Le buone e le cattive compagnie

Salomone ebbe a dire: “Chi va coi savi, diventa savio, ma il compagno degli insensati diventa cattivo” (Prov. 13:20). Ecco perché noi ci dobbiamo studiare di metterci solo con coloro che sono savi di cuore e che sono quindi timorati di Dio, ed evitare invece di metterci con gli insensati che invece di timore di Dio non ne hanno, perché stando con i primi non si può che diventare saggi mentre con i secondi si diventa cattivi e difatti Paolo ha detto che le cattive compagnie corrompono i buoni costumi (cfr. 1 Cor. 15:33). Quanti credenti nel mettersi con gente insensata si sono corrotti e sviati dalla fede! Bada molto bene quindi, fratello, alle compagnie che frequenti.

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Pensieri (Vol. 1)

Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

Ho creduto, perciò parlo

“Ho creduto, perciò ho parlato”, dice un passo della Scrittura (cfr. 2 Cor. 4:13) di cui Paolo diceva di avere il medesimo spirito di fede che si trova in esso.

Anche noi crediamo, e perciò parliamo, perché anche noi abbiamo in noi quello stesso spirito di fede. Ma che cosa crediamo e proclamiamo? Noi crediamo e proclamiamo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, mandato da Dio Padre nel mondo, per morire sulla croce per le nostre trasgressioni e risuscitare dai morti il terzo giorno per la nostra giustificazione. In questa maniera Iddio ci ha riconciliati con Lui per farci poi comparire davanti a Lui santi e irreprensibili se pur perseveriamo nella fede, fondati e saldi, non essendo per nulla smossi dalla speranza del Vangelo. Crediamo e proclamiamo dunque che viene il giorno in cui Dio, come risuscitò Cristo, risusciterà anche noi e ci farà comparire dinanzi al trono della sua gloria.

Credi tu queste stesse cose? Se le credi, proclamale assieme noi. Non ti vergognare di farlo. Anche se i savi di questo mondo ti diranno che sei un pazzo, che la molta dottrina ti mette fuor di senno, che quello che tu dici non ha senso alcuno per loro, dico, tu continua a credere e a proclamare questo messaggio. Esso è sapienza e potenza di Dio, checché ne dica il mondo. Esso è l’unico messaggio che se creduto libera dal dominio del diavolo perché libera l’uomo dal peccato. Ecco perché la diffusione di questo messaggio incontra la forte opposizione del diavolo in qualsiasi parte del mondo, perché il diavolo sa che chi si trova sotto il dominio del peccato (da lui amato e da lui diffuso e da lui usato per tenere schiave le persone) se accetta questo messaggio viene all’istante liberato da esso, trovando la salvezza dell’anima sua, e lui non vuole che i suoi schiavi siano liberati ma li vuole tenere sotto di sé per menarli nel fuoco eterno.

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Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

Non siate ansiosi

“Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna; ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie. E la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza, guarderà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Fil. 4:6-7).

L’Iddio che ha fatto i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, ci è Padre avendoci adottati come suoi figliuoli in Cristo Gesù. Egli ci ama di un grande amore, Egli si cura di noi, Egli vuole farci del bene, Egli è vicino a noi. Ecco perché noi non dobbiamo diventare ansiosi circa le cose di cui necessitiamo, perché Egli è con noi per supplire ad ogni nostra necessità. Invochiamolo piuttosto, come dice Paolo, in ogni nostro bisogno, facciamolo con fede senza stare punto in dubbio, e vedremo che nel nostro cuore Dio farà regnare la sua grande pace. “A colui che è fermo nei suoi sentimenti, tu conservi la pace, la pace perché in te confida” (Is. 26:3), dice il profeta Isaia. E’ proprio così, ho sperimentato sia le parole di Paolo che quelle di Isaia tantissime volte, nei momenti più brutti, quando non sapevo proprio cosa fare. Confidando in Dio e invocandolo, Egli mi ha protetto e guidato con la sua pace. Era questa che mi attestava che Dio si stava prendendo cura di me, che Lui non si disinteressava di me, e che presto Lui mi avrebbe risposto. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

Abbiate fede in Dio

Siamo verso le tre del mattino, i discepoli del Signore sono sulla barca sul mare di Galilea, e a motivo del vento contrario si affannano a remare. Gesù va verso di loro camminando sul mare. Essi al vederlo, pensano di vedere un fantasma, e dalla paura si mettono a gridare. Ma Gesù li rassicura subito dicendo che è lui. Al che Pietro gli dice: ‘Signore, se sei tu comandami di venire a te sulle acque’, e Gesù gli dice: ‘Vieni’. Pietro smonta dalla barca, fa qualche passo ma poi vedendo il vento viene preso dalla paura e comincia a sommergersi. Ma si mette a gridare: ‘Signore, salvami!’ Il Signore allora stende la sua mano, lo afferra, e gli dice: ‘O uomo, di poca fede, perché hai dubitato?’ (cfr. Matt. 14:24-32).

Questo è un fatto che come ogni altro fatto raccontato nella Bibbia è stato scritto per nostro ammaestramento. Che ci insegna dunque? Che delle parole del Signore non bisogna mai dubitare. Il Signore ha parlato, perché dubitare? Lui non può avere mentito.

