Portato alla luce, nella città di Davide a Gerusalemme, un tunnel del periodo del Primo Tempio

gerusalemme-tunnelNella città di Davide, è stato rinvenuto un acquedotto, risalente al decimo secolo a.C., che potrebbe essere il sinnor menzionato nel racconto della conquista di Gerusalemme da parte del re Davide (2Sam 5,8).

L’apertura del tunnel, scoperto nel corso degli scavi al sito all’inizio di quest’anno, è abbastanza ampia da permettere il passaggio di una persona, ma, a causa dei detriti, che devono essere ancora rimossi del tutto, sono accessibili solamente i primi 50 metri. Le pareti sono composte in parte da pietre non lavorate e in parte da roccia fresca.

Il tunnel è stato scoperto sotto un’ampia struttura in pietra, precedentemente identificata, dall’archeologa Dr. Eilat Mazar, come il palazzo di re Davide (2Sam 5,11). Il tunnel, già esistente, fu inserito nella costruzione e venne probabilmente impiegato per convogliare l’acqua alla cisterna situata nell’ala sud-est del palazzo. Verso la fine del periodo del Primo Tempio, l’uso del tunnel fu convertito a passaggio di emergenza e forse fu usato in questo modo per la fuga del re Sedecia durante l’assedio babilonese (2Re 25,4).

In questa fase furono costruite pareti aggiuntive per impedire che qualcuno potesse entrare dal pendio della collina e per evitare il passaggio di detriti. Sul pavimento sono state trovate lucerne a olio integre, tipiche della fine del periodo del Primo Tempio, che testimoniano quest’ultimo uso del tunnel. Per Mazar, le caratteristiche, la datazione e la posizione dimostrano, con grande probabilità, che nel racconto della conquista di Gerusalemme si fa riferimento all’acquedotto col nome di sinnor.
lucerne-olioGli scavi sono stati condotti, per il quarto anno consecutivo, da Eilat Mazar per conto dello Shalem Center e della Ir David Foundation, con il patrocinio dell’Institute of Archaeology della Hebrew University di Gerusalemme.

La città di Davide è la cima della collina originaria che il re Davide destinò per l’antica Gerusalemme come sua capitale 3.000 anni fa. Nel suo sottosuolo la città di Davide sta svelando straordinari ritrovamenti archeologici, mentre in superficie è diventata un centro molto attivo, con un centro per i visitatori, un’esposizione tridimensionale e visite guidate agli scavi che comprendono anche il Pozzo di Warren, antichi sistemi idrici, come il tunnel di Ezechia, e la piscina di Siloe del periodo del Secondo Tempio.

Adattamento : R.P.
Fonte : SBF Taccuino / Ministry of Foreign Affairs – Israel ( 11 novembre 2008 )

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Israele, Archeologia: Ritrovato raro sigillo ebraico

Il sigillo di Agab

sigillo_hagabIl 30 ottobre scorso è stato ritrovato un raro sigillo ebraico risalente all’ultima parte del periodo del Primo Tempio. La scoperta è avvenuta nel corso degli scavi che l’Israel Antiquities Authority sta conducendo per conto della Western Wall Heritage Foundation nella zona nord-ovest della piazza del Muro Occidentale a Gerusalemme. Il sigillo è stato rinvenuto in un edificio che dovrà essere portato alla luce, la cui struttura è riconducibile al settimo secolo a.C., al tempo dei re Manasse e Giosia.

Il sigillo è stato esibito il 30 ottobre durante un giornata di studio dedicata al tema “Innovazioni nell’archeologia di Gerusalemme e dintorni”, organizzata dalla Regione di Gerusalemme dell’Israel Antiquities Authority e dall’Istituto di Archeologia della Hebrew University di Gerusalemme. Per il direttore dello scavo, l’archeologa Shlomit Wexler-Bdolah dell’IAA, il sigillo appartenne ad un privato, è di pietra nera, ha forma ellittica e misura 1,2 x 1,4 cm. E’ decorato con un’incisione che riproduce un arciere menre tira con l’arco una freccia. Il nome dell’arciere è inciso con caratteri dell’ebraico antico, e vicino alla figura si può leggere LHGB che sta per Agab. Il nome Agab è menzionato nella Bibbia nel libro di Esdra 2,46, così come nelle lettere di Lachish, anch’esse datate al periodo del Primo Tempio.

