[Video] La Caverna di "Sansone"

Spiacente, questo video non è più disponibile.

E’ stata trovata una caverna corrispondente alla descrizione geografica della caverna menzionata nel libro dei Giudici al capitolo 15… potrebbe essere questa la caverna dove si nascose Sansone?

Giudici 15

1 Di lì a qualche tempo, verso la mietitura del grano, Sansone andò a visitare sua moglie, le portò un capretto, e disse: ‘Voglio entrare in camera da mia moglie’. Ma il padre di lei non gli permise d’entrare,
2 e gli disse: ‘Io credevo sicuramente che tu l’avessi presa in odio, e però l’ho data al tuo compagno; la sua sorella minore non è più bella di lei? Prendila dunque in sua vece’.
3 Sansone rispose loro: ‘Questa volta, non avrò colpa verso i Filistei, quando farò loro del male’.
4 E Sansone se ne andò e acchiappò trecento sciacalli; prese pure delle fiaccole, vòlse coda contro coda, e mise una fiaccola in mezzo, fra le due code.
5 Poi accese le fiaccole, dette la via agli sciacalli per i campi di grano de’ Filistei, e bruciò i covoni ammassati, il grano tuttora in piedi, e perfino gli uliveti.
6 E i Filistei chiesero: ‘Chi ha fatto questo?’ Fu risposto: ‘Sansone, il genero del Thimneo, perché questi gli ha preso la moglie, e l’ha data al compagno di lui’. E i Filistei salirono e diedero alle fiamme lei e suo padre.
7 E Sansone disse loro: ‘Giacché agite a questo modo, siate certi che non avrò posa finché non mi sia vendicato di voi’.
8 E li sbaragliò interamente, facendone un gran macello. Poi discese, e si ritirò nella caverna della roccia d’Etam.
9 Allora i Filistei salirono, si accamparono in Giuda, e si distesero fino a Lehi.
10 Gli uomini di Giuda dissero loro: ‘Perché siete saliti contro di noi?’ Quelli risposero: ‘Siam saliti per legare Sansone; per fare a lui quello che ha fatto a noi’.
11 E tremila uomini di Giuda scesero alla caverna della roccia d’Etam, e dissero a Sansone: ‘Non sai tu che i Filistei sono nostri dominatori? Che è dunque questo che ci hai fatto?’ Ed egli rispose loro: ‘Quello che hanno fatto a me, l’ho fatto a loro’.
12 E quelli a lui: ‘Noi siam discesi per legarti e darti nelle mani de’ Filistei’. Sansone replicò loro: ‘Giuratemi che voi stessi non mi ucciderete’.
13 Quelli risposero: ‘No, ti legheremo soltanto, e ti daremo nelle loro mani; ma certamente non ti metteremo a morte’. E lo legarono con due funi nuove, e lo fecero uscire dalla caverna.
14 Quando giunse a Lehi, i Filistei gli si fecero incontro con grida di gioia; ma lo spirito dell’Eterno lo investì, e le funi che aveva alle braccia divennero come fili di lino a cui si appicchi il fuoco; e i legami gli caddero dalle mani.
15 E, trovata una mascella d’asino ancor fresca, stese la mano, l’afferrò, e uccise con essa mille uomini.
16 E Sansone disse: ‘Con una mascella d’asino, un mucchio! due mucchi! Con una mascella d’asino ho ucciso mille uomini!’
17 Quand’ebbe finito di parlare, gettò via di mano la mascella, e chiamò quel luogo Ramath-Lehi.
18 Poi ebbe gran sete; e invocò l’Eterno, dicendo: ‘Tu hai concesso questa gran liberazione per mano del tuo servo; e ora, dovrò io morir di sete e cader nelle mani degli incirconcisi?’
19 Allora Iddio fendé la roccia concava ch’è a Lehi, e ne uscì dell’acqua. Sansone bevve, il suo spirito si rianimò, ed egli riprese vita. Donde il nome di En-Hakkore dato a quella fonte, che esiste anche al dì d’oggi a Lehi.
20 Sansone fu giudice d’Israele, al tempo de’ Filistei, per vent’anni.

