Eritrea: altri tre cristiani muoiono nelle carceri

eritreaTre cristiani detenuti in prigioni militari a causa della loro fede in Cristo sono morti negli ultimi 4 mesi in Eritrea. La situazione non cambia in questo paese del corno d’Africa, i cristiani finiscono in malsane carceri militari, dove subiscono torture e vengono poi lasciati morire in condizioni igieniche indescrivibili.

L’ultimo caso conosciuto (purtroppo non possiamo conoscerli tutti, perché ovviamente non vi è trasparenza su questo argomento da parte del governo eritreo) risale a venerdì scorso (16 gennaio 2009): un uomo di 42 anni, Mehari Gebreneguse Asgedom, è morto nella prigione di Mitire, a causa delle torture e di complicazioni dovute al diabete, malattia di cui soffriva e che, se non curata, porta alla morte (di fatto il diabete dal 2000 è passato dall’ottavo al quinto posto come causa di morte nel mondo – dopo le malattie infettive, le malattie cardiovascolari, i tumori e gli incidenti – se a ciò si aggiunge il fatto che, come forma di tortura supplementare, i malati non vengono curati in queste prigioni, si ottiene uno scenario davvero disarmante). Asgedom era un membro attivo della Chiesa “Church of the Living God” a Mendefera e il suo caso ha messo in luce altri casi simili.

Mogos Hagos Kiflom, 37 anni, è morto a causa delle torture inflittegli al fine unico di fargli rinnegare la sua fede in Dio: la data precisa del suo decesso non è chiara, ci fanno sapere le fonti che abbiamo in terra eritrea.

Teklesenbet Gebreab Kiflom, 36 anni, è stato lasciato morire di malaria nel tristemente noto carcere militare di Wi’a: dopo essere stato torturato anche lui pesantemente nel tentativo di fargli rinnegare la sua fede, gli sono state negate le cure mediche ed è spirato lasciando madre, moglie e figli in precarie condizioni.

In Eritrea le condizioni di vita dei cristiani che non sono membri delle denominazioni riconosciute dallo stato (Luterana, Cattolica, Ortodossa e Musulmana) sono drammatiche. Il presidente eritreo Isaias Afwerki è impegnato da tempo in una folle campagna di violenze e torture a danno dei cristiani evangelici e di altre denominazioni, consumando le poche risorse di questo paese per uccidere i suoi abitanti, piuttosto che impegnarle negli infiniti problemi sociali, economici e politici dell’Eritrea. Ci giungono notizie di trasferimenti di gruppi di cristiani nel carcere di Mitire, nella zona nord-est del paese, dove non manca l’utilizzo dei famigerati container di metallo come celle. Secondo il Dipartimento di Stato Americano l’Eritrea sale rapidamente nella classifica dei paesi che violano le libertà religiose: difficile avere delle stime, ma la situazione peggiora anno dopo anno.

L’Eritrea è inserita nella triste top 10 degli eventi che hanno sconvolto il mondo cristiano nel 2008: ti invitiamo a leggere l’articolo intitolato I 10 eventi 2008 che hanno sconvolto il mondo cristiano.

Fonte: Porte Aperte Italia

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Un progetto di legge divide la Svezia: «Nozze tra gay nelle chiese luterane»

STOCCOLMA. La Svezia potrebbe autorizzare i matrimoni gay nelle chiese luterane dal maggio del 2009 se il Parlamento adotterà una proposta di legge presentata ieri. Lo ha annunciato il partito del primo ministro Frederik Reinfeldt. «La principale proposta contenuta nel progetto di legge si riferisce al fatto che il sesso di una persona non sarà più un ostacolo al matrimonio. La legislazione relativa al matrimonio e le altre leggi riguardanti i coniugi non faranno più distinzioni fra i sessi», si legge in un comunicato del Partito dei moderati. La proposta di legge, che ha suscitato un vasto dibattito nel Paese, sarà sottoposta al voto in una data ancora da stabilire. Al momento, in Svezia, le coppie eterosessuali possono scegliere di sposarsi sia in municipio che in chiesa, mentre le coppie gay sono autorizzate a unirsi in un ‘partenariato’ reso legale da una cerimonia civile. Tale formula sulle unioni civili dei gay è in vigore dal 1995. Se la proposta di legge venisse approvata, la Svezia diventerebbe il primo Paese ad autorizzare la celebrazione dei matrimoni fra omosessuali nell’ambito della propria Chiesa maggioritaria, quella luterana.

Fonte: Avvenire.it – 22.01.2009

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Alcuni casi di persecuzione di cristiani in Iran nel 2008

Qui sotto ho elencato una serie di articoli, pubblicati in questo blog nell’anno 2008, che riguardano casi di persecuzione di cristiani da parte delle autorità iraniane. Segnalo inoltre un interessante articolo di FCNN (farsi christian news network), in lingua inglese, riguardante la persecuzione dei cristiani in Iran nel 2008.

