Nel Nepal induista i giovani si rivolgono a Cristo

Quando nel 1989, all’età di 16 anni, Raju Lama abbracciò la fede cristiana, i suoi genitori buddisti erano furibondi e praticamente lo cacciarono di casa, nei pressi di Katmandu.
Imperterrito, Lama cominciò a persuadere i genitori a seguire i suoi passi e dieci anni dopo quell’insistenza pagò: i suoi genitori si sono convertiti e dopo di loro anche le sorelle ed un fratello. In Nepal sono proprio i giovani al centro della crescita delle chiese.
Prima del 1991, il numero dei cristiani nel paese asiatico dominato dall’induismo si aggirava attorno alle 50.000 unità.
Oggi, il numero dei cristiani è salito a più di 800.000, in mezzo ad una popolazione di 29 milioni di persone. Il numero delle chiese ha raggiunto le 6.000 unità, anche se molte comunità sono piccole e sparpagliate.
La nuova costituzione adottata dopo le proteste dei movimenti per la democrazia mantiene ancora una norma contro le conversioni, ma ha allentato le restrizioni sulla libertà religiosa.
Di conseguenza, polizia e i funzionari di Stato non processano più i cristiani che evangelizzano.

Da ENI

Fonte: Cristiani Oggi, 1-15 gennaio 2008, pag. 3

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Algeria: Chiusi 13 luoghi di culto

Tredici templi e luoghi di preghiera, situati per la maggior parte in Cabilia, sono stati chiusi dalle autorità algerine, ha annunciato il pastore Mustapha Krim, presidente della Chiesa Protestante d’Algeria. “Tredici templi, di cui 11 a Tizi Ouzou, uno a Béjaïa ed uno a Bouira (est di Algeri) sono stati chiusi su ingiunzione delle autorità locali”, ha dichiarato il pastore.
I responsabili di questi luoghi di culto avevano ricevuto prima delle notifiche dai sottoprefetti della regione che chiedevano loro di sospendere le attività in attesa di ricevere un “certificato di conformità” per l’esercizio del culto.
“Nessun motivo è stato dato a questi responsabili a sostegno di questa decisione”, ha indicato il pastore Krim, che ha annunciato di aver fatto ricorso presso il prefetto di Tizi Ouzou.

Fonte: Le Figaro/AFP

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Arrestati ieri sera 2 cristiani algerini !

Ieri sera nel fine pomeriggio due cristiani algerini di una delle chiese di Bejaia (A.H.H. e T.A.) tornavano da Tizi-Ouzou su un autobus di trasporto pubblico, in un punto controllato a Beni Ksila si procedeva ad un controllo dei bagagli e con loro grande sorpresa sono stati fermati con l’accusa di proselitismo per il semplice motivo che uno aveva la sua bibbia personale addosso e l’altro aveva 10 bibbie che portava per la sua comunità a Bejaia. Infatti, egli fa parte del consiglio di una delle chiese di Bejaia. Dovevano essere rilasciati ieri sera, e alla fine saranno presentati alla Procura questa mattina.

Il presidente dell’EPA (Mustapha Krim) deve recarsi questa mattina dal procuratore di Bejaia per tentare di chiarire la situazione.

Grazie per la vostra mobilitazione e il vostro sostegno!

Fonte: Collectif Algérie

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[Audio Streaming] Intervista a Mustapha Krim, presidente della Chiesa Protestante d’Algeria

Mustapha Krim, presidente della Chiesa Protestante d’Algeria, è stato intervistato questa settimana da Radio Beur FM.

Qui sotto puoi ascoltare la sua intervista in audio streaming.

Via | Collectif Algérie

Iraq – Chiese cristiane statunitensi contro la guerra

“La guerra in Iraq è stata un errore disastroso e per questo vi si deve porre termine: il messaggio negli ultimi cinque anni è stato più volte ripetuto, ma è stato sistematicamente ignorato. Lo ha ricordato il pastore Michael Kinnamon, segretario generale del Consiglio nazionale delle chiese cristiane degli Stati Uniti (Ncccusa) citato, in occasione del quinto anniversario della guerra in Iraq, dall’ultimo numero del notiziario internazionale del Servizio informazione religiosa (Sir). Parlando a nome delle 35 chiese anglicane, ortodosse e protestanti che compongono il Consiglio nazionale, Kinnamon ha evidenziato come il conflitto, giustificato con la necessità di rendere più sicuri gli Stati Uniti, abbia invece prodotto una nuova generazione di terroristi facendo così dell’America un luogo meno sicuro di prima. “L’unica vera sicurezza – ha detto – è quella che possiamo costruire insieme agli altri”. Il quinto anniversario dello scoppio della guerra in Iraq è stato ricordato anche dalla chiesa metodista inglese. “Il conflitto iracheno ha avuto in termini di vite umane un costo molto più alto di quello immaginato” ha sottolineato Anthea Cox, coordinatrice del Dipartimento per la vita pubblica e la giustizia sociale dei metodisti inglesi, esprimendo vicinanza e preoccupazione per i cristiani in Iraq, anche in relazione alla vicenda dell’arcivescovo Rahho di Mosul: “Il suo rapimento e la sua tragica morte illustrano il grande pericolo a cui sono oggi esposti tanto i cristiani quanto le altre comunità di minoranza in Iraq”. [CO]

Fonte: Misna

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