Francia: Suddivisione confessionale dei cimiteri

In settimana, il ministro degli Interni firmera’ una circolare rivolta ai sindaci per invitarli a suddividere i cimiteri a seconda delle confessioni religiose. Il testo non modifica le regole, ma sollecita i Comuni a tener conto di un fenomeno in crescita.
Un tempo, gli immigrati maghrebini venivano sepolti per lo piu’ nel Paese d’origine per fedelta’ alle tradizioni, secondo cui l’Islam raccomanda di riposare in terra musulmana. Ma le ultime generazioni si sentono parte del Paese ospite (il 60% degli algerini desidera essere sepolto in Francia). Tuttavia, il rispetto della tradizione religiosa vuole che la sepoltura sia permanente, e quindi essi rifiutano la concessione provvisoria, in uso nei cimiteri francesi, in attesa di una soluzione permanente; inoltre, il morto dovrebbe riposare tra pari e con il viso rivolto alla Mecca.
Anche gli ebrei hanno le loro tradizioni che si discostano dalla sepoltura cattolica.
Di qui l’opportunita’ di separare i settori, finanze locali permettendo.

Fonte: Aduc – 18 febbraio 2008

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Algeria: Abderrahmane Chibane, presidente dell’associazione degli ulema musulmani algerini, chiama i servizi di sicurezza ad opporsi agli evangelisti americani

Pubblicato il 18 febbraio 2008 su El Khabar

Abderrahmane Chibane, presidente dell’associazione degli ulema musulmani algerini, ha indicato che la chiesa evangelista in Algeria, « ricorre a metodi su cui i servizi di sicurezza sono chiamati a vigilare”. Egli ha dichiarato che degli evangelisti del Nord America, che fanno parte dei neoconservatori, “visitano alcune wilayas a fini politici”.
In una lunga lettera distribuita alla stampa ieri, Chibane ha dichiarato che gli evangelisti nord-americani ed i preti europei che visitano l’Algeria, “sono animati da una medesima convinzione”.
Secondo lui, le due parti intraprendono contatti con alcuni loro amici in diverse wilayas al fine di “servire degli obiettivi politici” che egli non ha precisato.
Chibane ha rivelato che gli evangelisti sono animati da una medesima convinzione secondo la quale gli altri cristiani hanno tradito il messaggio di Cristo, e il mondo vivrà in armonia solo al Suo ritorno, dopo l’edificazione di uno Stato che raggruppi tutti gli ebrei del mondo sulla terra di Palestina.
Chibane ha definito questa credenza “sionismo sul modello cristiano”, indicando che “i nostri figli algerini che hanno scelto il Cristianesimo come religione hanno adottato questa credenza”. Egli ha aggiunto che l’attività dell’associazione degli ulema “mette in rilievo l’applicazione della legge sulle religioni diverse dall’islam, sull’insieme del territorio”, sottolineando che l’apparato di sicurezza deve imperativamente intervenire per far applicare la legge sull’esercizio dei culti per i non musulmani.
Chibane, nella sua lettera, ha precisato che gli evangelisti si rivolgono generalmente “ai poveri, ai malati e agli analfabeti”.

18-02-2008
Par H. Yes/ Traduit par F.L

Fonte: Collectif Algérie/El Khabar

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Nigeria: scontri tra cristiani e islamici Accuse di «blasfemia», tre assassinati

DA ABUJA

Un poliziotto e due giovani cristiani sono stati uccisi nei giorni scorsi in Nigeria in seguito ad una serie di incidenti scatenatisi dopo la voce di presunti atti di “blasfemia” di studenti cristiani contro Maometto. Il fatto è avvenuto in una scuola secondaria a Sumaila, una settantina di chilometri a sud della città di Kano, nel nord del Paese. L’emittente Al-Arabiya ha ricostruito i fatti avvenuti nello scorso fine settimana. Una delle vittime è l’ispettore di polizia Jibrin Garba, addetto alla sicurezza nella caserma cittadina, proprio il luogo dove alcuni studenti cristiani avevano cercato rifugio dopo l’attacco di un gruppo di giovani estremisti islamici infuriati per un gesto – pare un articolo o un’immagine – considerato offensivo verso Maometto. «Tre persone sono state uccise durante un assalto contro la stazione di polizia, ogni cosa nell’edificio è stata data alle fiamme» ha spiegato il capo degli agenti Aminu Yesufu, il quale ha indicato in una ventina i feriti causati dalle violenze. «I cristiani in fuga hanno cercato di trovare rifugio nella caserma di polizia, ma centinaia di furenti studenti islamici hanno preso d’assalto la struttura e bruciato ogni cosa dopo che gli agenti si erano rifiutati di consegnare nelle loro mani i cristiani accusati ». Sempre la scorsa settimana, altre violenze di matrice religiosa erano scoppiate nella città di Yana, nello stato di Bauchi, quando un gruppo di musulmani aveva accusato una donna cristiana di blasfemia nei confronti della religione coranica; la polizia aveva sparato sulla folla di rivoltosi, uccidendo un giovane islamico. ( L.F.)

