Omicidio Reggiani: polizia romena individua testimone chiave

BUCAREST (12 febbraio) – La polizia romena ha individuato nella provincia di Sibiu (centro) un testimone-chiave sull’omicidio di Giovanna Reggiani, avvenuto lo scorso ottobre a Roma e per cui è accusato un cittadino romeno di etnia rom originario di questa provincia, Nicolae Romulus Mailat. Senza rivelarne il nome, la tv romena Realitatea annuncia che l’uomo, di 50 anni, sostiene di aver assistito all’aggressione. L’uomo afferma che, dopo aver colpito Giovanna con un oggetto contundente, Mailat le avrebbe rubato la borsa, abbandonando quindi la donna per strada. Secondo il giornale Evenimentul zilei, anche il testimone è un rom. Il quotidiano cita inoltre i procuratori romeni stando ai quali il testimone, che accompagnava Mailat, ha raccontato come, «arrivati nel campo, si sono divisi i beni rubati, il testimone ha preso il telefonino di Giovanna, che ha poi rivenduto ad un cittadino di Sibiu alla fine dello scorso mese».

A fine gennaio, in effetti, la polizia romena aveva scoperto in possesso di una persona di Sibiu il cellulare rubato durante l’aggressione alla Reggiani. Il testimone ha negato che la donna sia stata stuprata.

Ai sensi della legge romena l’uomo, attualmente in libertà, potrebbe essere accusato di occultamento di prove e favoreggiamento. Gli inquirenti romeni, che aspettano una decisione dei colleghi italiani nel caso del testimone, hanno precisato che «nei suoi confronti potrebbe essere emesso un mandato di cattura europeo in base al quale poi estradarlo a Roma».

Fonte: Il Messaggero

Aggiornamento 20.02.2008Omicidio Reggiani: «Tre assistevano senza aiutarla E una di loro era la donna che incastrò Mailat» – Il Messaggero

Aggiornamento 21.02.2008“Buttata in un fosso così morì la Reggiani” – Repubblica

REGGIANI; GIP A PM: CONTESTARE A MAILAT ACCUSA VIOLENZA SESSUALE – Apcom.net

Aggiornamento 22.02.2008Omicidio Reggiani, nuovi sviluppi dai verbali dei soccorritori – Il Messaggero

Aggiornamento 06.03.2008CASO REGGIANI: PM CONTESTA A MAILAT ANCHE VIOLENZA SESSUALE – Adnkronos

Aggiornamento 23.04.2008ROMA: OMICIDIO REGGIANI, UDIENZA GUP 11 GIUGNO – Adnkronos

Aggiornamento 11.06.2008Delitto Reggiani, il romeno Mailat rinviato a giudizio – Corriere.it

Aggiornamento 25.09.2008Omicidio Reggiani, via al processo a Mailat – Il Messaggero

Aggiornamento 06.10.2008Omicidio Reggiani, un agente: «Mailat era sporco di sangue, sotto il suo letto la borsa della vittima» – Il Messaggero

Aggiornamento 08.10.2008Difesa Mailat: «Reggiani aggredita da più persone»
Agente: «Da reperti impossibile estrarre Dna»
– Il Messaggero

Aggiornamento 22.10.2008Delitto Reggiani: attesa sentenza – Tgcom

Aggiornamento 28.10.2008Omicidio Reggiani, pm chiede ergastolo per Mailat Mercoledì la sentenza – Il Messaggero

Aggiornamento 29.10.2008Omicidio Reggiani, il giorno della sentenza Mailat in lacrime: «Le ho solo rubato la borsa» – Il Messaggero

Aggiornamento 24.12.2008«La Reggiani resisteva. Sconto di pena a Mailat» – Corriere.it

Aggiornamento 15.04.2010 – Omicidio Reggiani, Cassazione ha deciso
l’ergastolo per Mailat diventa definitivo
– Il Mattino

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Lista non esaustiva di cristiani eritrei prigionieri – febbraio 2008

Il regime comunista del Presidente Isayas Afewerki ha bandito tutte le chiese protestanti indipendenti nel maggio del 2002, quantunque anche degli ortodossi abbiano incontrato difficoltà. Attualmente si stima che più di 2.000 cristiani evangelici siano detenuti in diversi posti del paese. Il 23 settembre del 2005, l’Eritrea è diventata la prima nazione ad essere sanzionata dal Dipartimento di Stato americano per il suo rifiuto di prendere posizione contro la violazione dei Diritti dell’Uomo.

