State lontani da ‘Il Rifugio’ (The Shack): è pieno di menzogne
Il libro reclamizzato dalla C.L.C.
In inglese ha il titolo di ‘The Shack’, ed un romanzo scritto da William P. Young e pubblicato nel 2007. E’ diventato un best-seller in America, avendo venduto un milione di copie a giugno del 2008, e fino ai primi del 2010 secondo il New York Times era in cima alla lista dei libri più venduti. E’ un libro che è stato accettato a braccia aperte da tante Chiese Evangeliche e tanti pastori, che lo raccomandano.
In Italiano ha il titolo ‘Il Rifugio’, ed è stato pubblicato da Rizzoli. Viene venduto anche in librerie evangeliche come la Crociata del Libro Cristiano (C.L.C), e la Casa della Bibbia di Torino, e dal centro distribuzione cristiano ‘Articoli Cristiani’ che ha sede a Casalnuovo di Napoli.
Questo romanzo racconta la storia di un certo Mackenzie Allen Phillips, chiamato Mack, sposato con una infermiera di nome Nan, e padre di alcuni figli. Un giorno Mack decide di portare i suoi tre figli più piccoli in campeggio per il fine settimana del Labor Day, e durante quei giorni uno dei suoi figli, precisamente la piccola Missy – che lui da quel momento chiamerà la Grande Tristezza – improvvisamente scompare perché rapita da un maniaco. Partono subito le ricerche, durante le quali la polizia rinviene presso un vecchio rifugio il vestitino rosso di Missy strappato e macchiato di sangue. Comincia per Mack un periodo di grande dolore e tristezza. Un giorno però riceve nella sua cassetta delle lettere, una busta in cui c’era un piccolo pezzo di carta su cui era scritto: ‘Mackenzie, è passato un po’ di tempo. Mi sei mancato. Sarò al rifugio il prossimo fine settimana, se hai voglia di incontrarmi. Pa’ (W. Paul Young, Il Rifugio, Rizzoli Editore, prima edizione 2008, pag. 22). Pa, era ‘il nomignolo preferito di Nan per indicare Dio’ (pag. 29). Mack allora decide, dopo avere ponderato bene la situazione e i rischi che correva, di recarsi al rifugio, che era ‘il simbolo del suo dolore più grande’ (pag. 86).
Arrivato al vecchio rifugio, Mack incontra Pa, cioè Dio, nelle sembianze di una grossa donna afroamerica (pag. 109), Gesù, che ‘sembrava mediorientale ed era vestito da operaio, con tanto di cintura degli attrezzi e guanti’ (pag. 112), e poi una donna asiatica di nome Sarayu, che era lo Spirito Santo (pag. 115). Queste due donne e quell’uomo quindi erano la Trinità (pag. 115)! E’ assolutamente antibiblico presentare Dio e lo Spirito Santo sotto forma di due donne! E poi oltre tutto, nessuno ha mai visto Dio e nessuno lo può vedere (Giovanni 1:18; 1 Timoteo 6:16).
Incominciano dunque delle conversazioni tra Mack e i tre personaggi, conversazioni condite di battute come quella che fa Gesù proprio all’inizio in riferimento alla donna afroamericana: ‘Mi fa impazzire! Ti lancia certe frecciatine … Adora le sorprese, e anche se non si direbbe, ha un tempismo perfetto’ (pag. 118)! E poi la donna afroamericana è una che ridacchia ed usa un linguaggio da gente del mondo, come quando dice a Mack: ‘Vi abbiamo creati per condividere tutto questo, ma poi Adamo ha deciso di andare per la sua strada, come sapevamo che avrebbe fatto, e le cose si sono un po’ incasinate’ (pag. 131). Come anche Sarayu, infatti ella dice ‘qualcosa su quanto maldestri fossero gli umani, e le risate [dei tre] ripresero a forza’ (pag. 138). Addirittura ad un certo punto viene detto che Gesù ‘non riuscì più a controllare le risate’ (pag. 149). Insomma i Tre sono presentati come una Trinità di persone che scherzano e ridacchiano a più non posso. Ovviamente tutto questo costituisce un affronto verso Dio e Gesù, e lo Spirito Santo perché non è affatto questo il loro modo di parlare, essendo il loro un parlare santo, giusto, grave e irreprensibile. Alla fine delle conversazioni poi Pa porterà Mack nel luogo dove si trovava il corpo senza vita di Missy. Prenderanno il corpo e lo porteranno al rifugio, dove lo metteranno in una cassa, e poi lo seppelliranno in una buca scavata in un giardino. Finito l’incontro con i tre, Mack parte per tornare a casa, ma durante il suo viaggio di ritorno, Mack farà un grave incidente stradale e rimarrà privo di sensi per quasi quattro giorni. Poi Mack porterà le autorità nel luogo dove c’erano i resti di Missy. E dalle tracce lasciate dall’assassino le autorità riusciranno a scovare e arrestare l’assassino di Missy, che peraltro si era già reso colpevole dell’uccisione di altre bambine (pag. 327).
Le conversazioni di Mack con Pa (Dio), Gesù e Sarayu (lo Spirito Santo), sono la parte principale del libro, e contengono falsi insegnamenti da cui ogni Cristiano si deve guardare. Ma ancora prima che si arriva a queste conversazioni troviamo delle affermazioni non bibliche in una conversazione avuta da Mack con Missy durante la quale Dio viene chiamato ‘il Grande Spirito’ (pag. 40), cosa non biblica perché la Bibbia non lo chiama mai in questa maniera; poi viene detto che Dio non ha lasciato morire Gesù (pag. 41), il che è falso, perché è stato Dio a decidere che Gesù dovesse morire; e poi viene affermato che Gesù ci ha salvato dalla malattia (pag. 41), quando invece la Bibbia dice che ci ha salvato dai nostri peccati.
Vediamo adesso i falsi insegnamenti presenti nelle conversazioni di Mack con i personaggi di questa fantomatica Trinità.
1) La Trinità si è incarnata in Gesù. Dio dice: ‘Quando noi tre ci siamo incarnati nell’esistenza umana come Figlio di Dio, siamo diventati pienamente umani. Abbiamo anche deciso di accettare tutte le limitazioni che ciò comportava. Anche se siamo sempre stati presenti in questo universo creato, eravamo diventati carne e sangue …’ (pag. 131).
Questa è una eresia, in quanto la Bibbia dice che è la Parola di Dio che è stata fatta carne, in altre parole che è stato il Figlio di Dio a partecipare del sangue e della carne, secondo che è scritto: “Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. … E la Parola è stata fatta carne ed ha abitato per un tempo fra noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiam contemplata la sua gloria, gloria come quella dell’Unigenito venuto da presso al Padre” (Giovanni 1:1,14), ed anche: “Poiché dunque i figliuoli partecipano del sangue e della carne, anch’egli vi ha similmente partecipato, affinché, mediante la morte, distruggesse colui che avea l’impero della morte, cioè il diavolo” (Ebrei 2:14). Gesù Cristo dunque era ‘soltanto’ il Figlio di Dio che era da ogni eternità con Dio, ed in forma di Dio, che nella pienezza dei tempi assunse la natura umana, o meglio, diventò simile agli uomini. Il Padre e lo Spirito Santo non si incarnarono affatto in Gesù, perché rimasero distinti da Lui, e difatti al Giordano come anche sul monte santo Dio Padre parlò dal cielo (cf. Matteo 3:16-17; 17:5-6), e Gesù prima di essere arrestato parlando dello Spirito Santo disse: “E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi in perpetuo, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi” (Giovanni 14:16-17).
2) Lo Spirito Santo è chiamato da Gesù ‘la Creatività; l’Azione; il Soffio Vitale’ (pag. 145). Questi sono titoli dati allo Spirito di Dio che non sono affatto biblici. Odorano tanto di New Age!
3) Non c’è nessuno che Dio odia. Mack domanda a Dio: ‘C’è qualcuno a cui non vuoi particolarmente bene?’ e Dio gli risponde: ‘No, non me ne viene in mente nessuno’ (pag. 156).
Questa è un eresia, in quanto la Bibbia dice che Dio odia gli empi, secondo che è scritto che “l’anima sua odia l’empio e colui che ama la violenza” (Salmo 11:5), che “l’Eterno aborrisce l’uomo di sangue e di frode” (Salmo 5:6), ed anche: “Sei cose odia l’Eterno, anzi sette gli sono in abominio: gli occhi alteri, la lingua bugiarda, le mani che spandono sangue innocente, il cuore che medita disegni iniqui, i piedi che corron frettolosi al male, il falso testimonio che proferisce menzogne, e chi semina discordie tra fratelli” (Proverbi 6:16-19).
4) Dio non punisce gli uomini per i loro peccati. Mack ad un certo punto chiede a Dio: ‘Ma se tu sei Dio, non sei la stessa che sfoga la sua ira e getta le gente in un lago di fuoco?’ … seriamente, non ti piace punire quanti ti deludono?’, al che Dio gli risponde: ‘Io non sono chi credi tu, Mackenzie. Non ho bisogno di punire le persone per i loro peccati. Il peccato è già la punizione, ti divora dall’interno. Non è mia ambizione punirlo; è mia gioia curarlo’ (pag. 157).
