Il sogno di Tischendorf realizzato (ma solo in rete)

Un progetto internazionale per riunire le diverse parti del codice Sinaitico

di Silvia Guidi

Codex Sinaiticus On Line

Uno dei libri più preziosi al mondo sarà consultabile in rete; digitando www.e-manuscripts.org chiunque potrà rivivere l’emozione di Constantin von Tischendorf, il cacciatore di manoscritti biblici che nel 1844 ha scoperto il codice Sinaitico – uno dei testimoni su cui si fonda la nostra conoscenza della Bibbia greca (nella versione detta dei Settanta) – e leggere la splendida scrittura maiuscola che copre i quasi quattrocenti fogli di pergamena che compongono il testo (degi oltre settecento originari).
Abbiamo chiesto a Francesco D’Aiuto, che insegna Filologia e Storia bizantina all’università di Roma Tor Vergata e si è occupato spesso di manoscritti greci antichi e medievali della Bibbia, di illustrarci la storia affascinante e avventurosa di questo testo. Nel 2003, lavorando in mezzo ai manoscritti della Biblioteca Vaticana, D’Aiuto scoprì dei frammenti palinsesti di un manoscritto greco del iv secolo dell’era cristiana contenente una commedia di Menandro sino ad allora sconosciuta. Tre anni prima aveva collaborato all’allestimento per il Giubileo della grande esposizione di manoscritti biblici “I Vangeli dei Popoli”.

Il progetto del Sinaitico virtuale è molto ambizioso, ma in realtà per il momento solo una parte del codice è stata digitalizzata e messa a disposizione in rete…

Sì, in effetti questi sono soltanto i primi risultati di un progetto internazionale, che coinvolge la British Library, il Monastero di Santa Caterina sul Sinai, la Biblioteca Nazionale di San Pietroburgo e quella universitaria di Lipsia. Il progetto, secondo le previsioni, dovrebbe concludersi nel 2010, con il completamento della digitalizzazione del codice e con la messa a disposizione di tutti gli utenti della rete, credo gratuitamente, di immagini ad alta risoluzione dell’intero manoscritto: almeno per quel che ne è giunto sino a noi, e che ora si conserva diviso proprio fra le quattro biblioteche impegnate nel progetto. Perché in effetti il manoscritto, oltre ad aver subito nei secoli perdite che lo hanno mutilato gravemente, ha avuto anche vicende travagliate sin dal suo ritrovamento nel Monastero del Sinai alla metà dell’Ottocento: ed è per questo che i suoi fogli si trovano ora dispersi. Un motivo in più per attendere con impazienza il momento in cui le varie parti saranno ricomposte virtualmente. Dai nostri computer potremo finalmente sfogliare la copia elettronica del manoscritto come fosse ancora un insieme unico.

Sarà interessante anche per i non addetti ai lavori poter scorrere le immagini di questo manoscritto, ingrandire le annotazioni scritte a margine, vedere da vicino le correzioni interlineari…

Certo, è una grande emozione per chiunque. Neanche per gli specialisti è facile accedere a questi documenti. Manoscritti così antichi e importanti, e spesso in uno stato di conservazione tanto precario, sono trattati come cimeli dalle biblioteche che li possiedono. E allora per preservarli meglio per il futuro si finisce in genere per sottrarli alla consultazione diretta: ne viene negata la visione persino agli studiosi, a meno che non documentino di volerli esaminare per necessità di ricerca più che serie. E allora è chiaro che una digitalizzazione integrale può avere una funzione chiave per il rilancio degli studi su un simile manoscritto. Intendiamoci, non che il suo testo non sia stato finora trascritto, studiato e utilizzato in tutti i modi per stabilire il testo greco della Bibbia. Ma il fatto è che tutte le trascrizioni del Sinaitico finora compiute, tutti i facsimili litografici o fotografici che sono stati pubblicati a partire dalla sua scoperta ottocentesca, saranno chiaramente superati, quanto a fedeltà e utilità, dalle riproduzioni che saranno messe in rete. Immagini che potranno essere viste, riviste, controllate, e inoltre ingrandite per “entrarci” dentro, fin nel dettaglio più minuto. E agli specialisti, se non la visione diretta dell’originale, almeno una buona immagine del manoscritto ad alta definizione, può rivelare elementi che qualunque trascrizione del testo, o qualunque descrizione a parole del suo aspetto, non saprebbe restituire in alcun modo.

