Gli archeologi hanno presentato ieri, 3 settembre, il perimetro di mura ritrovate attorno a Gerusalemme. La costruzione risalirebbe a 2,100 anni fa, quando la città si estendeva anche più a sud. (RadioCapital)
Archeologia
Archeologia: Scoperte monete d’oro del periodo del Secondo Tempio e del tempo di Gesù a Gerusalemme
Nel passato gli abitanti di Israele e dei paesi limitrofi allevavano colombi in grotte sotterranee, chiamate in latino “columbarium”, dove, in piccole nicchie, gli uccelli deponevano le uova. Nel corso di periodiche campagne di scavo sono state portate alla luce molte colombaie in antichi siti sparsi nel Paese, in particolare nelle zone risalenti al periodo del Secondo Tempio.
Qualche giorno fa, nel sito archeologico del Kibbutz Ramat Rachel, vicino Gerusalemme, gli archeologi hanno fatto una scoperta sensazionale: al di sotto di una colombaia, hanno trovato un tesoro di monete risalenti al 70 d.C., l’anno della distruzione del Secondo Tempio.
Alla fine di luglio gli archeologi della Tel Aviv Univerity (TAU) hanno identificato, sotto il pavimento della colombaia, una pentola in ceramica del I sec. d.C. che conteneva 15 grandi monete d’oro. Il direttore dello scavo, il Dr. Oded Lipschits, della TAU, ha dichiarato che si tratta di una scoperta insolita resa possibile grazie all’uso del metal detector.
Ci si chiede per quale motivo una pentola con monete d’oro si trovasse in una grotta adibita all’allevamento dei piccioni. Secondo Lipschits la pentola è stata sotterrata in modo tale da far pensare che chi l’ha nascosta lo ha fatto in fretta. Erano monete destinate al Tempio e forse, dopo la sua distruzione, siccome non c’era più un posto dove portarle e dal momento che la colombaia non veniva più usata, furono sepolte in quel luogo.
La scoperta delle monete risalenti al periodo del Secondo Tempio (535 a.C – 70 d.C.) è solo una tra quelle effettuate durante la quarta stagione di scavi a Ramat Rachel, per conto della Tel Aviv University e della Germany’s Heidelberg University. C’è stato, infatti, il ritrovamento di un tesoro di 380 monete bizantine (IV – V sec. d.C.), a cui se ne sono aggiunte altre 70 disseminate poco distante. Il tesoro si trovava sul pavimento in pietra di una struttura al di sopra di una cisterna. Altre scoperte risalgono al periodo islamico abbaside.
Secondo Lipschits una delle priorità dello scavo è di chiarire la funzione della struttura. Una tesi accettata dagli esperti è che doveva essere un palazzo dei re della Giudea, ma Lipschits nutre dubbi. Come ha osservato, il palazzo non possiede caratteristiche giudee e non vi sono ragioni che ne giustifichino la costruzione in quel luogo, quando la città di Davide è poco lontana. Suppone, invece, che il palazzo fu edificato durante il periodo della dominazione degli Assiri, e costituiva un centro di amministrazione, un palazzo dove veniva raccolta la produzione agricola da consegnare come tributo ai dominatori.
Nel periodo del ritorno dall’esilio a Sion (inizio del 539 a.C.), il regime assiro fu rimpiazzato da quello persiano, ma il centro di amministrazione rimase attivo. Sono state rinvenute molte impronte di sigilli di questo periodo che recano il nome “Pahwat Yahud”, corrispondente al nome del paese sotto la dominazione straniera.
Siccome a Ramat Rachel i ritrovamenti di questo genere sono più numerosi rispetto ad altri siti del Paese, Lipschits sostiene che questa sia un’ulteriore prova della funzione amministrativa della struttura.
Partecipano allo scavo circa 120 studenti provenienti da più Paesi, Germania, Australia, Nuova Zelanda, Repubblica Ceca, Norvegia, Gran Bretagna, Canada, Stati Uniti e Israele. Molti sono cristiani e per loro, come dice Lipschits, ritrovare monete del tempo di Gesù è molto più di una scoperta scientifica.
Adattamento: R.P.
Nota Bene :
Fonte per le foto (articolo in ebraico):
Fonte dell’articolo: SBF Taccuino / Haaretz.com (5 agosto 2008 )
[Video] Gerusalemme: Trovate a Ramat Rachel delle monete d’argento dell’epoca del Secondo Tempio
Spiacente, questo video non è più disponibile.
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Rinvenuto a Gerusalemme un sigillo di Godolia, ministro del re Sedecia

Durante uno scavo nella città di Davide è stato ritrovato un sigillo di 2600 anni fa appartenente a un ministro del re biblico Sedecia.