Questa è una eresia perché Dio nella Bibbia afferma: “Io, l’Eterno, l’Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l’iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano” (Esodo 20:5), ed anche: “Io vi punirò per tutte le vostre iniquità” (Amos 3:2), ed anche: “Quanto ai codardi, agl’increduli, agli abominevoli, agli omicidi, ai fornicatori, agli stregoni, agli idolatri e a tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda” (Apocalisse 21:8), ed ancora: “Il Signore sa trarre i pii dalla tentazione e riserbare gli ingiusti ad esser puniti nel giorno del giudizio; e massimamente quelli che van dietro alla carne nelle immonde concupiscenze, e sprezzano l’autorità” (2 Pietro 2:9-10). Altro dunque che un Dio che non punisce le persone per i loro peccati, perché è vero il contrario.
5) Il Signore Gesù non forza le persone a fare alcunché. Gesù dice a Mack: ‘Hai fatto caso che anche se mi chiamate Signore e Re, io non mi sono mai rapportato in quel modo, con voi? Non ho mai preso il controllo delle vostre scelte, non vi ho forzati a fare nulla, neanche quando stavate per prendere decisioni distruttive, lesive per voi e per gli altri’ (pag. 191).
Questo è falso, perché il Signore Gesù forzò Saulo a convertirsi mentre stava andando a Damasco a perseguitare i santi (Atti cap. 9). Il Gesù presente in questo libro è dunque un altro Gesù. In realtà questo libro diabolico è un inno al cosiddetto libero arbitrio!
6) Dio Padre è e sarà sempre sottomesso a Gesù, e viceversa. Gesù dice a Mack: ‘La bellezza che ravvisi nel mio rapporto con Abba o Sarayu è questa. Siamo sottomessi gli uni agli altri, lo siamo sempre stati e sarà sempre così. Pa è tanto sottomessa a me quanto io a lei, o Sarayu a me, o Pa a lei’ (pag. 191).
Che Dio Padre è e sempre sarà sottomesso a Gesù è falso, basta considerare che la Scrittura afferma che Dio ha mandato il suo Figliolo nel mondo, e che Paolo dice in riferimento al rapporto tra Gesù e il Padre suo: “Difatti, Iddio ha posto ogni cosa sotto i piedi di esso; ma quando dice che ogni cosa gli è sottoposta, è chiaro che Colui che gli ha sottoposto ogni cosa, ne è eccettuato. E quando ogni cosa gli sarà sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a Colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti” (1 Corinzi 15:27-28).
Come anche è falso che Dio Padre è sottomesso allo Spirito Santo, perché è il Padre che ha dato lo Spirito Santo (Giovanni 14:16).
Questo libro dunque crea una grande confusione a proposito della Trinità.
7) Dio è sottomesso all’uomo. Gesù dice a Mack: ‘La sottomissione non ha nulla a che vedere con l’autorità, e non è obbedienza; ha piuttosto a che fare con i rapporti d’amore e di rispetto. Anzi, noi siamo sottomessi a te nello stesso identico modo’ (pag. 192).
Assolutamente falso, in quanto Dio è il Governatore dell’Universo, e non è sottomesso all’uomo, ma semmai è l’uomo che è sottomesso a Lui e si deve sottomettere a Lui.
8) La vita di Gesù non è un esempio da copiare. Gesù dice a Mack: ‘Davvero, la mia vita non va intesa come un esempio da copiare. Essere un mio seguace non significa cercare di ‘essere come Gesù’, ma uccidere la tua indipendenza. Io sono venuto per darti la vita, la vera vita, la mia vita. Verremo a vivere dentro di te, così che tu possa cominciare a vedere con i nostri occhi, a sentire con le nostre orecchie, a toccare con le nostre mani, e a pensare come noi. Ma noi non ti imporremo mai questa unione. Se vuoi fare a modo tuo, accomodati. Abbiamo tutto il tempo’ (pag. 197).
Questo è un altro Gesù, diverso da quello che troviamo nella Bibbia, perché il Gesù della Bibbia dice: “Imparate da me” (Matteo 11:29), e quindi il suo esempio di vita è da imitare, e difatti questo è quello che fece l’apostolo Paolo secondo che disse: “Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo” (1 Corinzi 11:1). E inoltre perchè, come ho detto prima, il Signore Gesù costrinse Saulo a convertirsi, in quanto gli fece forza e lo vinse (Atti cap. 9).
9) I morti sanno dove siamo. In una sorta di visione che Mack riceve mentre parla con una donna di nome Sophia che è la personificazione della saggezza di Dio, vede la sua piccola Missy felice e giocare, e la donna alla domanda di Mack: ‘Sei sicura che sappia che sono qui?’ gli risponde: ‘Sì, ne sono sicura’ (pag. 221).
La Bibbia dice invece che “i morti non sanno nulla” (Ecclesiaste 9:5).
10) La città celeste, cioè la Nuova Gerusalemme, è un simbolo. Gesù, alla domanda di Mack sul Paradiso: ‘Allora perché ci figuriamo cancelli di madreperla e strade d’oro?’, risponde in questa maniera: ‘Quella roba, fratello mio, …. è un’immagine di me e della donna che amo ….. E’ un’immagine della mia sposa, la Chiesa: individui che, insieme, formano una città spirituale con un fiume vivente che vi scorre in mezzo, e su entrambe le sponde crescono alberi con frutti che guariranno i dolori e i mali delle nazioni. E questa città è sempre aperta, e ogni cancello al suo interno è ricavato da una singola perla …’ (pag. 234, 235).
La Scrittura parla della Nuova Gerusalemme come di una vera città; essa è una città di forma quadrangolare: la sua lunghezza, la sua larghezza e la sua altezza sono uguali, e precisamente la misura di ogni lato è di dodicimila stadi (uno stadio equivale a 185 metri e quindi ogni lato della città è lungo circa 2200 chilometri). Essa è circondata da un grande muro alto centoquarantaquattro cubiti (un cubito è circa 48 centimetri quindi l’altezza è di circa 70 metri) costruito di diaspro che possiede dodici porte: tre per ogni lato, che sono fatte ognuna d’una perla e sono presiedute ciascuna da un angelo e su ognuna d’esse è scritto il nome di una delle dodici tribù d’Israele.
Il muro della città possiede dodici fondamenti sui quali stanno scritti i nomi dei dodici apostoli dell’Agnello. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffiro, il terzo di calcedonio, il quarto di smeraldo, il quinto di sardonico, il sesto di sardio, il settimo di crisolito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undicesimo di giacinto e il dodicesimo di ametista. La piazza della città è d’oro puro simile a vetro trasparente. In mezzo alla piazza della città c’è l’albero della vita che dà dodici raccolti e porta il suo frutto ogni mese. In seno a questa città sarà il trono di Dio e dell’Agnello e tutti coloro che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello vi entreranno e serviranno Dio per l’eternità. Questa città non ha bisogno nè di luce di lampada e nè di luce di sole perchè essa è illuminata dalla gloria di Dio e l’Agnello è il suo luminare (Apocalisse capitoli 21-22). Questa è la città il cui architetto e costruttore è Dio e che il patriarca Abrahamo aspettava, questa è la città futura che noi credenti aspettiamo.
Alla luce di quanto dice la Scrittura dunque, le parole di questo Gesù del libro ‘Il Rifugio’ sono menzognere.
11) In Gesù non siamo sottoposti a nessuna legge. Lo Spirito Santo dice a Mack: ‘In Gesù non sei soggetto ad alcuna legge. Tutte le cose sono giuste’ (pag. 269).
Assolutamente falso, perché Paolo, che era in Cristo, afferma: “Con quelli che son senza legge, mi son fatto come se fossi senza legge (benché io non sia senza legge riguardo a Dio, ma sotto la legge di Cristo), per guadagnare quelli che son senza legge” (1 Corinzi 9:21). Dunque, ogni Cristiano è sottoposto alla legge di Cristo, e sono giuste solo le cose in accordo con essa.
12) Dio non ha alcuna aspettativa nei nostri confronti. Dio dice a Mack: ‘Tesoro, non ho mai imposto le mie aspettative né a te né a nessun altro … poiché non ho aspettative, tu non mi deludi mai’ (pag. 273).
Falso, perché Dio ha delle aspettative nei nostri confronti, eccome se le ha, infatti Lui si aspetta che noi siamo santi come Egli è santo. Ecco perché l’apostolo Pietro ci dice: “Perciò, avendo cinti i fianchi della vostra mente, e stando sobrî, abbiate piena speranza nella grazia che vi sarà recata nella rivelazione di Gesù Cristo; e, come figliuoli d’ubbidienza, non vi conformate alle concupiscenze del tempo passato quand’eravate nell’ignoranza; ma come Colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Siate santi, perché io son santo” (1 Pietro 1:13-16).
13) Tutti gli uomini sono perdonati in Gesù. Dio dice a Mack: ‘In Gesù, io ho perdonato tutti gli uomini per i loro peccati contro di me, ma solo alcuni di loro scelgono di rapportarsi a me’ (pag. 298). In queste parole è dunque accennato l’universalismo.