C’è da dire però che il lettore comune, anche se conosce il greco antico, troverà grosse difficoltà nel leggere il testo di questo manoscritto a partire dalle immagini che si vedono in rete.

Sì, è vero. La difficoltà non sta tanto nella scrittura, che è una bella maiuscola tutto sommato ben leggibile, in cui le singole lettere sono molto simili alle lettere greche maiuscole che oggi si usano per la stampa dei libri. Insomma, forme alfabetiche che sono familiari anche a chi abbia fatto semplici studi liceali di greco. L’ostacolo maggiore, invece, sta nel fatto che, secondo l’uso proprio dell’antichità e dell’alto medioevo, il testo è scritto come se fosse un’unica sequenza continuativa di lettere: non ci sono spazi bianchi a dividere l’una dall’altra le singole parole. D’altra parte, la lettura stessa, che in epoca antica avveniva di solito ad alta voce e non in maniera silenziosa e interiorizzata come oggi, doveva essere un grande aiuto per la comprensione del testo: che invece riesce difficile per noi, anche per altri motivi. Come se non bastasse, infatti, in questi manoscritti anche la punteggiatura è molto scarsa, e non conforme agli usi attuali, che si sono generalizzati solo dopo l’invenzione della stampa.
Un’aggravante ulteriore, poi, riguarda il greco: in manoscritti così antichi mancano quasi completamente gli accenti delle parole, così come sono assenti gli spiriti e tutti gli altri segni che a noi sono molto utili per distinguere parole greche che si somigliano, e dunque per comprendere meglio il testo. Lei capisce che, in queste condizioni, leggere e capire il testo greco di un manoscritto del genere può risultare molto difficile al lettore comune che non abbia fatto studi di filologia greca, e anche di paleografia.

Può spiegarci perché il Sinaitico è così importante?

In due parole, è uno di quei pochi manoscritti antichissimi che stanno alla base di tutte le nostre edizioni della Bibbia greca. Copiato su quattro colonne (su due per i libri poetici) contiene anche due testi patristici, la Lettera di Barnaba e il Pastore di Erma. Risale alla prima metà del iv secolo dell’era cristiana, insieme al codice b della Biblioteca Vaticana, il cosiddetto Codice Vaticano, altro pilastro della tradizione manoscritta della Bibbia Greca. Questi due codici – insieme all’Alessandrino della British Library che è più tardo, del v secolo, e a qualche altro manoscritto antico – ci permettono di avvicinarci quanto più è possibile alla data della composizione in greco degli scritti del Nuovo Testamento, e, più indietro, alla data della traduzione dall’ebraico in greco di quelli dell’Antico. La testimonianza offerta da questi manoscritti di pergamena, arrivati fino a noi più o meno integri attraverso i secoli per via di conservazione bibliotecaria, viene affiancata poi dai papiri biblici estratti nell’ultimo secolo e mezzo dalle sabbie del deserto egiziano: papiri anch’essi di grande valore, sebbene spesso frammentari e mal ridotti, e in parte più antichi di quei grandi manoscritti pergamenacei.
È dal confronto critico fra tutti questi testimoni, su pergamena o su papiro, che nasce il nostro testo greco a stampa della Sacra Scrittura: un testo che grazie a questo serrato confronto (parola per parola, lettera per lettera), si cerca di emendare dai guasti e dalle modificazioni che ha subìto nei secoli.
Perché, si sa, copiando a mano si modifica sempre, consapevolmente o no, ciò che si trascrive. E gli errori e i mutamenti si moltiplicano quanto più ci si allontana, con le copie delle copie, dall’originale. Fra tutti gli altri manoscritti, allora, il Sinaitico e il Vaticano codice B della Vaticana hanno un’importanza fondamentale e godono di un’autorevolezza indiscussa, sia per la loro antichità sia per il comune ambito storico-culturale in cui probabilmente sono stati realizzati.

Quindi si deve pensare a una probabile origine comune dei due manoscritti?

