Il locale di culto non è “la Casa del Signore” [Video]

In questo video sentirete Tommaso Grazioso, che è pastore negli Stati Uniti e viene chiamato da tante chiese ADI in Italia a predicare, chiamare il locale di culto ‘casa del Signore’ (cosa questa che fanno tanti credenti in ogni denominazione evangelica).

Ma, secondo la Sacra Scrittura, il locale di culto, dove si radunano i santi, non è la ‘casa di Dio’ perché la casa di Dio non è un edificio fatto di mattoni o di pietre o di legno ma un edificio fatto da tutti coloro che sono nati di nuovo il quale serve da dimora a Dio per lo Spirito Santo.
Lo scrittore agli Ebrei infatti dice:

“La sua casa siamo noi” (Ebrei 3:6),

Paolo dice agli Efesini:

“Ed in lui voi pure entrate a far parte dell’edificio, che ha da servire di dimora a Dio per lo Spirito” (Efesini 2:22),

e Pietro dice nella sua prima epistola:

“Accostandovi a lui, pietra vivente, riprovata bensì dagli uomini ma innanzi a Dio eletta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale, per essere un sacerdozio santo per offrire sacrificî spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo” (1 Pietro 2:4-5).

E tutto questo perchè Dio

“non abita in templi fatti da man d’uomo” (Atti 7:48).

E’ bene dunque che tutti coloro che hanno l’abitudine di chiamare il locale di culto ‘Casa di Dio’ smettano di farlo, per non andare al di là di ciò che è scritto, o meglio per non andare contro ciò che è scritto.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

Dio ama il peccatore, ma odia il peccato? [Audio Streaming]

bibbia microfonoÈ on line il file audio della confutazione di Giacinto Butindaro dal titolo “Dio ama il peccatore, ma odia il peccato?” trasmessa in diretta ieri sera. Il file è un MP3 e pesa circa 92 MB (128 Kbps), 17 MB (24 Kbps). L’audio dura circa 98 minuti. L’archivio delle registrazioni è alla seguente pagina. Qui sotto lo puoi ascoltare in audio streaming.

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Raffaele Lucano, pastore ADI: Dio ama l’omosessuale e non imputa la colpa a chi si trova in tale condizione

Fratelli nel Signore, ho letto un articolo dal titolo ‘Dio ama l’omosessuale?’ scritto da Raffaele Lucano, che è pastore della Chiesa ADI di Cornaredo (Milano), in cui ho riscontrato delle affermazioni false molto gravi, che costituiscono quindi del lievito da cui guardarsi.

Riporto qui di seguito l’articolo in maniera integrale, affinché non si dica che ho estrapolato le sue affermazioni dal contesto, citandole senza far conoscere il resto dell’articolo.

‘Ho letto un articolo su un settimanale che mi ha lasciato alquanto sconcertato, non tanto per la notizia, perché ormai l’argomento “omosessualità” non suscita più scalpore, ma per la sfrontatezza con la quale si chiama in causa Dio e la fede cristiana, senza conoscere veramente l’opinione di Dio. Si fa un gran discutere in merito agli atteggiamenti (scorretti e a volte anticristiani) dei tanti religiosi che, in nome di una nomenclatura imposta dalla propria denominazione (o setta) agiscono e reagiscono con violenza e a suon di “anatemi”. Ognuno è libero di pensarla come vuole. Qualcuno afferma che siamo liberi di esprimere il nostro pensiero come ci pare e piace, sono d’accordo, ma se la nostra libertà di pensiero deve essere avallata da quel qualcuno che chiamiamo in causa, allora, dobbiamo essere certi di conoscere il pensiero di questo qualcuno. Nel caso specifico, se vogliamo conoscere l’opinione di Dio, dobbiamo rivolgerci direttamente alla voce autorevole: la Bibbia. Per non correre il rischio di cadere in perniciose e settarie interpretazioni, registreremo ciò che è scritto, senza togliere o aggiungere nulla. Prendiamo dapprima in considerazione l’opinione di Dio espressa nell’Antico Testamento: Levitico 18:22-25 “Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole. Non t’accoppierai con alcuna bestia per contaminarti con essa; e la donna non si prostituirà ad una bestia: è una mostruosità. Non vi contaminate con alcuna di queste cose; poiché con tutte queste cose si son contaminate le nazioni ch’io sto per cacciare dinanzi a voi. Il paese n’è stato contaminato; ond’io punirò la sua iniquità; il paese vomiterà i suoi abitanti”. Deuteronomio 22:5 “La donna non si vestirà da uomo, né l’uomo si vestirà da donna; poiché chiunque fa tali cose è in abominio all’Eterno, il tuo Dio.”