Il sigillo è stato inviato per un una verifica al Professor Benjamin Sass della Tel Aviv University e al Dr. Tali Ornan della Hebrew University di Gerusalemme. Secondo il loro esame, l’immagine dell’arciere ha subito l’influsso dei rilievi parietali assiri in cui gli arcieri sono ritratti mentre tirano con l’arco. Il medesimo richiamo si ritrova nel rilievo di Lachish.

L’immagine dell’arciere appare di profilo, in posizione di tiro con il piede destro avanzato rispetto al sinistro. Il viso è ritratto in modo schematico ma il corpo, l’abbigliamento e soprattutto i muscoli delle braccia e delle gambe sono messi in risalto.

L’arciere appare scalzo. La sua livrea comprende una fascia per la testa, una falda che avvolge i suoi fianchi e una faretra che pende dalla schiena, i cui cinturini sono disegnati come se fossero stretti intorno al suo torace. Sostiene un arco e una freccia. La sua mano destra è tesa in avanti mentre mantiene l’arco, la sua mano sinistra spinge indietro la freccia impugnandola. Il sigillo è unico, infatti è la prima volta che viene scoperto un sigillo di un privato con l’iscrizione di un nome ebraico e con decorazione in stile assiro. Il reperto è la prova della forte influenza che gli assiri esercitarono su Gerusalemme nel settimo secolo a.C.

murooccidentaleSi pensa che il proprietario del sigillo sia stato un personaggio che deteneva una posizione di governo. Si suppone che Agab, il possessore del sigillo, che scelse di ritrarre se stesso come un arciere in stile assiro, prestasse servizio come militare di grado superiore nel regno di Giuda. Nell’edificio dove è stato scoperto il sigillo di Agab, l’archeologa Wexler-Bdolah aveva trovato in precedenza diversi sigilli di personaggi che avevano ricoperto incarichi pubblici, ed anche dieci impugnature di orci per olio e vino marchiati con segni regali.

Secondo l’archeologa l’edificio fu costruito ai piedi della Città Alta, alla distanza di circa cento metri dal Muro Occidentale e si affacciava sul Monte del Tempio. Le mura della struttura si sono conservate fino alla sorprendente altezza di circa cinque metri. L’alta qualità della costruzione e dei manufatti rinvenuti all’interno indicano che l’edificio e, naturalmente, i suoi abitanti, alla fine del periodo del Primo Tempio, erano di alto stato sociale a Gerusalemme.

Adattamento R.P.
Israel Antiquities Authority – Comunicato stampa

Fonte: SBF Taccuino

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Forse trovata su una collina a sud di Gerusalemme la più antica iscrizione in ebraico

L’archeologo Yossi Garfinkel mostra il frammento di ceramica con l’iscrizione di tremila anni fa