Si tratta, in realtà, di una vecchia ipotesi, che è stata di recente ribadita, in un articolo del 1999 nel “Journal of Theological Studies”, da un noto papirologo e biblista scomparso nel 2003, Theodore Cressy Skeat. L’ipotesi è che il Vaticano e il Sinaitico siano le due uniche superstiti fra le cinquanta Bibbie che, come sappiamo, l’imperatore Costantino (306-337), il primo imperatore romano ad abbracciare il cristianesimo, commissionò a Eusebio vescovo di Cesarea di Palestina, per farne dono alle chiese di Costantinopoli: ovvero, di quella nuova capitale imperiale che era stata da lui fondata sul Corno d’Oro, sul sito dell’antica colonia greca di Byzantion. Insomma, la città che conosciamo anche come Bisanzio, cioè la capitale di quell’impero bizantino che, in fondo, non rappresenta altro che l’ininterrotta continuità politica e istituzionale della pars Orientis dell’impero romano, per altri mille anni dopo la cosiddetta fine dell’impero romano d’occidente.. Ora, l’ipotesi che i due venerandi manoscritti biblici di cui abbiamo parlato – e che effettivamente per la loro scrittura si possono attribuire al iv secolo – siano parte della committenza libraria di Costantino, e che dunque abbiano visto la luce a Cesarea di Palestina, sotto la direzione di Eusebio, trova sostegno in una serie di indizi di varia natura, e in nuove osservazioni sui manoscritti.

Quali sono gli elementi a favore dell’ipotesi “costantiniana”?

Tralascio tutta una serie di elementi di natura testuale, difficili da riassumere qui: spunti suggestivi, ma non dirimenti. Forse l’indizio più interessante sta in un dato materiale dei due manoscritti: perché Theodore Cressy Skeat riconosce, in alcune sezioni di ambedue i manoscritti, uno stesso calligrafo. In effetti, questa identificazione della mano del copista sembra piuttosto plausibile (nonostante la difficoltà di confronto fra i due codici, perché il manoscritto Vaticano fu completamente ripassato secoli più tardi per ravvivarne l’inchiostro, ormai sbiadito). E anche la notevole somiglianza di disegno fra gli elementi decorativi che incorniciano i titoli dei singoli libri biblici, in entrambi i manoscritti, pare confermarlo.
Allora, saremmo di fronte a una prova del fatto che, se non altro, ambedue i manoscritti, due libri di gran lusso, sono prodotto di uno stesso raffinato atelier di calligrafia del iv secolo: un atelier in cui si trascrisse più volte lo stesso testo biblico in una sorta di edizione di prestigio. A questo punto, ci si deve chiedere dove, e per chi. E il passo che porta alle Bibbie di Costantino diventa breve.

Una storia affascinante. Come pure affascinanti, quasi da romanzo poliziesco, sono le vicende più recenti, che portarono il Sinaitico dal Monastero di Santa Caterina sul Sinai all’attuale dispersione dei suoi fogli fra Lipsia, San Pietroburgo e Londra.

Sono vicende intricate, in effetti. Si tratta, fra l’altro, di una storia ancora controversa, che tocca diverse suscettibilità a livello nazionale e istituzionale. Provo a riassumerla in breve, partendo dal momento della scoperta del codice. Fu il biblista tedesco Constantin von Tischendorf (1815-1874), che, nel corso di un viaggio in Egitto intrapreso nel 1844, scoprì nel monastero di Santa Caterina sul Sinai una prima parte del manoscritto: già allora doveva essere smembrato e non conservato nel migliore dei modi. Avendone subito capito l’importanza, ottenne dai monaci il permesso di portarne 43 fogli a Lipsia, dove curò la riproduzione in litografia e la pubblicazione di quella parte.
Tischendorf tornò più tardi, nel 1859, sul Sinai: vi ritrovò, insieme ad altri fogli che aveva già visto nel 1846, anche il grosso del codice, almeno per quanto ancor oggi ne sopravvive. Grazie all’appoggio dell’ambasciatore russo a Costantinopoli, il principe Lobanov-Rostovskij, ottenne in prestito anche il resto del manoscritto, che stavolta portò a San Pietroburgo, dove nel 1862 ne pubblicò un facsimile litografico in quattro volumi.
Sponsor di Tischendorf era diventato, a questo punto, lo zar Alessandro ii. E nel 1869, infine, dopo complesse trattative non ancora del tutto chiarite, lo zar ottenne definitivamente in dono il codice dal monastero di Santa Caterina sul Sinai, che contestualmente ricevette una donazione di ben novemila rubli. Non che non si fossero alzate voci di protesta, e chiacchiere sulla presunta illiceità del trasferimento del codice a San Pietroburgo; ancor oggi ufficialmente le autorità sinaitiche considerano il manoscritto come sottratto da Tischendorf illegalmente.
Ma ultimamente nuove ricerche negli archivi russi, i cui primi risultati sono stati resi noti solo nel 2006 da una giovane studiosa, Anna Zakharova, confermano che questa sorta di transazione avvenne, alla fine, con il consenso dei monaci. Quando l’insieme della documentazione russa sarà pubblicato, forse capiremo se e quali pressioni ci siano state sulle autorità del monastero perché giungessero alla decisione di donare il manoscritto, del cui valore i monaci erano ormai ben consapevoli.

