India: opposizioni contro l’evangelizzazione dei Sik

Verona (PA) – Le tensioni fra le comunità cristiane ed i sik sono cresciute dopo la conversione al cristianesimo di 22 appartenenti all’etnia sik nello stato di Chattisgarh. Un dirigente sik ha ingiunto alla comunità cristiana di interrompere le riunioni di evangelizzazione ed ha accusato i missionari di usare i loro medici di cercare di convertire le famiglie povere della regione. Ma le autorità hanno confermato che i nuovi convertiti, come richiede la legge, hanno firmato una dichiarazione di conversione volontaria. Vincent Concessao, presidente del Consiglio nazionale delle Chiese, ha vivamente rigettato l’accusa che le chiese avrebbero pagato per queste conversioni: “Le chiese non ricevono nessuno che non conosca la fede cristiana e non l’abbia accettata in libertà d’animo e di coscienza”.
Comunque, in questi giorni, si sta attuando una campagna mediatica in India. Ogni giorno ci sono articoli sulle conversioni di massa al cristianesimo, destinata a spaventare gli indù e a discreditare la comunità cristiana. Dall’inizio di agosto, il giornale Raigad Times, pubblica “Rapporti d’investigazioni esclusivi” fortemente anti cristiani, che hanno un impatto notevole sulla popolazione. Certi leader indù hanno vietato ai cristiani, impegnati nel soccorso sociale, l’accesso a molti villaggi, provvedimento che ha comportato la chiusura di centri medici per bambini e dei programmi di formazione.

Fonte: Porte Aperte Italia – 4 ottobre 2002

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Sudan: cristiani sfuggiti ad un bombardamento

(PA/SCM*) – Domenica scorsa, mentre i credenti della città di Yei erano riuniti per il culto, due aerei militari hanno cominciato a bombardare la città. In meno di tre minuti, hanno sganciato quattro bombe che sono cadute a circa 400 metri da due chiese. Grazie a Dio nessuno è stato ucciso, né ferito. “Eravamo tutti coperti di terra per esserci buttati giù durante il bombardamento” ha raccontato Tijwog Agwet, uno dei credenti sfuggiti all’attacco aereo.
Da allora i cristiani si incontrano ogni sera per pregare, come in molte altre regioni nel sud del Sudan. Essi sono convinti che non devono temere e contano sulla protezione del Signore Gesù.

*SCM: Sudanese Community Ministries

Fonte: Porte Aperte Italia – 27 settembre 2002

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Colombia: 13 pastori evangelici assassinati in cinque mesi

Verona (PA) – I difensori dei diritti umani in Colombia rapportano che il numero dei pastori evangelici assassinati è aumentato in maniera allarmante queste ultime settimane. Le statistiche raccolte da Justapaz, una organizzazione non lucrativa che aiuta le vittime della violenza e alle loro famiglie, e la Commissione dei diritti Umani del Consiglio Evangelico della Colombia (CEDECOL) indicano che 13 pastori sono stati assassinati da gruppi armati rivoluzionari da maggio di quest’anno. Questo numero supera la cifra totale degli assassinati registrati, in seno alla chiesa evangelica, negli ultimi due anni. Justapax e CEDECOL hanno pubblicato una lista con i nomi delle vittime e le circostanze della loro morte, sperando di sollevare l’attenzione della comunità internazionale su questa tragedia.

Fonte: Porte Aperte Italia – 27 settembre 2002

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MESSICO: I figli degli evangelici esclusi dalla scuola

20.09.2002 – (Portes Ouvertes) – La scuola elementare di Mitziton, nel Chiapas, ha ripreso il 19 agosto. Ma senza i figli dei cristiani evangelici. I dirigenti locali hanno infatti rigettato la loro iscrizione. “Questa misura discriminatoria priva un centinaio di bambini del diritto fondamentale all’educazione” si indigna l’avvocato cristiano Abdias Tovilla.

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Turchia: Chiusura di una chiesa protestante

12.07.2002 – (Portes Ouvertes) – La polizia turca ha ordinato la chiusura di una chiesa protestante che si riuniva da quaranta anni nella città portuaria di Iskenderun, nel sud-est del paese. Motivi invocati: la chiesa non avrebbe “base legale” e le sue attività sarebbero “nocive alla società”.

“Noi non siamo nemici dello Stato”, ha commentato il pastore Yusuf Yasmin, sbalordito dalla notizia. “Noi amiamo il nostro paese. Perché ci fanno questo?”

Il signor Yasmin, il 14 giugno scorso, ha ricevuto l’ordine di togliere via la targa della chiesa così come l’orario dei culti dalla facciata dell’edificio il giorno stesso prima delle 17. La comunità si riuniva in questo posto da sette anni senza che nessuno si fosse mai lamentato.

La chiesa ha assunto un avvocato che si appresta ad avviare una procedura davanti ai tribunali amministrativi al fine di difendere il diritto alla libertà religiosa garantito dalla costituzione turca.

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