Falso, perché non è vero che Dio ha perdonato tutti gli uomini in Gesù, perché il perdono dei propri peccati lo ricevono solo coloro che credono in Gesù, secondo che Pietro dice: “Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remission de’ peccati mediante il suo nome” (Atti 10:43), e Giovanni dice ai santi: “Figliuoletti, io vi scrivo perché i vostri peccati vi sono rimessi per il suo nome” (1 Giovanni 2:12).
Vorrei concludere dicendovi dunque, fratelli, di stare lontani da questo libro ‘Il Rifugio’ essendo molto pericoloso, che si rimane indignati nel vedere sugli scaffali delle librerie evangeliche, indignati ma non meravigliati, perché ormai è risaputo che pur di fare soldi molti in ambito evangelico sono disposti a vendere anche libri pieni di menzogne come ‘Il Rifugio’.
Quando le ADI parlano della creazione di tutte le cose, occorre tenere bene a mente che insegnano la cosiddetta gap-theory. Ma cosa afferma questa teoria? Per spiegarlo citerò parte di un articolo scritto da Francesco Toppi, pastore delle ADI, apparso sul quindicinale Cristiani Oggi. Ecco le parole di Francesco Toppi: ‘Nel principio Iddio creò i cieli e la terra, e la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia della terra, e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque (Genesi 1:1-2). Genesi 1:1: “Nel principio Iddio creò i cieli e la terra” non descrive il primo passo della creazione, non si riferisce alla creazione dal nulla della materia informe, ma ad una creazione perfetta: “i cieli e la terra”. (…) Questa creazione fisica originale risulta completa in sé, come tutte le cose che Dio crea, anche se di questa prima creazione non si conoscono i particolari. (…) Genesi 1:2 sarebbe il risultato di una distruzione di una catastrofe e sottointende un risultato di un episodio della “protostoria” dell’universo. A questa iniziale creazione originale di Genesi 1:1 sarebbe seguita da un periodo indeterminato di tempo, al quale possono corrispondere tutte le ere geologiche di miliardi di anni, attualmente rilevati con mezzi radiometrici (…) Il grande cataclisma che ridusse la terra “informe e vuota e le tenebre coprivano l’abisso” dev’essere stato un evento di portata cosmica e quindi può riferirsi soltanto alla ribellione di Satana, alla sua espulsione dal cielo e alla sua caduta sulla terra’. (…) Di conseguenza Genesi 1:3-31 descrive la “ri-creazione” durante la quale il Creatore, ricostruì dalla materia informe della creazione originale preesistente la creazione adamica’. (Cristiani Oggi, 1988 N° 4, pag. 2). Questa interpretazione ‘permette di affermare che la Bibbia non contrasta con la scienza’ (Ibid., pag. 2).
Questa teoria è stata accennata anche dal pastore Davide Di Iorio, durante la sua predicazione dal titolo ‘L’Iddio che parla’ del 20/8/2006, quando dice: ‘Non è neanche un caso che Dio si è rivelato come il Dio che parla dopo che c’è stata questa conseguente rovina ben descritta nel verso 2 lapidariamente ‘E la terra era informa e vuota’. Non possiamo assolutamente accettare che Dio fece una cosa così. Dio nel principio creò tutto perfetto, ma la ribellione del nemico produsse dei risultati rovinosi’ (min. 6-7). Ascoltatelo da voi stessi in questo video:
Per riassumere dunque, prima ci fu la creazione perfetta di Dio, questa creazione però in seguito alla caduta di Satana dal cielo diventò informe e vuota per cui Dio dovette rifarla. I sei giorni della creazione dunque non furono in realtà giorni di creazione ma giorni di ricreazione o di restituzione. Tra il verso 1 e il verso 2 del primo capitolo della Genesi si possono tranquillamente collocare le varie ere geologiche di miliardi di anni di cui parlano gli scienziati! La paternità di questa teoria, che viene spesso chiamata gap-theory (teoria dell’intervallo), spetta soprattutto al predicatore scozzese Thomas Chalmers (1780-1847) il quale cercava di conciliare la Genesi con le nuove scoperte sull’età della terra.
Confutazione
La gap-theory è una falsa dottrina. Le ragioni sono le seguenti.
Se le cose fossero realmente così come dicono i sostenitori della gap-theory la Scrittura sarebbe annullata per i seguenti motivi. Innanzi tutto ciò significherebbe che le cose descritte nel primo capitolo della Genesi sarebbero delle cose rifatte da Dio per cui si dovrebbe parlare di ri-creazione e non più di creazione. Mentre la Scrittura parla continuamente di creazione in riferimento agli eventi del primo capitolo della Genesi. Dice infatti la Scrittura dopo che Dio si riposò dell’opera sua il settimo giorno che “queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati, nel giorno che l’Eterno Iddio fece la terra e i cieli” (Genesi 2:4). Dio stesso quando ordinò ad Israele di ricordarsi del settimo giorno per santificarlo disse che “in sei giorni l’Eterno fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò il settimo giorno” (Esodo 20:11). Non è abbastanza chiaro che prima di quei sei giorni creativi non ne esistettero altri? Che senso avrebbe dire fu il primo giorno, fu il secondo giorno, fu il terzo giorno e così via, se il primo giorno non era quello perchè in realtà c’era già stato un primo giorno miliardi di anni prima? Non sarebbe questo ammettere implicitamente che nel libro della Genesi ci siano delle menzogne?
Ma veniamo all’uomo. Se questa teoria fosse vera si dovrebbe giungere alla conclusione che Adamo non fu il primo uomo; perchè questo? Perchè se quando viene detto che nel principio Iddio creò i cieli e la terra significasse che Egli creò una creazione perfetta che poi fu distrutta dalla caduta di Satana sulla terra, ciò significherebbe che a quel tempo Dio aveva creato anche l’uomo e la donna sulla terra perchè la creazione non sarebbe stata perfetta senza la creazione dell’essere umano. E quindi prima di Adamo sarebbero esistiti altri esseri umani sulla terra prima che quest’ultima diventasse informe e vuota. E questo non è possibile perchè la Scrittura chiama Adamo il primo uomo. Paolo dice infatti ai Corinzi: “Il primo uomo, Adamo, fu fatto anima vivente” (1 Corinzi 15:45). Ma dimmi un pò: quando Gesù parlò della creazione dell’uomo e della donna non disse forse: “Non avete voi letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina, e disse: Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre e s’unirà con la sua moglie e i due saranno una sola carne” (Matteo 19:4-5)? Che significa quel “da principio”? A quale creazione si riferiva? Per quanto noi sappiamo si riferiva all’unica creazione dell’uomo e della donna avvenuta per opera di Dio e cioè quella descritta nella Genesi. Quindi quel ‘da principio’ non può che riferirsi all’unico principio di cui la scrittura parla; quello in cui Dio creò e non ricreò l’uomo e la donna. E di questo passo si dovrebbe dire che Adamo non nominò per la prima volta gli animali, perchè in realtà essi erano stati già nominati dal primo vero uomo che era esistito miliardi di anni prima di lui, e quindi lui si limitò a rinominarli e ci sarebbe da domandarsi allora a questo punto se i nomi dati agli animali da Adamo siano stati uguali a quelli dati dall’altro uomo vissuto in precedenza. Insomma se si ammettesse quella teoria si potrebbe finire coll’ammettere tante cose strane che si oppongono alla Scrittura. E chissà? Magari qualcuno sarebbe tentato persino di metterci in quei miliardi di anni che hanno preceduto la ri-creazione di Dio descritta nel primo capitolo della Genesi anche l’Homo Erectus e l’uomo di Neanderthal ecc., ecc.; così si andrebbe a finire col dire che questa cosiddetta evoluzione dell’uomo ebbe luogo prima della ri-creazione di Dio! Insomma fratello, ammettere una simile teoria sulla creazione significherebbe finire collo scontrarci con la Parola di Dio su diversi punti, e questo non lo vogliamo fare.
Ma allora come si spiega il fatto che nella Genesi ci sia scritto che la terra era informe e vuota cosa questa che a dire dei sostenitori della gap-theory sosterrebbe la loro tesi? Si spiega perchè quando Iddio creò la terra essa non aveva la forma che ha adesso, ma era informe. Quindi non è che essa diventò informe ma fu fatta inizialmente informe da Dio, poi in seguito egli la formò. Si tenga presente infatti che inizialmente i continenti terrestri non erano visibili come lo sono adesso perchè essi erano sommersi sotto le acque secondo che è scritto che Dio il terzo giorno disse: “Le acque che sono sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo, e apparisca l’asciutto. E così fu” (Genesi 1:9). E con ciò s’accordano le parole del salmista che dice: “Tu l’avevi coperta dell’abisso come d’una veste, le acque s’erano fermate sui monti. Alla tua minaccia esse si ritirarono, alla voce del tuo tuono fuggirono spaventate. Le montagne sorsero, le valli s’abbassarono, nel luogo che tu avevi stabilito per loro” (Salmo 104:6-8). Quindi quando si legge che al principio la terra era informe bisogna tenere presente che la terra non era ancora emersa dalle acque come lo fu il terzo giorno secondo che dice Pietro che “ab antico, per effetto della Parola di Dio, esistettero dei cieli e una terra tratta dall’acqua” (2 Pietro 3:5). Inoltre essa era vuota perchè noi sappiamo che sia le piante, sia gli animali e sia l’uomo furono creati da Dio rispettivamente il terzo giorno ed il sesto. A giusta ragione quindi, e senza che ci dobbiamo meravigliare, è detto che era anche vuota.
