Quattro anni di carcere a don Damy ex parroco di Gavignano

Un arresto che ormai temevano in molti quello di don Romano Damy, il parroco di Gavignano finito sotto accusa per una vicenda di materiale pedofilo rinvenuto all’interno della sua abitazione. Ieri mattina, in esecuzione di un ordine di custodia cautelare emesso dal gip del tribunale di Rieti su richiesta del pubblico ministero Rosalia Affinito, i carabinieri della Compagnia di Poggio Mirteto hanno arrestato il parroco di gavignano don Romano Damy per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari. Il sacerdote è stato quindi accompagnato in un convento di Subiaco dove resterà a disposizione in attesa dell’interrogatorio di garanzia da parte del gip che avverrà entro dieci giorni.
Un provvedimento che aleggiava nell’aria, tanto che era stato lo stesso religioso indagato, dopo aver subito la perquisizione della propria abitazione, a chiedere al vescovo della Diocesi sabina di essere sospeso cautelativamente, ed era stato lo stesso monsignor Lino Fumagalli a rendere noto il nome del prete e la parrocchia di appartenenza superando ogni riservatezza, auspicando che venisse fatta presto chiarezza sulla vicenda da parte della magistratura. Ma su cosa si basano le accuse? Non sono solo il paio di manette e qualche Dvd a luci rosse sequestrati con altri oggetti, dai carabinieri all’interno della canonica dove abita il sacerdote sospettato di pedofilia, ma contro di lui c’è soprattutto quella denuncia presentata dai genitori di un ragazzo che frequentava la parrocchia e che avrebbe riferito di aver subito abusi sessuali dall’educatore. Gli investigatori avrebbero raccolto anche alcune testimonianze definite ”circostanziate e attendibili”. Accuse pesanti che la procura ha unito insieme alle segnalazioni un pò sospette sull’attività del sacerdote e alle quali il sacerdote è ora a replicare quando verrà interrogato. Dopo le tante indiscrezioni circolate, è giunto l’arresto di ieri. E, come spesso accade, la comunità di Gavignano si è divisa in innocentisti e colpevolisti.

Fonte: Il Messaggero – Martedì 30 Gennaio 2007

da: Il Dialogo

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Pedofilia – Spagna, padre di Mari Luz: Zapatero mi deve spiegazioni

Presunto assassino colpito da due condanne mai scontate

Roma, 30 mar. (Apcom) – Un pedofilo già condannato con ben due sentenze, di cui una per abusi sulla propria figlia, ma che non è mai andato in prigione e invece avrebbe colpito di nuovo: in Spagna continuano le polemiche sulla morte di Mari Luz Cortes, cinque anni appena, e il padre intervistato dal quotidiano El Mundo afferma, il premier “Zapatero dovrebbe dare delle spiegazioni”.

E’ uno scandalo simile a quelli già avvenuti in altri paesi europei. Il presunto assassino, Santiago del Valle, venerdì al suo arrivo al tribunale di Huelva (Andalusia) è stato accolto da centinaia di persone con lanci di pietre e urla di “assassino!”, e solo un imponente schieramento di polizia ha potuto evitare il linciaggio. Nei violenti scontri con le forze dell’ordine sono rimaste ferite cinque persone.

Del Valle è in custodia cautelare insieme alla sorella, coinvolta anch’essa nei fatti: secondo quanto ha dichiarato due giorni fa agli inquirenti, avrebbe sì adescato la bambina per abusare di lei, ma non l’avrebbe uccisa. Il sospetto ha sostenuto infatti che si sia trattato di “un incidente”, una caduta dalle scale.

Mari Luz, figlia del pastore evangelico zingaro Juan José Cortés, era scomparsa lo scorso 13 gennaio. Ricercata in tutta la Spagna e anche all’estero, il suo corpo privo di vita è stato rinvenuto in un fiume vicino a Huelva, lo scorso 7 marzo.

