Algeria: Ad otto cristiani è stato vietato di entrare a Tizi-Ouzou

Il presidente della Chiesa Protestante definisce questo atto una provocazione

L’altro ieri i servizi di sicurezza hanno impedito ad otto cristiani stranieri di entrare a Tizi-Ouzou per partecipare ad un forum di cristiani. Non appena sono arrivati nel comune di Tadmait, questi ultimi sono stati rimandati ad Algeri. Il presidente dell’Associazione della Chiesa Protestante, il sig. Karim Mustapha ha definito questo atto una “provocazione”.

Egli ha denunciato il tentativo dei servizi di sicurezza di chiudere le chiese ed ha definito ciò una “provocazione dei poteri pubblici”. Egli ha spiegato, ieri, in una dichiarazione ad El Khabar, che i cristiani sono pronti a ricorrere alla giustizia se questo sarà necessario.

Per altro, il sig. Karim Mustapha ha smentito che i servizi di sicurezza abbiano, fino a ieri, chiuso qualsiasi chiesa. Egli ha tuttavia indicato che gli stessi servizi hanno effettivamente “dato l’ordine a tutte le chiese di rispettare la legge”. Tutte le chiese continuano le loro attività in modo abituale, ha egli aggiunto.

Da notare che le otto persone a cui i servizi di sicurezza hanno vietato l’accesso a Tizi-Ouzou stavano per partecipare ad un convegno che raduna cristiani. Quest’ultimo era programmato dal 20 al 22 del corrente mese in una chiesa a Tizi-Ouzou. Questi cristiani sono stati trattenuti per diverse ore presso uno sbarramento, all’entrata Ovest della città di Tizi-Ouzou, prima che fossero costretti a tornare ad Algeri.

Fonte: El Khabar, 19-03-2008

Via | Collectif Algérie

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Algeria: polizia impedisce a gruppo di cristiani di riunirsi a Tizi Ouzou

Algeri, 19 mar. – (Aki) – La polizia algerina ha impedito lo svolgimento di un incontro riservato tra fedeli algerini cristiani e pastori protestanti stranieri previsto lunedì scorso a Tizi Ouzou, in Cabilia. Secondo quanto rende noto il giornale locale ‘Ech-Chorouk’, la sicurezza ha vietato al gruppo di cristiani di tenere un incontro convocato dai pastori di una delle due chiese cristiane chiuse la scorsa settimana dalle autorità nella cittadina berbera algerina perché sprovviste dei regolari permessi del governo. La polizia ha inoltre minacciato i pastori attivi nella zona di ricorrere all’arresto o alla magistratura nel caso in cui decidessero di proseguire le loro attività missionarie nella zona o all’interno della loro chiesa. Nonostante questo, i membri di questa piccola comunità cristiana hanno deciso di riunirsi ugualmente spostandosi nella zona di Azazqa. Da mesi e’ in corso un braccio di ferro tra le autorità algerine ed alcuni gruppi di attivisti cristiani delle chiese protestanti a causa del forte numero di conversioni al cristianesimo registrato tra la popolazione della Cabilia.

Fonte: Adnkronos

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Azerbaijan: scarcerato pastore battista

19 marzo 2008 – Oggi stato scarcerato in Azerbaijan il pastore battista Zaul Balaev. La notizia è stata data poche ore dopo da Elnur Jabiyev, segretario generale dell’Unione battista dello stato asiatico, suscitando sollievo e soddisfazione in tutta la famiglia battista mondiale. Balaev era stato processato e condannato lo scorso luglio con l’accusa, smentita da oltre una cinquantina di testimoni oculari, di aver aggredito cinque pubblici ufficiali che avevano fatto irruzione nella sua chiesa durante il culto pubblico. A fare pressioni sul governo azero a favore del pastore è stato l’intero mondo battista internazionale, a partire dalla Federazione battista europea (EBF) fino all’intervento, lo scorso 15 febbraio, dell’ex presidente degli USA e premio Nobel per la pace, Jimmy Carter. Il risultato è che Balaev è stato incluso tra i 59 detenuti che il presidente azero Ilham Aliyev ha graziato in occasione di una festività nazionale.

Fonte: Voce Evangelica/NEV

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Personalità algerine difendono la libertà di culto

Degli intellettuali denunciano i soprusi di cui sono vittime i cristiani nel loro paese.

Senza precedenti in Algeria, l’appello “per la tolleranza” ed “il rispetto delle libertà” è firmato da personalità di primo piano come lo scrittore Boualem Sansal, lo storico Mohammed Harbi, l’universitario Salem Chaker, il presidente della Lega dei diritti dell’uomo Abdennour Ali Yahia o il caricaturista Ali Dilem. In un testo reso pubblico ieri, degli intellettuali denunciano le molestie di cristiani per “reato di preghiera”. I firmatari esprimono la loro “solidarietà con la comunità cristiana d’Algeria, bersaglio di misure tanto brutali quanto ingiustificate”. Essi affermano il loro attaccamento “alla libertà di coscienza, del diritto di ognuno di praticare la religione di propria scelta, o di non praticarla”. […]

Fonte: Le Figaro

Via | Blogdei

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Laos: I cristiani Hmong soffrono, ma le chiese crescono

In Laos, l’etnia Hmong viene associata al movimento separatista ribelle del generale Van Pao e, per questo motivo, vengono oppressi. I cristiani vengono sospettati di perseguire gli interessi degli occidentali e i credenti Hmong, che desiderano soltanto far avanzare il regno di Dio, si trovano incastrati loro malgrado fra i conflitti ideologici e politici. Ma sono perseguitati anche perché diventano sempre più numerosi.Il 23 febbraio 2008, nove responsabili di comunità familiari sono stati condannati a 15 anni di reclusione per le loro attività cristiane. Erano stati arrestati a luglio del 2007 nel corso di una carica violenta della polizia e dell’esercito.
Il giorno prima alcuni camion erano arrivati nel villaggio del distretto di Bokeo. Quindici famiglie cristiane (58 persone fra uomini, donne e bambini) sono state portate via. La maggior parte degli uomini erano responsabili di chiese vietnamite fuggiti dal loro paese per evitare l’arresto.
Queste persone hanno diversi punti in comune: sono rifugiati Hmong di origine vietnamita, provengono dallo stesso villaggio (Ban Sai Jarern e Fai) a nord-ovest del Laos e sono cristiani, ciò che fa di loro persone particolarmente ricercate dalle autorità laotiane.
Nel villaggio Ban Sai Jarern, dove le otto famiglie sono state arrestate il 22 febbraio, la chiesa non cessa di crescere e supera le norme accettabili per le autorità. “La comunità di Ban Sai è legale è fa parte della chiesa evangelica del Laos che è riconosciuta dal governo” ci ha raccontato un credente locale che vuole mantenere l’anonimato per motivi di sicurezza. Il messaggio del Vangelo viene accolto favorevolmente fra le minoranza etniche del Laos e i loro leader in questa regione hanno bisogno delle nostre preghiere.

Fonte: Porte Aperte Italia

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