Una cosa simile si può dire anche dell’uomo perchè anch’esso non assunse la forma che ha adesso subito, perchè la Scrittura dice che Dio “formò l’uomo dalla polvere della terra” (Genesi 2:7). Questo “formò l’uomo” implica che inizialmente fu informe ed in seguito assunse la forma che Dio aveva decretato dovesse avere. (Quanto questo processo di formazione sia durato con precisione in termini di tempo non è detto, comunque sia esso avvenne nel corso di un giorno di 24 ore). Non c’è nulla di strano in tutto ciò, perchè anche il neonato che deve nascere, prima di assumere la forma con cui uscirà dal seno della madre, inizialmente era informe ed ha subìto un processo di trasformazione durato in questo caso alcuni mesi. Quando Davide dice nei Salmi: “I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo” (Salmo 139:16) non intendeva forse dire che anche lui era stato informe all’inizio? E bada che il tutto è opera di Dio perchè sempre Davide dice a Dio: “Sei tu …. che mi hai intessuto nel seno di mia madre” (Salmo 139:13) e Giobbe: “Le tue mani mi hanno formato, m’hanno fatto tutto quanto (…) ricordati che m’hai plasmato come argilla…” (Giobbe 10:8,9). Ma l’uomo quando fu inizialmente plasmato dalle mani di Dio non solo era informe ma anche vuoto perchè in lui non c’era vita. Fu quando Dio terminò di plasmare il suo corpo che gli soffiò l’alito vitale e l’uomo divenne un anima vivente (cfr. Genesi 2:7). Quindi il tutto rientra nel modo di agire di Dio; ma purtroppo questo modo di agire di Dio così chiaramente descritto è stato offuscato da questa teoria sopra esposta che non è altro che una idea scaturita da una errata interpretazione data alle parole: “Era informe e vuota”; idea però che se da un lato è inconciliabile con l’insegnamento della Scrittura riguardo alla creazione dall’altro getta una sorta di ponte tra la scienza e la Genesi perchè in una certa maniera conferma che le ere geologiche degli scienziati in cui noi non crediamo minimamente in effetti si possono benissimo e tranquillamente collocare nel racconto della Genesi. In altre parole questa teoria è sorta dalla necessità di conciliare la scienza con la Scrittura. Ed il danno da essa provocata è evidente. La scienza, la scienza, ah quanti danni ha provocato quando dei credenti hanno cercato di mettere d’accordo le sue teorie con la verità della Scrittura.
Fratelli, non andate dietro a questa scienza umana che non pochi credenti ha ingannato e portato lungi dalla verità: attenetevi a quello che sta scritto senza cercare di dare spiegazioni logiche a ciò che risulta incomprensibile ai vostri occhi.
Confutazione della dottrina delle A.D.I. ‘Chi prima di convertirsi conviveva deve regolarizzare la relazione con il partner non credente che acconsente, sposandosi’
Introduzione
Francesco Toppi, ex-presidente delle A.D.I., ha scritto: ‘Il nuovo convertito dovrà chiedere a Dio franchezza per dire al ‘partner’ inconvertito che non è più possibile convivere insieme, a meno che la loro relazione non sia regolarizzata dal matrimonio civile. (…) Egli ha una responsabilità morale nei confronti dell’altra parte, anche se non credente, e non può obbiettivamente ripudiarlo in quanto appartiene ad un periodo precedente alla sua conversione, sulla base di una superficiale forma di spiritualità che ancora una volta si esprime con una fuga dalle proprie responsabilità. Fare frutti degni del ravvedimento vuol dire, per quanto è possibile, riparare al male commesso e quindi, se la parte non credente accetta di regolarizzare la posizione, la parte credente deve concedere questa possibilità’. (Francesco Toppi, A Domanda risponde, Vol. II, Roma 2004, Seconda edizione, pag. 106, 107) Quindi, in base a questo insegnamento una persona che prima di convertirsi conviveva quando si converte deve sposare il suo partner non credente se quest’ultimo accetta o è disposto. Questa concessione che il credente deve fare al non credente farebbe parte dei frutti degni del ravvedimento che egli deve compiere. Ma tutto ciò è falso e lo dimostreremo subito.
Confutazione
La Scrittura dice: ‘Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; perchè qual comunanza v’è egli fra la giustizia e l’iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre? E quale armonia fra Cristo e Beliar? O che v’è di comune tra il fedele e l’infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gli idoli? Poiché noi siamo il tempio dell’Iddio vivente, come disse Iddio: Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo. Perciò uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’immondo; ed io v’accoglierò e vi sarò per Padre e voi mi sarete per figliuoli e per figliuole, dice il Signore onnipotente” (2 Corinzi 6:14-18). Dinnanzi a queste eloquenti parole dell’apostolo Paolo cadono tutti i ragionamenti che vengono fatti per sostenere che un credente deve sposare il partner convivente incredulo se quest’ultimo acconsente.
Ma vediamo adesso di confutare le ragioni addotte a favore di questo comportamento che dovrebbe tenere il credente nei confronti del non credente.
1) Egli ha una responsabilità morale nei confronti del non credente.
Sì, egli ha una responsabilità verso di lui, ma non è quella addotta da Francesco Toppi. La sua responsabilità è quella di doversi separare subito da lui ed annunziargli subito Cristo e di esortarlo a ravvedersi. Se si converte egli può allora sposarsi il suo partner, ma se quest’ultimo non vuole convertirsi egli deve categoricamente rifiutarsi di sposarselo in ubbidienza alla Parola di Dio. Bisogna infatti sempre tenere presente che il non credente fino a quando non nasce di nuovo è sotto la potestà di Satana e quindi sposarselo significherebbe mettersi sotto un giogo che non è da Dio. Non importa se egli acconsente a continuare a vivere con lui regolarizzando la relazione; ciò che il credente farebbe sposandoselo non è secondo la volontà di Dio.
2) Egli così facendo fa frutti degni del ravvedimento.
Questo è falso. E’ vero il contrario invece perchè egli mettendosi con un non credente non farebbe un frutto degno del ravvedimento che Dio gli ha dato, ma commetterebbe un atto di infedeltà verso Dio. Ogni frutto degno del ravvedimento che un credente deve compiere verso un non credente è in armonia con la Scrittura e reca un bene al credente che lo compie. Ma in questo caso non si può proprio dire che il credente riceverà del bene dalla sua decisione di sposarsi il non credente perchè lo aspettano dolori ed afflizioni di ogni genere.
3) Ripudiare il partner non credente che è d’accordo a regolarizzare la relazione significherebbe fuggire dalle proprie responsabilità.
Questo è un sofisma. E’ vero, apparentemente ad alcuni sembrerà fuggire dalle proprie responsabilità, ma in realtà questa decisione è una decisione saggia fondata sulla Parola di Dio che non ammette eccezioni alla regola di non sposarsi dei non credenti. Ma perchè questa decisione appare una fuga dalle proprie responsabilità? Perchè i due convivono e quindi abitavano per conto loro come vivrebbero due persone sposate con le relative responsabilità. Perciò il convertito nel caso non vuole più continuare a vivere con il non credente passa per chi non vuole più assumersi le proprie responsabilità nei confronti dell’altro. Ma d’altronde egli non è mica sposato con il non credente per cui se quest’ultimo è contento di abitare con lui non deve lasciarlo secondo che è scritto: “Se un fratello ha una moglie non credente ed ella è contenta di abitare con lui, non la lasci; e la donna che ha un marito non credente, s’egli consente ad abitare con lei non lasci il marito…” (1 Corinzi 7:12-13). Per questo egli, nel caso il non credente voglia continuare ad abitare con lui, può lasciarlo perchè tra di loro non c’è il vincolo matrimoniale. La stessa cosa vale per chi è fidanzato e si converte; anche in questo caso egli non è affatto obbligato a sposarsi il partner non credente con cui è fidanzato.
Ma voglio proseguire nel confutare questa cosiddetta fuga dalle proprie responsabilità che il credente compirebbe se rifiutasse di sposare il partner non credente, parlando del caso un uomo si converte a Cristo e la sua convivente è una donna divorziata o che è stata mandata via dal proprio marito ancora vivente. Ora, in base alla suddetta dottrina il convertito, se la donna accetta di regolarizzare la posizione mediante il matrimonio, deve sposare questa donna. Ma se egli facesse ciò commetterebbe adulterio poiché Gesù ha detto: “Chiunque sposa una donna mandata via dal marito, commette adulterio” (Luca 16:18). Come si fa dunque a parlare di fuga dalle proprie responsabilità se il credente rifiuta di sposarsi la sua convivente che ha marito e che è d’accordo a sposarsi il credente? Come si fa a dire che un tale credente possiede una superficiale forma di spiritualità quando nel rifiutare di sposarsi una donna divorziata fuggirebbe l’adulterio? Come si fa a biasimarlo se nel prendere questa decisione egli non solo non si mette con una infedele, ma non si mette neppure con una infedele divorziata? E’ evidente dunque che il suddetto insegnamento è contrario alla Parola di Dio.