Un archeologo israeliano impegnato in scavi su una collina a sud di Gerusalemme ritiene che un frammento di ceramica trovato nelle rovine di un’antica città rechi la più antica iscrizione ebraica mai rinvenuta, un ritrovamento che potrebbe gettare nuova luce su cultura e lingua in Terra d’Israele ai tempi della Bibbia.
Le cinque righe di caratteri sbiaditi scritti tremila anni fa e le rovine dell’insediamento fortificato dove sono state trovate sono indicazioni che un potente regno ebraico esisteva al tempo del re David dell’Antico Testamento, spiega Yossi Garfinkel, l’archeologo dell’Università di Gerusalemme responsabile del nuovo scavo a Hirbet Qeiyafa.
Altri studiosi esitano ad abbracciare l’interpretazione di Garfinkel dei reperti, diffusi giovedì scorso. Le scoperte sono già al centro della consueta discussioni su quanto degli eventi e della geografia narrati nella Bibbia si possa prendere alla lettera.
Hirbet Qeiyafa si trova vicino alla moderna città israeliana di Beit Shemesh, sulle colline della Giudea: un’area che costituiva un tempo la frontiera tra gli israeliti che abitavano sulle colline e i loro nemici, i filistei della costa. Il luogo si affaccia sulla valle di Elah, che si dice essere stata il posto dove ebbe luogo lo scontro con la fionda tra David e il gigante filisteo Golia, ed è vicino alle rovine della città natale di Golia nella metropoli filistea di Gath.
Un giovane volontario lo scorso luglio ha trovato il frammento di vasellame ricurvo, cm 15×15, vicino alle scale e alla vasca da bagno in pietra di una casa esplorata dagli archeologi. In seguito si è scoperto che il frammento portava cinque righe di caratteri noti come proto-cananei, precursori dell’alfabeto ebraico.
L’analisi al carbonio 14 di noccioli di olive bruciati trovati nello stesso strato del sito li ha datati tra il 1000 e il 975 a.e.v., lo stesso periodo dell’età d’oro biblica del governo di David a Gerusalemme.
Gli studiosi hanno identificato altri frammenti più piccoli scritti in ebraico risalenti al X secolo a.e.v. Ma l’iscrizione, che Garfinkel suggerisce possa far parte di una lettera, precede la più vicina iscrizione significativa in ebraico di 100-200 anni. I testi ebraici più conosciuti della storia, i rotoli del Mar Morto, furono scritti su pergamena a partire da 850 anni più tardi.
Il frammento è ora conservato in una cassaforte dell’Università di Gerusalemme, mentre i filologi cercano di tradurlo: un compito che durerà mesi. Ma di molte parole è già stato fatto un tentativo di identificazione, tra cui alcune che significano “giudice”, “schiavo” e “re”.
Gli israeliti non erano i soli a usare caratteri proto-cananei, e alcuni studiosi affermano che è difficile – forse impossibile – concludere che il testo sia in ebraico e non in una lingua imparentata, parlata all’epoca nella zona. Garfinkel basa la sua identificazione su un verbo di tre lettere dell’iscrizione che significa “fare”, una parola che sostiene esistesse solo in ebraico. “Questo ci porta a credere che si tratti di ebraico e che questa sia la più antica iscrizione ebraica mai trovata”, afferma. Altri importanti archeologi biblici mettono in guardia da conclusioni affrettate.
L’archeologo dell’Università di Gerusalemme Amihai Mazar dice che l’iscrizione è “molto importante” in quanto si tratta del più lungo testo proto-cananeo mai ritrovato. Ma ha suggerito che definirlo il testo “ebraico” potrebbe voler dire spingersi troppo avanti. “E’ proto-cananeo – dice – Ma per quel periodo la distinzione tra gli scritti, e tra le lingue stesse, rimane oscura”.
Alcuni studiosi e archeologi sostengono che il racconto della Bibbia dilatata l’importanza di re David e del suo regno, sostenendo che si tratti essenzialmente di un mito, forse con qualche radice in un elemento di realtà storica.
Ma, se quanto sostiene Garfinkel risultasse vero, ciò avvalorerebbe l’accuratezza della narrazione biblica, indicando che gli israeliti registravano gli avvenimenti quando accadevano, trasmettendo la storia che venne poi scritta nell’Antico Testamento parecchie centinaia d’anni dopo.
Significherebbe anche che l’insediamento – una città fortificata con una porta monumentale larga 9 metri, una fortezza centrale e mura di 700 metri di circonferenza – era probabilmente abitato da israeliti.
I reperti non hanno ancora stabilito chi fossero i residenti, dice Aren Maier, un archeologo dell’Università Bar Ilan che sta scavando nella vicina Gath. Diventerà più chiaro se, per esempio, verrà trovata evidenza della dieta locale, spiega: gli scavi hanno mostrato che i filistei mangiavano cani e maiali, mentre gli israeliti no.
La natura dei frammenti di ceramica trovati sul sito suggerisce che i residenti potrebbero non essere stati né israeliti né filistei, ma membri di un terzo popolo dimenticato.
Se l’iscrizione è in ebraico, potrebbe indicare un collegamento con gli israeliti e farebbe del testo “uno dei più importanti testi, senza dubbio, nel corpus delle iscrizioni ebraiche”, dice Maier. Ma ha grande importanza comunque, qualunque sia la lingua, aggiunge.
Saar Ganor, ranger dell’Israel Antiquities Authority, notò l’insolita dimensione dei muri mentre pattugliava la zona nel 2003. Tre anni dopo interessò Garfinkel e, dopo uno scavo preliminare, cominciarono a lavorare sul serio l’estate scorsa. Finora hanno scavato solo il 4% dell’insediamento di sei acri.
L’archeologia finora ha trovato solo pochi reperti del tempo di David, agli inizi del X secolo a.e.v., portando alcuni studiosi a pesare che il suo regno possa essere stato poco più di un piccolo possedimento o addirittura che possa non essere mai esistito. Garfinkel ritiene invece che la costruzione di fortificazioni come quelle di Hirbet Qeiyafa non può essere stata un’iniziativa locale: i muri avrebbero richiesto lo spostamento di 200.000 tonnellate di pietra, un’impresa troppo grande per le 500 persone che vivevano nel sito. Il che farebbe supporre un regno organizzato come quello che la Bibbia attribuisce a David.