Dunque, prima Lipsia, poi San Pietroburgo.

Ma soprattutto Londra. Perché la storia delle peregrinazioni del codice non è finita qui. Dopo la rivoluzione russa, motivi certamente ideologici, oltre che finanziari, indussero Stalin a disfarsi di questa preziosissima Bibbia. Così, passando per un antiquario londinese, nel 1933 il grosso del codice, ovvero la parte fino ad allora conservata a San Pietroburgo, raggiunse il British Museum, venduto per centomila sterline. A San Pietroburgo, come una specie di campione per usi di studio, restarono solo cinque fogli del manoscritto… Ma ancora non basta: il monastero del Sinai, una trentina di anni fa, ha avuto dalla storia come una sorta di risarcimento simbolico. Nel 1975, nel corso di alcuni lavori di ristrutturazione sotto la cappella di San Giorgio, venne alla luce un vano murato che era rimasto sigillato più di un secolo: conteneva centinaia di vecchi manoscritti e frammenti di codici. Evidentemente quella stanza, prima di essere murata, era divenuta, per un certo periodo, una sorta di “cimitero” di libri rotti, o di fogli strappati di cui non si sapeva più la provenienza. Testi che, chissà, magari non erano stati definitivamente distrutti per rispetto, perché forse contenenti il nome o la Parola di Dio: in fondo, quella dei “cimiteri librari”, o genizah, è un’usanza ben nota.
Insomma, con tante altre scoperte molto interessanti che in gran parte aspettano ancora di essere pubblicate, da quella stanza murata vennero fuori anche dodici fogli, con altri frammenti più piccoli, del nostro Sinaitico. Ecco perché, nonostante tutto, il monastero del Sinai può oggi vantare il possesso almeno di una piccola parte del manoscritto. E c’è soprattutto da rallegrarsi del fatto che alla fine, messe da parte le dispute sul possesso e superando le gelosie istituzionali sui diritti di copyright per le immagini dei manoscritti, le quattro biblioteche che conservano fogli del codice abbiano deciso di collaborare per questo progetto comune. Che non ha solo un valore scientifico, ma, per forza di cose, finisce per avere una coloritura ecumenica, riunendo intorno a questa veneranda Bibbia studiosi e bibliotecari di diverse confessioni: un bel segno di intesa fra cristiani.

Fonte: L’Osservatore Romano 9 luglio 2008

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[Video] Confutazione del Giubileo Cattolico Romano

‘Il Giubileo del 2000’

Confutazione di uno dei più grandi inganni perpetrati dalla Chiesa Cattolica Romana a danno di miliardi di persone, vale a dire il Giubileo, che è un’indulgenza plenaria, che è strettamente collegato all’altro grande inganno che è il purgatorio.

Parte 1

Parte 2

Israele/ Gerusalemme, sognando il Tempio si tessono le vesti

Arriva la sartoria per i ‘preti del ritorno’

Gerusalemme, 7 lug. (Ap) – La ricostruzione del Tempio del Monte resta un miraggio; o un incubo, a seconda dei punti di vista. Ma Gerusalemme c’è chi si prepara. Cucendo i vestiti per i ‘nuovi preti’ del luogo simbolo dell’ebraismo che duemila anni fa le legioni romane distrussero per la seconda volta (cinquecento anni prima lo avevano fatto i babilonesi, ma allora fu ricostruito).

La sartoria del Terzo Tempio, al quale “col volere di Dio” dovrebbero lasciar spazio la Moschea di Al Aqsa e gli altri santuari islamici edificati nella Città Vecchia, è entrata ufficialmente in funzione la scorsa settimana. Prima, lavorava solo a scopo didattico-museale, producendo a mano e secondo tutti i dettami dei Libri Antichi. Adesso è arrivata l’autorizzazione dei rabbini a utilizzare un telaio meccanico e “siamo impegnati a realizzare praticamente e a tutti gli effetti i Comandamenti divini”, spiega il direttore del Temple Institute.

