WWList 2010: elenco dei paesi in cui i cristiani sono perseguitati

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Pronta anche quest’anno la nuova World Watch List di Porte Aperte, l’elenco dettagliato dei paesi in cui la persecuzione contro i cristiani è reale. Realizzata sulla base di accurate ricerche sul campo in molti paesi nel mondo, la WWList abbraccia un periodo che va dal 1 novembre 2008 al 31 ottobre 2009 (sono esclusi dunque dall’analisi empirica i mesi di novembre e dicembre 2009) e tiene conto dei miglioramenti o dei peggioramenti della situazione dei cristiani nei più di 50 paesi in cui esiste una forma di discriminazione di natura religiosa, che va dai gravi episodi persecutori (omicidi, torture, ecc.) a quelli più lievi (fenomeni di intolleranza di vario genere). L’equipe di esperti di Porte Aperte Internazionale ha analizzato attentamente la mole di dati raccolti, ottenendo una classifica esemplificativa dei paesi più intolleranti nei confronti del Cristianesimo.

Per l’ottavo anno consecutivo la Corea del Nord occupa la prima posizione nella WWList, un triste primato per un paese in cui ogni attività religiosa è considerata come un tentativo di insurrezione contro la stabilità del regime dittatoriale di Kim Jong-II. I cristiani sono costretti ad affrontare terribili persecuzioni, bersaglio in tutto il paese di arresti, torture e persino uccisioni. La Corea del Nord è tristemente nota per i campi di lavori forzati. Quest’anno l’Iran sorpassa l’Arabia Saudita, trovando quindi la seconda posizione. Il regime teocratico iraniano si fonda sull’islam radicale, perciò negli ultimi tempi (specie dall’elezione di Ahmadinejad nonché dai tumulti scoppiati dopo la sua discussa rielezione) i cristiani sono stati ancor più perseguitati rispetto al passato, attraverso irruzioni, perquisizioni, arresti e vessazioni di ogni tipo. L’Arabia Saudita, comunque, rimane salda in terza posizione, per la costante mancanza di libertà religiosa, un fatto quest’ultimo che non cambia rispetto all’anno precedente. È piuttosto preoccupante l’ascesa della Somalia (un po’ in tutte le classifiche negative a dire il vero) che passa in quarta posizione: nell’aprile del 2009 il Parlamento ha approvato all’unanimità l’introduzione della legge islamica. I cristiani vengono monitorati, controllati, seguiti e perseguitati dal governo e dai militanti islamici, sempre più presenti nel territorio.

L’islam è la religione ufficiale anche nelle Maldive, Afghanistan, Yemen e Mauritania. La Mauritania passa dalla 18ª posizione all’ottava, un peggioramento dovuto a un’esponenziale crescita di eventi persecutori nei confronti dei cristiani, tra cui vale la pena ricordare l’assassinio di un giovane padre di famiglia in giugno, l’arresto e la tortura di altri 35 in luglio e la detenzione di altri 150 in agosto. Non ci sono miglioramenti in termini di libertà religiose in Laos (che ricopre la nona posizione), il governo continua quindi la sua politica discriminatoria e repressiva. L’Uzbekistan mantiene la decima posizione, con un palese deterioramento delle condizioni dei cristiani, arrestati, multati, interrogati e psicologicamente vessati dalla polizia, e spesso obbligati dai familiari a “tornare all’islam”.

Per vedere nel dettaglio la WWList 2010 con approfondimenti sulle prime 10 nazioni di questa classifica, va nella sezione WWList.