Fratelli, badate a voi stessi e non vi lasciate sedurre da vani ragionamenti.
Contro la pratica di Carlos Annacondia del legare l’uomo forte e cacciare Satana da una città o una nazione, prima di mettersi a cacciare i demoni o per vedere un risveglio
Carlos Annacondia, un evangelista argentino molto famoso nel mondo, che in questi anni è venuto anche in Italia a tenere delle campagne evangelistiche, in merito alla demonologia, insegna che prima di confrontarsi con i demoni di un particolare posto bisogna rivolgersi all’uomo forte dell’area, e una volta che noi abbiamo legato e cacciato fuori l’uomo forte da quell’area, assieme agli angeli malvagi che lo seguono, i demoni sono lasciati senza protezione e vulnerabili ai nostri attacchi e agli attacchi degli angeli di Dio che ci aiutano a combattere. Ecco quello che Carlos Annacondia afferma nel suo libro Listen to ME Satan! (Ascoltami bene Satana!): ‘Non consiglio a nessuno di confrontarsi con i demoni in un particolare posto senza prima essersi rivolto all’uomo forte della zona. Lui è colui che coordina le operazioni strategiche e tattiche delle forze spirituali della malvagità. Una volta che abbiamo legato e cacciato l’uomo forte da quell’area, assieme agli angeli malvagi che lo seguono, i demoni sono lasciati senza protezione e vulnerabili al nostro attacco e all’attacco degli angeli di Dio che ci stanno aiutando a combattere. Questi angeli di luce sono nostri aiutatori, e partecipano alla conquista del regno di Dio. Quando i demoni perdono il loro capo e il loro aiuto nell’aria, essi fuggono impauriti e confusi’ (Listen to ME satan, Charisma House, 1998, pag. 144).
In un altro punto del libro Annacondia afferma inoltre che noi quando preghiamo per la salvezza delle persone dobbiamo rivolgerci direttamente a Satana ordinandogli di lasciare andare liberi le persone che sono schiave di lui. Prendendo infatti spunto da quell’episodio narrato nel libro di Daniele in cui il messaggero di Dio arrivò a Daniele dopo avere dovuto affrontare la resistenza del capo del regno di Persia per ventun giorni (cfr. Daniele 10:12-13), egli afferma: ‘Daniele stava pregando con intelligenza perché comprese chi era il suo nemico. Eppure la resistenza del principe di Persia durò ventun giorni a motivo dell’opposizione dei principati malvagi. Mi domando quali furono le parole di Daniele. Io lo posso vedere disteso sul pavimento e dire: ‘Ascoltami bene, Satana: vattene da questa città. Vattene da questa nazione’. Io immagino che lui ordinò al diavolo, nella potenza e nell’autorità dello Spirito Santo che era sopra lui, di lasciare andare tutti coloro che erano sotto il suo controllo’ … Se Satana ti ha portato via tuo figlio, ed ora egli è perduto nel mondo, dì a Satana questo: ‘Ascoltami bene, Satana; nel nome di Gesù, lascialo andare. Io ti comando di lasciarlo andare nel nome di Gesù’ (Carlos Annacondia, op. cit. pag. 137).
Questo insegnamento, che è accettato da parecchie Chiese Pentecostali, è falso. Da nessuna parte della Bibbia vengono dette o fatte capire simili cose.
Cominciamo con il legare l’uomo forte di una zona per poi mettersi a cacciare i demoni in quella zona.
Né Gesù prima e neppure gli apostoli dopo, quando arrivavano in un posto si mettevano a legare l’uomo forte di quel posto, prima di mettersi a cacciare i demoni, perché loro cacciavano i demoni e basta. Di Gesù viene detto che “andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e cacciando i demonî” (Marco 1:39), e quando mandò i suoi apostoli a predicare disse loro: “Cacciate i demoni” (Matteo 10:8), ed essi “partiti, predicavano che la gente si ravvedesse; cacciavano molti demonî …. “ (Marco 6:12.13). In una occasione, quando si trattò di quello spirito muto e sordo che i suoi discepoli non avevano potuto cacciare, disse loro che questa specie di spiriti non può essere fatta uscire se non con la preghiera e il digiuno (cfr. Marco 9:29 Diodati).
Ma Gesù non fece mai menzione di sessioni di preghiera per legare i principati e le potestà in una zona prima di mettersi a cacciare i demoni in quella zona. Simili pratiche non sono fondate sulla Scrittura.
Stessa cosa va detta a riguardo della pratica suggerita da Annacondia di mettersi a parlare a Satana per ordinargli di lasciare andare coloro che sono suoi schiavi. Anche qui ci troviamo davanti ad una pratica che non è biblica. Noi siamo chiamati a pregare Dio nel nome di Gesù affinché le persone siano salvate, infatti Paolo diceva a proposito dei Giudei: “Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera a Dio per loro è che siano salvati” (Romani 10:1). Eppure Paolo sapeva molto bene che gli uomini erano sotto la potestà di Satana.
Prendere poi l’esempio di Daniele a supporto di una simile pratica, vuol dire voler far dire alla Bibbia quello che si vuole, perché non solo non è scritto quello che dice Annacondia ma siamo certi che Daniele non fece neppure una simile cosa, perché Daniele era un uomo che pregava Dio e non un uomo che parlava al diavolo. Queste affermazioni di Annacondia sono solo il frutto della sua immaginazione che è piuttosto feconda, devo dire.
Qualcuno a questo punto dirà: ‘Ma allora che dire delle parole di Gesù: “Ovvero, come può uno entrar nella casa dell’uomo forte e rapirgli le sue masserizie, se prima non abbia legato l’uomo forte? Allora soltanto gli prederà la casa” (Matteo 12:29)?’ Bene, queste parole sono innanzi tutto una parabola che Gesù disse per spiegare a coloro che lo accusavano di cacciare i demoni per l’aiuto di Satana, che lui era in grado di cacciare i demoni perché era più forte di Satana, e quindi poteva strappargli le anime dalla sua mano. E difatti in Luca queste parole sono riportate in questa maniera: “Quando l’uomo forte, ben armato, guarda l’ingresso della sua dimora, quel ch’e’ possiede è al sicuro; ma quando uno più forte di lui sopraggiunge e lo vince, gli toglie tutta l’armatura nella quale si confidava, e ne spartisce le spoglie” (Luca 11:21-22).
E poi, se fosse così come dice Annacondia, se noi possiamo cacciare Satana dalla nostra città o dalla nostra nazione, come è possibile che egli sia chiamato il principe della potestà dell’aria, quello spirito che opera al presente negli uomini ribelli (Efesini 2:2)? Evidentemente perché egli è libero, naturalmente nei limiti postigli da Dio, di agire nell’aria e quindi di sedurre le anime.
E poi se ogni Cristiano nel mondo potesse fare quello che dice di fare Annacondia, allora Satana verrebbe confinato dove? Dove se ne andrebbe? Fuori da questo mondo? E’ chiaro che Annacondia in questo dice qualcosa di sbagliato.
Fratelli, nessuno vi seduca con vani ragionamenti.
Quella che segue è la confutazione di un falso insegnamento che è diffuso in quasi tutte le Chiese Evangeliche Pentecostali e non Pentecostali.
Il fatto che io abbia preso l’insegnamento da confutare da una delle pubblicazioni delle ADI non deve quindi assolutamente indurre a pensare che solo nelle ADI viene rivolto questo falso insegnamento sul ‘non giudicare’, perché lo ripeto ormai è uno dei falsi insegnamenti più diffusi in ambito Evangelico.