Ora Cortes parla al quotidiano conservatore El Mundo: “Lo Stato è indirettamente responsabile dell’assassinio di mia figlia” e parla di “una vergogna; le indagini devono andare fino in fondo costi quel che costi”. E ancora: “quando si guida un governo non si possono affidare incarichi alla gente senza assumersene le responsabilità”. L’allusione è al ministro della Giustizia, Mariano Fernandez Bermejo, che finora non si è pronunciato sulla morte di Mari Luz né sugli errori giudiziari che hanno tenuto Del Valle fuori dal carcere. Per Cortes, 38 anni, oltre a Del Valle “ci sono molti responsabili indiretti”. I suoi strali si appuntano anche sui giudici che non hanno fatto incarcerare il pedofilo, in particolare Rafael Tirado Marquez, titolare della prima sezione penale del tribunale di Siviglia. “Dire che la colpa è di una dipendente del tribunale che era in permesso è una scusa da poco” commenta.

E ancora: “Quando cominci a renderti conto di tutte le cose che sono successe il dolore aumenta. Perché ti rendi conto che la morte di Mari Luz si poteva evitare”.

Fonte: Alice News

Video – Spagna: Folla cerca di linciare presunto assassino di Mari Luz

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Spagna – Mari Luz, è scandalo: pedofilo condannato ma libero

Due condanne mai scontate, una per abusi sulla propria figlia

Madrid, 28 mar. (Apcom) – Un pedofilo già condannato con ben due sentenze, di cui una per abusi sulla propria figlia, ma che non è mai andato in prigione e invece è tornato a colpire, uccidendo una bambina di cinque anni, Mari Luz Cortés. E’ la storia dello scandalo, simile a quelli già avvenuti in altri paesi europei, che in questi giorni sta scuotendo la Spagna, con violente polemiche che oggi sono arrivate fino ai vertici dell’ordine giudiziario ed esecutivo. Il presunto assassino, Santiago del Valle, ieri al suo arrivo al tribunale di Huelva (Andalusia) è stato accolto da centinaia di persone con lanci di pietre e urla di “assassino!”, e solo un imponente schieramento di polizia ha potuto evitare il suo linciaggio da parte della folla inferocita. Nei violenti scontri con le forze dell’ordine sono rimaste ferite cinque persone, mentre altre cinque sono state arrestate.

Da ieri sera Del Valle è in custodia cautelare insieme alla sorella, coinvolta anch’essa nei fatti: secondo quanto ha dichiarato due giorni fa agli inquirenti, avrebbe sì adescato la bambina per abusare di lei, ma non l’avrebbe uccisa. Il sospetto ha sostenuto infatti che si sia trattato di “un incidente”, di una caduta dalle scale. Mari Luz, figlia del pastore evangelico zingaro Juan José Cortés, era scomparsa lo scorso 13 gennaio. Ricercata in tutta la Spagna e anche all’estero, il suo corpo privo di vita era stato rinvenuto in un fiume vicino a Huelva, lo scorso 7 marzo.

Ma poco dopo l’arresto, avvenuto dopo un primo fermo a cui era seguito un rilascio, le assurde circostanze del caso sono cominciate ad emergere in tutta la loro gravità: l’uomo era stato condannato una prima volta nel 2002 per aver abusato della sua figlioletta di cinque anni, ma aveva fatto ricorso. Poi, nel 2005 la sentenza era stata confermata e il ritardo mentale di Del Valle non era stato considerato un’esimente completa: gli avevano dato due anni e nove mesi, che non ha mai scontato. Nel frattempo, nel 2004, aveva subito un’altra condanna per aver abusato di una bambina di 9 anni. Anche stavolta, due anni di galera mai scontati, perché gli era stata concessa la sospensione della pena a condizione di non commettere altri reati: secondo i media spagnoli, il giudice non avrebbe ricollegato l’imputato all’altro caso pendente su di lui per la mancanza di un sistema centralizzato di informazione sui processi in corso.

Il Consiglio generale del potere giudiziario (Cgpj, il Csm spagnolo) e la procura di Siviglia hanno aperto delle indagini per comprendere le responsabilità dell’accaduto: il giudice che emise la prima sentenza nel 2002, Rafael Tirado Marquez, ha attribuito la perdurante libertà del pedofilo a un congedo di cinque mesi della funzionaria incaricata di eseguire le sentenze, che non era stata sostituita dalla giunta regionale dell’Andalusia. Ma nel tribunale, secondo quanto riportato dal quotidiano ‘El Mundo’, alcuni colleghi della donna hanno fatto notare che i tempi del ragionamento non tornano, e che “la questione è molto più complessa”. Del caso, secondo la vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega, si è interessato ieri anche lo stesso capo del governo José Luis Zapatero, che ne ha parlato con i ministri responsabili della Giustizia e dell’Interno: de la Vega ha definito oggi il caso di Mari Luz un “gravissimo” e “tragico errore giudiziario”. “Si dovranno chiarire i fatti fino in fondo e accertare le responsabilità fino in fondo, facendo ricadere tutto il peso della legge sui responsabili”, ha detto.

