Iran, Cristiani in lutto: E’ morta Sakineh Rahnama, la moglie del martire cristiano Abbas Amiri

Sakineh Rahnama, la moglie di Amiri, è morta domenica 3 agosto nella città di Masjid-Sleiman per cause collegate allo stress. Anche lei, come suo marito, era stata aggredita da agenti di sicurezza in borghese che avevano fatto irruzione nella loro casa durante dei battesimi di nuovi credenti, mentre stavano cantando e pregando. Rahnama e Amiri avevano messo a disposizione la loro casa per le riunioni dei fedeli. Rahnama è stata sepolta ieri, lunedì 4 agosto, accanto a suo marito.

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Iran, Cristiani in lutto: E’ morto Abbas Amiri, l’uomo anziano che era stato brutalmente picchiato da agenti di sicurezza in borghese

Abbas Amiri, ex musulmano convertito a Cristo, aveva messo a disposizione la sua casa ai credenti della città per riunirsi ed adorare insieme il Signore. Nei giorni scorsi, degli agenti di sicurezza in borghese avevano fatto irruzione nella casa di Amiri durante dei battesimi di nuovi credenti, mentre stavano cantando e pregando, ed avevano arrestato 16 persone. Amiri era stato aggredito e picchiato. Ricoverato in ospedale, il nostro fratello è morto alle 16:30 di mercoledì 30 luglio nella città di Isfahan. E’ stato sepolto a Masjid-Soleiman, suo luogo di nascita, il 31 luglio.

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Indonesia: Violenze contro gli studenti di un college cristiano

Marthen Lalo, uno studente aggredito

Per la seconda notte consecutiva circa 580 studenti della Arastamar Evangelical School of Theology (SETIA) ad East Jakarta hanno dormito nella lobby del Parlamento indonesiano, a causa delle violente manifestazioni contro la loro scuola. Incitati dagli altoparlanti della vicina moschea a “far sloggiare gli indesiderati vicini”, centinaia di manifestanti al grido “Allahu-Akbar (Dio è Grande)” hanno attaccato brandendo machete e bastoni i 1.400 studenti e lo staff della scuola evangelica teologica, costringendoli ad evacuare durante l’ultimo fine settimana di luglio.
Oltre agli studenti riparatisi nell’edificio del Parlamento, centinaia di altri ragazzi sono stati evacuati in altre aree o hanno ricevuto cure mediche per le ferite riportate negli scontri. Le violenze hanno avuto luogo nonostante gli sforzi di 400 poliziotti intervenuti dopo le tensioni del venerdì precedente. Gli studenti e lo staff della scuola hanno chiesto protezione ai rappresentanti del governo, in particolare a quelli del Prosperous Peace Party (PDS, un partito cristiano capeggiato da Karol Daniel Kadang), ricevendo rassicurazioni in merito e la promessa di contattare il National Police Department per far pervenire al comando centrale la viva protesta contro l’inefficacia del servizio protettivo svolto dalla Polizia presente durante le violenze (violenze che hanno causato circa 9.300 dollari di danni, una cifra ingente in quelle zone). Le bande di estremisti islamici, armate di spranghe, machete e bombe incendiarie, hanno attaccato due dormitori maschili ed uno femminile, aggredendo e picchiando gli studenti e appiccando incendi negli edifici per creare il maggior danno possibile.

Mentre i malcapitati venivano scortati dai poliziotti, sono comunque rimasti vittime di attacchi addirittura con spade da parte degli estremisti, da cui si comprende la sentita protesta per la mancata protezione da parte delle forze dell’ordine. 17 ragazzi sono stati seriamente feriti in questi attacchi, poi ricoverati presso il Christian University Indonesia Hospital Cawang (East Jakarta). Il motivo di queste violenze è “semplice” secondo le informazioni raccolte in loco: “La presenza di un college cristiano disturba i musulmani della zona…”
Il college, nato 21 anni fa, è in regola con ogni tipo di permesso delle autorità e fu costruito in una zona in cui un tempo non c’erano che piantagioni di banane e campi di grano, mentre ora si è trasformata in un’area piuttosto popolosa. Questi attacchi non sono casi isolati, bensì fanno parte di una serie di manifestazioni più o meno violente avvenute anche in passato sempre organizzate da estremisti islamici, che evidentemente non esitano a portare avanti una strategia di continue intimidazioni al fine unico di colpire con forza i cristiani indonesiani.
Il Governo ha tentato una timida mediazione tra le parti, ma senza ottenere nessun tipo di successo.

