Una scelta giusta

Del profeta Mosè nell’epistola agli Ebrei è scritto: “Per fede Mosè, divenuto grande, rifiutò d’esser chiamato figliuolo della figliuola di Faraone, scegliendo piuttosto d’esser maltrattato col popolo di Dio, che di godere per breve tempo i piaceri del peccato; stimando egli il vituperio di Cristo ricchezza maggiore de’ tesori d’Egitto, perché riguardava alla rimunerazione” (Ebr. 11:24-26).

Mosè dunque fece una scelta netta; preferì essere maltrattato assieme al popolo dei suoi padri anziché godersi la vita in Egitto; e questo perché lui sperava nella ricompensa che gli avrebbe dato Dio. Una scelta sicuramente pazza e insensata agli occhi di tanti suoi coetanei, ma saggia agli occhi di Dio.

Anche noi abbiamo fatto una scelta considerata da molti pazza ma agli occhi di Dio giusta, abbiamo infatti scelto di essere vituperati a motivo di Cristo e perseguitati assieme ai santi che sono sulla terra anziché continuare a servire le mondane e carnali concupiscenze. E questo perché Dio ci ha fatto capire che è meglio essere perseguitati e considerati dei pazzi sulla terra a motivo di Gesù Cristo, ma alla fine della nostra vita terrena essere accolti da lui nella gloria; anziché essere benvisti da tutti, acclamati, osannati, a motivo dei piaceri e delle ricchezze che si godono, e poi alla fine essere fatti da Lui scendere nell’Ades dove c’è il pianto e lo stridore dei denti.

Che Dio ci aiuti a considerare fino alla fine il vituperio che si subisce da questo mondo a motivo di Cristo cosa nettamente più preziosa di tutti i piaceri e le ricchezze del mondo messi assieme.

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Pensieri (Vol. 1)

Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

La tristezza secondo Dio e la tristezza del mondo

L’apostolo Paolo scrivendo ai santi di Corinto dice queste parole: “Poiché, la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che mena alla salvezza, e del quale non c’è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte” (2 Cor. 7:10).

Ho sperimentato ambedue queste tristezze.

La tristezza secondo Dio la sperimentai per la prima volta una sera di Agosto del 1983 in Burgess Hill (Inghilterra), quando dopo avere sentito per l’ennesima volta l’invito ad accettare Cristo come mio personale Salvatore e Signore, convinto dallo Spirito Santo di essere un peccatore perduto mi misi a piangere a motivo dei miei peccati che avevo commesso; in quei momenti fui veramente contristato. Questa tristezza però, dato che procedeva da Dio, produsse in me il ravvedimento infatti avvedutomi di avere peccato contro Dio lo invocai affinché avesse misericordia di me e perdonasse tutti i miei peccati e nello stesso tempo credetti che Cristo era morto sulla croce per i miei peccati. Quando feci ciò mi sentii liberato dal peccato che mi aveva dominato fino a quel momento; mi sentii salvato dalla perdizione eterna che sapevo mi aspettava se fossi morto nei miei peccati. Sono passati oramai 17 anni, e non mi sono mai pentito di essermi ravveduto davanti a Dio. Ho detto poco fa che la tristezza secondo Dio la sperimentai la prima volta in quella sera perché l’ho sperimentata altre volte in seguito, e precisamente quando ho commesso degli errori e contristato da Dio mi sono ravveduto ed ho abbandonato l’errore commesso.

Prima che mi convertissi al Signore invece sperimentai tante volte la tristezza del mondo, per delusioni varie avute da amici o da amiche, per partite perse (io giocavo a pallacanestro nella squadra di Lavena Ponte Tresa, Varese), per non essere riuscito in questa o quell’altra cosa, ma questa tristezza produceva in me solo morte, non mi portava a niente di buono.

Tra le due tristezze dunque certamente quella migliore è la prima perché porta la persona a ravvedersi e ad andare al Signore a chiedergli perdono dei suoi peccati.

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Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

Dio ci prova

Quando si legge la storia dell’esodo dei figli di Israele dal paese d’Egitto e del loro lungo viaggio nel deserto, è inevitabile che ci si domandi: ‘Come mai Dio, dopo averli liberati dalla dura schiavitù in Egitto, gli fece provare la fame, la sete, fece sì che fossero attaccati dai loro nemici, ecc.?’ Bene, la risposta ce la dà Mosè quando dice al popolo: “Ricordati di tutto il cammino che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti ha fatto fare questi quarant’anni nel deserto per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, e se tu osserveresti o no i suoi comandamenti” (Deut. 8:2).

Se dunque Dio provò gli Israeliti dopo averli riscattati dalla mano di Faraone, di certo proverà anche noi che siamo stati da Lui riscattati dalla potestà delle tenebre. E’ impossibile che Egli non lo faccia, perché per sapere se qualcuno lo teme e lo ama Dio non può fare altro che provarlo. Non meravigliamoci dunque delle distrette, delle necessità, degli attacchi da parte dei nostri nemici, perché sono tutte cose di cui si usa Dio per metterci alla prova; cioè per vedere se noi in mezzo alle avversità osserviamo o meno i suoi comandamenti e quindi per vedere se lo temiamo e lo amiamo veramente.

Studiamoci allora di passare ogni prova a cui ci sottopone Dio nella sua fedeltà; perché, come dice Giacomo, essendoci resi approvati, riceveremo la corona della vita che il Signore ha promesso a coloro che lo amano (cfr. Giac. 1:12). Non mormoriamo contro Dio in mezzo alla prova; non smettiamo di osservare i suoi comandamenti, ne avremmo solo del male. Continuiamo piuttosto a confidare in Lui con tutto il cuore, ad amarlo e a temerlo, e così ne avremo del bene da Lui, ricordiamoci infatti che alla fine il proposito di Dio rimane sempre quello di farci del bene (cfr. Deut. 8:16; Ger. 29:11) perché Egli ci ama.

A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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Giacinto Butindaro

Ha finito di soffrire?

Spesso, quando muore un giovane o un anziano affetto da qualche grave malattia che lo ha fatto soffrire parecchio durante la sua vita si sente dire dai parenti o dagli amici: ‘Ha finito di soffrire!’.

Ma questo è vero solo per coloro che muoiono nel Signore e non per tutti, infatti solo quelli che muoiono riconciliati con Dio sono dichiarati beati dalla Parola di Dio secondo che è scritto: “E udii una voce dal cielo che diceva: Scrivi: Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essendo che si riposano dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono” (Apoc. 14:13). E gli altri? Bene, tutti gli altri, non importa che religione abbiano professato, se ne vanno nell’Ades (il soggiorno dei morti, conosciuto meglio con il nome di inferno), dove arde un fuoco non attizzato da mano d’uomo e dove si piange e si stridono i denti dal dolore. La storia del ricco e di Lazzaro ci insegna questo (cfr. Luca 16:19-31). Per loro dunque la sofferenza non è affatto finita, ma è proseguita, sotto un’altra dimensione e con un intensità molto maggiore. Guai a coloro che muoiono nei loro peccati, li aspetta un tormento terribile.

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