Vediamo cosa ci suggerisce il Nuovo Testamento: I Corinzi 6:9 “Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio? Non v’illudete; né i fornicatori, né gl’idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti.” Romani 1:26-27 “Perciò Iddio li ha abbandonati a passioni infami: poiché le loro femmine hanno mutato l’uso naturale in quello che è contro natura, e similmente anche i maschi, lasciando l’uso naturale della donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri, commettendo uomini con uomini cose turpi, e ricevendo in loro stessi la condegna mercede del proprio traviamento.”

Credo che quanto sopra sia sufficiente per farci comprendere il pensiero divino. Il tono è chiaro, perentorio, indiscutibile. Chi compie tali azioni commette peccato ed esso è punito dalla Legge di Dio, ma la Grazia di Dio interviene per darci una speranza. L’Apostolo Paolo elenca questo peccato tra tanti altri (anch’essi disprezzati da Dio) come l’effetto di una forza alla quale l’uomo naturale non sa resistere essendone completamente schiavo. Infatti, egli scrive ai Romani 7:14-23 “Noi sappiamo infatti che la legge è spirituale; ma io son carnale, venduto schiavo al peccato. perché io non approvo quello che faccio; poiché non faccio quel che voglio, ma faccio quello che odio. Ora, se faccio quello che non voglio, io ammetto che la legge è buona; e allora non son più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. Difatti, io so che in me, vale a dire nella mia carne, non abita alcun bene; poiché ben trovasi in me il volere, ma il modo di compiere il bene, no, perché il bene che voglio, non lo fo; ma il male che non voglio, quello fo. Ora, se ciò che non voglio è quello che fo, non son più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me. Io mi trovo dunque sotto questa legge: che volendo io fare il bene, il male si trova in me. Poiché io mi diletto nella legge di Dio, secondo l’uomo interno; ma veggo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente, e mi rende prigione della legge del peccato che è nelle mie membra.” Quindi, se come uomo razionale, desidero fare il bene ma non ci riesco a motivo della schiavitù alla quale sono sottoposto, io non ho alcuna colpa. Effettivamente, Dio non imputa la colpa a chi si trova in tale condizione, ma condanna l’artefice di tale condizione: il diavolo, Satana. Dio ama il peccatore e odia il peccato. Non di meno chi si trova schiavo del peccato ha bisogno di essere liberato, emancipato, giustificato. Quando “eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi” (Romani 5:6), Cristo è venuto per perdonarci dai peccati commessi e per liberarci dalla schiavitù del peccato. Ciò significa che la colpa ed il giudizio, a seguito del nostro peccato, sono stati caricati su Gesù e che tramite la Sua morte sulla croce ha sconfitto il dominio del peccato esercitato sul peccatore. Coloro che sono schiavi dell’omosessualità che, senza mezzi termini, vogliono liberarsene, possono accettare l’amore di Dio: “Infatti Iddio non ha mandato il suo Figliuolo nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Giovanni 3:17), ed insieme all’Apostolo Paolo e a noi, un tempo peccatori, salvati per fede, potranno dire: “Misero me uomo! chi mi trarrà da questo corpo di morte? Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque, io stesso con la mente servo alla legge di Dio, ma con la carne alla legge del peccato” (Romani 7:24-25).

