L’EPER, l’Opera di aiuto delle Chiese protestanti svizzere, ha stanziato 350.000 franchi per offrire un aiuto d’urgenza a favore delle vittime della carestia in Etiopia, dove più di undici milioni di persone soffrono la fame. Le ripetute siccità sono all’origine della mancanza di cibo, soprattutto nel sud del paese. Questa situazione d’urgenza è rafforzata dal forte aumento dei prezzi sul mercato che rendono proibitivi i generi alimentari. Il progetto si svilupperà dal mese di agosto al mese di ottobre 2008, periodo considerato critico dal punto di vista dei bisogni della popolazione. L’EPER opera in collaborazione con l’organizzazione locale OSHO (Oromo Selbst-Hilfe Organisation) nella regione prioritaria di Borena. Nei prossimi mesi saranno distribuiti dei pacchi di cibo alle persone nel bisogno – 15 kg. di mais, 1 kg e mezzo di lenticchie e mezzo litro d’olio. Queste quantità sono sufficienti per permettere alle famiglie di sopravvivere durante il periodo critico dei prossimi tre mesi. Inoltre, saranno distribuiti 1.800 attrezzi quali pale e picconi. E’ pianificata la costruzione di quattro bacini di ritenuta delle acque che si faranno in collaborazione con gli abitanti dei villaggi interessati.
Aumentate le repressioni contro le “chiese domestiche”. Leader religioso cacciato da Pechino e confinato per 3 mesi in una piccola città per “non farlo incontrare” con stranieri. Intanto sono costruite nuove chiese avveniristiche per stupire e deliziare i turisti stranieri.
Haidian Christian Chruch
Pechino – La polizia ha cacciato da Pechino il pastore protestante Zhang Mingxuan e la moglie malata Xie Fenglan il 18 luglio sera, portandoli nella cittadina di Yanjiao nell’Hebei, almeno per la durata delle Olimpiadi.
Zhang, presidente della Alleanza cinese delle “Chiese domestiche”, ha spiegato al South China Morning Post che la polizia “non vuole che stia a Pechino durante le Olimpiadi, per impedirmi di incontrare stranieri”. “Sono venuti alle 6 di pomeriggio, non ci hanno nemmeno lasciato fare i bagagli, ci hanno caricati nella loro auto” e portati nell’Hebei.
L’intera settimana precedente la coppia aveva respinto le “richieste” della polizia di lasciare Pechino. Sono stati tenuti in uffici governativi per ore e il 15 luglio Xie è anche dovuta andare in ospedale.
“In ospedale – prosegue Zhang – un ufficiale di polizia mi ha offerto 5mila yuan (500 euro) per lasciare Pechino per 3 mesi. Ma abbiamo rifiutato perché mia moglie ha bisogno di continue cure mediche”. Zhang ha cambiato 8 volte casa nel 2008, poiché la polizia sconsiglia i proprietari di affittargli casa o li costringe a cacciarlo.
A giugno Zhang è stato per un giorno agli arresti domiciliari per avere incontrato i parlamentari Usa Frank Wolf e Christopher Smith ed è stato incarcerato per 31 ore per impedirgli di incontrare Bastiaan Belder del Comitato affari esteri del Parlamento europeo. Il 5 luglio il locale della sua chiesa domestica è stato chiuso e confiscato, nonostante la polizia gli avesse promesso di lasciare incontrare il suo gruppo, se lui non frequentava questa chiesa.
Un gran numero di protestanti cinesi pratica la fede al di fuori delle organizzazioni controllate dallo Stato riunendosi in case e luoghi privati (chiese domestiche). Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi la polizia ha ripreso le persecuzioni contro i fedeli “sotterranei”, chiudendo i luoghi di incontro e minacciandoli. La durezza verso le chiese non registrate (sotterranee) corrisponde a una certa morbidezza verso le chiese ufficiali registrate. Per la prima volta dal 1949 il governo ha costruito due nuove chiese, come l’ultramoderna Haidian Christian Chruch a Zhongguancun (Pechino: nella foto) destinata a mostrare ai turisti stranieri la grande libertà religiosa del Paese. Ha anche dato 50mila yuan a ogni chiesa cattolica ufficiale per migliorarne le strutture, ha fatto analoghe elargizioni a tempi buddisti e taoisti e ha creato appositi centri religiosi nel villaggio olimpico per gli atleti.
