URGENTE – Appello alla preghiera per le chiese e le opere missionarie del Ciad

Cari amici e partner dell’AMF (n.d.t. Action Missionnaire pour la Francophonie)

Vi mandiamo la copia di una mail del fratello Djas, direttore della scuola cristiana di Bessada (sud del Ciad), che ci parla della situazione allarmante in Ciad:

“La situazione militare si degrada in Ciad. I ribelli avanzano in direzione di N’Djamena e stamattina (01/02) è impossibile la comunicazione con N’Djamena. Preghiamo per il paese e per i nostri missionari a N’Djamena. Preghiamo affinché la pace torni in Ciad. Preghiamo per la famiglia Huet che abita nel quartiere Nord di N’Djamena e per l’orfanotrofio Béthanie che è situato proprio all’entrata nord di N’Djamena. Preghiamo per l’istituto affinché sia protetto. Noi siamo qui nella calma. Djas.”

Abbiamo avuto ieri 31/01 i nostri missionari Jean Christophe e Claudia HUET al telefono che ci dicevano che la scuola francese era chiusa e gli stranieri hanno l’obbligo di residenza. Stamattina 01/02, le truppe ribelli sarebbero a 150 km da N’Djamena lato est. L’esercito francese appoggia il governo in carica ed è ammassato all’uscita della città.

Grazie di pregare con noi per:

  • la sicurezza dei missionari e in modo particolare affinché i bambini non siano traumatizzati.
  • la protezione dei fratelli e sorelle ciadiani così come delle chiese.
  • affinché la Francia possa gestire questo conflitto nella pace e con saggezza.

Potete mandare una mail di incoraggiamento a:

  • J.C. e Cl. HUET: cjchuet(chiocciola)yahoo(punto)fr
  • Djas a Bessada: djasnabaye(chiocciola)yahoo(punto)fr
  • David OYEM (direttore dell’EBEN): oyem(chiocciola)yahoo(punto)fr

Fonte: Blogdei/Action Missionnaire pour la Francophonie

Foto: Avvenire.it

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India: Picchiato un pastore evangelico

Il 29 settembre 2007 a Sarai (regione di Nalsa, distretto di Dhar, Stato del Madhya Pradesh), degli abitanti di questo villaggio indù hanno picchiato un pastore ed hanno sporto denuncia contro di lui, contro sua moglie e altri quattro cristiani, accusandoli di conversione tramite “seduzione”.
La polizia ha arrestato il pastore Subhash Chouhan della chiesa Indian Evangelical Team, sua moglie ed i loro bambini in tenera età, insieme ad altre quattro persone, accusandole di violare la legge anticonversione ed altri articoli del Codice penale indiano. I cristiani di Sarai sono stati messi in detenzione preventiva, poi, qualche giorno dopo, sono stati rilasciati sotto cauzione. Secondo una fonte locale, essi sono stati arrestati mentre si trovavano presso un amico del villaggio che è stato guarito da una malattia dopo che il pastore Chouhan ha pregato per lui. Quest’uomo aveva invitato dei parenti affinché potessero vedere un film su Gesù con degli amici. La polizia non ha sporto denuncia contro gli aggressori, ma ha fatto arrestare i cristiani sulla base di una futile denuncia. I querelanti non erano presenti nella casa e non avevano legalmente alcun diritto di accusare i cristiani. La polizia ha confermato che aprirà una inchiesta.

Fonte: La Voix des Martyrs, 02/2008, pag. 6

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India: Cristiane aggredite da vicini indù

Il 20 settembre 2007 a Banaswadi (Bangalore, Stato del Karnataka), una cristiana e la sua ospite sono state aggredite in casa da vicini indù.
I vicini non identificati protestavano contro la conversione al cristianesimo di Hoovu Jayanti (38 anni) che, fino a poco tempo fa, vendeva fiori davanti ad un tempio indù. Essa frequenta una chiesa familiare nella regione. Una cristiana di nome Uma gli faceva regolarmente visita in questi ultimi mesi per incoraggiarla, perché era abbattuta a causa di problemi di salute nella sua famiglia. Le due donne hanno riportato lievi ferite. Il Consiglio Generale dei Cristiani Indiani le difende affinché sia loro resa giustizia.

