Nel libro della legge – dopo che gli Israeliti si erano resi colpevoli di idolatria presso il monte Horeb e i Leviti avevano eseguito una strage nel campo per ordine di Mosè per punire gli idolatri – troviamo scritto: “Mosè dunque tornò all’Eterno e disse: ‘Ahimè, questo popolo ha commesso un gran peccato, e s’è fatto un dio d’oro; nondimeno, perdona ora il loro peccato! Se no, deh, cancellami dal tuo libro che hai scritto!’ E l’Eterno rispose a Mosè: ‘Colui che ha peccato contro di me, quello cancellerò dal mio libro!” (Esodo 32:31-33).
Mosè dunque sapeva che Dio aveva scritto il suo nome in un libro, e chiese di essere cancellato da esso se Dio non avesse perdonato il suo popolo. Ma Dio rispose che avrebbe cancellato dal SUO libro chi aveva peccato contro di Lui. E si badi che queste parole Dio in quella circostanza le disse riferendosi a coloro che avevano peccato contro di Lui e che facevano parte del Suo popolo, popolo che Dio aveva preconosciuto e che Egli aveva scelto fra tutti i popoli affinchè fosse il suo tesoro particolare, come disse Mosè ad Israele: “Poiché tu sei un popolo consacrato all’Eterno, ch’è l’Iddio tuo; l’Eterno, l’Iddio tuo, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. L’Eterno ha riposto in voi la sua affezione e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, ché anzi siete meno numerosi d’ogni altro popolo; ma perché l’Eterno vi ama, perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri, l’Eterno, vi ha tratti fuori con mano potente e vi ha redenti dalla casa di schiavitù, dalla mano di Faraone, re d’Egitto” (Deuteronomio 7:6-8), e come disse il Salmista: “Poiché egli si ricordò della sua parola santa e d’Abrahamo, suo servitore; e trasse fuori il suo popolo con allegrezza, e i suoi eletti con giubilo” (Salmo 105:42-43).
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