Cina: Pastore di chiesa domestica condannato a un anno di “rieducazione attraverso il lavoro”

Zhu Baoguo, pastore di una chiesa domestica della provincia di Henan, è stato condannato a un anno di “rieducazione attraverso il lavoro”, accusato di essere leader di un “culto malvagio”.

Lo scorso 12 ottobre cinque leader cristiani furono arrestati durante una riunione di Chiesa di circa 20 persone nel villaggio di Dushu, Yuguang town, contea di Neixiang, città di Nanyang, provincia di Henan.

Il pastore Zhu ricevette una condanna a 15 giorni di detenzione amministrativa, mentre gli altri quattro furono condannati a cinque giorni. Tuttavia, il 30 ottobre, due giorni dopo che il pastore Zhu è stato rilasciato dopo i suoi 15 giorni di detenzione amministrativa al Centro di Detenzione della contea di Neixiang, il pastore Zhu è stato condannato a un anno di rieducazione attraverso il lavoro.

Zhu Baoguo è stato accusato di essere membro di un “culto malvagio” ed è stato immediatamente mandato in un campo di lavoro.

Via | CAA

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[Video] India: Chiesa pentecostale attaccata a Mumbai, 8 arresti

Sabato scorso, verso le 12:30, una Chiesa Pentecostale (Church of God) di Bhayander (Mumbai) è stata attaccata da un gruppo di 10-15 persone del Shiv Sena e del Bajrang Dal armati di lathis (lunghi bastoni).

Il pastore Felix Fernandes stava conducendo la riunione di preghiera quando è stato aggredito dagli estremisti indù che lo hanno percosso e trascinato per strada fino a quando non ha perso i sensi.

La polizia ha arrestato otto persone del Shiv Sena e del Bajrang Dal in relazione all’attacco alla Chiesa Pentecostale di Bhayander. I radicali indù accusano il gruppo cristiano di conversioni forzate.

Gli assalitori hanno distrutto mobili, sedie, condizionatori d’aria, e un sistema di musica.

Via | NDTV / Times of India

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Pakistan: altri casi di “blasfemia” costringono cristiani alla fuga

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Foto: All Pakistan Minorities Alliance

Un dottore cristiano, in prigione da mesi (e per la precisione dal 5 maggio 2008) con l’accusa di “blasfemia”, è stato assolto la scorsa settimana, mentre un altro cristiano e sua figlia sono in carcere con l’accusa di aver profanato il Corano ormai da oltre un mese. Il dott. Robin Sardar della provincia di Punjab (Pakistan) è stato rilasciato il 4 novembre dopo che la sua accusa di blasfemia contro il profeta Maometto era risultata infondata, secondo quanto dichiarato da Ezra Shujaab della All Pakistan Minorities Alliance (Alleanza delle Minoranze Pakistane).

Per arrivare a questo risultato vi è stata una scrupolosa investigazione che ha portato a dichiarare innocente il dott. Sardar. Ma i problemi per quest’uomo e per la sua famiglia non sono finiti con la piena assoluzione. Infatti il dott. Sardar aveva subito delle minacce di morte da parte di un gruppo di abitanti musulmani della sua stessa cittadina, i quali non avevano esitato a dichiararlo morto se fosse stato assolto. Così dal momento dell’incarcerazione (circa sei mesi fa), la sua famiglia è stata costretta a sparire dalla circolazione, in fuga dalle bande di estremisti islamici che sembrano dettare legge in quel paese. Allo stesso modo, anche il dott. Sardar è stato costretto a scappare senza lasciare tracce dopo la sua scarcerazione.

Altri gruppi di estremisti, così com’è accaduto per Sardar e la sua famiglia, non hanno esitato ad imbracciare bastoni e taniche di kerosene, per attaccare la casa di Gulsher Masih, dopo che sua figlia era stata accusata di profanare il Corano, il 9 ottobre scorso nel villaggio di Tehsil Chak Jhumra. Ebbene lui e sua figlia (di 25 anni, il cui nome è Sandal Gulsher) sono in carcere dal 10 ottobre, mentre il resto della famiglia è stata costretta alla fuga. Inutile dire che queste accuse hanno un obiettivo preciso, quello di piegare la volontà dei cristiani e di farli “tornare all’Islam”.