Volgarmente detto, i vestiti old-fashion adesso sono in vendita. I sarti lavorano su ordinazione, la clientela è quella dei discendenti di Aaron, gli eredi di quelli che furono i preti del Tempio e che dovrebbero essere gli officianti del Terzo. Per il momento, ne tengono viva la memoria e per poco più di 500 euro possono mettere nel loro armadio la veste da indossare ‘quando’ (il ‘se’ non è in questione) Dio vorrà.

Solo una piccola provocazione? Nel dubbio, l’ex massima autorità religiosa islamica di Gerusalemme e ora consigliere del presidente palestinese Abu Mazen per le questioni che riguardano la Città Santa, tuona: “Se parlano di costruire il Terzo tempio, significa che vogliono distruggere le Moschee. E se lo fanno – commenta Adnan Husseini – di troveranno 1 miliardo e mezzo di nemici. E’ per volontà di Dio che questo è un luogo dove i muslamni pregano: devono rispettarla”.

Fonte: Alice Notizie

Foto: The Temple Institute

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Pechino 2008, Bibbie gratis per atleti e spettatori

La stampa internazionale aveva scritto che la Bibbia era stata inserita dalla Cina nella “lista nera” degli oggetti pericolosi, e dunque vietati, alle Olimpiadi 2008. Così il Paese, per rispondere ufficialmente alle provocazioni, ha deciso di fare proprio il contrario e ha annunciato Bibbie gratis per tutti, atleti e spettatori.

Decine di migliaia di copie della Bibbia e dei Vangeli, dunque, riporta il quotidiano China Daily, sono state appositamente stampate per l’occasione. Le chiese e gli altri luoghi di culto della capitale cinese saranno del tutto accessibili e funzionanti, hanno assicurato le autorità.”Per la prima volta Vangeli e opuscoli religiosi avranno inoltre stampato un logo olimpico”, ha detto Xu Xiaohong, un funzionario del Consiglio cristiano di Shanghai.

Fonte: Gazzetta di Parma

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La gallina e le Bibbie – Una storia vera dalla Cina

La nostra chiesa contava 22 membri ed eravamo tutti imparentati. Durante la Rivoluzione Culturale (1966-1976) il capo della famiglia, mio nonno, dovette lavorare in campagna insieme a un vecchio pastore. Mio nonno si convertì assistendo alla morte di quell’uomo. Diceva sempre: “Non ho mai visto morire una persona in modo migliore”.

Gli altri ottanta uomini della comune trattavano male il pastore. Era picchiato ogni giorno e doveva partecipare a riunioni dove tutti quanti lo ingiuriavano chiamandolo “porco capitalista” e “idiota che crede alle favole”. Secondo mio nonno però il pastore non faceva altro che sorridere.

Lavorando con mio nonno in campagna aveva l’opportunità di parlargli senza essere disturbato. A quel tempo si dormiva nei dormitori. Sia mio nonno che il pastore non erano sposati e dormivano nello stesso letto a castello, uno sopra e l’altro sotto. Il pastore era abituato a recitare versetti biblici durante tutta la giornata e la sera si addormentava cantando al Signore, ma a voce molto bassa per non dare fastidio a nessuno. Infine morì a causa di una malattia intestinale, cantando. “Non smetteva mai di cantare”, raccontava mio nonno. Nel momento in cui il pastore stava per esalare l’ultimo respiro, mio nonno vide il suo volto splendente di gioia ed estasi. Disse: “Quanto è bello il posto dove sto andando!” E con queste parole morì.
Mio nonno ne fu molto impressionato. Aveva militato nell’esercito di Chang Kai Chek (che combatteva contro Mao Tse Tung) e aveva visto morire tante persone, ma nessuno come quel pastore. Di notte aveva l’impressione di sentire ancora cantare dal letto sotto il suo, guardava giù ma il letto era vuoto. Poco tempo dopo anche lui cominciò a credere in Dio.

Mio nonno aveva una memoria straordinariamente forte. Quando i suoi familiari lo visitavano nella sua capanna nella provincia Gansu, egli parlava loro di Cristo con l’aiuto dei versetti biblici che aveva imparato dal vecchio pastore. Eravamo molto poveri e abitavamo in un villaggio remoto. Mangiavamo solo riso e verdure, la carne non c’era mai. Solo una persona nel villaggio aveva qualche pollo.