Tratto da: http://www.chiesadicornaredoadi.it/

Ora, innanzi tutto voglio dire che la premessa di questo pastore non è affatto chiara infatti egli dice semplicemente: ‘Ho letto un articolo su un settimanale che mi ha lasciato alquanto sconcertato, non tanto per la notizia, perché ormai l’argomento “omosessualità” non suscita più scalpore, ma per la sfrontatezza con la quale si chiama in causa Dio e la fede cristiana, senza conoscere veramente l’opinione di Dio’. A quale articolo si riferisce? Cosa diceva precisamente questo articolo? Non si sa, e questo è già un modo sbagliato di iniziare a parlare di un argomento così importante, perchè non viene fatto conoscere con precisione ciò che poi viene contestato. Espressioni come queste sono piuttosto frequenti da parte di molti nelle ADI, e purtroppo essendo vaghe creano delle perplessità e fanno sorgere delle domande in coloro che le leggono. Ma andiamo avanti, perchè anche se non conosciamo la sostanza dell’articolo contestato, conosciamo quello che dice Raffaele Lucano sul tema dell’omosessualità, ed è su questo che voglio concentrarmi.

Mi pare chiaro che il Lucano è contro l’omosessualità, in quanto la definisce un peccato ‘punito dalla Legge di Dio’ e cita a tale riguardo alcuni passi della Bibbia. Altra cosa chiara è che il Lucano sta parlando della persona ancora non convertita, che è schiava dell’omosessualità, infatti lo chiama «l’uomo naturale che non sa resistere al peccato [di omosessualità] essendone completamente schiavo». Che per uomo naturale egli vuole dire il peccatore schiavo del peccato è confermato da queste altre sue parole presenti nel suo scritto ‘Le conseguenze del peccato’ a proposito del racconto di Genesi capitolo 3: ‘Per l’uomo naturale scettico ed agnostico, questo, come altri episodi in cui si evidenzia la soprannaturale presenza di Dio, rappresenta una fantastica storia surreale. Per noi cristiani è Parola di Dio e crediamo che essa è verità’.

Ma accanto alla chiarezza troviamo anche l’oscurità che lascia sconcertati ed è costituita dalla seguente frase: ‘Quindi, se come uomo razionale, desidero fare il bene ma non ci riesco a motivo della schiavitù alla quale sono sottoposto, io non ho alcuna colpa. Effettivamente, Dio non imputa la colpa a chi si trova in tale condizione, ma condanna l’artefice di tale condizione: il diavolo, Satana. Dio ama il peccatore e odia il peccato’, frase che segue la citazione biblica di Romani 7:14-23 che nel contesto non c’entra proprio niente, perchè queste parole le ha pronunciate l’apostolo Paolo e riguardano la sua lotta da credente contro il peccato, e non la lotta del peccatore contro il peccato che lo domina, e quindi esse non possono essere citate per descrivere la condizione del peccatore omosessuale. Egli non è infatti in Cristo, a differenza di Paolo quando scriveva quelle parole. Quindi già su questo vediamo confusione, ma la confusione aumenta quando appunto il Lucano commenta queste parole di Paolo. Egli infatti dice in sostanza che dato che l’omosessuale non riesce a fare il bene perchè è schiavo del peccato, lui non ha alcuna colpa. E difatti egli dice che ‘Dio non imputa la colpa a chi si trova in tale condizione’! Dio non imputa la colpa a chi è schiavo dell’omosessualità? Ma che va cianciando costui? E’ certo che questo uomo non conosce le Scritture.

Anche l’omosessuale, che è schiavo del peccato, ha colpa dinnanzi a Dio perchè “il peccato è la violazione della legge” (1 Giovanni 3:4), e chi viola la legge di Dio si rende colpevole, e difatti Dio nella legge disse: “Se qualcuno del popolo del paese peccherà per errore e farà alcuna delle cose che l’Eterno ha vietato di fare, rendendosi così colpevole, quando il peccato che ha commesso gli sarà fatto conoscere, dovrà menare, come sua offerta, una capra, una femmina senza difetto, per il peccato che ha commesso. Poserà la mano sulla testa del sacrifizio per il peccato, e sgozzerà il sacrifizio per il peccato nel luogo ove si sgozzano gli olocausti. Poi il sacerdote prenderà col suo dito del sangue della capra, e lo metterà sui corni dell’altare dell’olocausto, e spanderà tutto il sangue della capra appiè dell’altare. E torrà tutto il grasso dalla capra, come ha tolto il grasso dal sacrifizio di azioni di grazie; e il sacerdote lo farà fumare sull’altare come un soave odore all’Eterno. Così il sacerdote farà l’espiazione per quel tale, e gli sarà perdonato” (Levitico 4:27-31), e Giacomo, il fratello del Signore, conferma che coloro che violano la legge di Dio sono colpevoli dinnanzi a Dio, dicendo: “Poiché chiunque avrà osservato tutta la legge, e avrà fallito in un sol punto, si rende colpevole su tutti i punti. Poiché Colui che ha detto: Non commettere adulterio, ha detto anche: Non uccidere. Ora, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei diventato trasgressore della legge” (Giacomo 2:10-11).

