4. Gesù Cristo e i suoi insegnamenti – Domande e Risposte

1. Per quanti giorni si fece vedere Gesù dagli apostoli dopo essere risorto, prima di essere assunto in cielo?

2. A chi disse Gesù queste parole: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figliuolo d’Abramo: poiché il Figliuol dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perito”?

3. A chi apparve Gesù per primo dopo essere risorto?

4. Chi disse a Gesù queste parole: “Signore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna; e noi abbiam creduto ed abbiam conosciuto che tu sei il Santo di Dio”?

5. Chi fu quell’uomo la cui fede fece meravigliare Gesù?

6. Che cosa disse Gesù al ladrone convertitosi sulla croce?

7. Che significato hanno le seguenti parole pronunciate da Gesù sulla croce: ‘Elì, Elì, lamà sabactanì?’

Consolati per consolare

Dice l’apostolo Paolo ai santi di Corinto: “Benedetto sia Iddio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre delle misericordie e l’Iddio d’ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione, affinché, mediante la consolazione onde noi stessi siam da Dio consolati, possiam consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione. Perché, come abbondano in noi le sofferenze di Cristo, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione” (2 Cor. 1:3-4).

Dio dunque, fratelli, ci consola in ogni nostra afflizione; non importa di che afflizione si tratti, Egli ci consola, ovviamente nella maniera che lui vuole. E’ sbagliato dunque pensare che Dio mentre noi soffriamo non fa nulla per aiutarci, che se ne sta lontano da noi e disinteressato alla nostra causa. Io che scrivo ho sperimentato la veracità e fedeltà di questa affermazione di Paolo; ogni volta che mi sono sentito afflitto, Dio nella sua misericordia mi ha consolato. Talvolta lo ha fatto con un verso della Scrittura che Egli mi ha ricordato mediante lo Spirito di Dio; altre volte con un sogno divino o una visione – Gesù durante la sua agonia nel Getsemani non fu forse confortato da un angelo che gli apparve dal cielo (cfr. Luca 22:43)? – , altre volte con la venuta di un fratello sincero e onesto (“… ci consolò con la venuta di…” 2 Cor. 7:6), altre volte ancora con delle parole di incoraggiamento rivoltemi da qualche credente, altre volte tramite dei servizi da lui messi in cuore a taluni credenti nei miei confronti, altre volte facendomi pervenire agli orecchi una buona notizia da paese lontano, e poi liberandomi dalla distretta in cui mi trovavo e che mi faceva soffrire molto. In verità il nostro Dio “consola gli abbattuti” (cfr. 2 Cor. 7:6).

Ma a questo punto è bene fare presente la ragione per cui Dio ci consola. Come dice l’apostolo infatti Egli ci consola affinché noi possiamo consolare gli altri. Quindi, Dio ci impartisce la sua consolazione per farci consolare, tramite essa, coloro che si trovano in ogni afflizione. Non vi è mai capitato di dire ad un fratello abbattuto: ‘Fratello, coraggio, il Signore è fedele, anch’io ho passato la distretta che stai passando tu e il Signore mi ha risposto liberandomi’? E che al sentire queste vostre parole il fratello si è sentito risollevato? Sia dunque le afflizioni che le consolazioni che Dio ci manda sono per il nostro bene personale e per quello di altri fratelli. Quando dunque fratello ti trovi in una distretta particolare che ti fa soffrire molto e ti domandi: ‘Ma come mai Dio permette ciò?’ ricordati che Dio vuole usarti di te per consolare, mediante la consolazione che puntualmente ti ministrerà, coloro che si trovano in ogni afflizione.

Ci si ricordi che Dio non è solo l’Iddio che ci affligge nella sua fedeltà, ma anche Colui che sempre nella sua fedeltà ci consola; lui non fa solo la piaga, ma la fascia pure.

Termino rivolgendovi queste parole di Paolo che ho fatto mie: “Talché se siamo afflitti, è per la vostra consolazione e salvezza; e se siamo consolati, è per la vostra consolazione, la quale opera efficacemente nel farvi capaci di sopportare le stesse sofferenze che anche noi patiamo” (2 Cor. 1:6).