Fonte: Porte Aperte Italia

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Algeria: nuove violenze contro Chiesa Protestante

(ve/agenzie) I locali della chiesa protestante “Tafat” di Tizi Ouzou, in Algeria, sono stati presi d’assalto e sono stati incendiati da un gruppo di abitanti del quartiere, tra cui alcuni integralisti islamici. Secondo quanto riferito da membri della comunità di Tizi Ouzou, il capoluogo della Cabilia, “durante tutta la giornata ci sono state delle tensioni. Un gruppo di ‘barbuti’ (come vengono chiamati gli integralisti islamici dalla popolazione locale, ndr.) ha impedito ai fedeli di partecipare alla funzione del sabato”. “Dopo aver saccheggiato i locali della chiesa”, hanno precisato le stesse fonti, “hanno appiccato il fuoco”.
Tensioni e scontri si erano già verificati alla fine di dicembre, a Tizi Ouzou, in occasione delle festività natalizie. Estremisti islamici avevano aizzato la popolazione contro la comunità protestante impedendo il regolare svolgimento dei culti, come riferisce l’agenzia francese Portes Ouvertes.
Nell’Alta Cabilia è presente una delle più importanti comunità protestanti dell’Algeria composta da circa un migliaio di fedeli.

Fonte: Voce Evangelica

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Uzbekistan: Cristiani e musulmani uzbeki perseguitati con arresti e multe

Mekhrinisso Hamdamova è stata incriminata per un incontro religioso “non autorizzato”. Fermate anche 30 donne, in regime di isolamento per costringerle a testimoniare contro di lei. A ottobre le autorità hanno comminato multe contro 28 cristiani per possesso “illegale” di materiale religioso.

Tashkent – Arresti, perquisizioni e multe di un importo fino a 50 volte superiore al salario medio mensile. Continua la campagna di repressione delle autorità uzbeke contro musulmani e cristiani, accusati di “sovvertire l’ordine costituito” e fomentare “l’odio interconfessionale”.

Il 5 novembre scorso 12 funzionari del Servizio di sicurezza nazionale (NSS) hanno arrestato Mekhrinisso Hamdamova, musulmana di Karshi, nel sud-est del Paese, per aver organizzato un incontro religioso non autorizzato. I poliziotti hanno fatto irruzione alle sei del mattino nella sua abitazione, perquisendo la casa e sequestrando due film e un libro donatole dall’organizzazione musulmana locale.

La donna è accusata di reati gravissimi: tentativo di rovesciare il presidente (art. 158 del codice penale), attentato all’ordine precostituito (art. 159), terrorismo (art. 161) e fomentare l’odio interconfessionale (art. 164). Insieme a lei sono state arrestate altre 30 donne musulmane, nella cerchia di familiari e amici, e sono mantenute in regime di isolamento nel carcere di Karshi. Un attivista uzbeko riferisce a Forum 18 che le donne sono soggette a “torture psicologiche e intimidazioni, perché testimonino contro Mekhrinisso Hamdamova”.

La campagna di repressione della libertà religiosa colpisce anche i cristiani, vittime di perquisizioni, esproprio di materiale religioso (libri e film cristiani) e multe. Il 23 ottobre scorso 11 protestanti sono stati multati per aver pranzato insieme in un’abitazione di un amico comune.

I capi di accusa variano dall’aver infranto “le leggi in materia di religione” all’insegnamento della religione “senza autorizzazione e specifico addestramento”; le sanzioni variano da 10 a 50 volte il salario medio mensile di un lavoratore uzbeko.

In precedenza, il 5 ottobre, altri 17 cristiani protestanti sono stati multati per possesso “illegale” di materiale religioso.

Fonte: AsiaNews/Forum18 – riprodotto con autorizzazione

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Chiapas, Caso Acteal: altri 9 prigionieri rilasciati