Fonte: Avvenire.it – domenica 17 febbraio 2008

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Austria: legge anti minareti in Carinzia

VIENNA – Il parlamento regionale della Carinzia, il Land governato da Joerg Haider, ha approvato oggi una modifica di legge volta a impedire, indirettamente, la costruzione di minareti e moschee nella regione. La modifica è passata con i voti della Bzoe (lega per il futuro dell’Austria), il partito di estrema destra fondato da Haider dopo la scissione dalla vecchia Fpoe, e di quello popolare Oevp (nel governo federale a Vienna. Contrari i socialdemocratici (Spoe) e i Verdi.

Era giunto il momento di lanciare “un segnale” contro “l’avanzata dell’Islam”, ha detto Haider accusando la Spoe di non fare nulla. La Carinzia sarà un “modello per l’Europa”, ha aggiunto. La legge sulla cura del territorio e degli edifici non menziona peraltro mai le parole minareti o moschee, né divieto, stabilisce solo normative più severe per la costruzione di edifici di grosse dimensioni per i quali sarà necessaria ora una autorizzazione speciale.

Secondo la Spoe si tratta di pura bolla di sapone perché, innanzitutto, non c’è nessuna richiesta di costruire case di culto musulmane nel Land e, poi, perché, comunque, la legge non vieta esplicitamente di costruirne. “Facciamo una legge per qualcosa che non c’è”, ha commentato la leader Spoe Gaby Schaunig.

A farne piuttosto le spese potrebbe essere la realizzazione di un controverso centro tibetano a Huettenberg, che dovrà ora essere riesaminato alla luce della nuova legge. Proteste contro l’iniziativa carinziana sono giunte anche dal responsabile per questioni di integrazione della comunità islamica in Austria, Omar Al-Rawi, secondo cui essa violerebbe il diritto alla libertà di confessione e il principio di uguaglianza di tutti i cittadini tutelato dalla Convezione europea sui diritti umani. Su circa 560.000 abitanti, la Carinzia conta qualche decina di migliaia di musulmani.

Fonte: SwissInfo/SDA-ATS – 12 febbraio 2008 – 17.51

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L’arcivescovo di Canterbury: sharia inevitabile

Si infiamma il dibattito dopo le dichiarazioni del primate anglicano Rowan Williams: «La legge islamica potrebbe migliorare la coesione sociale» Gordon Brown rigetta la proposta

DA LONDRA
ELISABETTA DEL SOLDATO

Adottare alcuni aspetti della sharia, la legge islamica, in Gran Bretagna è diventato «inevitabile», ha commentato ieri dai microfoni di Bbc Radio 4 l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, la più alta carica spirituale della Chiesa anglicana. «Il Regno Unito – ha continuato – deve confrontarsi con il fatto che alcuni dei suoi cittadini non si identificano con il sistema legale britannico». Infatti, ha spiegato Williams, adottare alcune parti della legge islamica «potrebbe servire a migliorare la coesione sociale».

I musulmani, per esempio, potrebbero decidere di portare le loro dispute familiari o le loro questioni finanziarie davanti a una «sharia court» invece che a un tribunale tradizionale. «I tribunali ortodossi ebraici – ha ricordato l’arcivescovo – sono già attivi in Gran Bretagna e la visione antiabortista dei cattolici e degli altri cristiani è tenuta in considerazione all’interno della legge».

«Gli islamici – ha proseguito – non dovrebbero essere costretti a scegliere l’alternativa netta tra la lealtà culturale e la lealtà allo Stato mentre al momento l’argomento è offuscato dal sensazionalismo dei sondaggi d’opinione». Naturalmente, «nessuno sano di mente vorrebbe vedere in questo Paese l’inumanità che alle volte viene associata con la pratica della legge in alcuni Stati islamici – ha precisato Williams –. Come le punizioni estreme o l’atteggiamento verso le donne. Ma dire che c’è una legge per tutti, è un po’ pericoloso». Secondo la legge britannica le persone possono, se lo vogliono, raggiungere un accordo dopo una disputa davanti a una terza persona. Le corti musulmani e quelle ebraiche che già esistono nel Regno Unito rientrano in questa categoria della legge.

I commenti di Williams sono ora destinati a infuocare il dibattito sul multiculturalismo nel Regno Unito. La proposta dell’arcivescovo di Canterbury è già stata peraltro respinta sia dal governo che dall’opposizione. «Il primo ministro ritiene che in questo Paese debba essere applicata la legge britannica, basata sui valori britannici », ha affermato un portavoce di Gordon Brown. I conservatori hanno affidato il loro dissenso alla loro esponente musulmana di maggior spicco, la baronessa Warsi della Camera dei Lord, ministro ombra per la coesione fra le comunità.

«I commenti dell’arcivescovo non aiutano e possono creare ulteriore confusione fra le nostre comunità – ha affermato – Il principio importante è quello dell’equità e dobbiamo assicurare che le persone di ogni fede siano trattate equamente davanti alla legge». «Non posso essere d’accordo» con l’arcivescovo, ha affermato dal canto suo il leader liberaldemocratico Nick Clegg, «l’uguaglianza davanti alla legge è parte del collante che unisce la nostra società».

Fonte: Avvenire.it – 8 febbraio 2008

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