A Dio sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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Pensieri (Vol. 1)

Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

Buoni amministratori

Dice l’apostolo Pietro: “Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo faccia valere al servizio degli altri. Se uno parla, lo faccia come annunziando oracoli di Dio; se uno esercita un ministerio, lo faccia come con la forza che Dio fornisce, onde in ogni cosa sia glorificato Iddio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e l’imperio ne’ secoli de’ secoli. Amen” (1 Piet. 4:10-11).

La grazia di Dio è svariata e difatti ognuno di noi quantunque è membro del Corpo di Cristo ha ricevuto da Dio un dono differente o una capacità differente. Come ben dice l’apostolo Paolo ai santi di Roma: “Abbiamo dei doni differenti secondo la grazia che ci è stata data…” (Rom. 12:6). Quindi, un credente non deve pensare che per il fatto che non ha ricevuto il ministerio di apostolo (prendo questo ministerio come esempio) come lo ricevettero Paolo, Pietro, Giovanni e altri, o magari quello di profeta come lo ricevette Agabo, non è un membro del Corpo di Cristo o magari è un membro di seconda categoria. Egli non ha ricevuto quel dono perché Dio ha deciso di dargli un altro dono, ma rimane pur sempre un membro del Corpo di Cristo utile a tutti gli altri membri del Corpo. Come nel corpo umano benché le membra sono diverse ed hanno una funzione diversa fanno parte tutte di un unico corpo ed ogni membro svolge una funzione utile a tutto il corpo (e si badi che il corpo umano è stato costrutto in questa maniera da Dio), così anche nel Corpo di Cristo benchè ognuno svolga una funzione diversa in virtù del piano di Dio tutti fanno parte dello stesso organismo vivente e quindi ognuno è utile in qualche maniera all’altro.

Ma come abbiamo anche visto, Pietro dice ad ognuno di noi di amministrare saggiamente la svariata grazia di Dio, lui dice di farlo come si addice a dei buoni amministratori della svariata grazia di Dio e cioè mettendo il dono al servizio degli altri; non al servizio del proprio ventre, non al servizio di interessi personali, ma al servizio degli altri membri del Corpo di Cristo. E questo affinché Dio sia glorificato per mezzo di Gesù Cristo. E sì, perché quello che ognuno di noi deve sempre tenere presente è che qualsiasi cosa noi siamo chiamati a fare, la dobbiamo fare alla gloria di Dio secondo che è scritto: “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate alcun’altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio” (1 Cor. 10:31).

Fratelli, tenete bene a mente che ognuno di noi un giorno dovrà comparire davanti al tribunale di Dio per rendergli conto della amministrazione da lui svolta con i beni del suo Padrone e Signore. Non importa quale dono si è ricevuto da Dio o quanti doni si sono ricevuti, nessuno sfuggirà a questo rendimento di conti. Paolo dice ai Corinzi che “quel che si richiede dagli amministratori, è che ciascuno sia trovato fedele” (1 Cor. 4:2), procacciamo dunque la fedeltà verso Dio e in quel giorno ci sarà di certo detto: “Va bene, buono e fedel servitore; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore” (Matt. 25:23).

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Pensieri (Vol. 1)

Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

Samballat e Tobia

“E quando Samballat, lo Horonita, e Tobia, il servo Ammonita, furono informati del mio arrivo, ebbero gran dispiacere della venuta d’un uomo che procurava il bene de’ figliuoli d’Israele” (Neh. 2:10). Ecco cosa disse Nehemia a proposito di Samballat e Tobia.