L’archeologa Eilat Mazar, direttrice dello scavo, ha dichiarato che il sigillo, recante il nome di Gedalyahu ben Pashur (Godolia, figlio di Pascùr), un personaggio che, come si legge nel Libro di Geremia, fu ministro sotto il re Sedecia (597-586 a.C.), è stato ritrovato a pochi metri dal luogo dove era stato scoperto tre anni addietro un altro sigillo appartenente a Yehukual ben Shelemyahu (Iucàl, figlio di Selemia), anch’egli ministro di Sedecia.
Mazar ha fatto notare come sia raro il rinvenimento di un sigillo, un oggetto molto fragile, in condizioni simili a quelle dello scavo.
In qualche misura, ha aggiunto, era anche prevedibile la scoperta di questo sigillo, visto che nella Bibbia i due ministri appaiono insieme al servizio del re Sedecia.
Il primo sigillo fu scoperto all’interno di un’imponente struttura in pietra, che, secondo l’archeologa, potrebbe essere il palazzo di Davide, mentre il secondo giaceva ai piedi del muro esterno della stessa costruzione, sotto una torre costruita al tempo di Neemia.
Entrambi i sigilli, di un centimetro di diametro, sono stati trovati sotto le macerie della distruzione risalente al periodo del Primo Tempio.
Mazar conferma che le lettere sono in ebraico antico e chiaramente leggibili.
Nel Libro di Geremia (38,1) sono menzionati entrambi i ministri insieme ad altri due: “Sefatià figlio di Mattàn, Godolia figlio di Pascùr, Iucàl figlio di Selemia e Pascùr figlio di Malchia udirono queste parole che Geremia rivolgeva a tutto il popolo (traduzione CEI)”.
Sono trascorsi venticinque anni da quando, sempre nell’area archeologica della città di Davide, furono trovati altri sigilli d’epoca biblica. Nel 1982 l’archeologo israeliano Yigal Shiloh scoprì un deposito segreto di bolle in un luogo vicino, e tra queste vi era quella di Gemaryahu ben Shaphan (Ghemarià, figlio di Safàn), anche lui menzionato nella Bibbia, ministro e scriba durante il regno del re Ioiakim (608-597 a.C.).
Lo scavo in corso è condotto per conto dello ’Shalem Center’, un istituto di ricerca di Gerusalemme, e dell’ala destra della ’Fondazione della città di Davide’, con il patrocinio dell’Università ebraica di Gerusalemme.
Adattamento: R.P.
Fonte: SBF Taccuino / Etgar Lefkovits, The Jerusalem Post (31 luglio 2008 )
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Stele riaccende dibattito su Gesù
Iscrizione parla di Messia resuscitato
Un stele di pietra proveniente dal mar Morto con iscrizioni in ebraico che parlano di “un Messia che resusciterà tre giorni dopo la sua morte” sta alimentando nuove polemiche tra gli archeologici e i biblisti. Datata qualche decennio prima della nascita di Gesù, se l’autenticità sarà confermata potrebbe essere la prova, secondo il New York Times che la figura di un messia assimilabile a Cristo faceva già parte dell’antica cultura ebraica.
Fonte: Tgcom
Foto: NyTimes.com
La tavola di pietra che racconta la storia del messia risorto prima di Cristo
Divide gli studiosi l’interpretazione delle iscrizione sul reperto del mar Morto acquistato da un collezionista svizzero
E’ uno dei reperti storici più controversi dell’antichità e la sua dubbia interpretazione da circa un decennio causa interminabili dibattiti tra insigni studiosi internazionali. Si tratta di una tavola di pietra, scoperta circa dieci anni fa vicino al Mar Morto e lunga circa 90 cm. Su di essa sono iscritti 87 versi in ebraico che narrano la storia di un Messia che sarebbe risorto tre giorni dopo la sua morte. Niente di nuovo se si pensa alla storia di Cristo narrata nei Vangeli, ma vi è un particolare davvero singolare: il reperto storico risalirebbe ad un’epoca antecedente alla nascita di Gesù. A riproporre il mistero di questa tavola di pietra, conservata all’Israel Museum di Gerusalemme, è il New York Times: il quotidiano della Grande Mela afferma che nuovi interessanti particolari su questo reperto saranno rivelati nei prossimi giorni durante una conferenza che si terrà nello stesso museo di Gerusalemme per festeggiare i 60 anni dalla scoperta dei Manoscritti del Mar Morto (i preziosissimi frammenti archeologici ritrovati in undici grotte nell’area di Qumran a metà del Novecento)
STORIA – Scoperta da un antiquario giordano e in seguito comprata dal collezionista svizzero di origine ebraiche David Jeselshon, secondo alcuni studiosi questa tavola di pietra metterebbe seriamente in discussione l’originalità del Cristianesimo e della resurrezione di Cristo. Gran parte del testo riporterebbe passi dell’antico Testamento, specialmente i libri dei profeti Daniele e Zaccaria in cui l’angelo Gabriele presenta una visione apocalittica della storia di Israele. Secondo gli archeologi tra le iscrizioni presenti sulla tavola vi sarebbe anche un passo in cui è raccontata la storia di un Messia risorto dopo tre giorni. Ciò confermerebbe che una vicenda simile a quella della Resurrezione di Cristo era presente nella cultura ebraica prima che Gesù nascesse ed era ben conosciuta dai cittadini che vivevano nell’antico Israele. Successivamente sarebbe stata ripresa dai seguaci di Gesù e riadattata per diffondere la nuova fede. Altri studiosi sembrano più cauti: essi sottolineano che sulla pietra molte parole appaiono illeggibili, in alcuni punti sono addirittura scomparse, quindi è impossibile per adesso stabilire la verità.