Fonte: La Voix des Martyrs, 02/2008, pag. 6

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Kenya: Incendiato un luogo di culto evangelico vicino a Eldoret

Kenya, le prospettive di pace non placano la violenza

ELDORET (Reuters) – Un gruppo di giovani ha bruciato oggi una chiesa nella Rift Valley in Kenya, mentre le tensioni etniche non mostrano cedimenti, nonostante l’accordo tra il governo e l’opposizione per porre fine a settimane di spargimenti di sangue.

L’ex segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, ha mediato un accordo tra i partiti in lotta nel paese ieri, ottenendo l’impegno a porre fine alle violenze post-elettorali, costate la vita ad almeno 850 persone, mentre oltre 250.000 sono in fuga.

Disordini e scontri con le forze di sicurezza sono esplosi dopo il ritorno al potere del presidente Mwai Kibaki sancito dalle elezioni del 27 dicembre, ma che il rivale sconfitto, Raila Odinga, sostiene siano state viziate da brogli.

L’accordo raggiunto ieri dai leader dei partiti rivali prevede una trattativa su come portare aiuti umanitari ai rifugiati e risolvere l’impasse politico, nella speranza di raggiungere una soluzione entro due settimane di colloqui.

La rivolta, che vede contrapposte le tribù Kikuyu di Kibaki e i Luo di Odinga, ha macchiato l’immagine di un paese a lungo considerato uno dei più stabili e prosperi dell’Africa.

Questa mattina una folla ha dato fuoco a una importante chiesa evangelica vicino a Eldoret, dove almeno due persone avevano trovato rifugio. Secondo testimoni le persone all’interno della chiesa sono riuscite a fuggire illese.

“L’hanno bruciata”, ha detto Peter Kaguru, davanti a mucchi di macerie.

“Non so chi è stato, ma hanno abbattuto il cancello e sono entrati. Il pastore è un Kikuyu … forse questo c’entra qualcosa”, ha detto.

Scontri tra bande di due altre tribu, i Kisii e i Kalenjin, sono avvenuti sempre oggi lungo una strada tra le città di Kisii e Kericho. Testimoni hanno detto che si è trattato di una rappresaglia dopo l’uccisione di un parlamentare dell’opposizione, David Kimutai Too, un Kalenjin, avvenuta a Eldoret giovedì per mano di un poliziotto Kisii. E’ il secondo deputato dell’opposizione ucciso questa settimana.

Fonte: Reuters via Yahoo! Italia Notizie

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La comunità cristiana di Gaza vive sotto pressione

Dal giorno dell’omicidio del gestore della libreria cristiana di Gaza, Rami Ayyad, avvenuta il 7 ottobre scorso, la minoranza cristiana di Gaza vive in un clima di palpabile paura. Diverse famiglie cristiane sono state evacuate perché minacciate di morte dai militanti islamici. Altri cristiani sono scappati o stanno cercando di scappare visto il progressivo deteriorarsi delle condizioni di vita a Gaza. Rami Ayyad, 30 anni, ha lasciato due figli piccoli e la moglie, Pauline, incinta.

All’inizio di gennaio, Pauline, i suoi due figli George e Wisam e la sua famiglia allargata hanno fatto ritorno a Gaza, dove hanno ritrovato i collaboratori della Società Biblica Palestinese. Pauline ha programmato il parto cesareo per la prima metà di febbraio, ma sono in aumento la violenza e il caos a Gaza, scarseggiano anche il cibo e le medicine. Anche l’energia elettrica è intermittente e ciò rende gli ospedali non affidabili. Nonostante abbiano i generatori, spesso per carenza di carburante non sono operativi.

Hanna Massad, il pastore della Chiesa Battista di Gaza, è uno dei cristiani temporaneamente non residenti a Gaza. Diverse volte ha tentato di rietrarvi la domenica mattina per predicare in chiesa, ma alla frontiera gli è sempre stato negato l’accesso.

Fonte: Porte Aperte Italia

Nella foto: Pauline, George e Wisam Ayyad

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