Dottrina ADI
Nel libro Parola Giorno per Giorno, pubblicato dalle ADI nel 1989, precisamente alla data del 9 Luglio, c’è una meditazione dal titolo ‘Nel giudicare gli altri tu condanni te stesso’, che trascrivo integralmente: ‘Occorre che ognuno di noi riconosca che il giudizio appartiene soltanto a Dio. Infatti Gesù ci insegna: ‘non giudicate acciocché non siate giudicati’ (Luca 6:37). L’apostolo Giacomo, da parte sua, ci esorta: ‘fratelli, non mormorate gli uni contro gli altri, onde non siate giudicati, ecco il giudice è alla porta….’ (Giacomo 5:9). L’indole dell’uomo naturale è proprio quella di biasimare, criticare, giudicare e condannare gli altri, di puntare cioè l’indice accusatore verso gli altri. Spesso ignoriamo che quando puntiamo un dito per accusare qualcuno, le altre tre dita sono rivolte verso di noi, quasi a farci rammentare che le accuse e le critiche devono essere mosse prima di tutto a noi stessi. E’ molto più facile criticare gli altri, prendere il posto della ‘pubblica accusa’, o ergersi a giudici severi, che rendersi conto con umiltà e sobrietà delle proprie mancanze e dei propri errori. Nella maggior parte dei casi i verdetti e le condanne che pronunciamo sono precipitosi, ingenerosi o quantomeno poco obbiettivi, e soprattutto possono recare un gravissimo danno agli altri. Gesù dice: ‘chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra’ (Giovanni 8:7). Da queste poche parole intuiamo facilmente che potremmo condannare gli altri qualora fossimo del tutto esenti dal peccato e dagli errori, ma poiché nessun uomo si trova in questa condizione, dovremo guardarci dal giudicare e condannare con tanta facilità il nostro prossimo. Quando siamo spinti a giudicare gli altri, non soltanto trascuriamo di esaminare con cura noi stessi, ma ci scaviamo una ‘fossa’ nella quale prima o poi cadremo. Colui che era senza peccato, non giudicò ma seppe perdonare. Ricordiamo: ‘La misericordia trionfa del giudizio’ (Giacomo 2:13).
Confutazione
Questa meditazione ha solo l’apparenza di essere corretta perché in realtà contiene diversi errori, che sono abilmente presentati con l’uso di alcuni passi della Sacra Scrittura. Gli errori sono i seguenti.
1 – Viene fatto credere che noi Cristiani non possiamo giudicare niente e nessuno
2 – Viene fatto credere che giudicare e mormorare (per mormorare le ADI qua intendono maldicenza o pettegolezzo) sono la medesima cosa
3 – Viene fatto credere che per poter esprimere un giudizio noi dobbiamo essere senza peccato
4 – Viene fatto credere che giudicare significa lanciare una pietra contro qualcuno, cioè condannare
5 – Viene detto che Gesù non giudicò ma seppe perdonare
Ora, prima di passare a dimostrarvi con le Scritture questi errori, voglio che sappiate che ‘giudicare’, significa ‘valutare qualcosa o qualcuno a seconda delle qualità, dei meriti’ ed anche ‘esprimere giudizi intorno a qualcuno o a qualcosa’, ed ancora ‘discernere, distinguere, paragonare fatti o idee, e percepire il loro accordo o disaccordo, e di conseguenza distinguere la verità dalla falsità’.
Essendo dunque questo il significato di ‘giudicare’ occorre adesso stabilire se noi possiamo giudicare persone o cose, e questo naturalmente lo possiamo fare solo tramite la Sacra Scrittura. Ora, l’insegnamento della Scrittura su questo soggetto è questo: ci sono casi in cui non possiamo giudicare (secondo che disse Gesù: “Non giudicate..” – Matteo 7:1), ed altri invece in cui possiamo o meglio dobbiamo giudicare.
Vediamo prima i casi in cui non possiamo giudicare
• Paolo dice ai Corinzi: “Non giudicate di nulla prima del tempo, finché sia venuto il Signore, il quale metterà in luce le cose occulte delle tenebre, e manifesterà i consigli de’ cuori; e allora ciascuno avrà la sua lode da Dio” (1 Corinzi 4:5). Ora, taluni dei Corinzi avevano giudicato Paolo inferiore, davanti a Dio, ad Apollo e a Cefa infatti alcuni tra di loro dicevano di essere di Apollo e altri di Cefa, ma c’erano anche altri che lo avevano giudicato superiore a questi ministri del Signore perché si erano messi a dire: Io sono di Paolo. Al che Paolo li ammonì e gli disse tra le altre cose: “A me poi pochissimo importa d’esser giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, non mi giudico neppur da me stesso. Poiché non ho coscienza di colpa alcuna; non per questo però sono giustificato; ma colui che mi giudica, è il Signore” (1 Corinzi 4:3-4), facendogli capire che il giudizio apparteneva a Dio e sarebbe stato lui a giudicarlo inferiore o superiore ad Apollo o a Cefa, mentre loro questo non potevano farlo perché non potevano conoscere appieno il cuore di lui e quello di Apollo e di Cefa. Da qui l’ordine di non giudicare di nulla prima del tempo quando il Signore premierà ciascuno secondo la sua fatica, ma tenendo conto anche delle cose nascoste agli altri (sia buone che cattive) compiute o dette o pensate. E’ chiaro dunque che da questo punto di vista noi non possiamo giudicare un fratello dicendo che è più grande di un altro o avrà un premio maggiore di un altro o sarà fatto sedere più vicino al Signore di un altro. Perché solo Dio conosce tutti i pensieri, tutte le opere, e tutte le parole di un suo figliuolo.
• Paolo ha detto ai Romani: “Quanto a colui che è debole nella fede, accoglietelo, ma non per discutere opinioni. L’uno crede di poter mangiare di tutto, mentre l’altro, che è debole, mangia legumi. Colui che mangia di tutto, non sprezzi colui che non mangia di tutto; e colui che non mangia di tutto, non giudichi colui che mangia di tutto; perché Dio l’ha accolto. Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piè, perché il Signore è potente da farlo stare in piè. L’uno stima un giorno più d’un altro; l’altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente. Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; e chi mangia di tutto, lo fa per il Signore, poiché rende grazie a Dio; e chi non mangia di tutto fa così per il Signore, e rende grazie a Dio… Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello? Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio; infatti sta scritto: Com’io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ed ogni lingua darà gloria a Dio. Così dunque ciascun di noi renderà conto di se stesso a Dio. Non ci giudichiamo dunque più gli uni gli altri…” (Romani 14:1-6,10-13). Da queste parole si evince che quando un fratello ha un’opinione diversa da un altro sui cibi, nel senso che lui per esempio ritiene di astenersi dalla carne, non deve giudicare colui che la carne invece la mangia perché mangia di tutto, e questo perché Dio come ha accolto lui che mangia solo legumi ha accolto anche l’altro che mangia anche la carne. Sia lui che l’altro fanno così per il Signore perché prima di mangiare rendono grazie a Dio quindi lui che è debole nella fede (perché mangia legumi) non deve giudicare l’altro che siccome che è forte nella fede mangia di tutto. Ma anche il fratello che mangia di tutto ha un obbligo verso l’altro fratello infatti non lo deve sprezzare. Anche a proposito dei giorni è la stessa cosa; se un fratello ha riguardo ad un particolare giorno per una sua convinzione particolare (il Sabato o la Domenica, ecc.) e fa così per il Signore, non deve giudicare colui che invece non stima quel particolare giorno nella stessa maniera perché per lui tutti i giorni sono uguali. E colui che stima tutti i giorni uguali non deve sprezzare colui che ha riguardo ad un giorno particolare. In altre parole i fratelli si devono accogliere come Dio ha accolto loro in Cristo e non devono mettersi a discutere su queste opinioni personali. Ognuno, in questo caso, si deve tenere la sua convinzione per se stesso presso Dio e non deve rattristare l’altro per la sua convinzione. Stima e rispetto per il fratello dunque qualunque sia la sua opinione personale in materia di cibi e di giorni. Badate che questo discorso non è affatto in favore all’ordine di astenersi da determinati cibi che alcuni rivolgono perché in questo caso si tratta di una dottrina di demoni (cfr. 1 Timoteo 4:1-5), ma solo in favore di un opinione personale di un fratello che non ordina proprio a nessuno di astenersi da un determinato cibo.
• Giacomo ha detto: “Non parlate gli uni contro gli altri, fratelli. Chi parla contro un fratello, o giudica il suo fratello, parla contro la legge e giudica la legge. Ora, se tu giudichi la legge, non sei un osservatore della legge, ma un giudice. Uno soltanto è il legislatore e il giudice, Colui che può salvare e perdere; ma tu chi sei, che giudichi il tuo prossimo?” (Giacomo 4:11-12). Si tenga presente innanzi tutto che Giacomo in questa lettera si rivolgeva a dei Giudei che avevano creduto infatti all’inizio dell’epistola scrive: “Giacomo, servitore di Dio e del Signor Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono nella dispersione, salute” (Giacomo 1:1), e quindi a persone che conoscevano la legge e che in certi punti l’osservavano ancora (ma non per esser giustificati). Probabilmente tra questi fratelli Giudei di nascita alcuni che ritenevano non doversi conformare più a certi riti dei padri parlavano contro o giudicavano altri che invece si mantenevano attaccati ad essi. Ricordiamoci che in Gerusalemme, dopo che Paolo fu tornato dal suo terzo viaggio apostolico, c’erano migliaia di Giudei che avevano creduto ed erano zelanti per la legge (Atti 21:20), quindi non ci sarebbe da meravigliarsi se anche nella dispersione c’erano dei Giudei che avevano creduto ed erano zelanti per la legge. Allora Giacomo fu costretto a scrivere a questi fratelli di non parlare contro o giudicare questi fratelli perché così facendo essi parlavano contro o giudicavano la legge. Quindi quel non giudicare il proprio fratello di cui parla Giacomo occorre interpretarlo in questa maniera.