“Il 2008 – spiega Zhang – è per noi un anno difficile. Per le Olimpiadi, la repressione sulle chiese sotterranee è molto maggiore degli anni scorsi”.
Yu Jie, dissidente e scrittore cristiano, spiega che di recente sono state chiuse due altre grandi chiese domestiche a Pechino, ciascuna con oltre 1.000 seguaci. Molti fedeli sono stati minacciati o arrestati, oppure inviati ai campi di rieducazione tramite lavoro.
Fonte: AsiaNews/Agenzie – riprodotto con autorizzazione
La polizia cinese ha allontanato dalla capitale Pechino un pastore cristiano, figura di spicco della comunità cristiana nel Paese, e sua moglie. Il provvedimento rientra nella campagna lanciata dalle autorità nel tentativo di tenere sotto controllo i dissidenti, in vista delle Olimpiadi, in particolare dalla capitale, stando a quanto si legge oggi sul quotidiano di Hong Kong, South China Morning Post. Zhang Mingxuan, questo il nome del pastore protestante, ha dichiarato al giornale che, insieme con sua moglie, Xie Fenglan, è stato costretto a trasferirsi nella vicina zona di Hebei, venerdì sera dopo una settimana di pressioni da parte della polizia. Zhang ha inoltre riferito al quotidiano che le autorità lo hanno costretto ad allontanarsi dalla capitale per evitare che incontri stranieri che saranno in città in occasione dei giochi. La polizia di Pechino interpellata dallo stesso giornale sulla vicenda non ha voluto commentare.
L’amministratore della Chiesa evangelica riformata della Baviera ha sottratto alla chiesa oltre dieci milioni di euro. Tra il 2004 e il 2008 l’uomo ha versato ingenti somme, provenienti dal conto della chiesa evangelica bavarese, su propri conti, ha riferito il portavoce della procura pubblica bavarese Andreas Quentin. La procura pubblica di Norimberga ha emesso un mandato di arresto nei confronti del 67enne amministratore. L’accusa, nei suoi confronti e nei confronti di alcune altre persone, sospettate di essere possibili complici, è di appropriazione indebita.
L’uomo, attivo professionalmente in passato come consulente finanziario e contabile, ha assunto il ruolo di amministratore della Chiesa evangelica riformata bavarese nel 1980. Il presidente della chiesa evangelica bavarese, Joachim Metten, ha dichiarato ai giornalisti di avere avuto ”piena fiducia nell’amministratore“ il quale ha lavorato per molti anni in modo ineccepibile. Metten ha ammesso che ora la chiesa bavarese si trova di fronte a difficoltà finanziarie, ma ha assicurato che i salari continueranno ad essere erogati normalmente.
Le irregolarità dell’amministratore sono state scoperte già alla fine del 2007. In un primo tempo la chiesa bavarese, che ha assunto un legale per affrontare la situazione, ha cercato di risolvere il caso senza ricorrere alla giustizia. Una denuncia anonima, inoltrata all’inizio di giugno alla procura pubblica di Norimberga, ha reso pubblico il caso.
La Chiesa evangelica riformata della Baviera conta circa 12’000 membri, suddivisi in 13 comunità.
(Aki) – Sono stati condannati a 6 mesi di carcere, con la condizionale, i due cittadini algerini convertiti al cristianesimo ed accusati di aver fatto proselitismo in favore della loro nuova fede. Secondo quanto riferisce la Tv satellitare ‘al-Arabiya’ la sentenza, che è la seconda emanata da un tribunale algerino nei confronti di Rashid Saghir e Jalal Dahmani, è stata resa nota solo ieri sera a Tismasilt. Anche in occasione della condanna precedente i due hanno potuto evitare l’arresto immediato pagando una cauzione. I due cristiani algerini fanno sapere che faranno ricorso in appello perché “non abbiamo vergogna della nostra nuova fede”.