IL MESSIA – Una ricerca pubblicata l’anno scorso da Ada Yardeni e di Binyamin Elitzur, entrambi studiosi di iscrizioni antiche, sulla rivista specialistica «Cathedra» gettò una nuova luce sul mistero della tavola di pietra: l’articolo, intitolato «La rivelazione di Gabriele» confermava che la pietra risalisse al I secolo A.C. e i due studiosi mettevano in dubbio che il tema del Messia risorto fosse un evento raccontato per la prima volta dai Vangeli cristiani. A dire il vero già nel 2000 il professor Israel Knohl della Hebrew University aveva presentato una dettagliata e originale interpretazione sulla contiguità tra la resurrezione di Cristo e un precedente racconto ebraico che aveva come tema il Messia risorto. Nel libro intitolato «Il Messia prima di Gesù» Knohl asseriva che il protagonista della resurrezione di cui parla la tavola di pietra era un certo Simone, un condottiero ebreo che avrebbe scatenato una rivolta all’indomani della Morte di Erode per liberare Israele dal giogo romano. Tale vicenda sarebbe presente anche nel Talmud, uno dei testi sacri dell’Ebraismo e la rivolta sarebbe stata brutalmente soffocata dalle armate romane. Secondo lo studioso, la tradizione narrava di questo condottiero, che sebbene ucciso, sarebbe risorto tre giorni dopo la morte e avrebbe aperto la strada della libertà al popolo di Israele. Secondo lo studioso ciò risulta chiaro nei versi 19-21 presenti sulla tavola di pietra nei quali si può leggere: «In tre giorni tu saprai che il diavolo sarà sconfitto dalla giustizia» mentre in altre righe si legge che il sangue e la morte del Messia sono la strada che porterà alla giustizia. Infine in due altri versi successivi, difficili da decifrare, Knohl sostiene che vi siano scritte le testuali parole: «Dopo tre giorni tu rivivrai, Io, Gabriele, te lo comando» (Gabriele è l’arcangelo che secondo la religione ebraica era il messaggero di Dio. Nel Vangelo di Luca è lui ad annunciare a Maria che partorirà il figlio di Dio)
CRITICHE – «Questi versi mettono in discussione l’originalità del Cristianesimo» afferma il professor Knohl. «La resurrezione dopo tre giorni del Messia è qualcosa che esisteva già nella tradizione ebraica prima che Cristo comparisse sulla Terra». Tuttavia molti studiosi non sembrano accettare le tesi del professor Knohl. La stessa ricercatrice Yardeni sostiene che sebbene la tavola di pietra mette seriamente in discussione l’originalità del tema della resurrezione, è abbastanza discutibile affermare che il personaggio storico Simone sia il Messia da cui poi i cristiani avrebbero tratto ispirazione. Anche il professor Moshe Bar-Asher, docente emerito di Ebraico e Aramaico all’Università Ebraica di Gerusalemme appare scettico: «In passi cruciali del testo mancano troppo parole».
Francesco Tortora
Fonte: Corriere.it

Foto: Haaretz
Foto: Dominic Buettner /THE NEW YORK TIMES (Statesman)
linea di disegno e trascrizione qui (pdf), una traduzione in inglese qui
A proposito dell’iscrizione del “Messia” – SBF Taccuino
Una tavola di pietra con un’iscrizione dai contenuti chiaramente “messianici”, risalente ai tempi di Gesù, è divenuta un soggetto di vivace dibattito nei circoli biblici e archeologici. Mentre qualche studioso sostiene che il ritrovamento “scuote il nostro comune mododo di intendere il cristianesimo”, altri invece suggeriscono invece che si tratta di una “ulteriore evidenza a favore della storicità del messaggio cristiano”…(continua)