Come potete vedere, la Scrittura definisce colpevoli tutti coloro che trasgrediscono la legge di Dio, e quindi dato che un omosessuale trasgredisce il comandamento che dice: “Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole” (Levitico 18:22), egli è colpevole, e in quanto tale è sotto la condanna di Dio e non scamperà alla sua punizione, secondo che è scritto: “L’Eterno è lento all’ira e grande in benignità; egli perdona l’iniquità e il peccato, ma non lascia impunito il colpevole” (Numeri 14:18), ed ancora: “L’Eterno è lento all’ira, è grande in forza, ma non tiene il colpevole per innocente” (Nahum 1:3).

Ora, è chiaro che se il colpevole non rimane impunito, ciò vuol dire che Dio gli imputa la colpa commessa, e non potrebbe essere altrimenti, dato che Dio è giusto. Ma io dico: ‘Come potrebbe Dio punire gli omosessuali con dei giudizi mentre sono in vita, e dopo morti facendoli scendere nel soggiorno dei morti, e nel giorno del giudizio gettandoli anima e corpo nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, se essi non avessero alcuna colpa, se Egli non imputasse loro alcuna colpa?’

Il discorso è diverso invece nei riguardi di quegli uomini che, essendosi ravveduti e avendo creduto nel Signore Gesù Cristo, sono stati liberati dalla schiavitù del peccato, perchè di loro la Scrittura dice che Dio “ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ha dato a noi il ministerio della riconciliazione; in quanto che Iddio riconciliava con sé il mondo in Cristo non imputando agli uomini i loro falli, ed ha posta in noi la parola della riconciliazione” (2 Corinzi 5:18-19). Costoro infatti non vengono più ritenuti colpevoli, e quindi meritevoli di condanna, perchè sono in Cristo Gesù (cfr. Romani 8:1), perchè Dio ha imputato loro la Sua giustizia basata sulla fede, secondo che è scritto: “Così pure Davide proclama la beatitudine dell’uomo al quale Iddio imputa la giustizia senz’opere, dicendo: Beati quelli le cui iniquità son perdonate, e i cui peccati sono coperti. Beato l’uomo al quale il Signore non imputa il peccato” (Romani 4:6-8).

E quindi alla luce della Parola di Dio le parole di Raffaele Lucano vanno riprovate e condannate senza mezzi termini, in quanto provenienti dal padre della menzogna, che ha proprio tutto l’interesse a non far sentire colpevoli coloro che trasgrediscono la legge santa di Dio, e quindi ad evitare che essi si mettano ad avere paura della punizione di Dio.

Quando ho letto le insensate parole di questo pastore ADI mi sono detto: ‘Ma un omosessuale che legge queste parole di Lucano a quale conclusione arriverà, se non a quella che lui non ha nessuna colpa se è in quella condizione, e quindi Dio non gli imputa la colpa?’ E bravi pastori ADI, siete riusciti pure con i vostri soliti vani ragionamenti e abili sofismi a presentare gli omosessuali come non colpevoli agli occhi di Dio, come non imputabili di alcuna colpa da parte del Creatore. Devo dire che questo vostro parlare è abominevole, è degno del disprezzo più assoluto, in quanto procede proprio dal diavolo.

Non avete proprio timore di Dio, la Parola di Dio è argilla nelle vostre mani, in quanto la modellate a vostro piacimento, per fargli dire quello che volete. Ma non rimarrete impuniti, siatene certi. Avete proprio stancato Dio con queste vostre parole insensate, che non fanno altro che lusingare gli omosessuali, e quindi fortificare le loro mani. Invece che indurli a tremare, e ad essere presi da spavento e da terrore al cospetto dell’Iddio vivente e vero, per i loro atti turpi e per la loro perversione, che li porterà in perdizione se non si ravvedono, voi in un certo senso li coccolate e li difendete!

