Messico, Chiapas: cattolici tradizionalisti distruggono 13 case di evangelici

Indigeni cattolici della comunità Los Llanos di San Cristobal de Las Casas hanno distrutto 13 costruzioni di proprietà di cinque famiglie evangeliche che si rifiutano di cooperare per la celebrazione di feste religiose, ha denunciato il pastore Esdras Alonso González, che ha ricordato che la distruzione di un luogo di culto avvenuta nel maggio del 2009 rimane impunita.

Egli ha spiegato che le case, 12 di lamiera e legno, e una di cemento, sono state distrutte prima di mezzogiorno di questo mercoledì da circa 200 tradizionalisti armati di machete, bastoni, piedi di porco, martelli e altri attrezzi.

Via | cuarto-poder.com.mx

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Uzbekistan: Tashkent, pesanti multe e carcere per i cristiani

Anche nel periodo di Natale la polizia ha perseguitato gli incontri religiosi. Le multe spesso ammontano all’equivalente di anni di stipendio e per i recidivi c’è la prigione.

Tashkent – La persecuzione della polizia uzbeka contro i cristiani è continuata anche durante il Natale . La polizia ha fatto irruzione durante incontri e funzioni religiose ed elevato pesanti multe. Ma per i “recidivi” c’è anche la prigione.

Domenica 3 gennaio la polizia ha interrotto un incontro di circa 40 fedeli della Chiesa Protestante Holiness Full Gospel in un’abitazione privata nel villaggio Umid, distretto di Yangiyul. La chiesa è riconosciuta dalle autorità e può svolgere attività religiosa, ma l’ufficiale di polizia Bobur Usmanov ha spiegato all’agenzia Forum 18 che “non è registrata nel villaggio Umid”.

La legge sulla libertà religiosa, inasprita negli ultimi anni, prevede che ogni gruppo religioso può svolgere attività solo se registrato nella zona. La norma è interpretata in modo ancora più restrittivo dalla polizia, che spesso chiede uno specifico riconoscimento per ogni piccola città e villaggio. Senza tale approvazione, è considerato illecito persino riunirsi per pregare o parlare di religione, anche in una casa privata.

Ora per i leader della Chiesa, Kholmet Ashirov, Ayazbek Taytaliyev e Rustam Usmanov, è probabile la condanna a pesantissime multe. Gli ultimi due nel 2009 sono stati 5 giorni in carcere, per una sentenza della Corte distrettuale di Yangiyul, sempre per avere organizzato e presieduto incontri religiosi, e rischiano una nuova condanna detentiva in quanto “recidivi”.

Alla fine di dicembre il tribunale penale di Termez ha condannato il pastore Bakhrom Nazarov alla multa di 2..805.000 som (circa 1270 euro) per avere tenuto senza autorizzazione un incontro di preghiera. La paga media mensile nel Paese è stimata pari a 15 euro, per cui la multa corrisponde al guadagno di 81 mesi di lavoro. Nazarov, leader della Full Gospel Church di Urgench, pure non registrata, è stato già più volte minacciato dalla autorità, è stato in carcere e nel 2004 gli hanno confiscato persino la bibbia.

L’agenzia F18 segnala che nel 2009 la situazione dei cristiani è peggiorata e molti fedeli hanno scontato tra i 5 e i 15 giorni di carcere per avere tenuto o partecipato a incontri religiosi. Tra costoro: Mahmudjon Turdiev, Mahmudjon Boynazarov e Ravshanjon Bahmarov, tutti di Kurgantepe; Roman Tsoi, Pavel Nenno, Andrei Sim, Vladimir Tyo, Yuri Tyo e Dmitri Sim di Tashkent. Fonti locali riferiscono che Mahmudjon Turdiev e Ravshanjon Bahmarov sono stati minacciati di subire un’ulteriore detenzione, se insistono nell’appello proposto contro la condanna.

