Sigilli dell’ottavo secolo a.C. rinvenuti nella Città di Davide presentano una particolarità

Gli scavi condotti nella Città di Davide, a Gerusalemme, hanno permesso di rilevare un fenomeno particolare che segna uno sviluppo nel costume degli antichi abitanti della città. Precedenti reperti, del nono secolo a.C., comprendevano sigilli decorati solo con immagini (di una barca o di animali: pesci, lucertole e uccelli), ma a partire dal secolo successivo si osserva che commercianti e pubblici ufficiali cominciarono ad apporre sui sigilli i loro nomi.

Nello scavo in corso nei pressi della sorgente del Gihon, nella Città di Davide, gli archeologi hanno trovato ceramiche risalenti al Secondo Periodo del Ferro (ottavo secolo a.C.) insieme con frammenti di tre bullae (tondelli di argilla usati per sigillare lettere e merci) e due sigilli di pietra, che si utilizzavano per produrre tali impronte. Tutti hanno nomi scritti in ebraico. Uno dei sigilli (vedi foto) mostra di essere stato proprietà di un abitante della città chiamato “Rephaihu (figlio di) Shalem”.
I direttori dello scavo sono il professor Ronny Reich dell’Università di Haifa ed Eli Shukron del Dipartimento delle Antichità di Israele.

A cura di R.P.

Fonte: SBF Taccuino – giovedì 28 febbraio 2008 a 13h35

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Le chiese battiste palestinesi e arabo-israeliane

di Anna Maffei

ROMA, 25 febbraio 2008 – La visita della delegazione della Federazione battista europea (Ebf) alle chiese evangeliche palestinesi si è articolata in vari incontri. Il primo è avvenuto a Betlehem il 16 febbraio fra la delegazione e i pastori delle 16 chiese e 7 istituzioni evangeliche (di cui circa la metà battiste) che vivono e operano nella regione della West Bank, in Gerusalemme est e in Gaza. La domenica poi i membri EBF si sono divisi in varie comunità e hanno partecipato ai culti mentre dalla domenica sera al lunedì la visita si è estesa anche alle chiese battiste arabo-israeliane e ai loro pastori in incontri che si sono tenuti a Giaffa e a Nazareth. Dall’insieme degli incontri nei Territori emerge l’importanza per le comunità palestinesi di una maggiore visibilità internazionale e il bisogno di un forte appoggio esterno presso il governo israeliano che consenta il rispetto di alcuni fondamentali diritti e, almeno ai pastori, maggiore mobilità nei territori stessi e permessi per accedere a Gerusalemme e in terra d’Israele. Questo argomento è stato oggetto di un incontro specifico che la delegazione Ebf insieme ai pastori arabo israeliani hanno avuto il 17 febbraio con l’unica deputata cristiana al parlamento israeliano, Nadia Hilo.

Colpisce comunque la capacità di queste piccole chiese di mandare avanti la testimonianza complessiva delle chiese con scarsissimi mezzi. A Ramallah per esempio una comunità battista di un centinaio di membri ospita nella piccola struttura adibita al culto anche un orfanotrofio di 12 bambini. Le camere sono piccole, la cucina e il luogo di riunione sono praticamente un corridoio però la chiesa dà accoglienza a bambini che non avrebbero altrimenti nessuna possibilità di una vita sana e non potrebbero andare a scuola. Il pastore Munir, un ex orfano lui stesso, dirige la casa. Lui costituisce anche un po’ l’anello di congiunzione fra chiese e pastori palestinesi e arabo israeliani avendo con il suo passaporto americano maggiore mobilità ed essendo pastore di due chiese, una in Israele e una nei Territori. Colpisce anche la capacità delle 16 chiese arabo israeliane di gestire con eccellenti risultati una scuola a Nazareth che oggi ha 998 studenti, dei quali un 20% di fede islamica. La scuola a suo tempo fondata dai missionari della Missione battista del sud (Usa) è ora finanziariamente autonoma ed è un istituzione che consente alle chiese cristiane, e non solo battiste, di formare le nuove generazioni dando una testimonianza di serietà e competenza che viene riconosciuta ben al di là dell’ambito confessionale se è vero che la scuola è fra quelle segnalate per un riconoscimento governativo di eccellenza in campo didattico per l’anno scolastico in corso.

Fonte: Ucebi

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Cristiani di tutto il mondo si mobilitano per Sderot

di Suzanne Millet

32 rifugi pubblici, finanziati da un fondo cristiano, sono stati inaugurati a Sderot in presenza dell’assistente del Ministro della Difesa, Matan Vilnai, del sindaco di Sderot, Eli Moyal, e del direttore del fondo “per l’amicizia”, il rabbino Yhial Ekstein. La riparazione di questi rifugi, inutilizzabili fino ad ora, è stata finanziata da un fondo cristiano evangelico che sostiene dei progetti in Israele. I doni arrivano a 6,3 milioni di shekel.
Questi rifugi potranno ospitare gli abitanti di Sderot notte e giorno, nel tempo in cui ci sono lanci continui. Per i lanci dei Kassam gli abitanti sono avvertiti 15 secondi prima e non hanno quindi il tempo di andare nei rifugi. Per questo sono state previste stazioni di autobus blindati che possono contenere una quindicina di persone.
A gennaio sono state inaugurate 6 stazioni blindate la cui costruzione è stata finanziata in gran parte dall’Ambasciata Cristiana di Gerusalemme. In precedenza ne erano già state installate 12 grazie al finanziamento dell’operazione “Salvare la Vita”. Questa operazione è il frutto di una collaborazione dell’Ambasciata Cristiana e di “Israele sempre”: Ebrei e cristiani del mondo intero si uniscono per aiutare Israele.
L’Ambasciata ha anche finanziato in gran parte l’ingrandimento di un centro per giovani in difficoltà a Sderot con una grande sala concepita come rifugio.
Infine, l’operazione “Salvare la Vita” ha aiutato dei piccoli kibbutz e villaggi del Negev a costruire dei rifugi. Perché, come diceva il direttore del Consiglio generale del Negev: «E’ una questione di vita o di morte. Si vive una vita normale in una situazione impossibile.»

(Un Écho d’Israel, 14 febbraio 2008 – trad. www.ilvangelo.org)

Fonte: IlVangelo.org

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[Video] Eclissi di Luna su Gerusalemme

http://it.youtube.com/watch?v=-lhyEnv-MsY

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