E perché avete escogitato quest’altro ragionamento diabolico? Per confermare che Dio ama il peccatore e odia il peccato, una frase che non è biblica, o meglio è biblica solo a metà, in quanto la prima parte è una menzogna perchè la Scrittura afferma che Dio odia il malvagio secondo che è scritto che “l’anima sua odia l’empio e colui che ama la violenza” (Salmo 11:5), ed anche: “…tu odii tutti gli operatori d’iniquità.” (Salmo 5:5), ed ancora: “Sei cose odia l’Eterno, anzi sette gli sono in abominio: gli occhi alteri, la lingua bugiarda, le mani che spandono sangue innocente, il cuore che medita disegni iniqui, i piedi che corron frettolosi al male, il falso testimonio che proferisce menzogne, e chi semina discordie tra fratelli” (Proverbi 6:16-19).

Ma voi avete deciso di andare contro la Parola di Dio, come al solito, perchè dovete sostenere quello che vi pare e piace.

E che avete fatto poi? Avete scaricato la colpa che ha il peccatore schiavo del peccato, sul diavolo. Già, Dio condanna così il diavolo che è l’artefice della condizione dell’omosessuale, e non l’omosessuale che vive in questa condizione peccaminosa! Quando infatti il Lucano afferma: ‘Effettivamente, Dio non imputa la colpa a chi si trova in tale condizione, ma condanna l’artefice di tale condizione: il diavolo, Satana’, non vuole dire altro che Dio non condanna l’omosessuale che si trova in tale condizione ma il diavolo! Ma non avete mai letto che è scritto: “Con un sol fallo la condanna si è estesa a tutti gli uomini” (Romani 5:18)?

E se a tutto questo aggiungiamo che avete tolto il fuoco sia dall’Ades che dalla Gehenna, in quanto per voi si tratta di un fuoco allegorico e non reale, il quadro che ne viene fuori è a dir poco inquietante e sconcertante, perchè gli omosessuali, come anche tutti gli altri peccatori, non devono poi preoccuparsi così tanto per il dopo morte; innanzi tutto perchè Dio non imputa loro alcuna colpa perchè essi non hanno alcuna colpa, e poi perchè dopo morti non subiranno poi una così severa punizione di Dio! Già, e questo perchè voi non considerate la severità di Dio ma solo la sua bontà, mentre la Bibbia ci dice di considerare ambedue le cose, secondo che dice Paolo: “Vedi dunque la benignità e la severità di Dio” (Romani 11:22).

Che dirvi? Vi dico: ‘Ravvedetevi e convertitevi, perchè avete annullato la Parola di Dio, esattamente come facevano gli scribi e i Farisei ai giorni di Gesù, altrimenti porterete la pena della vostra ribellione e insensatezza!’.

A voi, ora, fratelli che temete Dio e tremate nel suo cospetto: ‘Sappiate che il modo di parlare di questo pastore ADI, che hanno anche altri pastori nelle ADI, è un parlare perverso e non retto, ed è molto dannoso, e ripeto molto dannoso, alla causa del Vangelo. Riprovatelo, confutatelo, sia privatamente che pubblicamente’.

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con voi

Giacinto Butindaro

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Il ‘vangelo della prosperità’ smascherato [Audio Streaming]

bibbia microfonoÈ on line il file audio della confutazione di Giacinto Butindaro dal titolo “Il ‘vangelo della prosperità’ smascherato” trasmessa in diretta ieri sera. Il file è un MP3 e pesa circa 78 MB (128 Kbps), 15 MB (24 Kbps). L’audio dura circa 84 minuti. L’archivio delle registrazioni è alla seguente pagina. Qui sotto lo puoi ascoltare in audio streaming.

