KAZAKISTAN: La polizia antiterrorismo “controlla” le preghiere dei cristiani

Irruzioni della polizia durante le funzioni religiose cristiane, per filmare e identificare i presenti. E’ già applicata la nuova legge, non ancora approvata, che prescrive l’autorizzazione persino per la visita di un religioso di un’altra città.

Astana – Irruzioni della polizia in chiesa durante le funzioni religiose e ripetuta diffamazione sui media statali: le autorità kazake stringono la morsa sui gruppi cristiani protestanti.

Domenica 25 maggio a Aktobe la polizia anti-terrorismo è irrotta nella chiesa dei protestanti di New Life durante la funzione e ha filmato i circa 60 presenti, come riferisce il pastore Zholaman Nurmanov. Dopo la funzione li ha interrogati, soprattutto per la presenza di Maksim Tashenov, pastore di New Life ad Aktau, sul mar Caspio, in visita nella capitale.

Nurtai Nugaev, capo locale della polizia speciale, risponde all’agenzia Forum 18 che “non è stata un’incursione ma solo un controllo per verificare il rispetto della legge. Questo gruppo ha violato la legge invitando un missionario a parlare senza il permesso del locale Dipartimento di polizia interna e riunendosi in un luogo diverso da quello registrato”. Nugaev promette altri “controlli la domenica” ed eventuali denunce.

Da tempo la polizia kazaka identifica chi partecipa agli incontri di protestanti, Testimoni di Geova e anche islamici, mentre nei media statali avviene una ripetuta denigrazione di queste minoranze. Ad aprile l’Ufficio del Procuratore generale ha qualificato vari gruppi religiosi, tra cui la Chiesa New Life, come “pericolosi” e “distruttivi”.

“La polizia – spiega Tashenov – mi ha detto che per l’attività missionaria mi occorre un permesso specifico”.

Ma Aleksandr Klyushev, capo dell’Associazione delle organizzazioni religiose del Kakakistan, ribatte che “a una chiesa non occorre alcun permesso per invitare un pastore da altre chiese del Paese, è un diritto riconosciuto dalla Legge sulla religione. Invece così prevede la nuova proposta di legge” in discussione al parlamento, che introdurrà maggiori limiti all’attività religiosa costringendo i gruppi a chiedere l’autorizzazione praticamente per ogni attività, consentendo alle autorità un controllo capillare. L’intervento della polizia speciale, poi, fa ritenere in atto un’operazione di lungo respiro per schedare e controllare qualsiasi attività.

Le autorità stanno anche cercando di togliere a New Life un ex asilo acquistato 10 anni fa nella vicina città di Alga.

Intanto prosegue la persecuzione contro i cristiani battisti, che si rifiutano di registrare i loro gruppi e affermano il diritto costituzionale a riunirsi per praticare la fede. Ma le autorità proibiscono gli incontri religiosi, anche in case private, identificano e interrogano i presenti e irrogano pesanti multe ai pastori e ai padroni di casa.

Quando il 9 maggio a Shchuchinsk, nella regione di Akmola, è venuto lo scrittore tedesco Werner Gitt a parlare a circa 200 fedeli battisti, la polizia lo ha interrotto, identificato e accusato di “attività missionaria illegale”, insieme ai suoi accompagnatori. Il pastore Pyotr Zimens, che ha organizzato l’incontro, è stato accusato di illeciti amministrativi e multato di 20mila tenge (circa 107 euro).

Fonte: AsiaNews/F18 – riprodotto con autorizzazione

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Algeria: mons. Teissier chiede la liberazione dell’algerina convertita al cristianesimo

