Il Corriere della Sera, 25/10/2007
Un’associazione di genitori dice no alla pratica. Ma il 97 per cento dei cittadini la rispetta
Israele, nasce la protesta laica «Basta con la circoncisione»
Lo scrittore Shalev: «Un mistero che non capisco»
di Davide Frattini
GERUSALEMME — Udi vorrebbe far causa ai genitori per quello che gli hanno tolto. Trentotto anni fa, quando aveva otto giorni. Eran, se potesse, tornerebbe indietro. Così ha deciso di «risparmiare» almeno il figlio. Di non circonciderlo. Di non cedere alle pressioni della madre («è la legge religiosa»), di non ascoltare i fratelli («stai commettendo un’ingiustizia verso il bambino»). «Adesso sono felice per lui. Il piccolo Tal potrà provare qualcosa che io non ho mai sentito».
Abbiamo preso contatto con Richard Brogden, che abbiamo conosciuto la scorsa settimana in Grecia in occasione dell’Assemblea dell’EEA, uno dei responsabili della comunità battista di Rehov Narkiss, in Gerusalemme, che la notte tra martedì e mercoledì scorsi, ha subito un attentato incendiario, grazie a Dio, senza danni alle persone.