Gerusalemme: parco biblico intorno a città

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Foto: thegoldenreport.com

Il governo israeliano progetta attorno alla Città Vecchia di Gerusalemme la realizzazione di una catena di parchi di carattere biblico per rafforzare il carattere prevalentemente ebraico della città. Lo sostiene l’organizzazione non governativa (Ong) israeliana Ir-Amim, che afferma di aver preso visione di piani ufficiali, non ancora divulgati.
Secondo Ir-Amim, la catena di parchi avrà inizio nella vallata di Hinnom (la “Geenna”), per proseguire poi sul Monte Sion, quindi nel rione di Silwan (Città di Davide). Il progetto – secondo la Ong – lambisce poi il Monte degli Ulivi, si spinge nella Valle di Kidron e finisce nella zona del Monte Scopus stendendosi sul versante Sud ed Est della Città Vecchia.
Secondo i programmi, in quell’area saranno creati parchi nazionali ed itinerari per gitanti. Ir-Amim sostiene che il governo israeliano non ha discusso preventivamente questi progetti né con i responsabili delle Chiese, né con i dirigenti islamici, né con gli abitanti palestinesi della zona.

Fonte: Voce Evangelica/agenzie

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Israele: Recuperato un antico e raro documento ebraico scritto su papiro

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Foto: Israel Antiquities Authority

Martedì scorso è stato sequestrato dalle autorità competenti un antico documento scritto su papiro.

Il documento è scritto in caratteri ebraici antichi, caratteristici del periodo del ‘secondo tempio’, e del primo e del secondo secolo a.C. Lo stile di scrittura si trova soprattutto nei rotoli del Mar Morto e in varie iscrizioni incise su ossuari e sepolture.

Il testo è redatto su papiro che probabilmente è stato arrotolato. La parte inferiore è in buona parte sbriciolata e i fori sul lato sinistro sono probabilmente danni causati dal tempo.

Il documento misura 15 x 15 centimetri. Si possono individuare quindici righe di testo, scritte da destra a sinistra. Nella linea superiore del testo si può leggere chiaramente la frase “Anno 4 alla distruzione di Israele”. Il riferimento può essere al 74 d.C., nel caso l’autore del documento alluda all’anno della distruzione del ‘secondo tempio’ durante la grande sommossa. Un’altra possibilità è il 139 d.C., se il riferimento è alla devastazione degli insediamenti rurali di Giuda alla fine della rivolta di Bar Kokhba.

Vi si legge il nome di una donna, Miriam Barat Ya‘aqov, seguito da quello che probabilmente doveva essere il nome dell’insediamento dove risiedeva, Misalev, che coincide, si ipotizza, con Salabim.

Il nome Miriam Bat Ya‘aqov è un nome comune nel periodo del secondo tempio. Nel documento sono menzionati i nomi di altre persone e famiglie, di un certo numero di antichi insediamenti del periodo del ‘secondo tempio’ ed espressioni di tipo legale riguardanti la proprietà di una vedova e della sua cessione.

Siccome la scoperta non è avvenuta in uno scavo archeologico, il documento è stato sottoposto ad analisi di laboratorio ancora in corso per verificarne l’autenticità.

Si tratta di un documento molto importante dal punto di vista della ricerca storica e nazionale, se si considera che fino ad oggi i documenti dello stesso periodo rinvenuti in scavi legali sono davvero rari.

L’indicazione alla distruzione del Tempio o a un altro evento simile, come punto di riferimento storico, è unica.

Dal testo si possono ricavare notizie circa i nomi delle persone, dei nomi di famiglia e sulla posizione di insediamenti in quel periodo.

Da una prima lettura sembra che il documento riguardi la proprietà di Miriam Bat Ya‘aqov, a quanto pare una vedova.

Dalla decifrazione dell’intero testo si ricaveranno dati che potranno far luce su come la gente del tempo gestiva i propri affari, e ulteriori informazioni sul loro modo di vita.

Adattamento : R.P.