Sono pure finiti in carcere per periodi tra 5 e 15 giorni i Testimoni di Geova Dilshod Akhmedov, Fatima Akhmedov, Ilhamjan Akhmedov, Galina Fris, Ayshe Setablaeva, Mamlakat Nabieva, Angelina Farahova, Gulchehra Tashboltaeva. Alcuni di loro hanno fatto appello e il giudice di appello di Mirza-Ulugbek (Tashkent) ha confermato la condanna e ha pure irrogato pesanti multe: 1.962.800 som, pari a 890 euro per Mamlakat Nabieva, Angelina Farahova, Gulchehra Tashboltaeva e altri 4 fedeli, molti dei quali sono disoccupati.

Fonte: AsiaNews/F18 – riprodotto con autorizzazione

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Il pastore Sylvain Exantus, presidente della Federazione Protestante di Haiti, ha dato sue notizie e lancia un appello di aiuto

Sono vivo insieme alla mia famiglia. Gloria a Dio! La scuola di cui sono il direttore (El Shaddai College) è crollata venti minuti dopo che l’ho lasciata…

Sylvain Exantus, presidente della Federazione protestante haitiana

Sono vivo insieme a tutta la mia famiglia. Gloria a Dio! La scuola di cui sono il direttore (El Shaddai College) è crollata venti minuti dopo che l’ho lasciata.
Martedì dopo il terremoto sono rimasto bloccato nel centro di Port-au-Prince non trovando modo per tornare a casa. Abbiamo dovuto dormire sotto le stelle a Champs de Mars. Solo mercoledì pomeriggio ho potuto raggiungere casa mia. Ho cercato invano di mettermi in contatto telefonico con gli altri membri del Comitato esecutivo della Federazione Protestante di Haiti.

Il bilancio è molto pesante, a Port-au-Prince c’è il caos. Oltre 100.000 morti, migliaia di case crollate, ma anche scuole, ministeri, il Palazzo Nazionale, i tribunali, chiese, la cattedrale, il Parlamento, il Ministero della Pubblica Istruzione, ospedali. Il personale delle Nazioni Unite è gravemente colpito fra cui il Rappresentante del Segretario Generale, una cinquantina di francesi sono dispersi, ecc. E’ un bilancio provvisorio che tende ad aggravarsi.

La Federazione Protestante di Haiti lancia un appello alla solidarietà nazionale ed internazionale per far fronte ai bisogni urgenti, quali: acqua, cibo, cure mediche, kit di sopravvivenza, tende, ecc.

Via | Protestants.org

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[World Watch List 2010] Persecuzione dei cristiani nel mondo, Prime dieci nazioni- #10 Uzbekistan

Anche le libertà religiose in Uzbekistan hanno subito un progressivo deterioramento nel 2009. L’atmosfera generale è divenuta ancor più anti-protestante. Tutto ciò è evidente dall’incremento delle confische di materiale cristiano. Molti cristiani sono stati arrestati e multati. Svariati leader cristiani sono stati condotti alle stazioni di polizia e pesantemente interrogati per ore, subendo quindi pressioni fisiche e psicologiche di vario tipo. Inoltre, non va dimenticato che i familiari di coloro che si convertono al Cristianesimo esercitano pesanti pressioni affinché i neo-convertiti ritornino all’islam. Un altro segno evidente del peggioramento della situazione è testimoniato dal fatto che le autorità fanno uso dei media per ridicolizzare e mettere in cattiva luce i cristiani. Hanno mandato in onda molte volte in prima serata un documentario intitolato “Nella morsa dell’ignoranza”, in cui i cristiani vengono presentati come una setta satanica; inoltre i cristiani più attivi vengono accusati di fare uso di droghe e di comprare col denaro la gente perché si converta al Cristianesimo. Il programma, inoltre, asserisce che i protestanti sono una setta che, tra le altre cose, plagiano i bambini. E’ stato prodotto un DVD da distribuire a fini propagandistici, col risultato di aver intimorito pesantemente i credenti uzbeki. Nonostante ciò, la chiesa uzbeka cresce, le persone continuano a cercare nuove vie per ricevere il Vangelo. Non possono cantare o predicare nella lingua uzbeka, e le comunità cristiane non riescono a ottenere una regolare registrazione. Senza tale registrazione (continuamente negata), le loro attività sono considerate illegali, dunque la loro situazione generale rimane molto difficile.

