L’EPER, l’Opera di aiuto delle Chiese protestanti svizzere, ha stanziato 250.000 franchi per aiutare le vittime del terremoto che ha colpito la Cina

L’EPER ha deciso di stanziare 250.000 franchi per le vittime del sisma che ha colpito la Cina […] L’aiuto umanitario urgente permetterà di distribuire viveri, coperte e teloni a 7.000 famiglie, il che rappresenta 25.000 persone. L’EPER (Entraide Protestante Suisse) è membro della rete internazionale ACT (Action by Churches Together) che coordina questa azione di urgenza. Il partner operativo cristiano locale è l’organizzazione non governativa Amity Foundation, partner dell’ACT International. Amity Foundation dispone di una solida esperienza nell’aiuto in caso di catastrofi ed ha già collaborato più volte con dei membri dell’ACT International. […]

Il sito dell’EPER

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Turchia: Gli assassini di tre cristiani uccisi a Malatya proclamano la loro innocenza

Gli assassini di Necati Aydin, Ugur Yuksel e Tilmann Geske tentano il tutto per tutto. Lo scorso 12 maggio, davanti alla Corte Penale di Malatya, i cinque giovani turchi accusati di aver torturato ed ucciso tre cristiani nell’aprile del 2007 si sono incolpati a vicenda.
Inoltre, una lettera presentata dagli avvocati della difesa chiama in causa un certo Metin Dogan. Egli avrebbe finanziato l’omicidio di tutte le persone che si trovavano negli uffici della libreria cristiana offrendo la somma di 300.000 dollari.

Fonte: Christianisme Aujourd’hui /ANS – riprodotto con autorizzazione

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SOS di cristiani d’Algeria

Miei cari fratelli nella fede in tutto il mondo, ecco il racconto dell’umiliazione, dell’ingiustizia e della persecuzione che subiscono i vostri fratelli in Algeria quotidianamente, da parte della società ma in modo particolare da parte dei servizi di sicurezza e dallo Stato. L’ultima in data venerdì 9 maggio 2008 dopo la nostra uscita dal culto del venerdì, che noi facciamo di nascosto, per paura, presso un fratello nella città di Tiaret. Siamo quindi sorpresi dal nostro arresto in piena strada da parte delle forze di sicurezza vestite in borghese. Queste persone ci hanno portato via uno ad uno come dei criminali, essendo la fede in Cristo il nostro unico reato che diventa un crimine pericoloso in Algeria.

Fratelli miei, io non descriverò l’umiliazione che abbiamo subito da parte di questi agenti quando ci hanno condotto al Commissariato Centrale della città. Una volta arrivati ci hanno perquisito uno ad uno insultandoci, trattandoci come dei rinnegati: quelli che hanno rinnegato la loro religione per seguire quella dell’Occidente. Ci hanno detto che siamo i complici e le spie degli israeliani, e che quindi noi meritiamo di essere sgozzati senza pietà: aggressioni violente ed inumane. E’ normale arrestare una persona solo per la sua fede, in un paese che dice di essere democratico e rispettoso dei diritti dell’uomo e delle libertà individuali? Oltre a tutto ciò, gli agenti ci hanno tenuto tutta la notte del venerdì in una cella in condizioni più che pietose ed indescrivibili, senza darci la possibilità di telefonare ai nostri parenti e alle nostre famiglie. Ci hanno presentato il giorno dopo al Procuratore della Repubblica del tribunale di Tiaret, per farci delle domande umilianti e più che imbarazzanti: per esempio, “perché avete lasciato la religione dei vostri antenati? Per soldi?, e “a che prezzo vi hanno comprato?”. Alla fine ci hanno rilasciato con ordine di comparire in processo il 27 maggio 2008 per un’accusa più che assurda: “Distribuzione di documenti e libri al fine di destabilizzare la fede dei musulmani”. Qui sotto la copia dell’ordine di comparizione al processo.