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Le ADI hanno aperto la porta alle ere geologiche, e quindi alla teoria dell’evoluzione della terra

Le Assemblee di Dio in Italia hanno aperto la porta alle ere geologiche della terra, in quanto ammettono che i sei giorni della creazione descritti nel capitolo 1 del libro della Genesi possono riferirsi ad ere geologiche.
Ecco infatti cosa si legge nel Nuovo Commentario Biblico Illustrato, di Merrill Unger, riveduto, aggiornato ed ampliato dal Prof. Gary N. Larson, e che è stato ‘tradotto’ dalle ADI ed ha la prefazione di Francesco Toppi (ex-presidente delle ADI): ‘I sei giorni della creazione in Gen. 1 possono rappresentare: (1) letteralmente giorni di 24 ore di creazione; 2) letteralmente giorni di 24 ore di rivelazione divina della creazione; (3) ere geologiche estese o epoche preparatorie per il successivo insediamento da parte dell’uomo; oppure (4) uno schema di rivelazione per riassumere l’attività creativa di Dio, affermando che ‘in Lui sono state create tutte le cose, che sono nei cieli e sulla terra; le visibili e le invisibili’ (Col. 1:16)’ (Merrill F. Hunger – Gary N. Larson, Nuovo Commentario Biblico Illustrato, ADI-Media, 2009, pag. 37-38). Quindi le ADI ammettono che la teoria che sostiene che Dio dopo avere creato la materia la fece ordinare e disporre nel corso di secoli innumerevoli, lunghi periodi geologici – che peraltro è sostenuta anche dalla Chiesa Cattolica Romana – possa avere una base biblica.
Ecco che cosa leggono molti credenti anche qui in Italia in questo Commentario Biblico, che ha ‘l’imprimatur’ delle ADI, a proposito dei 6 giorni della creazione descritti nella Genesi: che essi possono rappresentare ere geologiche estese. Questi sono vani ragionamenti, imposture che non hanno nulla a che fare con la verità. E noi dinnanzi a queste parole che rodono come fa la cancrena non possiamo starcene in silenzio ma vogliamo levare la nostra voce contro di esse e dimostrarne la falsità.

Nel libro della Genesi a proposito della creazione sono scritte per ben sei volte queste parole: “Così fu sera, poi fu mattina;…” (Genesi 1:5,8,13,19,23,31), e dopo di esse, ogni volta, il numero del giorno che si compì. Ma questi giorni furono giorni di ventiquattro ore come quelli di adesso; nè più nè meno. Perché diciamo questo? Perché quando Dio scrisse le dieci parole sulle tavole scrisse col suo dito quanto segue: “Ricordati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fà in essi ogni opera tua; ma il settimo è giorno di riposo, sacro all’Eterno, ch’é l’Iddio tuo; non fare in esso lavoro alcuno, nè tu, nè il tuo figliuolo, nè la tua figliuola, nè il tuo servo, nè la tua serva, nè il tuo bestiame, nè il forestiero ch’è dentro alle tue porte; poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò l’Eterno ha benedetto il giorno del riposo e l’ha santificato” (Esodo 20:8-11).
Come potete vedere, Dio disse al popolo d’Israele che Lui in sei giorni aveva creato i cieli, la terra, il mare e le cose che sono in essi, in altre parole che Egli compì l’opera delle sue mani (così è definito il creato) in sei giorni; per cui quei sei giorni non potevano non essere letterali giorni di ventiquattro ore perché Egli dice poco prima agli Israeliti di lavorare sei giorni e di fare in essi ogni loro opera. Come avrebbe infatti Dio potuto dire agli Israeliti di lavorare sei giorni prenden¬do come esempio Lui che aveva lavorato sei giorni per compiere la sua opera, se ciascuno di quei giorni in cui Lui aveva lavorato fosse stata un’era geologica? Non sarebbe stata una menzogna? Certo che lo sarebbe stata! Ma Dio disse il vero quando disse che aveva creato i cieli, la terra e il mare e tutto ciò che è in essi in sei giorni cioè in poco meno di una settimana. E siamo sicuri che quando Mosè e gli Israeliti sentirono dire a Dio queste parole, essi accettarono i sei giorni della creazione in senso letterale e non in senso simbolico. Mentono invece tutti quei credenti che dicono che quei giorni erano o possono essere delle ere geologiche per cercare di conciliare quello che dicono i geologi con quello che dice la Parola di Dio, in quanto essi hanno deciso di spiegare la Parola di Dio non usandosi della Parola di Dio (perché noi sap¬piamo che la Scrittura spiega la Scrittura), ma con i libri degli scienziati; insomma hanno cercato di fare ubbidire la Parola di Dio alle teorie fantastiche e prive di fondamento di molti scienziati che hanno stimato l’età della terra in circa 4,5 miliardi di anni, quando la terra, secondo dei calcoli biblici non ha che circa seimila anni.