Per Habiba Kouider, cittadina algerina convertitasi quattro anni fa al cristianesimo e accusata di aver “praticato un culto non musulmano senza autorizzazione”, il tribunale di Tiaret, nell’Algeria sudoccidentale, ha chiesto un approfondimento delle indagini nel processo. Trovata in possesso di Bibbie e Vangeli, la donna era stata arrestata nei primi di aprile e per lei, la settimana scorsa, il procuratore aveva chiesto tre anni di reclusione. “Mi auguro il rilascio di Habiba Kouider – ha detto al quotidiano El Khabar l’arcivescovo emerito di Algeri mons. Henri Teissier – tanto più che il giudice ha espresso sulla questione un giudizio differente da quello del procuratore”. La Lega algerina dei diritti dell’Uomo (LADDH) ha commentato positivamente la decisione del tribunale di Tiaret, ritenendo che la donna non abbia commesso nulla di vietato. “E’ un buon giudizio – ha dichiarato a Radio France Internationale il presidente della Lega Ghechir Boudjema – perché si è considerato che i poliziotti e la sezione della procura abbiano commesso un errore nel condurre Habiba Kouider davanti la giustizia”. Ghechir Boudjema ha aggiunto che nella legge algerina non vi è alcun testo che sanzioni una persona per possesso di un libro sacro, la Bibbia, il Corano o altra cosa. Intanto, ieri, sempre a Tiaret, si è aperto un altro processo contro sei protestanti algerini accusati di proselitismo e arrestati, all’uscita di una casa dove si erano riuniti per pregare, per aver praticato un culto in un luogo non autorizzato. Per loro sono stati chiesti 2 anni di carcere. Le autorità religiose algerine da alcuni mesi conducono una vigorosa campagna contro quella che definiscono una “campagna di evangelizzazione” da parte dei movimenti evangelici, escludendo da questa campagna la Chiesa cattolica. Mons. Teissier – scrive la France Presse – ha affermato che la Chiesa cattolica, le cui radici in Algeria risalgono ai primi cristiani, non è implicata in attività di evangelizzazione. Il ministro algerino degli Affari Religiosi Bouabdallah Gholamallah ha recentemente definito gli evangelisti dei “fuorilegge” ed ha affermato che il loro obiettivo sarebbe quello di costituire “una minoranza (cristiana) per favorire l’ingerenza straniera negli affari interni dell’Algeria”. Intanto in Cabilia alcune comunità evangeliche rivendicano la libertà di culto autorizzata dalla Costituzione, mentre ha già raggiunto 2.500 firme la petizione in favore della difesa delle libertà individuali e in particolare della libertà di culto, rilanciata dal quotidiano El Watan. (T.C.)

Fonte: Radio Vaticana – 28/05/2008 15.15.22

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L’algerina convertita al cristianesimo rischia tre anni, ma farà appello

L’algerina convertita al cristianesimo, Habiba K., che rischia tre anni di carcere per aver praticato un culto non musulmano senza autorizzazione, è decisa a non arrendersi. “Abbiamo deciso di presentare ricorso in appello”, ha dichiarato l’avvocato Khalfoun. Il rinvio del verdetto di ieri con il pretesto di un approfondimento delle indagini “è un modo per insabbiare la questione” ha precisato Kalfhoun poco prima del processo contro altri due algerini cristiani accusati di distribuzione di materiale che minaccia la religione musulmana, che si è aperto questa mattina al tribunale di Tissemsilt, 60 chilometri tra Tiaret.

Fonte: PeaceReporter – 28.5.2008 13:34:00 – riprodotto con autorizzazione

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Algeria: Processata per la Bibbia, i giudici «frenano»

Slitta il verdetto in Algeria contro Habiba: «Ha praticato un culto non islamico senza permessi»

DI LORENZO FAZZINI
Sarà stata l’attenzione dei media stranieri oppure il sussulto di indignazione delle porzioni più illuminate della società algerina. Sta di fatto che il processo in Algeria contro una ragazza accusata di «aver praticato un culto non musulmano senza autorizzazione» ha prodotto per il momento un nulla di fatto. Ieri il tribunale di Tiaret, città a 300 chilometri da Algeri, ha chiesto un «approfondimento di informazioni» prima di emettere la sentenza su Habiba Kouider, 37 anni, diventata cristiana 4 anni fa. Il 20 maggio, a carico questa insegnante di asilo il procuratore statale aveva chiesto 3 anni di prigione con l’accusa di aver praticato una religione non islamica. Nei giorni Habiba, cristiana protestante, era stata arrestata su un autobus mentre si dirigeva ad Orano, città dove frequenta una corso di cristianesimo: nella sua borsa i poliziotti hanno trovato 12 tra Bibbie e Vangeli, un fatto che ha spinto lo zelante procuratore ad incriminare la donna. La vicenda ha sollevato una notevole attenzione sia a livello interno che internazionale: il quotidiano francese Le Figaro ha mandato un inviato per seguire il processo della Kouider; anche Rama Yade, segretario di Stato ai Diritti dell’Uomo, è intervenuta definendo «triste e choccante» la vicenda. «Tale fatto – ha dichiarato l’esponente francese – contravviene alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo». Anche il quotidiano algerino Liberté – intervistando un avvocato di Tiaret – ha scritto che «è tempo di bandire queste intenzioni indecenti che sono contro la libertà di coscienza». Sempre ieri e ancora a Tiaret si è aperto un altro processo contro sei protestanti algerini accusati di «proselitismo»: nei giorni scorsi erano stati arrestati all’uscita di una casa dove si erano riuniti per pregare. Il procuratore ha chiesto per gli imputati una condanna di 2 anni. «Il giudice avrebbe potuto chiudere oggi la vicenda di Habiba – ha dichiarato l’avvocatessa Khalfoun che difende la donna cristiana – visto che il reato non sussiste». Ora si dovrà aspettare del tempo per sapere la sorte di questa donna che – secondo il giornale El Watan – «non ha voluto rinunciare alla sua religione» di fronte alla minaccia di finire in tribunale. L’accusa è stata effettuata in base alla nuova normativa sui “culti non islamici” adottata nel marzo 2006: una direttiva governativa che obbliga i non musulmani a registrarsi presso le autorità pubbliche così come a notificare i luoghi di incontro religiosi. A gennaio un prete cattolico, padre Pierre Wallez, era stato condannato ad un anno di reclusione per aver presieduto un incontro con degli immigrati. A marzo l’ex presidente della chiesa protestante d’Algeria, Hugh Johnson, 75 anni, da 45 anni presente nel Paese, ha dovuto lasciare l’Algeria perché il ministero degli Esteri si è rifiutato di rinnovargli il permesso di soggiorno. Su 33 milioni di abitanti, i cristiani in Algeria sono meno dell’1 per cento della popolazione; i cattolici non superano le quattromila unità.