(Da: YnetNews, 30.10.08)

Nelle foto in alto: L’archeologo Yossi Garfinkel mostra il frammento di ceramica con l’iscrizione di tremila anni fa

Fonte: Israele.net

Video


Archeologia: Israele, trovato testo ebraico eta’ di Re David

Tel Aviv – Desta emozione in Israele la scoperta di un coccio su cui 3.000 anni fa furono tracciate alcune righe in una lingua “proto-canaanea” da cui discende l’ebraico. Si tratta, secondo gli esperti, della più antica scritta del genere rinvenuta finora.

Ad aggiungere l’interesse per il ritrovamento vi è il fatto che il reperto è stato trovato all’interno della Fortezza di Elah nella omonima vallata a sud-ovest di Gerusalemme dove – secondo la Bibbia – in quella stessa epoca si affrontarono il futuro re di Israele David, e il guerriero filisteo Golia.

Secondo quanto riferito dalla Università ebraica di Gerusalemme la scoperta è avvenuta durante scavi condotti da due suoi studiosi dell’Istituto di archeologia Yossi Gurfinkel e Saar Ganor. Finora solo alcune parole sono state decifrate: “schiavo”, “re”, “giudice” ed un termine di divieto.

La fortezza di Elah – che si trovava nella zona di confine fra il regno di Giudea e il regno filisteo di Gat – era allora protetta da mura lunghe 700 metri e larghe quattro metri, i cui resti sono tornati alla luce durante gli scavi.
SDA-ATS

Fonte: SwissInfo

Video: La Fortezza di Elah

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Gerusalemme, Monte Sion. Riportate alla luce le mura meridionali della città antica

Sono stati rinvenuti a Gerusalemme straordinari resti delle mura della città risalenti al periodo del Secondo Tempio (II sec.a.C. – 70 d.C), che furono costruite dai re asmonei e distrutte durante la Grande Rivolta. Nello stesso tempo, sulla sommità del Monte Sion, sono stati portati alla luce i resti delle mura della città del periodo bizantino (340-640 d.C.). I confini di queste fortificazioni delimitavano Gerusalemme nella parte più a sud negli anni in cui la città antica raggiunse la sua più grande espansione.

Le nuove scoperte sono state presentate il 3 settembre scorso in una conferenza stampa tenuta sul Monte Sion. Lo scavo è durato un anno e mezzo e la direzione è stata affidata all’archeologo Yehiel Zelinger dell’Israel Antiquities Authority. Hanno cooperato la Nature and Parks Authority e la Ir David Foundation, che ha garantito il supporto finanziario.

Il progetto fa parte di un più vasto programma del Jerusalem City Wall National Park, il cui fine è di preservare l’area circostante la città antica di Gerusalemme per renderla accessibile al turismo. In futuro i resti delle mura della città antica entreranno a far parte di un percorso che, a partire dal versante meridionale del Monte Sion, continuerà lungo il lato settentrionale della Valle della Geenna per terminare alla città di Davide.

I confini delle mura, che delimitano il Monte Sion a ovest e a sud, furono i primi ad essere scoperti alla fine del diciannovesimo secolo (1894-1897) dalla Palestine Exploration Fund. Le esplorazioni forono condotte sotto la direzione dell’archeologo Frederick Jones Bliss e del suo assistente, l’architetto Archibald Dickie. I metodi di lavoro usati comportavano lo scavo di pozzi, collegati mediante tunnel sotterranei, che percorrevano la facciata esterna delle mura della città.

