Sri Lanka: Tre cristiani accusati da un monaco buddista

Nello Sri Lanka, le autorità buddiste si oppongono regolarmente ai cristiani. Tra il 2002 e il 2006, l’Alleanza Evangelica dello Sri Lanka ha d’altronde registrato non meno di 160 attacchi!

Questa volta, un monaco buddista ha accusato tre cristiani di aver distrutto delle statue di Buddha. Sono stati arrestati lo scorso 27 maggio. Uno dei prigionieri, il pastore Suresh Ramachandran, è stato liberato il giorno dopo poiché aveva un solido alibi. Non è il caso degli altri due, anche se proclamano la loro innocenza.

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Uzbekistan: arresti di evangelici pentecostali

Va in carcere e rischia condanne fino a cinque anni chi possiede libri religiosi o si riunisce in case private per pregare. A fine gennaio la polizia uzbeka ha arrestato un pastore pentecostale che presiedeva un culto domenicale con l’accusa di essere il capo di un’organizzazione religiosa illegale, questo nonostante sia risultato registrato secondo la legge e autorizzato sin dall’ottobre 2004 a svolgere servizi religiosi. I capi d’imputazione a suo carico vanno dalla guida di un gruppo religioso illegale, all’incitamento all’odio religioso, alla distribuzione di materiale di propaganda religiosa estremista, fatti che prevedono ognuno una pena dai 5 ai 10 anni di carcere.

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Etiopia: Il coraggio di Myriam, figlia di martire

Il padre di Myriam era un evangelista. È stato assassinato da degli estremisti perché non esitava ad annunciare l’amore di Cristo intorno a sé. Myriam ha trovato rifugio dai suoi nonni in una regione montagnosa dell’Etiopia. Vive con sua madre e i suoi sei giovani fratelli e sorelle. È lì che noi siamo andati a farle visita e che dall’alto dei suoi 12 anni ci ha condiviso il suo coraggio e la sua fede: “quando i miei fratelli e sorelle mi parlano di papà, gli dico di non preoccuparsi perché Dio è con noi. Ma non sono sicura che essi comprendano”.

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Nuovi arresti di cristiani in Cina

Sei pastori sospettati di “coinvolgimento in attività sataniche” rischiano di essere mandati in campo di rieducazione mediante il lavoro.

Dal loro arresto il 19 aprile scorso ad Aksu, città della provincia di Xinjiang nel nord-ovest della Cina, i pastori Zhao Xinglan, Huang Xiurong, Yang Tianlu, Wang Chaoyi, Lu Cuiling ed He Sijun vedono peggiorare la loro situazione. Maltrattati durante gli interrogatori di polizia, rischiano fino a tre anni di prigione in un campo per “coinvolgimento in attività sataniche”. Il governo starebbe preparando delle forti punizioni contro i pastori a causa dei loro legami con un’associazione cristiana americana. D’altronde, al momento del loro arresto erano in compagnia di quattro cristiani americani i quali sono stati rilasciati fin dal giorno seguente dopo intervento dell’Ambasciata Americana. Altri otto responsabili cristiani cinesi, fermati in quel giorno, hanno potuto riacquistare la loro libertà.

I sei pastori che sono ancora in detenzione hanno in comune il fatto di essere già stati arrestati due anni fa per “aver organizzato attività cristiane”, il che spiega anche la severità delle pene incorse.

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