il riconoscimento ma le loro domande sono state bloccate per ragioni burocratiche.

Ilya Zenchenko, capo della comunità battista azera, ha spiegato a Radio Free Europe che la polizia di Qusar con frequenza arresta e denuncia membri di gruppi religiosi, dicendo che deve combattere “l’estremismo”.

Nel Paese sono frequenti le condanne contro i cristiani battisti. Nel maggio 2008 il pastore Zauer Balaev è stato condannato a due anni di carcere per un reato fondato su prove denunciate come false. E’ stato rilasciato nel marzo 2008 a seguito di proteste formali delle organizzazioni battiste mondiali e dell’ex presidente Usa Jimmy Carter.

Il pastore battista Hamid Shabanov è stato arrestato nel 2009 con l’accusa di detenere armi, trovare dalla polizia durante una perquisizione, anche se chi lo conosce garantisce che non ne ha mai avute.

In un altro caso, il tribunale di Baku ha condannato una Testimone di Geova a una salata multa per avere offerto una pubblicazione religiosa ai passanti per la strada.

Fonte: AsiaNews/F18 – riprodotto con autorizzazione

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Uzbekistan – Multe, percosse e Bibbie sequestrate per i battisti: pregano “senza autorizzazione”

La polizia irrompe in una casa e interrompe la funzione festiva, terrorizzando i presenti e identificandoli. Nei giorni successi minacce e percosse contro alcuni, 5 di loro sono accusati di avere “insegnato religione” condannati a gravi multe. I battisti denunciano gli abusi, ma senza esito.

Tashkent – Pestaggi ad opera di poliziotti, irruzioni e sequestri illegali di Bibbie, condanne a gravi multe per chi si riunisce a pregare insieme. I cristiani battisti descrivono così le sistematiche persecuzioni che subiscono in Uzbekistan.

Nel Paese è “illegale” qualsiasi attività dei gruppi religiosi non registrati, persino incontrarsi e pregare. I cristiani hanno denunciato all’agenzia Forum 18 che il 15 agosto circa 20 poliziotti hanno fatto irruzione in una casa privata durante la loro funzione festiva colpendo e minacciando i presenti, filmandoli contro la loro volontà, strappando le bibbie dalle mani dei bambini. La polizia ha identificato tutti i presenti e ha preso il passaporto di Veniamin Nemirov, proprietario dell’abitazione.

Forum 18 denuncia che nei giorni successivi vari cristiani battisti sono stati di nuovo sentiti, convocati, intimiditi dalla polizia. Il 17 agosto la polizia ha convocato il cristiano Vladimir Abramov e lo ha pestato perché si è rifiutato di firmare una dichiarazione.

Nell’incursione la polizia ha sequestrato Bibbie, libri di canti e altra letteratura religiosa. Il Comitato affari religiosi di Tashkent ne ha negato la restituzione, spiegando che questi libri possono essere usati solo da gruppi religiosi registrati e che i battisti di Samarkanda non lo sono, per cui si tratta di libri “illegali”.

Il 21 settembre il tribunale ha condannato 5 battisti (Veniamin Nemirov, Vladimir Abramov, Alisher Abdullaev, Mikhail Lyubivy e Lyubov Lyubivaya) a gravi multe (equivalenti da 11 a 7 mesi di paga) per la partecipazione a un servizio religioso non autorizzato e avere “insegnato fedi religiose senza un’istruzione specialistica e senza il permesso di un gruppo religioso registrato”. Condanna confermata il 14 ottobre dalla corte di appello di Samarkanda. In teoria, è proibito persino insegnare religione al proprio figlio.

Ora i battisti protestano che la condanna viola l’art. 29 della Costituzione uzbeka che riconosce la libertà di pensiero, parola e coscienza”. Denunciano i pestaggi e le intimidazioni subiti. Le autorità negano tutto e rifiutano qualsiasi accertamento.

Fonte: AsiaNews/F18 – riprodotto con autorizzazione

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