Uzbekistan: Quattro casi di persecuzione contro i cristiani in una settimana

Almeno quattro episodi di persecuzione contro i cristiani sono avvenuti in Uzbekistan questa settimana, secondo l’Alleanza Evangelica Mondiale – Commissione Libertà Religiosa.

Una donna è stata picchiata e ha riportato una commozione cerebrale, un’altra donna è stata condannata da un tribunale ad una multa di 1.465 dollari per aver dato un Nuovo Testamento ad un bambino, un uomo è stato minacciato con un’ascia da un funzionario di polizia, e un altro uomo è stato aggredito dalla polizia.

Via | ANS – Sabato 25 Giugno 2011

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Algeria, Contrordine: non sarà chiuso nessun luogo di culto di Chiese cristiane

“Contrariamente alle notifiche inviate lo scorso Maggio nessuna chiesa della Wilaya (dipartimento) sarà chiusa. Inoltre, come capo magistrato, sarò attento alla protezione e alla continuità delle attività culturali delle comunità protestanti della Wilaya di Bejaia.”

Con queste parole il prefetto Ahmed Hammou Touhami ha rassicurato Mustapha Krim, presidente della Chiesa Protestante d’Algeria. (EPA)

È il wali (prefetto) in persona che ha preso l’iniziativa di ricevere Mustapha Krim per discutere della situazione. Quest’ultimo ha approfittato dell’incontro per consegnare al magistrato un dossier contenente le misure adottate dalle chiese dell’EPA a livello locale e nazionale dal 2006.

Per Mustapha Krim questo cambiamento di situazione “è una risposta alla preghiera. Dobbiamo anche vedere che la sua notifica era piena di irregolarità. I testi di legge citati erano estratti dalla legge 06-03 del 2006 che sono vaghissimi e in contraddizione con la Costituzione che ci accorda il diritto alla differenza religiosa.”

Quando abbiamo ricevuto questi ordini di chiusura, “eravamo un po’ storditi per l’effetto sorpresa da una parte e all’idea che una tale cosa potesse concretizzarsi…Poi molto velocemente ci siamo mobilitati nella preghiera e abbiamo lasciato l’iniziativa a Dio. Signore, vedi la situazione e stendi la tua mano potente per cambiare il male in bene! Usa questa situazione per far conoscere la tua salvezza e la tua grazia!”

L’annullamento dell’ordine di chiusura è una nuova incoraggiante notizia per i cristiani algerini che sono sempre più discriminati dall’adozione dell’ordinanza 06-03 del 28 febbraio 2006 relativa alle pratiche del culto non musulmano.

Via | PortesOuvertes.fr

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Uzbekistan, “fuorilegge” chi possiede una Bibbia o prega in comunità

Pestaggi e minacce della polizia contro i cristiani che svolgono attività religiosa, o persino soltanto se hanno una Bibbia. Il lungo elenco delle violenze normali e quotidiane contro i fedeli cristiani.

Tashkent – Pestaggi e minacce: in Uzbekistan non ha soste la persecuzione contro i cristiani protestanti. Nell’Uzbekistan orientale a metà maggio la polizia ha percosso una donna aggredendola in casa sua, di fronte alla figlia, perché partecipa ad attività religiose cristiane. Lo denuncia l’agenzia Forum 18, che lo ha saputo da fonti locali che chiedono l’anonimato. Parecchi ospedali hanno poi rifiutato di curare la donna, intimoriti dalla polizia.

F18 ha chiesto notizie alla polizia locale, che però rifiuta di parlarne.

Nel Paese, persino possedere una Bibbia può essere un reato grave. La corte di appello di Tashkent ha condannato la cristiana battista Galina Shemetova a 2.486.750 som di multa (circa 1.015 euro, 50 volte la paga mensile minima) per avere prestato una Bibbia per bambini a un collega di lavoro. Per questo è stata accusata di proselitismo. La donna era stata anche percossa dalla polizia, ma di questo la corte di appello non ha voluto parlare.

Il protestante Anvar Rajapov è stato condannato il 14 aprile a una multa di 80 volte la paga minima perché la polizia gli ha trovato libri religiosi in casa. Il tribunale di Tashkent non gli ha notificato la condanna, ma la polizia gli ha tolto il passaporto e lo ha minacciato di morte se presenta appello. Ora Rajapov ha fatto una denuncia rivolgendosi direttamente al presidente del Paese Islam Karimov e alla Corte Suprema.

Sempre a Tashkent ad aprile la polizia e i corpi speciali segreti hanno operato perquisizioni a tappeto presso i cristiani battisti, sequestrando migliaia di testi religiosi.

Il 26 maggio la polizia ha arrestato a Tashkent i battisti Sergey Shilnikov e Amir Temur: avevano una Bibbia, 2 Vangeli di Giovanni e 2 altri testi religiosi. Sono stati accusati per avere introdotto o commercializzato in modo abusivo letteratura religiosa.

