Indonesia: Notizie di Rinaldi Damanik

Verona (PA) – Il pastore indonesiano Rinaldi Damanik, accusato di possesso illegale di armi, è ricorso in appello contro la condanna a 3 anni di reclusione inflittagli il 16 giugno. Degli amici l’hanno incontrato ed hanno deciso di sostenere il suo appello, convinti della sua innocenza.
Nella settimana successiva alla richiesta di appello, presso l’Alta Corte di Sulawesi Centrale, si sono manifestate forti opposizioni.
L’avvocato principale della difesa, Johnson Panjaitan, è stato avvertito che sarà interrogato riguardo alla dichiarazione che ha fatto dopo l’annuncio del verdetto. I nomi degli amici di Damanik sono stati pubblicati sui giornali locali, con la minaccia che saranno arrestati. Anche Damanik ha ricevuto minacce che i membri della sua famiglia e i suoi amici saranno rapiti, se non ritira il suo appello. Gli avvocati musulmani di Damanik, accusati di aver tradito la loro religione patrocinando il pastore, hanno replicato che è loro dovere difendere un innocente.
“La strada è ancora lunga, ma stiamo vedendo delle aperture”, ha dichiarato M. Saroinsong, un responsabile di una chiesa di Sulawesi che sostiene Damanik ed ha aggiunto: “Per favore continuate a pregare affinché la giustizia trionfi”.

Fonte: Porte Aperte Italia – 18 luglio 2003

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Indonesia: Sventati degli attentati contro alcune chiese

Verona (PA/Religious Liberty Prayer) – Tra il 4 e il 12 luglio, la polizia indonesiana ha arrestato 9 persone, sospettate di essere militanti del Jemaah Islamiah (JI). Almeno altri 4 componenti di questo movimento estremista sono sfuggiti alla retata. Malgrado questi arresti, il JI rimane una seria minaccia, con quasi 3000 membri addestrati in Afganistan. Il JI beneficia di un largo sostegno finanziario e decine di militanti sarebbero stati addestrati come kamicaze.
Il raid della polizia a Semarang il 9 luglio ha anche permesso il sequestro di una consistente quantità di armi e munizioni. Fra i documenti, la polizia ha trovato gli orari delle riunioni di culto di due chiese di Jakarta. Questa scoperta fa credere che il JI stesse preparando attacchi contro le minoranze cristiane in Indonesia. Ricordiamo che il JI è responsabile di un attentato dinamitardo che ha provocato 19 morti e molti feriti, il 24 dicembre 2001. La polizia ritiene che a Jakarta ci siano altri due depositi di esplosivo e munizioni, ma non è riuscita a trovarli.

Fonte: Porte Aperte Italia – 18 luglio 2003

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Nigeria: Complotti contro i cristiani

Verona (PA) – Degli agenti di sicurezza a Lagos hanno scoperto un documento che rivela piani di estremisti musulmani preparati per attaccare i cristiani durante il culto. In seguito a questa informazione, i cristiani di questa città nel nord ovest della Nigeria, hanno chiesto alla polizia di attivare subito una sorveglianza speciale di tutti i capi religiosi musulmani.
Una lettera, circolata fra i membri del gruppo islamista: La Società del Forum dei Giovani della Nigeria (NASFAT), dimostra che l’organizzazione estremista aveva messo a punto piani minuziosi per attaccare, in collaborazione con altri gruppi musulmani, i cristiani nelle loro chiese. Il NASFAT ha chiesto aiuto ai notabili musulmani della Nigeria per portare a buon fine i loro attacchi.
“La guerra santa (jihad) è il dovere di ogni musulmano e ciascuno deve adempierlo”, ha commentato il presidente del NASFAT Alhaji Abdul Wahab Abdul–Rahman, quando gli è stato chiesto di contrastare questo documento. “Se i nostri giovani vogliono dare la loro vita per la causa di Allah, non possiamo impedirlo”. Afolabi Sam Adeboye, un avvocato di Lagos, specialista dei diritti religiosi, rivela che il gruppo musulmano aveva acquistato delle proprietà adiacenti ad alcune chiese, lungo la ferrovia Lagos–Ibadan, con l’evidente intenzione di mettere in atto i loro piani.
“Questo gruppo islamico non ha paura di rivelare i suoi obiettivi né coloro che li sostengono. Il documento e la lettera redatta dal NASFAT hanno esposto i motivi che li hanno spinti a costruire i loro edifici fra le chiese. Questo affronto fa parte di una agenda accuratamente stabilita dai fondamentalisti islamici, per procedere alla conquista violenta della Nigera”, riporta Sam Adeboye.