Prigionieri

DANIEL HEILEMICHEL

Questo pastore di una chiesa carismatica è stato portato via da casa sua il 23 febbraio del 2006 e incarcerato ad Asmara. A quel tempo era sposato solo da un mese e sua moglie è molto preoccupata.

DAWIT MESGHENA

Membro della Chiesa Rema a Adi-Segdo, è stato arrestato a casa sua dalla polizia militare il 5 luglio del 2004 senza spiegazione e condotto in un campo militare vicino ad Asmara.

DEMOZE AFWERKI

Cristiano luterano arrestato il 18 marzo del 2005.

ELSA GHERMAY (1974)

Membro della Chiesa del Pieno Evangelo, è stata arrestata il 5 luglio del 2004 mentre testimoniava della sua fede sul ciglio di una strada. È stata condotta nella prigione militare di Mai Serwa.

FUTSUM GEBRENIGUS, Dr.

Pastore arrestato ed imprigionato nel 2005.

HABTEAB OQBAMICHAEL

Uno dei leader della Chiesa Rema, arrestato a casa sua nel marzo del 2004 contemporaneamente a sua moglie e ai loro cinque figli. È detenuto nella prigione Adi-Abeto, vicino ad Asmara. Niente notizie sulla sorte della famiglia. (Informazione aprile 2005)

HABTOM TESFAMICHEL (1950)

Questo pastore della Chiesa del Pieno Evangelo ad Asmara è stato messo in guardia a vista il 23.01.2007. Era succeduto al pastore Weldou Kidane, incarcerato nel marzo del 2005. Tesfamichel è ora incarcerato nel funesto centro di indagine di Wongel Mermera.

HAGOS ABRAHA

Pastore della Chiesa del Pieno Evangelo, incarcerato nel 2005.

HAILE NAIZGI

Uno dei pastori principali della Chiesa del Pieno Evangelo, arrestato il 23 maggio del 2004 e detenuto senza capo d’accusa ad Asmara. È sposato e padre di 4 figli.

ISAAC MEHARI

Pastore della Chiesa Kale Hiwot, arrestato il 13 marzo del 2005.

IYOB BERHE

Questo pastore della Chiesa Kale Hiwot è stato arrestato nel 2006. Ad inizio del 2007, ha dovuto essere ricoverato nel reparto di cure intensive dell’ospedale locale in seguito ai maltrattamenti subiti nelle mani dei militari. Rifiuta di firmare una dichiarazione di rinuncia alla sua fede e alle sue attività evangeliche.

KELETE

Uno dei leader della Chiesa Rema, arrestato a casa sua il 17 marzo del 2004 contemporaneamente a sua moglie, ai loro sei figli e a suo suocero mentre pregavano in famiglia. Sono stati condotti nella prigione Adi Abeto, vicino ad Asmara.

KIDANE GEBREMESKE

Pastore della Chiesa del Pieno Evangelo, incarcerato nel 2005.

KIDANE WELDOU (1950)

Pastore della Chiesa del Pieno Evangelo, è scomparso ad Asmara nel marzo del 2005. La sua famiglia e la sua chiesa ignorano dove sia detenuto. È sposato e padre di quattro figlie.

KIFLU GEBREMESKE Dr.

Uno dei pastori principali della Chiesa del Pieno Evangelo, arrestato il 23 maggio del 2004 e detenuto senza capo d’accusa ad Asmara.

LEAREMEDHIU, Rev.

Pastore arrestato ed incarcerato nel 2005.

MEAZA ARAY (1970)

Membro della Chiesa del Pieno Evangelo, è stata arrestata per la seconda volta nel luglio del 2004 mentre testimoniava sul ciglio di una strada ad Asmara. È detenuta nella prigione militare di Mai Serwa.

SAMUEL OGBAZGHI

Pastore arrestato ed incarcerato nel 2005.

TESAFA ARAYA

Membro della Chiesa Rema a Adi-Segdo, è stato arrestato a casa sua dalla polizia militare il 5 luglio del 2004 senza spiegazione e condotto in un campo militare vicino ad Asmara.