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Il 4 novembre scorso la Corte Suprema Messicana ha rilasciato altri 9 prigionieri accusati del massacro di Acteal (vedi campagna Chiapas: i prigionieri di Acteal). La Corte ha deciso inoltre di riaprire il caso di altri 16 uomini, perciò una corte minore da oggi potrebbe rivalutare la situazione di queste persone. Queste due positive notizie giungono dopo la decisione del 12 agosto scorso, con la quale la stessa Corte aveva ordinato il rilascio immediato di 20 prigionieri e la rivalutazione del caso di altri 6. In tutto, dunque, dopo ben 12 anni di prigione, la Corte ha ordinato il rilascio di 29 persone accusate ingiustamente di omicidio e la rivalutazione dei casi di altre 22, tutte chiamate a pagare per l’orribile crimine di Acteal. Questi rilasci e rivalutazioni avvengono in virtù delle evidenti prove d’innocenza di molti di questi prigionieri, tra cui la confessione di 5 detenuti che hanno ammesso di essere i killer, assieme ad altri 4 tuttora latitanti.
Secondo la Corte queste persone erano state condannate tramite processi ingiusti, nei quali la parte accusante aveva fabbricato illegalmente testimonianze e prove a danno degli accusati. La comunità evangelico-cristiana ha visto un gruppo di loro membri accusati e intrappolati tra due fuochi, da una parte i superstiti del massacro alla ricerca di colpevoli su cui scaricare la rabbia e il dolore di quanto accaduto e dall’altra le forze di polizia, interessate a chiudere in fretta il terribile caso dei 45 civili uccisi ad Acteal il 22 dicembre 1997. Tra gli innocenti arrestati (e solo in parte ora, dopo 12 anni, rilasciati) vi sono, come si è detto, parecchi indios cristiani evangelici, da cui l’interesse di Porte Aperte per il caso: in questa particolare zona del Messico, il Chiapas, i cristiani subiscono pressioni e vessazioni di varia natura da parte di una fetta della società e l’accusa di omicidio – nonostante fossero palesemente innocenti – ne è solo un esempio.

I prigionieri rilasciati il 4 novembre 2009 sono Emilio Gomez Luna, Hilario Guzman Luna, Ignacio Gomez Gutierrez, Juan Gomez Perez, Juan Hernandez Perez, Manuel Luna Perez, Mariano Diaz Chicario, Pablo Perez Perez e Pedro Lopez Lopez. La Corte Suprema continua la sua attività di rivalutazione dei casi di coloro che permangono tuttora in prigione, ma sta subendo forti pressioni da gruppi politici differenti, come i “Fray Bartolomé de las Casas” che, pur essendo una minoranza, lanciano accuse e minacce contro gli innocenti rilasciati, definendoli comunque (anche se le prove dimostrano il contrario) i colpevoli degli omicidi. Tomás Méndez, uno dei prigionieri rilasciati in precedenza, che in carcere aveva svolto opera di evangelizzazione tra i detenuti, ha dichiarato: “Nel mio cuore vi è il desiderio profondo di perdonare coloro che mi hanno fatto del male. Non c’è rancore, perché in prigione ho imparato a cercare Dio e ad essere un Suo umile servo”.
Un altro gruppo, “Las Abejas”, cerca di far passare l’idea che i rilasciati ora vogliano vendicarsi dei 12 anni di carcere ingiusto e in tutti i modi sta provando ad ottenere una nuova carcerazione (anche con nuove false accuse e aperte minacce di morte), sebbene per la giustizia e le forze dell’ordine sia evidente che i cristiani rilasciati e buona parte di quelli ancora in carcere siano totalmente innocenti.

Il 2 settembre scorso i 20 cristiani tornati in libertà hanno partecipato a un culto domenicale, durante il quale hanno pubblicamente ringraziato Dio e tutti i fratelli e le sorelle del mondo intero che, attraverso Porte Aperte, hanno partecipato alla petizione in loro favore, convinti che le pressioni internazionali abbiano spinto la Corte Suprema a rimediare alle ingiustizie commesse in questi anni. Hanno ringraziato, inoltre, tutti voi per aver sostenuto Porte Aperte, dato che la missione si è presa cura anche dei familiari, provvedendo cibo, cure mediche e aiuti socio-economici di vario genere. Purtroppo, però, per quanto difficile sia da credere, non hanno ancora potuto tornare alle loro famiglie, a causa delle minacce di morte che subiscono da più parti.

Fonte: Porte Aperte Italia

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