Fonte: Avvenire.it – 28 maggio 2008

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UZBEKISTAN: Una campagna in tv contro cristiani e Testimoni di Geova

Trasmissioni televisive denigrano gruppi religiosi, con invito ai cittadini a non consentire conversioni di parenti. In realtà il governo vuole controllare ogni forma di religione, anzitutto l’islam che è quella più diffusa.

Tashkent – Il governo lancia una nuova campagna pubblica di intolleranza contro vari gruppi religiosi, come cristiani evangelici, presbiteriani, metodisti e Testimoni di Geova. L’agenzia Forum 18 denuncia documentari televisivi molto negativi e frequenti operazioni di polizia durante le loro riunioni, arresti ed espulsioni dal Paese.

La televisione di Stato ha trasmesso, sabato 17 maggio in prima serata, un servizio in cui questi gruppi sono descritti come “un problema generale, per il loro dogmatismo religioso, fondamentalismo, terrorismo e l’uso abituale di droghe”, attivi a circonvenire giovani e minori. Sono stati intervistati funzionari statali, esperti e persino membri di altre fedi, tutti molto critici. Analisti considerano il servizio un incitamento al cittadino a temere e “controllare” l’attività di questi gruppi.

Jasur Najmiddinov, teologo dell’università Islamica del Paese, ha accusato i gruppi protestanti di essere “uno strumento politico”, “parte di un gioco di geopolitica” spalleggiato da potenze estere. “I rappresentanti del movimento protestante – aggiunge – hanno svolto un ruolo importante nella rivoluzione arancione in Ucraina”. “L’attività missionaria può distruggere la nostra società. La famiglia non dovrebbe tollerare che un suo membro o un parente cambi fede”. Il servizio dice che i convertiti cristiani hanno tradito la fede islamica, per cui possono anche tradire il Paese.

Ma la violenza è anzitutto fisica, come denuncia Forum 18: una giovane Testimone arrestata a marzo nella sua casa a Samarcanda e sottoposta a vessazioni fisiche e psichiche, l’arresto del neocristiano Bobur Aslamov il 3 aprile da allora scomparso, l’arresto di Sarik Kadirov e altri 4 cristiani di Full Gospel il 9 aprile, numerosi pestaggi di cristiani protestanti riuniti in casa, sequestro di testi cristiani e di computer.

Il controllo del governo è ancora più severo verso gli islamici, che sono la maggioranza, dei quali è controllata ogni attività. L’imam Obidkhon Qori Nazarov parla di numerose “persone cacciate dal lavoro o espulse dall’università solo per essersi fatta crescere la barba o aver indossato un velo sul capo”. Qualcuno è anche finito in prigione e c’è paura ad osservare anche i comandi musulmani più importanti”. Il governo controlla ogni attività e persino nomina gli imam, “come in epoca sovietica”, quando “tutto era sotto lo stretto controllo del governo”.

Fonte: AsiaNews/F18 – riprodotto con autorizzazione

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