Ora, Nehemia era venuto per ricostruire le mura di Gerusalemme che erano in rovina da tanti anni oramai, Dio lo aveva benignamente assistito infatti egli aveva personalmente ricevuto dal re Artaserse delle lettere per i governatori d’oltre il fiume affinché lo facessero passare ed entrare in Giuda, e delle lettere per Asaf guardiano del parco del re affinché gli fornisse il legname di cui aveva bisogno, ma Samballat e Tobia quando seppero del suo arrivo furono grandemente dispiaciuti. Evidentemente quegli uomini non cercavano il bene dei figli di Israele, e difatti lo dimostrarono anche in appresso quando si fecero beffe di Nehemia e dei suoi collaboratori, e cercarono in svariate maniere di ostacolare la ricostruzione delle mura di Gerusalemme, ma i loro malvagi disegni furono frustrati da Dio che fece prosperare l’opera diretta da Nehemia e la fece giungere a compimento.

Ogni volta che Dio chiama qualcuno a edificare la sua Chiesa, non importa con quale ministerio, ci sono sempre dei Samballat e dei Tobia che con le loro parole e i loro atti cercano di scoraggiare il ministro di Dio e i suoi collaboratori o comunque coloro che lo apprezzano e lo aiutano per la sua opera. Costoro invece di rallegrarsi nel vedere che Dio ha scelto in mezzo a loro qualcuno per fargli compiere una particolare opera, si dispiacciono, si struggono l’anima e il cuore. Che follia mostrano costoro nello sprezzare il servo del Signore e quello che Dio gli ha messo in cuore di fare, e nel cercare in svariate maniere di ostacolare la sua opera! In verità costoro non sanno di trovarsi a combattere contro Dio stesso e che alla fine Dio farà ricadere sul loro capo tutta la loro malizia, tutta la caparbietà del loro cuore. Saranno coperti di vergogna, e tutti coloro che li vedranno diranno: ‘Ecco la fine che fanno tutti coloro che si mettono a combattere contro Dio!’.

Diletti, rallegriamoci quando qualcuno procura il bene dei figliuoli di Dio, e dispiaciamoci invece quando qualcuno cerca il loro male. Incoraggiamo (e non solo a parole) coloro che in svariate maniere fanno il bene ai figliuoli di Dio affinché progrediscano sempre di più, ma ammoniamo severamente coloro che nel loro mezzo cercano il loro male affinché smettano di compiere il male.

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Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

Aspettando la beata speranza

“Poiché da voi la parola del Signore ha echeggiato non soltanto nella Macedonia e nell’Acaia, ma la fama della fede che avete in Dio si è sparsa in ogni luogo; talché non abbiam bisogno di parlarne; perché eglino stessi raccontano di noi quale sia stata la nostra venuta tra voi, e come vi siete convertiti dagl’idoli a Dio per servire all’Iddio vivente e vero, e per aspettare dai cieli il suo Figliuolo, il quale Egli ha risuscitato dai morti; cioè, Gesù che ci libera dall’ira a venire” (1 Tess. 1:8-10).

La fama della fede dei santi di Tessalonica si era dunque sparsa in ogni luogo tanto che gli apostoli non avevano bisogno di parlare della fede dei santi di Tessalonica; erano infatti gli altri che raccontavano agli apostoli come essi si erano convertiti dagli idoli a Dio per servirlo e per aspettare dai cieli il suo Figliuolo.

Vorrei che notaste come di questi fratelli di Tessalonica veniva detto non solo che si erano convertiti a Dio per servirlo, ma anche che si erano convertiti a Dio per aspettare dai cieli il suo Figliuolo. Questa attesa caratterizzava dunque la vita di quei nostri fratelli, e caratterizza pure la nostra vita in Cristo. Noi infatti stiamo “aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Iddio e Salvatore, Cristo Gesù” (Tito 2:13).

Alcuni si fanno beffe di noi dicendo che noi stiamo aspettando invano, come se il Signore avesse mentito o si fosse dimenticato di tornare. Noi però abbiamo la piena fiducia che la nostra speranza nella sua venuta dal cielo non sarà frustrata perché sappiamo che Colui che ha fatto questa promessa è il Verace e il Fedele. Continuiamo dunque, fratelli, ad aspettare la sua venuta con fede e pazienza. Egli verrà, a suo tempo verrà, ed ogni occhio lo vedrà. Amen.

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Pensieri (Vol. 1)

Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro
Il blog di Illuminato Butindaro

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