I giorni di cui parla la Scrittura nella creazione non sono ere ma giorni di 24 ore anche per questa ragione: perché quando Dio disse all’uomo circa il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male: “Nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai” (Genesi 2:17), intese dire che egli sarebbe morto nel giorno stesso che ne avrebbe mangiato e non in un periodo di tempo più lungo come per esempio mille anni, il che avrebbe significato che Adamo sarebbe morto durante mille anni. Qualcuno dirà: ‘Ma Adamo in effetti morì a novecentotrent’anni!’ (cf. Genesi 5:5). Sì, egli morì fisicamente a novecen¬totrent’anni, cioè diversi secoli dopo avere peccato, ma spiri¬tualmente morì quello stesso giorno solare in cui disubbidì a Dio mangiando di quel frutto proibito. Questo è confermato dal fatto che gli occhi a lui e ad Eva si aprirono appena mangiarono il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, e dal fatto che la Scrittura dice che l’uomo e la donna “udirono la voce dell’Eterno Iddio, il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell’Eterno Iddio, fra gli alberi del giardino” (Genesi 3:8). Di quale sera parla la Parola? Della sera di quello stesso giorno in cui l’uomo e la donna peccarono.

Poi c’è un’altra ragione che ci fa dire che i sei giorni della creazione non furono lunghe ere geologiche, ma giorni di 24 ore: perchè la Bibbia dice che Dio “si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta. E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso si riposò da tutta l’opera che aveva creata e fatta” (Genesi 2:2-3). Infatti, se ammettessimo che i sei giorni sono delle ere, dovremmo ammettere pure che il settimo giorno in cui Dio si riposò fu un’era! Ma questa interpretazione andrebbe a contrastare quello che Dio stesso disse agli Israeliti il giorno che gli diede i dieci comandamenti, a proposito del giorno del riposo: “… poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò l’Eterno ha benedetto il giorno del riposo e l’ha santificato” (Esodo 20:11). Come potete vedere infatti Dio parlò sia dei sei giorni della creazione che del settimo giorno in cui Egli si riposò: settimo giorno che Egli benedisse e santificò, e per questa ragione comandò agli Israeliti di riposarsi in quel giorno.

Come potete vedere fratelli da qualsiasi lato si esamina la questione dei giorni della creazione si arriva sempre alla conclusione che essi furono giorni di 24 ore come i nostri.

I sostenitori di questa teoria dei sei giorni quali sei ere o lunghi periodi di tempo generalmente si appoggiano sulle seguenti parole di Pietro: “Ma voi diletti, non dimenticate quest’unica cosa, che per il Signore, un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno” (2 Pietro 3:8); ma Pietro non ha detto che un giorno per il Signore è mille anni, ma è come mille anni, il che è differente. E non ha detto neppure che mille anni sono un giorno, ma come un giorno, per il Signore, il che è differente. Questo lo si deduce anche dal contesto in qui Pietro dice queste parole; egli vuole infatti fare capire ai credenti che il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa benché siano passati molti anni da che Egli promise di tornare; e li esorta ad essere pazienti ricordandogli che Dio misura il tempo in una maniera completamente differente da come facciamo noi. Che questo sia il vero significato delle parole di Pietro si deduce anche da questa similitudine fatta da Mosè: “Perché mille anni, agli occhi tuoi, sono come il giorno d’ieri quand’è passa¬to, e come una veglia nella notte…son come un sogno. Son come l’erba che verdeggia la mattina; la mattina essa fiorisce e verdeggia, la sera è segata e si secca” (Salmo 90:4,5-6). Mille anni agli occhi di Dio quindi non sono solo come un giorno, ma anche come una veglia nella notte, come un sogno, come l’erba che dalla mattina alla sera si secca, in altre parole, essi sono poca cosa.