Adesso vediamo invece i casi in cui noi possiamo giudicare
Paolo ai santi di Corinto, in relazione al fatto che alcuni processavano il fratello davanti agli ingiusti invece che davanti ai santi, ha scritto: “non sapete voi che i santi giudicheranno il mondo? E se il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicar delle cose minime? Non sapete voi che giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare delle cose di questa vita! Quando dunque avete da giudicar di cose di questa vita, costituitene giudici quelli che sono i meno stimati nella chiesa. Io dico questo per farvi vergogna. Così non v’è egli tra voi neppure un savio che sia capace di pronunziare un giudizio fra un fratello e l’altro?” (1 Corinzi 6:2-5). Come si può ben vedere a noi santi è lecito esprimere un giudizio nelle liti fra i fratelli. Non c’è affatto bisogno che i fratelli portino la loro causa davanti agli infedeli perché i santi sono in grado di giudicare delle cose di questa vita. Anche nel caso che uno ha commesso determinati peccati è lecito ai santi giudicarlo dandolo in mano di Satana ed estrometterlo dalla raunanza: Paolo per esempio a quello che si teneva la moglie di suo padre in Corinto lo giudicò dicendo: “Quanto a me, assente di persona ma presente in ispirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha perpetrato un tale atto. Nel nome del Signor Gesù, essendo insieme adunati voi e lo spirito mio, con la potestà del Signor nostro Gesù, ho deciso che quel tale sia dato in man di Satana, a perdizione della carne, onde lo spirito sia salvo nel giorno del Signor Gesù” (1 Corinzi 5:3-5). Anche Imeneo ed Alessandro erano stati giudicati da Paolo venendo dati in man di Satana infatti è scritto: “Fra questi sono Imeneo ed Alessandro, i quali ho dati in man di Satana affinché imparino a non bestemmiare” (1 Timoteo 1:20). Ecco perché Paolo ci ha detto: “Non giudicate voi quelli di dentro? …Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi” (1 Corinzi 5:12). Perché noi abbiamo, come Chiesa, l’autorità di giudicare i malvagi (cioè quelli che si dicono fratelli e sono fornicatori, avari, idolatri, oltraggiatori, ubriaconi, e rapaci) ed estrometterli dall’assemblea (e non metterli all’ultimo banco). Con costoro non dobbiamo neppure mangiare!
Ci sono poi altre Scritture che ci attestano che noi credenti possiamo emettere dei giudizi senza incorrere nella punizione di Dio. Per esempio Gesù disse a dei Giudei : “Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate con giusto giudizio” (Giovanni 7:24) ed ancora: “E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?” (Luca 12:57). Paolo ai Corinzi dice: “Io parlo come a persone intelligenti; giudicate voi di quello che dico” (1 Corinzi 10:15), ed anche: “Giudicatene voi stessi: E’ egli conveniente che una donna preghi Iddio senz’esser velata?” (1 Corinzi 11:13), ed ancora: “Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino…” (1 Corinzi 14:29). Quindi come credenti possiamo giudicare molte cose, ma non secondo l’apparenza ma con giusto giudizio. Ricordate cosa disse Gesù a Simone quando questi rispose correttamente alla sua domanda? “Hai giudicato rettamente” (Luca 7:43), volendo dire: ‘Hai espresso un giusto giudizio’. Dunque, se noi credenti esprimiamo dei giudizi corretti, non possiamo incorrere nel giudizio di Dio. D’altronde, non ha forse detto Paolo che “l’uomo spirituale giudica d’ogni cosa” (1 Corinzi 2:15)? E non ha forse detto la Scrittura: “Apri la tua bocca, giudica con giustizia” (Proverbi 31:9)? Dunque che c’è da meravigliarsi nel sentirci dire che noi possiamo giudicare?
Ma d’altronde se noi figliuoli di Dio non potessimo giudicare in senso assoluto, come potremmo rigettare le false profezie, le false rivelazioni, e le false dottrine, che vengono diffuse in mezzo alla Chiesa di Dio? Perché per rigettarle, dobbiamo prima esaminarle alla luce della Sacra Scrittura, e poi alla fine esprimere il nostro giudizio negativo contro di esse. E come potremmo guardarci dai falsi ministri del Vangelo e dai falsi fratelli, dato che per identificarli tali dobbiamo prima valutare il loro comportamento e le loro dottrine, alla luce della Parola di Dio, ed esprimere poi anche qui il nostro giudizio negativo nei loro confronti? Ma vi rendete conto cosa succederebbe se noi non potessimo giudicare niente e nessuno? Il diavolo approfitterebbe subito della nostra attitudine facendoci accettare le sue menzogne e i suoi ministri.
E purtroppo va detto che questo è accaduto nel caso di tanti credenti nelle ADI che, privi di sapienza e della conoscenza della Parola di Dio, trascinati a credere che non possono giudicare chi predica la Parola come neppure quello che viene predicato, hanno finito con l’accettare false dottrine di ogni genere e cattivi operai come buoni operai. Essi sono trascinati con l’inganno a credere che qualunque cosa dica il pastore è ‘oro colato’ e quindi va accettato senza discussione, perché lui è il servitore di Dio e l’unto di Dio, e di conseguenza hanno finito con l’accettare menzogne di ogni genere. D’altronde se non possono giudicare, come possono sentirsi autorizzati a riprovare sia privatamente che pubblicamente la dottrina che dice che il fuoco dell’inferno è simbolico? Come possono pensare di poter rigettare la gap-theory? Come possono pensare di poter rigettare il rapimento segreto? Come possono pensare di essere autorizzati a dire al pastore e a sua moglie, ‘Non andate a mettervi mezzi nudi al mare, perché vi contaminereste!’? Non possono, perché se lo facessero, gli verrebbe subito detto: ‘Fratello, non giudicare!’
Quando si parla con i credenti delle ADI in realtà si avverte che non hanno i sensi esercitati a discernere il bene e il male, e questo perché non hanno esperienza della parola di giustizia (cfr. Ebrei 5:13-14). O meglio, fino ad un certo punto riescono a discernere il bene dal male, ma oltre un limite no. Certe cose infatti essi capiscono o accettano che sono sbagliate, ma tante altre no. E perchè questo? Perché loro giudicano le cose e le persone con ‘la testa’ dei loro pastori, e non usando le Scritture! In altre parole, se una cosa per il loro pastore è sbagliata è sbagliata anche per loro, se invece per il pastore è giusta allora anche per loro è giusta. Non è che loro esaminano le Scritture per vedere se un comportamento o un insegnamento è biblico; no, consultano il loro pastore. E cosa succede allora? Che siccome i pastori delle ADI tra i loro insegnamenti ce ne hanno diversi che sono falsi, e tra i loro comportamenti ce ne sono diversi che sono da condannare, loro accettano per buono anche quello che buono non è. E ripeto, se qualcuno ardisce contestare uno di questi insegnamenti falsi o comportamenti sbagliati, è subito accusato di giudicare. E quindi viene fatto passare per uno che giudica i fratelli!! E’ chiaro dunque che nel momento in cui qualcuno confuta un falso insegnamento delle ADI o rigetta una delle concupiscenze mondane che loro tollerano, egli stesso viene giudicato dalle ADI! Sì, perché in questo caso, la regola del non giudicare viene calpestata a piacere; infatti in questo caso chi vuole mettere ordine dove c’è confusione, chi vuole far rigettare la menzogna ed accettare la verità, chi vuole distogliere i ribelli dal continuare a camminare per sentieri tortuosi e portarli sui sentieri antichi, viene etichettato come ‘ribelle’, ‘arrogante’, ‘uno che si crede più santo degli altri’, ‘mistico’, ‘spiritualone’, ‘estremista’, e finanche ‘eretico’ in taluni casi (come nel caso di chi accetta la predestinazione). Ditemi voi se questi non sono giudizi!! Eccome se lo sono, ma sono giudizi ingiusti. E coloro che li emettono, in quel giorno renderanno conto di ognuno di essi al Giusto Giudice.
E poi proprio costoro sapete cosa dicono quando tu riprovi con ogni franchezza un loro insegnamento falso o un loro comportamento mondano? ‘Fratello, potevi semplicemente dire che non condividi quella dottrina o quel comportamento!’ Al che io dico: ‘Se questo è l’atteggiamento giusto da tenere nei confronti di coloro che in mezzo alla Chiesa insegnano false dottrine o che vanno dietro le concupiscenze della carne, allora gli apostoli hanno sbagliato!’ Perché? Perché non mi risulta affatto che fosse questo il loro modo di parlare.
Ma ve lo immaginate Paolo dire ai Corinzi semplicemente: ‘Io non condivido queste vostre divisioni, fratelli!’ o ‘Io non condivido il modo di comportarsi di alcuni che tra di voi si chiamano apostoli, ma non lo sono’ o ‘Io non condivido quello che fa quel credente che si tiene la moglie di suo padre!’? Ma come avrebbe potuto parlare in questa maniera lui che era imitatore di Cristo? Come avrebbe potuto riprendere e sgridare e riprovare parlando in quella maniera? Come avrebbe potuto Paolo far sì che gli altri che leggevano le sue parole fossero presi dal timore di Dio e non dicessero o facessero quelle cose malvagie? Adesso si comprende perché le Chiese ADI si trovano in questa penosa e tragica situazione; perché quando in mezzo a loro vengono introdotte false dottrine o comportamenti carnali bisogna dire solamente: ‘Io non condivido ciò!!!!!’ Senza azzardarsi a dire altro; al massimo si può dire: ‘Preghiamo, fratelli, mettiamo tutto nelle mani di Dio’. Ma comunque le cose non cambiano. Vorrei chiedere a costoro che parlano così: ‘Da quanto tempo non leggete le epistole degli apostoli’ o ‘Le avete mai lette le epistole degli apostoli’?