Condannati a sei mesi di carcere due algerini convertiti al cristianesimo
Algeri – Sono stati condannati a 6 mesi di carcere, con la condizionale, i due cittadini algerini convertiti al cristianesimo ed accusati di aver fatto proselitismo in favore della loro nuova fede. Secondo quanto riferisce la Tv satellitare al Arabiya la sentenza, che è la seconda emanata da un tribunale algerino nei confronti di Rashid Saghir e Jalal Dahmani, è stata resa nota solo ieri sera a Tismasilt. Anche in occasione della condanna precedente i due hanno potuto evitare l’arresto immediato pagando una cauzione.
Ricorso in appello I due cristiani algerini fanno sapere che faranno ricorso in appello perché “non abbiamo vergogna della nostra nuova fede”. La sentenza è stata subito condannata dal capo delle chiese protestanti algerine, Mustafa Karim, secondo il quale nel paese africano “si condannano delle persone per le loro convinzioni religiose”. Sebbene la costituzione algerina preveda la libertà religiosa, una legge emanata nel 2006 pone delle restrizione alla sua pratica e ne vieta la propaganda. Il governo ha accusato i protestanti e gli evangelici di condurre una intensa campagna missionaria nel loro paese cercando di convertire la popolazione. Si ritiene che siano circa 10 mila i cristiani in Algeria che ha una popolazione di 33 milioni di persone.
I due protestanti accusati di attentare alla fede islamica non andranno però in carcere. «Verdetto ingiusto»
ALGERI. Compiere attività di evangelizzazione significa «attentare alla fede islamica», «crimine» che in Algeria rappresenta un reato punito con la condanna a 6 mesi di carcere.
Ieri a due cristiani protestanti, convertiti da tempo all’islam, sono stati comminati sei mesi di prigione (pena sospesa e quindi non andranno in carcere) e 100mila dinari (pari a circa 1000 euro di multa) per «aver distribuito documenti in grado di attentare alla fede islamica». Ad incappare nelle maglie della giustizia algerina sono stati Rachid Seghir e Djallal Dahmani, due protestanti condannati dal tribunale di Tissemsilt (200 chilometri a sudovest di Algeri) dove già nel novembre scorso avevano subito una condanna per lo stesso motivo. Allora il processo si era svolto senza la presenza degli imputati, i quali hanno chiesto, e ottenuto, la ripetizione del dibattimento al loro cospetto. Ma il risultato non è cambiato: «Siamo dispiaciuti da questa decisione ma non ci vergogniamo della nostra religione» ha dichiarato Seghir, 36enne, tecnico di computer, preannunciando ricorso contro la mossa del tribunale. Duro il commento di Mustapha Krim, presidente della Chiesa protestante d’Algeria: «Il verdetto è veramente ingiusto. Non capisco perché le persone possano essere condannate per le loro intenzioni». Per di più lo stesso Seghir è già stato condannato in un altro processo, avvenuto a inizio giugno: in quel caso ad incriminarlo era stata la corte di Tiaret che gli aveva comminato una pena di un anno di carcere e di 200mila dinari (2mila euro circa). Il verdetto di ieri è solo l’ultimo di una serie di procedimenti giudiziari che da qualche mese sta colpendo la minoranza cristiana in Algeria (10mila persone su circa 32 milioni di abitanti). Invocando una presunta «azione segreta di proselitismo nel Paese», alcune autorità islamiche nazionali hanno salutato con favore l’introduzione di una nuova legge sulla libertà religiosa – approvata a febbraio 2006 – che punisce ogni attività spirituale al di fuori delle strutture registrate presso il governo, vieta le conversioni dall’islam e impedisce la distribuzione di materiale che «attenta alla sicurezza dell’islam», come ad esempio Bibbie e libri cristiani. ( L.Faz.)