 

Archeologia Biblica: Le Lettere di Lachis

La conferma archeologica di quanto descritto dal profeta Geremia sull’imminente distruzione di Gerusalemme

Lachis era il nome di una città-fortezza strategica, situata a 45 Km a Sud-Ovest di Gerusalemme. Sull’antico sito di questa città una missione archeologica inglese ha condotto, dal 1932 al 1938, degli scavi che hanno permesso il ritrovamento, tra le rovine del corpo di guardia della porta principale della città, di 21 frammenti di vasi di terracotta con iscrizioni in ebraico. I cocci («ostraka» in greco) costituivano un supporto alternativo per la scrittura quando il papiro era introvabile o troppo costoso, oppure quando i messaggi erano brevi e d’interesse momentaneo.

I cocci ritrovati, denominati poi “Lettere di Lachis”, risalgono al 586 a.C. e contengono messaggi urgenti scritti da Osaia, ufficiale di un avamposto presso Gerusalemme, a Ioas, comandante della guarnigione di Lachis, nei quali si esprime preoccupazione per l’approssimarsi dell’esercito nemico.

Foto 1

La lingua usata è un buon ebraico, analogo a quello del libro del profeta Geremia, e il contenuto riflette la tensione sociale e politica esistente durante il regno di Sedechia. Figlio del compianto Giosia, questo re successe al nipote Ioiachin per volontà del re babilonese Nabuccodonosor, ma ben presto si alleò con gli Egiziani e si ribellò. Per punire il tradimento, Nabucodonosor distrusse con gran ferocia Gerusalemme e il suo Tempio, e condusse in cattività parte dei suoi abitanti (2 Re 24:8-25:12).

Geremia aveva profetizzato l’imminente catastrofe, ma Sedechia non gli aveva dato ascolto (Geremia 34:1-3). In una delle lettere si parla dell’arrivo di un generale ebraico che deve recarsi in Egitto, una chiara eco degli intrighi tra il re di Giuda e il faraone per opporsi alla potenza babilonese.

Nelle lettere compaiono nomi come Neria, Ghemaria, Shemaia, Osaia, comuni anche al libro di Geremia. Sebbene sia alquanto improbabile che si tratti delle stesse persone, la somiglianza tra i nomi testimonia che il periodo al quale risalgono le lettere è quello del profeta Geremia. In una lettera ci si lamenta di parole che “rendono fiacche le mani, deprimono le energie del paese e delle città”, espressione del tutto simile a quella rivolta al re contro Geremia: “Quest’uomo sia messo a morte, poiché rende fiacche le mani degli uomini di guerra, che rimangono in questa città, e le mani di tutto il popolo, tenendo loro tali discorsi…” (Geremia 38:4).

Foto 2

Un’altra lettera dev’essere stata scritta subito dopo il messaggio rivolto da Geremia a Sedechia quando ancora le città di Lachis e Azeca resistevano (Geremia 34:6-7). Il testo della lettera dice: “Possa l’Eterno fare in modo che il mio signore ascolti gli auguri di bene che sono stati fatti in questo giorno. Ed ora, il tuo servitore ha fatto tutto ciò che il mio signore ha scritto. Ho scritto sulla porta ogni cosa che il mio signore ha scritto a me […] e comunico che siamo in attesa dei segnali di fuoco di Lachis, secondo le direttive che il mio signore ha dato, poiché noi non possiamo vedere Azeca”. Probabilmente Azeca era già caduta. In un’altra lettera ancora, nella quale si parla della partenza di un gruppo di messaggeri per l’Egitto, è scritto: “Per quanto riguarda la lettera di Tobia, mandata dal profeta a Sallum, figliuolo di Jaddua, che dice: “Stai attento, il tuo servo l’ha mandata al mio signore”. Chi era il profeta di cui si parla nella lettera? Era forse Geremia? L’autore delle lettere ritrovate a Lachis aveva forse capito che le parole di Geremia erano da Dio?

Vincenzo Martucci

Fonte: Cristiani Oggi, 1-15 gennaio 2006, pag. 8

Stamattina ho letto che il celebre museo di Londra, il British Museum, ha rilanciato il suo sito internet con nuove collezioni dell’antichità, precisamente 275.000 opere, su una collezione di più di 7 milioni di opere. Nel sito del museo ho trovato due foto (vedi sopra) concernenti gli ostraca di Lachis, precisamente la Lettera 1 e la Lettera 2.