Fratelli miei, ho scritto questo affinché voi siate informati della situazione. Abbiamo bisogno del vostro sostegno in questi momenti difficili […]

Fraternamente, Djillali.

Fonte: Collectif Algerie

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Bahrain: Manama pensa di legalizzare le chiese non autorizzate

Nella capitale ci sarebbero 18 comunità che operano senza permesso e che le autorità comunali vorrebbero legalizzare. Tra le condizioni, che non rechino danno e non diano fastidio ai vicini e spieghino come si raccoglie il denaro e che uso se ne fa.

Manama – Le autorità municipali di Manama non hanno intenzione di chiudere le chiese non autorizzate della capitale del Bahrain, stanno anzi pensando di permettere loro di agire legalmente. Una dichiarazione in tal senso è stata fatta dal capo del comitato tecnico del Consiglio municipale, Abdulmajeed Al Sebea’a. Nel dare la notizia, il Gulf Daily News precisa che le chiese dovranno aspettare la fine dell’anno per avere i nuovi permessi. Per allora infatti dovrebbe essere conclusa la procedura per legalizzare la situazione. I colloqui per la nuova regolamentazione sono infatti cominciati solo domenica tra il comitato di Al Sebea’a e rappresentanti del Ministero per lo sviluppo sociale e il governatorato.
Il quotidiano sostiene che in città ci sono 18 chiese non autorizzate, a fianco delle 12 legali. Il Bahrain è stato il primo Paese del Golfo a permettere, fin dal 1940, l’edificazione di edifici di culto per i numerosi cristiani, in maggior parte libanesi e indiani, che vi risiedono. I cattolici sono circa 150mila ed hanno una chiesa parrocchiale, dedicata al Sacro Cuore.
Le chiese “non autorizzate” sono quasi certamente tutte “chiese domestiche” organizzate da gruppi protestanti. Per ottenere la legalizzazione, però, dovranno sottostare ad alcuni accertamenti. In primo luogo dovranno avere una organizzazione e non recare danno o fastidio ai loro vicini. A parte il rispetto delle leggi esistenti, bisognerà anche vedere in che modo si procurano denaro, per essere certi che sia legale, e che uso se ne fa.
“Non vogliamo chiudere nessuna chiesa”, assicura Al Sebea’a. “Stiamo cercando – aggiunge – di aiutare i responsabili a rispondere alle formalità richieste”. “Stiamo cercando di risolvere i problemi di ognuna, ma a quelle che non ci riusciranno sarà purtroppo chiesto di chiudere”. In alcuni casi ci sono stati problemi con i residenti, “ma le cose stano cambiando e noi vogliamo che si realizzino rapporti di buon vicinato”.

Fonte: AsiaNews – riprodotto con autorizzazione

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Bangladesh: Stuprata la figlia del pastore Motilal Das

Un gruppo di musulmani del distretto di Mymensingh, che vuole controllare l’area nella quale svolge il suo ministero il pastore Motilal Das, ha stuprato la figlia di 13 anni. Il pastore Motilal Das, della United Bethany Church, ha riferito che attorno alle tre del mattino di venerdì 2 maggio, i paesani hanno aggredito e stuprato la figlia Elina Das lasciandola priva di conoscenza davanti alla sua casa.
Il loro intento era quello di cacciare lui e il suo lavoro cristiano fuori dal villaggio di Laksmipur nel sub-distretto di Fulbaria, 120 km a nord della capitale. I paesani da molto tempo erano arrabbiati col pastore a causa del suo ministero di evangelismo e gli hanno fatto diverse minacce di morte, come ci ha dichiarato lui stesso. “Non ho dato importanza alle minacce ho pregato e ho continuato le mie attività pastorali”, Das ha dichiarato all’agenzia Compass. “Quando hanno visto che non riuscivano a fermarmi, hanno deciso di ferirmi al punto di sconvolgerci la vita e impedirci di mostrare la faccia in pubblico per la vergogna e quindi spingerci a lasciare il villaggio”.

Fonte: Porte Aperte Italia

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