Nel frattempo è scoppiata la polemica sulle pene: da più parti si è chiesta la reintroduzione dell’ergastolo per i reati di pedofilia al posto della pena massima di 30 anni, e lo stesso leader dell’opposizione del Partido popular (Pp), MarianoRajoy, ha detto che non appena iniziata la nuova legislatura presenterà un progetto di riforma del codice penale per rafforzare le pene per i delitti sessuali sui minori. De la Vega è rimasta cauta: un aumento delle pene “non è una priorità”, ha detto, aggiungendo però che il governo “è sempre aperto a miglioramenti del sistema”. Il padre della piccola Mari Luz, Juan José Cortés, da parte sua ha chiesto l’ergastolo “non come castigo, ma come prevenzione”. Il pastore evangelico gitano negli ultimi giorni ha cercato in tutti i modi di raffreddare gli animi: “La giustizia a volte sbaglia – ha detto oggi – ma credo che molte volte metta la gente al suo posto, e questo è ciò che ora vogliamo: che Del Valle sia messo in prigione”.

Fonte: Alice News

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Prete pedofilo condannato in Germania a tre anni di carcere

L’ex parroco di Riekofen, un piccolo villaggio della Baviera (Sud della Germania), è stato condannato oggi a tre anni di reclusione per avere abusato sessualmente di un chierichetto dal 2003 al 2007.

Il religioso, un uomo di 40 anni, e’ stato riconosciuto colpevole di avere abusato del bambino – che all’epoca della prima aggressione aveva appena 11 anni – per un totale di 22 volte. Oltre al carcere, la sentenza prevede il ricovero in una clinica psichiatrica.

Il prete era stato arrestato il 30 agosto del 2007, ma già nel 2000 era stato condannato a un anno di carcere con la condizionale per abuso sessuale su bambini e, nonostante questo, era stato in seguito rinominato parroco

Fonte: RaiNews24

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USA. Ancora risarcimenti milionari alle vittime di abusi sessuali da parte di preti cattolici

Mentre la Chiesa cattolica in Spagna ed in Italia interviene pesantemente sul processo elettorale facendo forza sulla sua indiscussa superiorita’ morale ed etica, in America continua a pagare cara la protezione che ha garantito alle migliaia di preti pedofili al suo interno.
L’ultima salassata arriva all’Arcidiocesi di Hartford, in Connecticut, che ha accettato di sborsare oltre mezzo milione di dollari ad un ex chierichetto seviziato dal cappellano della Polizia di Stato, padre Stephen Foley. Padre Foley, che fino allo scorso anno aveva continuato a vivere presso il seminario cattolico di S. Tommaso in Bloomfield, e’ ancora prete.
L’accordo evita l’ennesimo imbarazzante procedimento penale e civile nei confronti della Chiesa, accusata di aver non solo perpetrato violenze su migliaia di minori americani, ma di aver aiutato i colpevoli a sfuggire alla giustizia.
Gia’ due anni fa, la stessa arcidiocesi era stata condannata ad un risarcimento di 22 milioni di dollari da destinare a 43 vittime di abusi sessuali da parte di preti cattolici. Sempre in Connecticut, anche l’Arcidiocesi di Bridgeport era stata condannata al risarcimento di 40 vittime.
Sono diverse le Arcidiocesi negli Stati Uniti che hanno dichiarato fallimento a seguito dei risarcimenti, tra cui quella di Portland (Oregon), Spokane (Washington), Tucson (Arizona), Davenport (Iowa) e San Diego (California). Altre, come quella di Los Angeles, sono state costrette a vendere monasteri ed altre proprieta’ ecclesiastiche per far fronte a risarcimenti che superano il mezzo miliardo di dollari.
I risarcimenti alle vittime finora riconosciuti dalla Chiesa Cattolica si aggirano intorno al miliardo e mezzo di dollari.

Fonte: Aduc – 11.03.2008

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