Testi sacri

Nel 1995 mio nonno ci convocò tutti quanti, all’aperto perché non c’era nessuna casa che potesse contenerci tutti. “Ho brutte notizie”, disse. “Già da quindici anni vi parlo di Cristo attingendo fra i miei ricordi ciò che ho imparato da quel pastore. Ora però devo dirvi che non posso più insegnarvi niente di nuovo. Ho imparato circa 500 versetti da quel pastore e ve li ho spiegati tutti per ben cento volte. E’ ora che cerchiamo gli altri testi sacri”.
Ci guardammo stupiti, sembrava una cosa impossibile. Non sapevamo neanche che ciò che stavamo cercando si chiamasse “Bibbia”. Per quanto ne sapevamo ci potevano essere migliaia di raccolte di testi sacri, come quelli dei taoisti.
“Chi dovrebbe procurarci quei testi?” chiedemmo al nonno.
“Dio stesso”, rispose, “e noi dobbiamo pregare per questo”.
Pregammo, pregammo e pregammo, per due anni, ma non successe niente. Mio nonno continuò ad avere fede, altrimenti noi l’avremmo persa. Egli perseverò e disse: “Dio ci mette alla prova per vedere se vogliamo servirLo veramente. Dobbiamo continuare ad avere fiducia e perseverare”.

La gallina schiamazzante

Una domenica, mentre alcuni di noi stavano pregando, una gallina entrò nella nostra casa. Schiamazzando rumorosamente ad un tratto depose un uovo. In quel periodo c’erano anche altri compaesani che avevano polli, perciò non sapevamo di chi era quella gallina. Perciò mio nonno legò una piccola banconota del valore di un uovo a una zampa della gallina, che con testa alzata lasciò la casa come se fosse stata offesa. Sapevamo che sarebbe tornata dal suo padrone.
Meno di un’ora dopo sentimmo urlare qualcuno. “Chi ha legato soldi alla zampa della mia gallina?” disse una voce agitata. Mio nonno rispose senza esitazione: “Sono stato io”.
L’uomo entrò nella nostra casa. Lo riconoscemmo come un nostro compaesano, ma era seguito da un altro uomo ben vestito e curato che con voce educata disse: “Sono un alto dirigente del Partito Comunista a Pechino”.
Ci spaventammo. Cosa voleva quell’uomo?

“Vuol dire una Bibbia?”

“In tutta la mia vita non ho mai visto tanta onestà”, spiegò. “Questo è meraviglioso.
Sono appena venuto da Pechino per visitare mio fratello, dopo che mi hanno tradito e ingannato. Ho perso molti soldi”.
Si rivolse a mio nonno e disse: “Il mio governo ha urgentemente bisogno del suo spirito di onestà disinteressata. Vorrei che ci fossero più persone come lei in Cina. Mi dica, come mai è così onesto?”
A mio nonno bastarono solo due parole per rispondere: “Gesù Cristo!”
Celando un sorriso l’ufficiale comunista chiese: “C’è qualcosa che io possa fare per lei?”
Con la franchezza propria della sua vecchiaia mio nonno rispose: “Vorremmo avere i testi sacri di Cristo”.
L’ufficiale lo fissò con uno sguardo scrutatore. “Cosa intende per testi sacri? Forse desidera una Bibbia?”
Fu un comunista a farci capire che si chiamava Bibbia! Di nuovo la franchezza di mio nonno mi stupì. “Potrebbe procurarcene una?” chiese all’ufficiale.
Ora l’ufficiale sorrise apertamente e rispose: “Vedrò ciò che potrò fare”.

“La gallina ha deposto le Bibbie”

Lui tornò a Pechino, ma non successe niente. Passarono dei mesi e noi continuammo a pregare. Nell’autunno del 1998, arrivò un giovane al nostro villaggio che chiese di noi. Lo facemmo entrare; poi il giovane prese sette Bibbie nuove di zecca dalla sua borsa; una era scritta a caratteri grandi, quella era per mio nonno. Le altre sette avevano caratteri più piccoli ed erano per noi. Facevamo fatica a leggerle, perché di istruzione ne avevamo avuta ben poca.
“Come ci hai trovati qua?” chiedemmo.
“Appartengo a un movimento di comunità familiari. L’anno scorso uno dei nostri conduttori è stato arrestato a Pechino. In prigione però è stato visitato da un alto funzionario che gli ha detto: “Se ti faccio rilasciare, mi prometti di portare una Bibbia a un anziano e alla sua famiglia nel Gansu?’ Il nostro pastore ha promesso di farlo. Il giorno successivo l’hanno rilasciato dandogli un pezzo di carta con il vostro indirizzo”.
E per questo diciamo: “La gallina ha deposto le Bibbie”.

Fonte: Porte Aperte, 159, luglio 2008, pag. 5,6,10

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