Fonte: Porte Aperte Italia – 11 luglio 2003

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Messico: Un vescovo cattolico contro le persecuzioni

Verona (PA) – Il vescovo cattolico di San Cristóbal de las Casas, in Chiapas, ha chiesto la fine delle violenze e delle persecuzioni contro i cristiani evangelici da parte dei “cattolici tradizionali” o caciques. Felipe Arizmendi ha chiesto che “cessino le espulsioni e le divisioni in nome della religione” e che “cessino le distruzioni e gli incendi delle case, gli affronti, e che neppure una goccia di sangue sia più sparsa a causa delle differenze religiose, politiche, culturali ed economiche”.
In questi ultimi trent’anni, l’intolleranza religiosa ha portato all’esilio forzato di 35.000 cristiani evangelici dalla loro terra, Chamula e da altri distretti. 34 evangelici sono in prigione dal 1997, accusati di aver partecipato al “massacro di Acteal”, nel quale 45 persone (soprattutto donne e bambini) hanno perso la vita. Sono accusati senza prove e alcuni di loro sono già stati condannati a 36 anni di reclusione.
Malgrado le difficoltà e la persecuzione, il numero dei cristiani evangelici non cessa di crescere. Oggi il 35% della popolazione in Chiapas, secondo un recente censimento, si professa evangelica. Dagli inizi degli anni ’80, Porte Aperte sviluppa progetti per la distribuzione di Bibbie e progetti di formazione e di sviluppo, con lo scopo di fortificare la Chiesa in Chiapas. Richard Luna, direttore di Porte Aperte in America Latina, ha detto: “La dichiarazione del vescovo Arizmendi è benvenuta nel contesto degli attuali conflitti”. Speriamo che i tradizionali cattolici in Chiapas decidano davvero di porre fine alle ostilità verso gli evangelici.

Fonte: Porte Aperte Italia – 27 giugno 2003

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Pulizia religiosa indonesiana

Continuano le persecuzioni nelle Molucche, ad Aceh, a Sulawesi

di Boffi Emanuele

Continuano le persecuzioni nelle Molucche, ad Aceh, a Sulawesi. Per il Rapporto «i dati presentati dal Forum per la comunicazione cristiana in Indonesia parlano chiaro: se tra il 1945 e il 1965 si sono registrati soltanto due attacchi a chiese cristiane, questi erano già diventati 46 nel decennio successivo, 89 tra il 1976 e il 1985 e 104 tra il 1986 e il 1995, per poi conoscere una vera e propria impennata tra il 1996 e il 2002 con oltre 500 chiese distrutte. Nel novembre 2000 la milizia Laskar Jihad annunciò: “Intendiamo durante questo Ramadan condurre una serie di iniziative che aprano la strada all’imposizione di una piena shari’a almeno nei luoghi che sono diventati esclusivamente islamici, come le isole di Ternate, Timore e Bacan”. È una sorta di chiamata in codice per la “pulizia religiosa” dei cristiani da queste zone. Ad esempio, la città di Poso, a Sulawesi centrale, aveva una popolazione di 40mila persone, in maggior parte cristiani; ma alla fine del 2002 ne sono rimaste 5mila, esclusivamente islamici, e tutte le chiese sono state distrutte».

Fonte: Tempi num.26 del 26 Giugno 2003

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