Adesso voglio confutare brevemente gli errori sopra citati
1 – Viene fatto credere che noi Cristiani non possiamo giudicare niente e nessuno
L’ho ampiamente dimostrato che secondo quello che dice la Bibbia noi possiamo giudicare. Quindi questo punto non ha bisogno di ulteriori approfondimenti.
2 – Viene fatto credere che giudicare e mormorare (per mormorare le ADI intendono maldicenza o pettegolezzo) sono la medesima cosa.
E’ evidente che quando si giudica con giusto giudizio, e non in base all’apparenza, il giudizio espresso non può costituire una maldicenza come non può essere classificato neppure come un parlare contro i fratelli. Quando Paolo metteva in guardia Timoteo da Alessandro il ramaio, perché gli aveva fatto tanto male, e aveva fortemente contrastato alle loro parole (cfr. 2 Timoteo 4:14-15), egli non giudicò ingiustamente quell’uomo, ma disse la verità perché i fatti parlavano chiaro. Come anche quando chiamò “il malvagio” quell’uomo che nella chiesa di Corinto si teneva la moglie di suo padre (cfr. 1 Corinzi 5:12). E potrei proseguire dicendo che anche quando Paolo chiamò alcuni della Chiesa di Corinto “falsi apostoli” e “operai fraudolenti” (2 Corinzi 11:13) non giudicò ingiustamente neppure loro, perché le loro opere testimoniavano contro di loro. E che dire di coloro di cui Paolo disse ai Romani: “Quei tali non servono al nostro Signor Gesù Cristo, ma al proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore de’ semplici” (Romani 16:18)? Forse che li giudicò ingiustamente? No, perché quei tali fomentavano le dissensioni e gli scandali contro l’insegnamento che i santi di Roma avevano ricevuto (cfr. Romani 16:17).
3 – Viene fatto credere che per poter esprimere un giudizio noi dobbiamo essere senza peccato, perché Gesù disse che chi è senza peccato scagli il primo la pietra.
Se fosse così, dato che noi tutti falliamo in molte cose, non potremmo aprire mai la nostra bocca contro le opere infruttuose delle tenebre, e di conseguenza non potremmo mai mettere in guardia i fratelli dagli operatori di scandali che scorazzano in mezzo alle Chiese. Proprio quello che vorrebbe il diavolo, per incoraggiare questa gente riprovata quanto alla fede. Certo, occorre che ci ricordiamo che non possiamo biasimare qualcuno che opera malvagiamente o insegna cose perverse, se noi stessi siamo da biasimare per le nostre opere malvagie e per i nostri falsi insegnamenti, perché così facendo condanniamo noi stessi, secondo che è scritto: “Perciò, o uomo, chiunque tu sii che giudichi, sei inescusabile; perché nel giudicare gli altri, tu condanni te stesso; poiché tu che giudichi, fai le medesime cose. Or noi sappiamo che il giudizio di Dio su quelli che fanno tali cose è conforme a verità. E pensi tu, o uomo che giudichi quelli che fanno tali cose e le fai tu stesso, di scampare al giudizio di Dio?” (Romani 2:1-3). Ma se noi operiamo giustamente e riteniamo la sana dottrina attenendoci, con la fede e l’amore, al modello delle sane parole di Gesù e degli apostoli, possiamo tranquillamente giudicare coloro che invece operano malvagiamente e rigettano la sana dottrina. E poi, in riferimento alla donna adultera che fu portata davanti a Gesù, non è vero che Gesù non giudicò quella donna, pur essendo Egli senza peccato, perché Lui in effetti ricevette l’accusa di coloro che gliela presentarono perché alla fine le disse: “Va’ e non peccar più” (Giovanni 8:11). In altre parole, Gesù non negò che quella donna avesse peccato. Quello che è vero invece è che Gesù non condannò quella donna, perché non acconsentì che quella donna fosse lapidata come ordinava la legge di Mosè, e Lui stesso non volle lapidarla. Ma bisogna riconoscere che neppure gli accusatori di quella donna la condannarono (cfr. Giovanni 8:10), perché dopo che Gesù disse loro che chi fra loro era senza peccato poteva per primo scagliare la pietra (cfr. Giovanni 8:7), essi, ripresi dalla loro coscienza, se ne andarono. Quindi, quello che Gesù rifiutò di fare in quell’occasione, fu di condannare a morte una persona colpevole e degna di morte. La stessa cosa che noi dobbiamo rifiutarci di fare.
In merito a questo, voglio dire qualcosa d’altro, e cioè che generalmente per scoraggiare chiunque dal giudicare, vengono citate anche queste parole di Gesù: “E perché guardi tu il bruscolo che è nell’occhio del tuo fratello, mentre non iscorgi la trave che è nell’occhio tuo? Ovvero, come potrai tu dire al tuo fratello: Lascia ch’io ti tragga dall’occhio il bruscolo, mentre ecco la trave è nell’occhio tuo?” (Matteo 7:3-4), tralasciando però volontariamente le parole successive: “Ipocrita, trai prima dall’occhio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per trarre il bruscolo dall’occhio del tuo fratello” (Matteo 7:5). E perché questo? Perché queste parole ammettono l’eventualità che uno abbia già tolto dal suo occhio la trave, e quindi ci vede bene per poter rimuovere il bruscolo dall’occhio del suo fratello, ammesso naturalmente che questo sia un bruscolo, perché spesso si tratta di vere e proprie travi. E se egli ha tolto già la trave, non è un ipocrita nel suo modo di agire, perché il male che vuole rimuovere dalla vita del suo fratello, l’ha già rimosso dalla sua vita. E poi, coloro che generalmente citano queste parole di Gesù a chi vuole rimuovere il bruscolo dall’occhio di un altro fratello, non dicono pressoché mai in cosa consiste la trave che costui ha nel suo occhio. Cioè non è che essi parlano avendo le prove che costui abbia una trave nel suo occhio, ma citano l’ipocrita con la trave di cui ha parlato Gesù solo per troncare sul nascere ogni tentativo di rimozione di un peccato o di un operatore di scandali dalla Chiesa. Ecco dunque come e per quale ragione vengono citate queste parole di Gesù sulla trave e sul bruscolo, per mettere a tacere coloro che protestano contro la mondanità, contro la falsità, l’ipocrisia, e scandali di vario genere che ci sono in mezzo alla Chiesa; e quindi per impedire che le opere infruttuose delle tenebre siano riprovate, e coloro che le compiono siano ripresi.
4 – Viene fatto credere che giudicare significa lanciare una pietra contro qualcuno
E’ evidente dunque, alla luce di quanto detto poco fa, che chi giudica qualcuno che insegna cose contrarie alla sana dottrina od opera scandali non sta lanciando nessuna pietra contro nessuno, perché non sta condannando a morte nessuno. Sta solo esprimendo un giusto giudizio, in base a fatti incontrovertibili, appoggiandosi sulla Parola di Dio.
5 – Viene detto che Gesù non giudicò ma seppe perdonare.
Non è affatto vero, perché Gesù seppe anche giudicare. Ascoltate per esempio cosa disse un giorno agli scribi e ai Farisei: “Guai a voi, guide cieche, che dite: Se uno giura per il tempio, non è nulla; ma se giura per l’oro del tempio, resta obbligato. Stolti e ciechi, poiché qual è maggiore: l’oro, o il tempio che santifica l’oro? E se uno, voi dite, giura per l’altare, non è nulla; ma se giura per l’offerta che c’è sopra, resta obbligato. Ciechi, poiché qual è maggiore: l’offerta, o l’altare che santifica l’offerta? Chi dunque giura per l’altare, giura per esso e per tutto quel che c’è sopra; e chi giura per il tempio, giura per esso e per Colui che l’abita; e chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi siede sopra” (Matteo 23:16-22). Ecco come Gesù giudicò quegli uomini! Chiamandoli ‘ciechi’ e ‘stolti’ e questo perché con le loro ciance avevano annullato la Parola di Dio. Non si capisce dunque perché mai oggi non dovrebbero essere chiamati ciechi e stolti quei conduttori che negano il proponimento dell’elezione di Dio, che negano che il fuoco dell’inferno sia reale, che negano che la Nuova Gerusalemme sia una vera città celeste, che turbano l’animo dei credenti dicendo che Gesù può tornare anche in questa notte, che incoraggiano i credenti ad andarsi a contaminare sulle spiagge del mare, ecc. Se lo erano gli scribi e i Farisei per quelle ragioni, perché non lo sarebbero questi pastori per queste ragioni?