Fonte: SBF Taccuino / IAA Press office (6 maggio 2009)

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Israele: Ebrei messianici sotto i riflettori

«Io ho annunziato, salvato, predetto, e non è stato un dio straniero in mezzo a voi; voi me ne siete testimoni, dice il SIGNORE… » (Isaia 43:12)

di Gershon Nerel

jp-upfrontIn Israele l’interesse del pubblico per gli ebrei credenti in Yeshua continua ad essere alimentato da reportage dei media in ebraico e in inglese. Venerdì 13 febbraio 2009 è apparso un altro lungo articolo su Up Front, il supplemento settimanale del Jerusalem Post in lingua inglese. L’attenzione dei lettori su questo articolo è stata attirata da un vistoso titolo sulla prima pagina del Jerusalem Post. Il titolo diceva: «La fede avanza: 7.000 credono in Gesù come loro Redentore». Nel supplemento è stato aggiunto un sottotitolo: «Con grande irritazione dell’establishement in Israele».

Il servizio sugli ebrei messianici occupava sei intere pagine con foto a colori. Sulla copertina del supplemento settimanale si poteva vedere la foto di due giovani. Portavano T-shirt rosse con la scritta ebraica: «Yehudim Lema’an Yeshua» (Ebrei per Gesù) e distribuivano volantini per strada. Larry Derfner, il reporter del Jerusalem Post è riuscito a fare un articolo completo e obiettivo. Ha abilmente evitato di destare o confermare pregiudizi nei lettori.

Nel suo articolo cita, senza censurarle, molte dichiarazioni di ebrei credenti in Yeshua. Qui di seguito alcuni esempi. «Yeshua è l’incarnazione del Dio di Abraamo, di Isacco e di Giacobbe – in una nuova epoca». «Io sono nato ebreo, ma nella fede non c’è differenza tra me e un cristiano evangelico». «Se mi rifiutassi di parlare di Gesù ai miei simili, sarebbe come se conoscessi la medicina per guarire l’AIDS e la tenessi per me».

Dall’articolo si viene a sapere che il 50 percento dei circa 7.000 ebrei messianici in Israele sono nuovi immigrati dall’ex Unione Sovietica. Secondo altre stime, il numero degli ebrei messianici in Israele dovrebbe però arrivare a circa 10.000. Tra questi ci sono anche centinaia di nuovi immigrati dall’Etiopia. Su questo gruppo il giornalista scrive che «molti di loro preferiscono tenere per sé la loro fede». Simili credenti «nicodemiti» si possono trovare anche tra gli immigrati da altri paesi. Per paura della pressione sociale, economica e giuridica preferiscono per il momento tenere segreta la loro fede.

Nell’articolo si fa anche notare che ci sono ebrei messianici che soffrono sotto angherie e persecuzione. La cattiva disposizione contro questi credenti viene aizzata da almeno due “Organizzazioni anti-missionarie” ultra-ortodosse, e precisamente Yad L’achim (Mano ai fratelli) e Lev L’achim (Cuore per i fratelli). Queste istituzioni arrivano ai limiti del legalmente lecito e del decoro, e qualche volta vanno anche oltre, denigrando e attaccando gli ebrei messianici. Gli attivisti ultra-ortodossi cercano di screditare pastori e anziani di comunità nei loro immediati dintorni attaccando in posti pubblici pashkevilim, cioè manifesti con le loro fotografie e con minacce.

Secondo i dati esposti dal giornalista, in Israele ci sono circa 100 comunità messianiche. Ciascuna di loro costituisce un gruppo chiuso in se stesso, ma esiste tuttavia «una grande fluttuazione» nell’appartenenza alla comunità. Il reporter dichiara inoltre che gli ebrei messianici non gestiscono alcun centro chiuso in cui «i nuovi convertiti sono sottoposti a un lavaggio del cervello o a un ‘bombardamento con amore’». I nuovi arrivati nelle comunità messianiche non vengono nemmeno allontanati dalle loro famiglie o dai loro amici. Se un membro vuole abbandonare la comunità, né lui né altri vengono obbligati a rimanere.