Fonte: Porte Aperte Italia

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USA: Donazione di 50 milioni di dollari alla Wycliffe Bible Translators

wycliffe-orgQuesta settimana Wycliffe USA ha ricevuto da un anonimo donatore 50 milioni di dollari. Si tratta della più grande donazione nella storia dell’associazione. La donazione sarà utilizzata per accelerare il lancio di nuove traduzioni della Bibbia. Obiettivo, contribuire all’alfabetizzazione e dare accesso alla Bibbia a 200 milioni di persone da qui al 2025. Wycliffe Bible Translators (Associazione Wycliffe per la Traduzione della Bibbia) è un’organizzazione internazionale che si occupa di tradurre la Bibbia in ogni lingua. Fondata nel 1934, Wycliffe International conta circa 6.600 membri che lavorano in collaborazione con altre organizzazioni e con le Chiese in più di 60 paesi. L’organizzazione deve il suo nome al riformatore inglese John Wycliffe, che fu il primo a tradurre la Bibbia dal latino in inglese, la lingua del popolo.

Via | Christianisme Aujourd’hui / Wycliffe.ch

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Malaysia: Chiesa evangelica in tribunale contro il divieto di usare la parola “Allah”

La chiesa evangelica della Malaysia ricorre all’Alta Corte dopo la requisizione di alcune sue riviste in cui veniva usata la parola “Allah”. Il ministero della sicurezza interna afferma che “la pubblicazione può creare confusione e controversie nella società malaysiana”. Già all’inizio dell’anno cattolici ed evangelici avevano subito sequestri di giornali e riviste per lo stesso motivo.

Kuala Lumpur – La chiesa evangelica del Borneo è ricorsa in appello contro il divieto di usare la parola “Allah” nelle sue pubblicazioni. Oggi presso la Corte suprema è prevista l’audizione del pastore Jerry Dusing, presidente della chiesa, conosciuta in Malaysia anche come Sidang Injil Borneo (Sib).

La vicenda che oggi approda a Jalan Duta ha preso inizio nell’estate scorsa. Il 15 agosto tre scatole contenenti pubblicazioni realizzate in Indonesia dalla Sib erano state spedite in Malaysia per essere distribuite alla Sunday school (catechismo domenicale) organizzata dalla chiesa evangelica. Una volta arrivate a Sepang, le scatole erano state trattenute da addetti del ministero della Sicurezza interna (Ism) malaysiana. Un mese dopo il pastore Jerry Dusing aveva ricevuto una lettera dell’Ism con cui il ministero gli comunicava che le pubblicazioni cristiane contenenti la parola “Allah” non potevano essere distribuite nel Paese. Tra le ragioni addotte per il divieto, la lettera affermava che “la pubblicazione può creare confusione e controversie nella società malaysiana”.

In risposta la Sib aveva scritto al ministro il 24 settembre ricordandogli che il primo ministro del governo precedente, Mahathir bin Mohamad , aveva concesso l’uso della parola anche nelle pubblicazioni dei cristiani. Da questo scambio di lettere ne è sorta una controversia che ad oggi registra anche la dichiarazione del capo dell’Ism secondo cui il divieto dell’uso della parola “Allah” nelle pubblicazioni dei cristiani è ormai ristabilito. Unica eccezione viene fatta per la Bibbia e per l’uso del termine nel corso delle celebrazioni.

Il blocco delle riviste del Sib non è il primo caso. Nel dicembre 2007 l’Ism aveva bloccato per lo stesso motivo delle riviste riconsegnandole però alla fine di gennaio. Analoga vicenda per la comunità cattolica che sempre in dicembre, aveva subito il divieto di usare la parola “Allah” nelle pagine del settimanale dell’arcidiocesi di Kuala Lumpur. Per “motivi di sicurezza” l’Herald ha dovuto cancellare l’uso della parola, altrimenti rischiava la chiusura. A seguito dell’ordinanza del governo diverse partite di libri cristiani importati erano state sequestrate e l’arcidiocesi aveva deciso di portare in tribunale il governo. La comunità cattolica aveva allora sostenuto la sua posizione rifacendosi agli articoli 10 e 11 della Costituzione che garantiscono la libertà d’espressione e di praticare la propria religione.

In Malaysia quasi il 50% della popolazione è musulmano, i cristiani sono all’incirca l’8%, ma esistono anche comunità indù e buddiste e si calcola che oltre il 20% degli abitanti pratichi religioni popolari della tradizione cinese. Nel Paese operano due sistemi giuridici paralleli: uno federale-civile, regolato dalla Costituzione, ed uno di tipo giuridico-religioso che dovrebbe essere competente solo per i musulmani ed è regolato dalle leggi coraniche. Nella confusione generata da questo parallelismo trova ampio spazio la discriminazione verso fedeli di religioni diverse dall’islam. Sono frequenti i casi di conversioni vietate o forzate e di divieti come quello occorso al Sib e ai cattolici di Kuala Lumpur.

Fonte: AsiaNews – riprodotto con autorizzazione

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