All’inizio di giugno le autorità del distretto di Hamza hanno cercato di convincere alcuni cristiani battisti a firmare una dichiarazione che il pastore Konstantin Malchikovsky e Anna Portova avevano venduto loro testi religiosi, senza poi pagare le tasse. Accusa punibile con 2 anni di carcere. Per convincerli, la polizia ha arrestato alcuni fedeli battisti, trattenendoli per ore senza accuse e hanno persino minacciato alcuni di arrestarne il figlio. I battisti si sono tutti rifiutati e le autorità indicate, interpellate da F18, non hanno voluto parlarne.

La Commissione della Nazioni Unite contro la Tortura ha denunciato che nel Paese violenze, torture e minacce contro la libertà religiosa sono “normali”. La legge sulla libertà religiosa rende difficile per i gruppi ottenere il riconoscimento e la legge considera illecita qualsiasi attività dei gruppi non riconosciuti, anche riunirsi in casa per pregare.

Fonte: AsiaNews/F18 – riprodotto con autorizzazione

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Eritrea: Testimonianza di cristiani che furono arrestati

La persecuzione in Eritrea è diventata dura per molti dei nostri fratelli. Prendiamo l’esempio di John e Paul.

John e Paul sono cristiani in Eritrea. John ha raccontato che cominciò a cercare Dio sotto l’influenza della sua sorella maggiore, perché i due erano molto vicini. La sorella di John lo portava alla scuola domenicale dove avrebbe potuto crescere nella fede. Insieme, i due partecipavano a studi biblici ed entrarono nella corale della chiesa.

Nello stesso periodo, John fu costretto a servire nell’esercito. Il governo già cominciava a imporre restrizioni alle chiese, ma non era così grave come lo è oggi. La persecuzione cominciò leggera e molti superiori nei campi militari confiscavano Bibbie, musica e messaggi su cassetta audio, con avvisi che ci sarebbe stata una interruzione delle attività “illegali”. Nel corso del tempo, riunioni ed evangelizzazione nei campi furono proibiti. Ma, anche così, i cristiani si riunivano in segreto.

John fu trasferito in un altro campo militare dove incontrò Paul. L’amicizia tra i due diventò più forte quando iniziarono a condividere la loro fede in Gesù e le dure restrizioni li avvicinarono ancora di più a Dio. Essi poi trovarono un gruppo che si riuniva in prossimità del campo e cominciarono a frequentare i culti. Tuttavia, la polizia scoprì le riunioni e arrestò tutti i partecipanti.

I due furono agli arresti per quasi due anni e poi furono trasferiti in carceri diversi, furono rinchiusi in un container di metallo per un anno. Da lì furono trasferiti in un’altra prigione. I due furono arrestati senza nessuna accusa formale e andarono da un carcere all’altro per quasi nove anni.

“Le nostre famiglie non avevano il permesso di vederci, i nostri genitori non sapevano se eravamo vivi né dove eravamo. Molti prigionieri morirono e furono sepolti senza che le loro famiglie lo sapessero. Tutte le prigioni sono le stesse per i cristiani: senza accuse, solo carcere per lunghi periodi.”

“Molte volte eravamo spinti a rinnegare la nostra fede, ma sempre abbiamo rifiutato. E quando questo avveniva eravamo puniti. A volte andavamo a lavorare sotto il sole caldo senza aver mangiato o bevuto nulla”

Dopo aver raccontato le pessime condizioni nelle carceri dove si trovavano e il duro lavoro che dovevano fare ogni giorno, continuavano a parlare e a sorridere: “Ma ancora abbiamo Gesù, e questo è ciò che più conta.”

Fonte: Missão Portas Abertas

Ricordatevi de’ carcerati, come se foste in carcere con loro; di quelli che sono maltrattati, ricordando che anche voi siete nel corpo. (Ebrei 13:3)

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Arabia Saudita: due cristiani incarcerati

Già da alcuni mesi due cristiani indiani si trovano in carcere in Arabia Saudita. Yohan Nese (31 anni) e Vasantha Vara (28 anni) sono stati arrestati e maltrattati dopo una riunione di preghiera con altri cristiani indiani. Sono sospettati di aver convertito dei musulmani al cristianesimo, ma non si sa quando saranno processati.

Secondo le fonti, le condizioni di Nese e Vara in carcere sono terribili. Non c’è spazio per sedersi e quando uno dorme, l’altro deve stare in piedi. Vara ha potuto contattare telefonicamente una volta il suo pastore in India. Ha detto di essere stato messo sotto pressione affinché si converta all’islam.

“Se devo morire per il mio Dio, morirò. Dio mi aiuterà”,

ha detto al suo pastore. L’ambasciata indiana a Riyad è stata aggiornata sulla situazione di Nese e Vara. Secondo le fonti, però, l’ambasciatore ha detto di non poter fare niente, perché si tratta di una questione religiosa. (CD)

Fonte: Porte Aperte, nr. 187, Maggio 2011, pag. 13

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