Nel suo resoconto l’autore dell’articolo cerca di comportarsi come «obiettivo osservatore dall’esterno». Da una parte scrive: «Gli ebrei messianici in questo paese hanno una reputazione pessima», perché come attivi «missionari» parlano apertamente di Yeshua ad ogni ebreo (o non ebreo) che manifesta interesse. D’altra parte i «messianici» per il reporter non sono una setta, perché i credenti ebrei in Yeshua non hanno né una singola figura leader né un gruppo di leader, e a nessuna persona del loro ambiente attribuiscono proprietà divine. Nella sua esposizione mette anche in evidenza due aspetti contraddittori dello scenario ebreo-messianico in Israele: da una parte si nota una tendenza dei figli a non seguire la fede in Yeshua dei loro genitori; dall’altra si può osservare in altre famiglie una continuità della fede in Yeshua che passa di generazione in generazione, come per esempio in Yad Hashmona, un villaggio messianico (Moshav) nella zona collinare ebraica.

Alla fine dell’articolo il giornalista descrive un concerto di musica messianica organizzato da credenti in Yeshua. A questa manifestazione hanno partecipato circa 1.000 visitatori. L’autore scrive: «Mille credenti messianici, di cui molti hanno genitori ebrei, si sono riuniti in una specie di ‘casa protetta’ per cantare inni a Gesù. Non sembravano minacciosi, anzi piuttosto innocui e vulnerabili. In questo spazio al sicuro dagli occhi del pubblico hanno potuto esprimere liberamente la loro fede.»

Fonte: (Nachrichten aus Israel, aprile 2009 – trad. www.ilvangelo-israele.it)

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Torna alla luce a Gerusalemme un’antica iscrizione ebraica dell’epoca dei re di Giudea

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foto: Vladimir Naikhin, Israel Antiquities Authority.

La Israel Antiquities Authority ha annunciato che in uno scavo archeologico appena fuori dalla Città Vecchia di Gerusalemme è stato trovato un frammento di una placca calcarea su cui compaiono parecchie lettere di un’antica scrittura ebraica del periodo dei re di Giudea, circa 3000 anni fa.
Il frammento di pietra bianca, che risale all’VIII secolo a.e.v., è stato trovato due mesi fa in uno scavo in corso nell’antica città di David, a sud delle mura della Città Vecchia vicino alla sorgente Gihon.
La placca, che è stata datata in base ai numerosi frammenti di vasellame trovati insieme ad essa oltre che dalla forma delle sue lettere ebraiche, è stata estratta già rotta, con due righe di scrittura, ha spiegato il professor Ronny Reich dell’Università di Haifa, direttore dello scavo.
Il nome conservato sulla prima riga della placca, solo parzialmente distinguibile dalle rimanenti lettere ebraiche traslitterabili come ‘kiah,’ potrebbe riferirsi o al re bilico Ezechia o soltanto a nomi comunemente usati a Gerusalemme a quel tempo, come Hilkia o Amekiya.
“Non mi sono mai impegnato tanto in tutta la mia vita per trovare una lettera zeta – commenta Reich – E’ una sfortuna che non abbia le lettere rimanenti, altrimenti potrei avere in mano qualcosa di veramente storico. Potrebbe essere Ezechia, ma potrebbe altrettanto facilmente essere qualcun altro”.
La seconda riga, in cui sono conservate solo le lettere ebraiche trascrivibili come ‘ka‘, potrebbe essere una formula di saluto o riferirsi a un serbatoio d’acqua, un possibile riferimento alla vicina pozza di Shiloah, circa 300 metri a sud-ovest, spiega ancora Reich.
In ogni caso, secondo Reich, la placca di pietra è indicativa di un’iscrizione commemorativa che poteva essere destinata a celebrare qualche tipo di progetto edilizio.
“Da un lato è frustrante non aver trovato la placca intera – conclude l’archeologo – Ma poiché è rotta, possiamo sperare che in futuro si trovino altri frammenti della stessa iscrizione”.

(Da: Jerusalem Post, 07.04.09)

Fonte: Israele.net

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Israele: le cifre dell’Aliyah nel 2008

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Fonte: The Central Bureau of Statistics (Israel)

Secondo dati dell’Ufficio centrale di statistica israeliano, nel 2008 si sono stabiliti in Israele 13.681 nuovi immigrati, soprattutto da Russia, Usa, Etiopia, Francia e Ucraina. Il numero di nuovi immigrati è calato del 25% rispetto all’anno precedente. Gli americani tendono a stabilirsi a Gerusalemme, gli etiopi a Beer Sheva (nel sud) e a Safed (nel nord).

Fonte: Israele.net

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