Infine vorrei dire quest’altra cosa che ritengo anch’essa importante. Le ADI, ammettendo che i sei giorni della creazione possano essere ere geologiche, aggiungono confusione a confusione, in quanto le ADI sostengono pure la gap-theory, che Francesco Toppi ha spiegato così su Cristiani Oggi: ‘Nel principio Iddio creò i cieli e la terra, e la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia della terra, e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque (Genesi 1:1-2). Genesi 1:1: “Nel principio Iddio creò i cieli e la terra” non descrive il primo passo della creazione, non si riferisce alla creazione dal nulla della materia informe, ma ad una creazione perfetta: “i cieli e la terra”. (…) Questa creazione fisica originale risulta completa in sé, come tutte le cose che Dio crea, anche se di questa prima creazione non si conoscono i particolari. (…) Genesi 1:2 sarebbe il risultato di una distruzione di una catastrofe e sottintende un risultato di un episodio della “protostoria” dell’universo. A questa iniziale creazione originale di Genesi 1:1 sarebbe seguita da un periodo indeterminato di tempo, al quale possono corrispondere tutte le ere geologiche di miliardi di anni, attualmente rilevati con mezzi radiometrici (…) Il grande cataclisma che ridusse la terra “informe e vuota e le tenebre coprivano l’abisso” dev’essere stato un evento di portata cosmica e quindi può riferirsi soltanto alla ribellione di Satana, alla sua espulsione dal cielo e alla sua caduta sulla terra’. (…) Di conseguenza Genesi 1:3-31 descrive la “ri-creazione” durante la quale il Creatore, ricostruì dalla materia informe della creazione originale preesistente la creazione adamica’. (Cristiani Oggi, 1988 N° 4, pag. 2). Questa interpretazione ‘permette di affermare che la Bibbia non contrasta con la scienza’ (Ibid., pag. 2). Teoria che le ADI confermano nel Nuovo Commentario Biblico dove si legge: ‘La frase: ‘Ora la terra era informe e vuota’ è stata resa: ‘E la terra divenne …’ per descrivere una visitazione caotica del giudizio divino sulla terra originale. Ora, sembra improbabile che Dio abbia creato qualcosa di caotico e disordinato. Pertanto, non è da escludere che tra Gen. 1:1 (prima creazione) e Gen. 1:2 (seconda creazione) si sia verificato qualcosa che abbia provocato quel disordine. Anche se la struttura della teoria Restituzionista ha sempre meno sostenitori, essa si presenta come potenziale spiegazione per il giudizio di Satana e per le scoperte della scienza moderna, che suggeriscono lunghe ere geologiche nella preistoria della terra’ (Nuovo Commentario Biblico Illustrato, pag. 37).
Stando così le cose, dunque, cioè che tra Genesi 1:1 e 1:2 si possono collocare ‘tutte le ere geologiche di miliardi di anni, attualmente rilevati con mezzi radiometrici’, e che i sei giorni della creazione furono giorni di ‘ri-creazione’ ma che questi possono rappresentare ere geologiche, il quadro che ne viene fuori è che ci furono ere geologiche anche prima che iniziassero i sei giorni della ‘ri-creazione’! Fu insomma un susseguirsi di lunghe ere geologiche!! Fratelli, affermare queste cose significa annullare la Parola di Dio con profane ciance e creare una grande confusione nella mente dei credenti, confusione che andrà via via aumentando con il tempo perchè le profane ciance conducono sempre ad altre profane ciance, in quanto rodono come fa la cancrena.

Fratelli, nessuno dunque vi seduca con vani ragionamenti, e state molto attenti perchè le ADI hanno preso una china pericolosissima che in un futuro più o meno vicino potrebbe portarle ad ammettere la possibilità anche di una evoluzione umana del tipo di quella che ha accettato la Chiesa Cattolica Romana, che sostiene che Dio mediante uno speciale intervento è causa principale del corpo umano, ma si è servito di un bruto come di materia e strumento; in altre parole, che ‘l’uomo è frutto, a un tempo, dell’evoluzione biologica e di un concorso particolare creativo di Dio’, perché si è evoluto da un essere inferiore creato da Dio. Lo ripeto, fratelli, state molto attenti, vigilate.

Giacinto Butindaro

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