Foto 1: Lachish Letter I – Photo: British Museum

Foto 2: Lachish Letter II – Photo: British Museum

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Canada: Gerusalemme? Non è Israele…almeno sul passaporto

Secondo la giustizia canadese Gerusalemme non è parte di Israele: la Corte Suprema del Canada, infatti, ieri si è rifiutata di pronunciarsi sul caso di Eliyahu Yoshua Veffer, uno studente di Toronto che sul proprio passaporto aveva indicato come luogo di nascita “Gerusalemme, Israele”. Già nel 2006 la corte federale aveva bocciato la domanda di Veffer, studente immigrato a Toronto, sostenendo che lo status di Gerusalemme non era ancora stato definito: “Da un punto di vista giuridico – così la sentenza – le Nazioni Unite riconoscono Gerusalemme come un territorio che non fa parte di alcuno stato”. Veffer, che ha visto bocciare la sua istanza anche dalla corte d’appello, aveva cominciato l’iter giudiziario nel 2005, sostenendo che i suoi diritti erano stati violati dalla giustizia canadese e sostenendo di sentirsi discriminato. La reazione della comunità ebraica canadese alle precedenti sentenze era stata dura. Ma David Matas, l’avvocato di Veffer, promette che la battaglia continuerà: “Per quanto mi riguarda non è finita qui – ha detto al Calgaary Herald – la via legale è solo un modo per cambiare la politica, ma non è l’unico, ne troveremo un altro“. “La politica sui passaporti rispecchia la nostra politica estera in Medio Oriente” aveva commentato Rodney Moore, portavoce del ministero degli esteri nel luglio scorso, il Canada considera che lo status di Gerusalemme possa essere risolto solo insieme a una soluzione generale della disputa israelo – palestinese”. [CO]

Fonte: Misna – 15/2/2008 13.11

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Sul sigillo scoperto nella Città di Davide

Sul nostro sito avevamo dato la notizia (19.01.2008) della scoperta di un sigillo che, secondo l’archeologa Eilat Mazar, sarebbe appartenuto alla famiglia Temech. Nel libro di Neemia questa famiglia faceva parte dei Nethinim, ossia di coloro che prestavano servizio al tempio. Questa identificazione era stata fatta in base alle lettere incise sul sigillo interpretate (a partire da destra verso sinistra) come tav, mem e het, da cui Temech.

Subito dopo l’annuncio lo studioso Peter van der Veen ha corretto l’interpretazione dall’archeologa, direttrice degli scavi condotti nell’area della Città di Davide, dove è stato trovato il sigillo. Le lettere vanno lette nel senso inverso (da sinistra verso destra), perché su un sigillo l’immagine è incisa come in uno specchio. Insieme ad altri esperti van der Veen sostiene che le lettere sono quattro shin, lamed, mem e tav. La lettura ricostruita è Shlomit, anch’esso un nome ricordato nella Bibbia.

Anson Rainey ha ricordato che molti sigilli, a meno che non siano consacrati al tempio, sono incisi in negativo, sicché l’iscrizione può essere letta da destra a sinistra, ma il sigillo scoperto da Eilat Mazar non può essere letto in questo modo. Il nome personale che si legge sul sigillo è sh-l-m-t. Nel primo libro delle Cronache 3,19 si fa menzione di Shelomit, la figlia di Zerobabele. Sembra che il nome sia stato comune sia nel periodo dell’esilio che dopo l’esilio (Esdra 8,10).

Eilat Mazar ha ringraziato gli studiosi per le loro osservazioni ed ha accettato la nuova lettura proposta.

R.P.

13 febbraio 2008 a 17h07

Fonte: SBF Taccuino / Biblical Archaeological Society: “Seal Controversy: From Temech to Shlomit”

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[Video] Matrimonio di una ebrea cinese a Gerusalemme

Shoshana Li, originaria della Comunità Ebraica di Kaifeng, in Cina, di recente ha fatto aliyah e si è sposata un ebreo americano immigrato in Israele. Le nozze sono state organizzate dalla Shavei Israel organization.

Fonte: Juif.org

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