VIENTIANE (Laos) – Nel mese scorso almeno tredici cristiani laotiani sono stati uccisi da soldati e agenti di polizia. I militari hanno rintracciato i cristiani nelle risaie e fra i monti del Laos e li hanno uccisi a sangue freddo, con una pallottola alla testa.
Persecuzione
Pechino: Olimpiadi 2008 e diritti umani
A un anno dall’apertura dei Giochi olimpici del 2008 a Pechino, alcuni responsabili cristiani di Hong-Kong hanno chiesto alla Cina di introdurre una vera libertà religiosa nel paese. “Sebbene il governo cerchi di creare l’impressione di rispettare i diritti umani, non ci risulta che il bilancio per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani sia migliorato”, ha dichiarato il pastore evangelico Kwok Nai-wang, consulente della Conferenza cristiana d’Asia.
LAOS: Almeno tredici cristiani assassinati
Lo scorso giugno sarebbe stato sventato negli Stati Uniti un complotto che mirava a far cadere il regime comunista laotiano. Le autorità del Laos hanno allora lanciato una caccia ai cristiani appartenenti all’etnia hmong. A luglio, almeno tredici di loro sono stati uccisi durante dei raid effettuati dall’esercito e dalla polizia nella provincia di Bokeo, nel nord-ovest del Laos.
Rilasciato il medico cristiano, “ostaggio” del Regno Saudita
Il dottor Mamdooh Fahmy è tornato in Egitto. Per due anni le autorità saudite gli hanno impedito di lasciare il Regno: la polizia religiosa lo aveva accusato di essere un missionario e gli aveva sequestrato il passaporto. Per lui una vasta campagna di mobilitazione internazionale.
Riyadh – È tornato a casa il medico cristiano, di origini egiziane, per due anni “ostaggio” delle autorità saudite a causa della sua fede. A dare la notizia l’organizzazione per i diritti umani International Christian Concern (ICC), che aveva denunciato il caso organizzando una campagna per la sua “liberazione”. “Abbiamo avuto conferma – dicono da Washington i responsabili di Icc – che il dottor Mamdooh Fahmy è atterrato al Cairo ed ora è con la sua famiglia”. Una fonte vicina al medico ha definito “un miracolo” il suo rientro in Egitto.
Si vanta della conversione? Merita la morte
Il rettore della facoltà di ricerche islamiche dell’Università Al Azhar del Cairo, Soad Saleh, ha dichiarato che Mohammed Hegazy, il cittadino egiziano convertitosi al cristianesimo nove anni fa, è un apostata e merita la morte, se si vanta pubblicamente d’aver lasciato l’Islam. Per Saleh “ciò non significa che le persone comuni sono tenute a ucciderlo, ma che questo è il dovere dello Stato e di chi fa rispettare la legge”. Il docente ha anche sottolineato che “gli apostati che non si vantano e non annunciano in pubblico la loro apostasia non sono passibili di morte”.
Fonte: Swiss TXT – 14.8.2007 16:45