Fonte: Porte Aperte Italia

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AZERBAIGIAN: Prove false della polizia per arrestare un pastore battista

Lo afferma l’avvocato del pastore Shabanov. Al processo non ci sono prove, ma il pastore rimane in carcere in attesa di nuove indagini. Intanto le autorità locali si rifiutano di registrare il locale gruppo battista.

Il pastore Hamid Shabanov e il carcere dove è tenuto

Baku – Rimane in carcere il pastore battista Hamid Shabanov, dopo che il 29 luglio il tribunale di Zagatala (Azerbaigian nordoccidentale) ha chiesto “ulteriori indagini” al procuratore. Intanto le autorità rifiutano di registrare il gruppo.
Mirman Aliev, avvocato di Shabanov, parla di “una vittoria parziale”. “Abbiamo chiesto l’assoluzione e la scarcerazione. Ma il giudice ha avuto paura a farlo e ha chiesto nuove indagini” fissando il termine del 23 agosto. Spiega che non ci sono prove di reati e che è sotto processo “solo perché cristiano” e che il processo è pieno di irregolarità: come il riferimento a quanto dichiarato da testimoni non identificati.

Zaur Balaev

Anche Ilya Zenchenko, capo dell’Unione battista del Paese che insieme al legale è venuto per il processo da Baku, lontana 450 chilometri, concorda che “occorrerà ancora lottare molto, per farlo liberare”. Spiega che il vicecapo della polizia locale, Kamandar Hasanov, dopo la decisione del tribunale, lo ha portato al commissariato e interrogato a lungo, accusandolo di essere “una spia inglese che agisce solo per denaro” e intimandogli “di non tornare nella zona e di non aiutare i battisti locali”. Hasanov da tempo perseguita i battisti della zona e il 19 marzo, quando ha dovuto rilasciare il pastore Zaur Balaev (nella foto), lo ha minacciato di una nuova condanna se continua a occuparsi dei suoi fedeli.

Shabanov è stato arrestato il 20 giugno per “detenzione di armi da fuoco”, che prevede fino a 3 anni di carcere. Ma i famigliari e i fedeli insistono che pistola e proiettili non sono di Shabanov ma -dice Aliev- sono stati “messi lì apposta” dalla polizia. E’ leader della comunità battista di Aliabad, zona dove la polizia arriva a sequestrare ogni testo religioso e a negare il certificato di nascita ai bambini che hanno un nome cristiano. Anche a Shabanov sono state sequestrate copie della Bibbia in lingua georgiana e atzera, ma risponde che il testo è stato approvato dall’apposita commissione statale.

La comunità battista locale ha chiesto allo Stato il riconoscimento ufficiale, ma il 22 luglio il notaio Najiba Mamedova ha rifiutato di ricevere i documenti necessari. E’ intervenuta la polizia che li ha accusati di creare disturbo e ne ha portati diversi in caserma..

Fonte: AsiaNews /F18 – riprodotto con autorizzazione

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Iran: Nuova ondata di arresti e violenze nei confronti dei cristiani

Un cristiano, malato di diabete, è detenuto da due mesi e versa in condizioni critiche in quanto gli vengono negate le cure mediche necessarie. Arash Bandari, questo il suo nome, è stato arrestato assieme a Mahmood Matin, un altro credente.
Dopo due mesi di isolamento in un centro di detenzione inaccessibile in Sepah Street 100, situato nel centro di Shiraz, Matin e Bandari sono stati spostati in una cella comune il 15 luglio scorso, secondo quanto dichiarato dall’agenzia Compass.
Nel frattempo un’altra ondata di arresti indiscriminati ha sconvolto le comunità cristiane iraniane negli ultimi 10 giorni, in particolare quella di Bandar Abbas sulla costa sud, quella di Isfahan e quelle di Sanandaj e Kermanshah vicino al confine con l’Iraq.
Secondo Compass, la serie di arresti è avvenuta praticamente in contemporanea, facendo pensare a una pianificazione deliberata dal governo il cui obiettivo sembra essere proprio la chiusura delle congregazioni che si riuniscono in abitazioni private.
L’ex sindaco di Teheran Mahmud Ahmadinejad, che dal 2005 è il discusso e controverso presidente della Repubblica islamica dell’Iran, continua la sua altalenante politica densa di richiami al fondamentalismo che, se da una parte fa breccia su una buona fetta della popolazione iraniana, dall’altra preoccupa non poco la comunità internazionale.

Fonte: Porte Aperte Italia

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