MOSCA – Si chiude con un bilancio di due donne morte l’avventura di una setta che si era chiusa in una grotta della regione di Pensa (Russia centrale), convinta che la fine del mondo sarebbe arrivata a fine maggio. I sanitari hanno chiesto di entrare per portare via i due cadaveri – una anziana era morta di cancro, l’altra probabilmente per consunzione – e hanno poi chiesto agli altri di seguirli fuori.
Nessuno ha opposto resistenza, secondo quanto ha riferito la polizia all’agenzia Itar-Tass. Il grosso del gruppo, inizialmente 35 persone fra cui quattro bambini, era già uscito all’inizio della primavera in seguito a un crollo dovuto alle inondazioni del disgelo. In tutto 24 persone, fra cui i bambini. Il leader del gruppo, Piotr Kusnetzov, era uscito con loro, e si trova in ospedale a causa di misteriose ferite alla testa. Secondo gli inquirenti, avrebbe tentato di suicidarsi battendosi la testa con un pezzo di legno perché la fine del mondo non era arrivata.
SDA-ATS
Fonte: SwissInfo
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MOSCA. In una delle regioni più povere e arretrate della Russia, la regione di Penza, diverse centinaia di chilometri a sud-est della capitale, sta consumandosi un dramma della miseria e della superstizione che scuote tutta la Russia. Nel villaggio di Nikolskoje 29 persone, aderenti ad una setta che si definisce «Vera chiesa ortodossa», guidata da un certo Pjotr Kuznetsov, hanno costruito in una zona desolata un bunker sotterraneo e vi si sono asserragliati sostenendo di aspettare la fine del mondo da loro prevista per il maggio del 2008. I fanatici minacciano di darsi fuoco se si cercherà di stanarli. Il fatto più grave è che nel bunker si trovano almeno quattro bambini di cui il più piccolo ha poco più di un anno. Il bunker, nei cui locali, pare, vi è una temperatura di soli 12 gradi, è collegato all’esterno solo da alcuni sfiatatoi. Il luogo è presidiato dalla polizia, che però non sa quali iniziative prendere: c’è anche chi ha proposto di introdurre attraverso gli sfiatatoi un gas sonnifero in modo da poter poi entrare e salvare i reclusi senza che oppongano resistenza. Ieri, il locale procuratore Alevtina Volchkova ha ordinato l’arresto di Kuznetsov, che si fa chiamare «padre Pjotr» e non si è rinchiuso nel bunker, disponendo su di lui una perizia psichiatrica. L’accusa è di «attentato alla personalità e ai diritti dei cittadini»: se fosse riconosciuto sano di mente potrebbe essere condannato fino a tre anni di carcere.