TESFATSION HAGOS

Uno dei pastori della Chiesa Rema, arrestato nel maggio del 2004 e detenuto senza capo d’accusa nella prigione di Wongel Mermera, ad Asmara. (Informazione aprile 2005)

TEWELDE GEBREAB

Pastore della Chiesa del Pieno Evangelo, imprigionato nel 2005.

TEWELDE HABTEZION

Pastore arrestato ed imprigionato nel 2005.

YOHANNES TESFAMICHAEL

Pastore della Chiesa della Nuova Alleanza, arrestato nel 2005.

Fonte: Portes Ouvertes CH – Liste de prisonniers, Erythrée, 07.02.2008

Ricordatevi de’ carcerati, come se foste in carcere con loro; di quelli che sono maltrattati, ricordando che anche voi siete nel corpo. (Ebrei 13:3)

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La Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia è a favore dell’aborto

Fratelli e sorelle che amate e temete Dio, levate la vostra voce contro questi cosiddetti Evangelici, riprovando le loro empie parole

A tutti coloro che si riconoscono nella posizione della FCEI dico:

Convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvage! Altrimenti Dio vi chiederà conto del sangue innocente che viene sparso con il vostro consenso!

In un comunicato stampa dell’Agenzia di stampa NEV del 3 Gennaio 2008, la signora Letizia Tomassone, vicepresidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), ha affermato quanto segue:

‘L’autonomia riproduttiva delle donne è uno dei diritti umani fondamentali. Non si possono obbligare le donne ad avere figli o a portare avanti gravidanze indesiderate … Un figlio, una figlia sono iscritti nel desiderio della madre che disegna con la creatura concepita una relazione densa di significato e di vita. Quando questo non avviene, perché il concepimento è frutto di violenza o di frettolosa superficialità ed errore, la donna deve essere messa in grado di interrompere la gravidanza. Fino a quel momento sono infatti in gioco la responsabilità e la libertà che lei ha sviluppato nella sua vita. Per questo il senso di libertà individuale, che è riconosciuto e considerato oggi in Occidente come il fondamento del diritto civile, fa parte della costruzione della dignità femminile. La donna non è un puro contenitore di vita concepita altrove. E’ un soggetto libero che crea relazione con questa vita. Negare che l’interruzione di gravidanza si inserisca in questo processo relazionale significa riportare le donne a un obbligo biologico che non ci appartiene più.’

Tratto da: LaNuovaVia.org

Migliaia di profughi ciadiani in Camerun – Messaggio di Robert Goyek, presidente dell’Église fraternelle luthérienne du Cameroun (EFCL) alle Chiese d’Europa

Messaggio di Robert Goyek, presidente dell’Église fraternelle luthérienne du Cameroun – EFCL (n.d.t. Chiesa Fraterna Luterana del Camerun) alle Chiese d’Europa

Garoua, mercoledì 6 febbraio 2008

Carissimi amici e partner,

Vi ringraziamo per le vostre reazioni immediate in seguito all’appello per aiutare i profughi ciadiani che arrivano nel nord Camerun in questo momento.
In risposta alle domande di coloro tra voi che desidererebbero avere più informazioni su questa tragedia, vi facciamo sapere che il numero di persone provenienti dal Ciad che si sono rifugiate nel Nord Camerun è di 52.000 persone, secondo la cifra pubblicata stamattina, mentre ieri si parlava ancora di 25.000.

Nonostante il ritiro dei ribelli, la popolazione ciadiana non ha fiducia in una tregua durevole e non pensa per il momento di tornare nel suo paese. Infatti gira voce che i ribelli si siano ritirati per meglio rifornirsi di munizioni e che torneranno per attaccare la città.
Per quanto riguarda i soccorsi, gli organismi come la Croce Rossa e l’Alto Commissariato per i Rifugiati (HCR) hanno cominciato a mobilitarsi per tentare di far fronte alla situazione, ma la loro azione è molto insufficiente in rapporto all’afflusso di profughi che sono venuti a raddoppiare la popolazione abituale della città di Kousseri in Camerun.

In questo momento, l’EFLC ha istituito il suo servizio di sviluppo locale per fornire alla popolazione, che è accolta nei suoi locali, alcuni sacchi di cereali che rappresentano ben poca cosa in rapporto al numero di persone da sfamare. I nostri membri della Chiesa dislocati sul posto ci informano già della presenza di malattie legate alla mancanza di cibo e acqua, e di colera.