Con gli anni la terra ha ostruito i pozzi e i tunnel, e un anno e mezzo fa, quando agli archeologi è stato chiesto di determinare la posizione delle aree scavate cento anni prima, non ci sono riusciti. Per questo motivo il progetto è stato rimandato e oggi, con mappe aggiornate, l’archeologo Yehiel Zelinger è stato in grado di individuare il tunnel scavato dalla squadra inglese che ha lasciato sul campo le sue tracce: scarpe da lavoro, resti di lampade a gas, cocci di bottiglie di vino e birra di 120 anni fa.

Secondo quanto afferma Yehiel Zelinger, direttore dello scavo per conto dell’Israel Antiquities Authority, l’aver rintracciato la posizione delle due mura della città sul Monte Sion, conferma la teoria secondo la quale la città si espanse verso sud durante quei due periodi (asmoneo e bizantino), quando Gerusalemme accrebbe la sua estensione. Durante il periodo del Secondo Tempio, la città, con al centro il Tempio, costituì un punto focale per il pellegrinaggio degli ebrei provenienti da ogni parte del mondo antico e, nel periodo bizantino, attrasse i pellegrini cristiani che seguivano le orme del Messia. Le mura della città asmonea e la linea di fortificazione risalente al periodo bizantino, di 400 anni più tardi, provano che si trattava di un punto strategico per la difesa della città. I manufatti indicano che, nonostante i costruttori bizantini non fossero consapevoli dell’esistenza delle mura del periodo del Secondo Tempio, costruirono le mura proprio lungo la linea di quelle precedenti. Per Zelinger è straordinario che dopo 2100 anni le mura si siano preservate a tre metri di profondità. Questa è una delle più straordinarie e complete sezioni di costruzione in stile asmoneo ritrovate a Gerusalemme.

Mura della città del periodo bizantino

I pellegrini cristiani del quinto e sesto secolo d.C. attribuivano la linea di costruzione delle mura all’imperatrice Eudocia, moglie dell’imperatore Teodosio II, dal quale poi si separò. Secondo le fonti storiche del periodo, le mura della città furono costruite perché in un versetto contenuto nel Libro dei Salmi, (51,20) c’era scitto: “Fa’ del bene a Sion, nella tua grazia; edifica le mura di Gerusalemme”. Nel tradurre la Bibbia in lingua greca la parola ebraica rāṣôn, il cui significato è “piacere, gradimento, favore”, fu tradotta con una parola che si avvicina molto al nome dell’imperatrice eudokia. Da qui Eudocia ne dedusse un esplicito riferimento a lei, che era perciò destinata a costruire le mura. Negli scavi è stata rinvenuta una sezione delle sue mura che si erge fino ad un’altezza di 3,30 m. ed è larga circa 2,50 m. Nella costruzione furono impiegate pietre cavate appositamente e preparate allo scopo; si possono anche distinguere delle pietre prelevate probabilmente da antiche fortificazioni vicine.

Fortificazioni del periodo del Secondo Tempio (esistenti al tempo di Gesù)

A sud del confine con le fortificazioni del periodo bizantino e alla profondità di circa 4 m. sotto le fondamenta, è stata rinvenuta una torre, alta 3,20 m., databile al tempo della dinastia asmonea (periodo del Secondo Tempio). La torre fu eretta sullo strato roccioso con grandi pietre caratterizzate da borchie al centro, incastrate senza altro materiale collante. Questo metodo di costruzione chiamato “header-stretcher” (traducibile come: ’di testa e di taglio’), usato nella costruzione di torri era tipico del periodo asmoneo. La torre faceva parte del perimetro del ’primo muro’ descritto da Giuseppe Flavio. Le altre sezioni furono scoperte alla base del muro occidentale della città ottomana, nella cittadella di Davide e in altri scavi condotti nel quartiere ebraico. Le infiltrazioni di terra e i frammenti di ceramiche che si trovano vicino al muro provano che fu usato fino al tempo della Grande Rivolta e della distruzione di Gerusalemme e del Tempio (70 d.C.).

In seguito le pietre delle mura furono probabilmente adoperate per costruire Aelia Capitolina, la colonia romana fondata dall’imperatore Adriano sulle rovine di Gerusalemme nel 131 d.C.

Fonte: SBF Taccuino / Israeli Ministry of Foreign Affairs ( 3 settembre 2008 )

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