  • Aggiornamento: Iran, Ramtin Soodmand è stato rilasciato Persecution.net comunica che Ramtin Soodmand, il cristiano iraniano arrestato lo scorso agosto con l’accusa di attività anti-governativa, è stato rilasciato su cauzione il 22 ottobre, secondo un report del Middle East Concern (MEC) del 22 ottobre scorso. Post correlati: Iran, rischia la morte perché è cristiano Iran: Liberati Due Convertiti Al Cristianesimo, Ne Restano In Carcere 43 Iran: pena […]
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Vie et Lumière: Nuovo sito web degli zigani evangelici di Francia

vieetlumierefr

La Missione Evangelica Zigana, membro della Federazione Protestante, apre il suo nuovo sito. I cristiani evangelici zigani di Francia “Vie et Lumière” (Vita e Luce) vogliono trasmettere il messaggio che ha cambiato la loro vita e cioè Gesù Cristo.

Vai al sito: http://www.vieetlumiere.fr/

Via | Protestants.org

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CINA: Pechino non riconosce le chiese domestiche, e le perseguita

Lo scorso Natale ci sono state demolizioni di edifici e arresti dei fedeli delle chiese domestiche cristiane. Ma le autorità cercano di far passare tutto sotto silenzio.

cina-henan-taikangPechino – Non ha sosta la repressione contro le “chiese domestiche” cinesi, i gruppi cristiani non riconosciuti dalle autorità che si incontrano in abitazioni per pregare. Il governo le invita a chiedere il “riconoscimento”, ma i fedeli denunciano che sono usati pretesti per non ammettere nemmeno la loro esistenza e proseguire arresti e demolizioni di edifici .

L’avvocato Wu Chenglian di Zhoukou (Henan) è stato incaricato di proporre appello contro le condanne subite da Shu Wenxiang, Xie Zhenji e Tang Houyong. Sono leader di “chiese domestiche” non riconosciute, arrestati a dicembre nella contea di Taikang mentre facevano “proselitismo”, condannati a un anno di “rieducazione-tramite-lavoro”, veri lavori forzati, con tre mesi di tempo per fare appello.

Wu racconta che non è ancora riuscito a farlo, perché le autorità non accettano il suo ricorso, dicendo che “ci sono documenti interni che vietano di ricevere cause riguardanti gruppi religiosi” e sono necessarie specifiche autorizzazioni. Ma gli uffici si rimpallano la competenza a rilasciarle. A Radio Free Asia dice che “il capo della Corte dice che debbo chiedere al direttore [del carcere]. Il direttore mi dice di rivolgermi al capo della Corte”, poi gli hanno indicato di rivolgersi ad altri uffici.

Le autorità sono attive nel perseguitare questi gruppi, ma attente a non farlo risultare in via ufficiale. A Yucheng (Henan) 4 donne sono state arrestate e condannate a 15 giorni di carcere per “organizzazione di attività religiose illegali” (hanno riunito i fedeli per pregare). Scontata la pena sono state rilasciate, ma Zhang Mingxuan, presidente dell’Associazione delle Chiese domestiche cinesi, dice che “non abbiamo avuto documenti ufficiali circa la detenzione, perché hanno paura che facciamo qualche azione legale”.

Il Centro di riabilitazione tossicodipendenti di Fuyin (Yunnan), gestito da gruppi protestanti, è stato demolito con la forza in un’ora a fine dicembre, con bulldozer ed escavatori. Ma il pastore Lin dice che non ha ricevuto alcun documento ufficiale. Ora chi vi era ricoverato “vive in tende accanto alle macerie, perché non ha dove andare”.

Né si attenua la persecuzione su chi già è in carcere. Il gruppo ChinaAid riferisce che il cristiano Hua Zaichen, 91 anni, sta morendo e chiede di vedere la moglie Shuang Shuying, 79 anni (nella foto), in carcere per una condanna che termina il 9 febbraio. I due sono stati perseguitati per anni per la loro opera cristiana a favore degli altri perseguitati e quali genitori del pastore protestante Hua Huiqi, pure in carcere.

ChinaAid racconta che le autorità hanno risposto alla moglie che non è possibile, ma che se lui muore la moglie “potrà vederne il corpo per 10 minuti, ma ammanettata e con l’uniforme carceraria”. La donna è stata condannata per “danneggiamento volontario di proprietà”. Nel febbraio 2007, mentre si recava dalla polizia a chiedere notizie del figlio, è stata quasi investita da un’auto. Si è protetta con il suo bastone e l’ha danneggiata. Per questo è stata condannata a 2 anni.

Fonte: AsiaNews/Agenzie – riprodotto con autorizzazione

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