Chi vuole farci dubitare delle promesse del Signore è il diavolo, il nostro avversario; egli infatti vuole infondere nel nostro cuore il dubbio perché tramite di esso riuscirebbe a farci sviare dalla fede. Ma noi sappiamo come opporci a questa sua macchinazione, prendendo lo scudo della fede col quale possiamo spegnere tutti i suoi dardi infuocati (cfr. Ef. 6:16). In mezzo dunque alle persecuzioni, in mezzo alle delusioni che ci procurano i fratelli, in mezzo alle svariate afflizioni che in questo mondo siamo chiamati a soffrire per il Vangelo, resistiamogli stando fermi nella fede e di certo il diavolo fuggirà da noi. ABBIATE FEDE IN DIO. AMEN.

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Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

Amiamoci gli uni gli altri

“Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Giov. 13:35). Queste parole furono pronunciate da Gesù Cristo la notte in cui fu tradito e arrestato, e furono rivolte ai suoi discepoli. Vorrei che notaste che Egli non disse che tutti riconosceranno in noi dei suoi discepoli se in mezzo a noi ci saranno coloro che parleranno in lingue nuove, se ci saranno delle guarigioni, dei miracoli, dei ministeri, delle visioni, dei sogni; ma se noi abbiamo amore gli uni per gli altri. Il segno distintivo dei discepoli di Cristo è dunque l’amore. E questo perché Gesù Cristo stesso, il nostro Maestro, non solo ha insegnato ad amare ma ha dimostrato questo amore verso di noi morendo sulla croce per i nostri peccati. Quando il nostro pensiero va a Gesù la prima cosa a cui pensiamo è il suo amore, il suo sacrificio compiuto per amore nostro; non sono i miracoli, non sono le guarigioni o i segni che lui compì per lo Spirito Santo, ma l’amore. I miracoli e le opere potenti vengono dopo e questo perché l’amore viene prima dei doni dello Spirito Santo. Cosa che è confermata da Paolo che ai santi di Corinto, prima dice di procacciare la carità e poi dice: “Non lasciando però di ricercare i doni spirituali” (1 Cor. 14:1). I doni ci devono essere certo, ma prima ci deve essere l’amore, altrimenti se non c’è l’amore potremmo avere tutti tanta fede da spostare persino le montagne e gli alberi, ma saremmo degli squillanti cembali o dei rami risonanti.

Oggi, non è difficile incontrare credenti che mettono del continuo enfasi sui doni dello Spirito Santo, sulle potenti manifestazioni dello Spirito Santo, che cercano queste manifestazioni con grande ardore, – cosa giusta contro cui non c’è nulla da dire – e poi, dico, e poi, si dimenticano di consolare l’afflitto, di incoraggiare chi ne ha bisogno, di aiutare materialmente il pastore, di aiutare i poveri che sono nel loro mezzo, di visitare gli ammalati, le vedove, gli orfani che ci sono nel loro mezzo. Costoro si dimenticano che se il Signore non fa loro mancare nulla e gli da beni materiali in abbondanza non è per goderseli solo loro questi beni, ma per farne parte a chi ne ha bisogno. Costoro si dimenticano che Dio li fa camminare con i loro piedi non solo per andare al locale di culto, ma anche per potere andare a visitare gli orfani, le vedove, gli ammalati. Costoro si dimenticano che Dio la lingua non gliela ha data solo per parlare in lingue o per cacciare i demoni o per evangelizzare, ma anche per consolare gli afflitti, per levarsi in favore della giustizia.

Oggi, si sente parlare di amore ma il problema è che pochi sono coloro che praticano l’amore. C’è un egoismo terrificante in seno alle Chiese, pare che tutto il Cristianesimo si limiti ad andare al culto una volta la settimana o due o tre volte, e di recarsi qualche volta a qualche evangelizzazione, e basta. Fuori dal locale di culto la maggior parte dei credenti non si cercano, non sanno neppure dove abitano i fratelli spesso. Alcuni non sanno neppure come fa di cognome il fratello che si siede magari accanto a lui nel locale di culto. C’è un’indifferenza verso i bisogni spirituali e materiali del proprio fratello che è veramente grande; una cosa che fa soffrire molto chi si trova in qualche bisogno; una cosa certamente da condannare. E chi sperimenta questa indifferenza capisce molto bene le mie parole.

Tante volte pensando al grande amore che Cristo ha manifestato per noi tutti e poi vedendo l’indifferenza di tanti fratelli sia verso me che verso altri o che non contraccambiano l’amore che gli si mostra, mi viene da domandarmi: ‘Ma se Gesù ha dato la sua vita per salvare noi, non dobbiamo anche noi dare la nostra vita per i nostri fratelli?’ Non ha forse Gesù stesso detto: “Com’io v’ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri” (Giov. 13:34)? E no, pare proprio che molti vogliono solo essere amati, ma di amare non gli importa proprio nulla. E’ bello essere amati, essere cercati, essere stimati, essere sopportati, essere perdonati, essere aiutati; vero? Ma è altresì bello amare, cercare, stimare il fratello, sopportare e perdonare. E’ bello ricevere, ma è bello anche dare, anzi Gesù ha detto che c’è più gioia nel dare che nel ricevere (cfr. Atti 20:35). L’amore non deve essere a senso unico ma deve essere reciproco. Un po’ come tra marito e moglie; non deve essere solo il marito ad amare la moglie, ma anche la moglie il marito. Ma ripeto, ad alcuni piace essere amati ma non amare. Questo non è da Dio.

Che queste mie parole siano uno stimolo per voi fratelli a contraccambiare l’amore che vi viene mostrato …. amiamoci gli uni gli altri.

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Giacinto Butindaro
Il blog di Illuminato Butindaro

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