Quanto alla mobilitazione religiosa, è un panico generale. Ogni congregazione cerca di fare a modo suo per soccorrere le popolazioni che affluiscono per trovare rifugio nelle chiese. Bisogna dire che questa catastrofe ha sorpreso tutti, a tal punto che i responsabili religiosi si arrangiano con quel che c’è per garantire un aiuto tempestivo alla popolazione rifugiata.
Bisogna anche precisare che l’EFLC è la Chiesa cristiana più radicata nella città di Kousseri, a maggioranza musulmana. Quattro pastori dell’EFLC servono nella città di Kousseri, ognuno prestando le proprie funzioni in quattro parrocchie.

La parrocchia del centro è situata a soli 600 m dal ponte che collega Kousseri a N’Djamena. Essa è la più toccata dall’affluenza della popolazione rifugiata con già più di 1.500 persone rifugiate sul terreno parrocchiale, nella casa, nella scuola elementare della Chiesa recentemente aperta. Le altre parrocchie accolgono ognuna circa 500/600 persone. Ma il numero non fa che aumentare di ora in ora.

Quanto ai bisogni giornalieri della popolazione sinistrata, c’è un urgenza di generi alimentari e di acqua. L’unico rubinetto d’acqua che la Chiesa ha nella sua parrocchia del centro, è stato aperto dall’inizio dell’arrivo dei primi profughi fino ad oggi. I cereali sono gli elementi più importanti e urgenti per nutrire questa popolazione.

In seconda priorità nell’urgenza umanitaria c’è il prendersi cura dei problemi di salute. E per ultimo il problema degli abiti.

Per l’alloggiamento dei profughi, stiamo preparando sul posto la grande tenda di 2.000 posti a sedere appartenente alla Chiesa, che potrebbe permettere di accogliere 600 famiglie. Il camion di 7.5 tonnellate che abbiamo ricevuto da Kerkinactie (Missione delle Chiese Protestanti Olandesi) ci permetterà in una maniera o nell’altra di rifornire questa popolazione di viveri.

Vi ringraziamo in anticipo di venire in aiuto a questo popolo così bisognoso col vostro sostegno finanziario, ma anche con le vostre preghiere e affinché la situazione di queste famiglie di rifugiati trovi rapidamente una via d’uscita. Grazie per la vostra buona collaborazione.

Robert Goyek
Presidente dell’EFLC

Fonte: FPF, Fédération Protestante de France, 6 febbraio 2008

Nella foto: profughi ciadiani in Camerun – REUTERS/Alistair Thomson (CAMEROON)

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La comunità cristiana di Gaza vive sotto pressione

Dal giorno dell’omicidio del gestore della libreria cristiana di Gaza, Rami Ayyad, avvenuta il 7 ottobre scorso, la minoranza cristiana di Gaza vive in un clima di palpabile paura. Diverse famiglie cristiane sono state evacuate perché minacciate di morte dai militanti islamici. Altri cristiani sono scappati o stanno cercando di scappare visto il progressivo deteriorarsi delle condizioni di vita a Gaza. Rami Ayyad, 30 anni, ha lasciato due figli piccoli e la moglie, Pauline, incinta.

All’inizio di gennaio, Pauline, i suoi due figli George e Wisam e la sua famiglia allargata hanno fatto ritorno a Gaza, dove hanno ritrovato i collaboratori della Società Biblica Palestinese. Pauline ha programmato il parto cesareo per la prima metà di febbraio, ma sono in aumento la violenza e il caos a Gaza, scarseggiano anche il cibo e le medicine. Anche l’energia elettrica è intermittente e ciò rende gli ospedali non affidabili. Nonostante abbiano i generatori, spesso per carenza di carburante non sono operativi.

Hanna Massad, il pastore della Chiesa Battista di Gaza, è uno dei cristiani temporaneamente non residenti a Gaza. Diverse volte ha tentato di rietrarvi la domenica mattina per predicare in chiesa, ma alla frontiera gli è sempre stato negato l’accesso.

Fonte: Porte Aperte Italia

Nella foto: Pauline, George e Wisam Ayyad

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