Fonte: Porte Aperte Italia

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WWList 2010: elenco dei paesi in cui i cristiani sono perseguitati

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Pronta anche quest’anno la nuova World Watch List di Porte Aperte, l’elenco dettagliato dei paesi in cui la persecuzione contro i cristiani è reale. Realizzata sulla base di accurate ricerche sul campo in molti paesi nel mondo, la WWList abbraccia un periodo che va dal 1 novembre 2008 al 31 ottobre 2009 (sono esclusi dunque dall’analisi empirica i mesi di novembre e dicembre 2009) e tiene conto dei miglioramenti o dei peggioramenti della situazione dei cristiani nei più di 50 paesi in cui esiste una forma di discriminazione di natura religiosa, che va dai gravi episodi persecutori (omicidi, torture, ecc.) a quelli più lievi (fenomeni di intolleranza di vario genere). L’equipe di esperti di Porte Aperte Internazionale ha analizzato attentamente la mole di dati raccolti, ottenendo una classifica esemplificativa dei paesi più intolleranti nei confronti del Cristianesimo.

Per l’ottavo anno consecutivo la Corea del Nord occupa la prima posizione nella WWList, un triste primato per un paese in cui ogni attività religiosa è considerata come un tentativo di insurrezione contro la stabilità del regime dittatoriale di Kim Jong-II. I cristiani sono costretti ad affrontare terribili persecuzioni, bersaglio in tutto il paese di arresti, torture e persino uccisioni. La Corea del Nord è tristemente nota per i campi di lavori forzati. Quest’anno l’Iran sorpassa l’Arabia Saudita, trovando quindi la seconda posizione. Il regime teocratico iraniano si fonda sull’islam radicale, perciò negli ultimi tempi (specie dall’elezione di Ahmadinejad nonché dai tumulti scoppiati dopo la sua discussa rielezione) i cristiani sono stati ancor più perseguitati rispetto al passato, attraverso irruzioni, perquisizioni, arresti e vessazioni di ogni tipo. L’Arabia Saudita, comunque, rimane salda in terza posizione, per la costante mancanza di libertà religiosa, un fatto quest’ultimo che non cambia rispetto all’anno precedente. È piuttosto preoccupante l’ascesa della Somalia (un po’ in tutte le classifiche negative a dire il vero) che passa in quarta posizione: nell’aprile del 2009 il Parlamento ha approvato all’unanimità l’introduzione della legge islamica. I cristiani vengono monitorati, controllati, seguiti e perseguitati dal governo e dai militanti islamici, sempre più presenti nel territorio.

L’islam è la religione ufficiale anche nelle Maldive, Afghanistan, Yemen e Mauritania. La Mauritania passa dalla 18ª posizione all’ottava, un peggioramento dovuto a un’esponenziale crescita di eventi persecutori nei confronti dei cristiani, tra cui vale la pena ricordare l’assassinio di un giovane padre di famiglia in giugno, l’arresto e la tortura di altri 35 in luglio e la detenzione di altri 150 in agosto. Non ci sono miglioramenti in termini di libertà religiose in Laos (che ricopre la nona posizione), il governo continua quindi la sua politica discriminatoria e repressiva. L’Uzbekistan mantiene la decima posizione, con un palese deterioramento delle condizioni dei cristiani, arrestati, multati, interrogati e psicologicamente vessati dalla polizia, e spesso obbligati dai familiari a “tornare all’islam”.

Per vedere nel dettaglio la WWList 2010 con approfondimenti sulle prime 10 nazioni di questa classifica, va nella sezione WWList.

Fonte: Porte Aperte Italia

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