Durante una recente guerra (Kosovo 1999), un gruppo armato attacca un villaggio. Molti abitanti tentano di fuggire verso il bosco vicino con i trattori. Presto raggiunti, sono fatti prigionieri. Gli assalitori ordinano l’incendio dei trattori; un denso fumo nero sale verso il cielo. Gli abitanti del paese sono messi in fila per essere fucilati. In quel momento capita un fatto inaspettato: il vento cambia improvvisamente direzione, spingendo la densa nube di fumo sugli uomini armati. Accecati, tossendo, sparando in tutte le direzioni, non possono impedire a quel centinaio di prigionieri di disperdersi nel bosco. In seguito, parecchi di loro, ricordando quei momenti di terrore, riconobbero che dovevano a Dio il miracolo di quella liberazione.Tratto da: Il buon seme, 22 settembre 2006
Ucciso un somalo convertitosi dall’islam al cristianesimo
Uno studente somalo di 22 anni che si era convertito dall’islam alla fede cristiana l’anno scorso, è stato ucciso nel quartiere Manabolyo di Mogadiscio il 7 settembre scorso. Secondo The Barnabas Fund, il suo aggressore è un sostenitore dell’Unione delle Corti Islamiche (ICU), organizzazione che controlla la maggior parte del sud della Somalia.Secondo le testimonianze raccolte sul posto, l’aggressore avrebbe sparato alla schiena di Ali Mustaf Maka’il, avendo questi rifiutato di unirsi ad un gruppo che cantava dei versetti del corano in onore di un’eclissi lunare.
Fonte: TopInfo/Christianisme Aujourd’hui/ANS
India: un’evangelista di 60 anni aggredito da un gruppo di estremisti indù
Varghese Thomas, un predicatore sessantenne e sua moglie Leelaman dell’età di 57 anni sono caduti in un’imboscata mentre circolavano su una strada di Kamakata. Sono stati violentemente percossi dai loro aggressori, degli attivisti indù che non indietreggiano davanti a niente per frenare l’espansione del cristianesimo.
La coppia di missionari era installata da più di 6 mesi nel villaggio di Guttiar, dove avevano fondato una piccola chiesa. Ma di fronte alle crescenti tensioni fra questa nascente comunità cristiana e
Iran: Il pastore Hamid Pourmand è uscito di prigione
Pastore ed ex-colonnello, Hamid Pourmand è stato rilasciato il 20 luglio scorso (*). Era stato incarcerato nel settembre 2004, per cui non sarà rilasciato al termine dei 3 anni di carcere a cui era stato condannato. Nondimeno, è stato avvisato che se si recherà in una chiesa rischia di essere di nuovo arrestato e di finire i 14 mesi che gli rimangono da fare. Nessuna spiegazione è stata data dalle autorità iraniane a proposito della sua liberazione anticipata. L’ex-colonnello ha potuto rapidamente raggiungere la sua consorte e i suoi due figli. Nel febbraio 2005, nonostante dei documenti che provavano la sua innocenza, era stato dichiarato colpevole di tradimento per aver nascosto la sua confessione cristiana. È infatti vietato in Iran per un non-musulmano occupare un posto d’ufficiale nell’esercito.
Testimonianza di un sopravvissuto dell’11 settembre diventato evangelista
Dopo essere miracolosamente scampato alla morte nel momento del crollo delle torri del World Trade Center, Sujo John decide d’impegnarsi a pieno tempo in un potente ministerio d’evangelizzazione su scala internazionale.
Giovedì 11 settembre 2001, ore 7.30: Sujo John raggiunge il suo ufficio situato all’88mo piano della torre nord del World Trade Center. Recentemente trasferitosi negli Stati Uniti, quest’uomo d’affari originario di Calcutta lavora per una società di Telecomunicazione. La compagnia che dà lavoro a Mary, sua moglie, è installata al 71mo piano della torre gemella Sud. Quella mattina,
John avverte un profondo malessere dentro di sé: “Avevo il sentimento che la mia vita fosse vuota. Eppure la mano di Dio riposava sulla nostra coppia. Eravamo stati benedetti nel campo professionale e a quel tempo aspettavamo il nostro primo figlio. Ma la sola cosa che facevo per Dio era recarmi in chiesa ogni domenica mattina. Sapevo che Dio mi chiamava a servirlo ma io rimanevo inattivo”. John decide allora d’inviare un messaggio di posta elettronica ad un suo amico per fargli parte dei suoi sentimenti d’insoddisfazione concernenti la sua relazione con Dio.
Ore 8.45: John ha appena inviato tramite fax alcuni documenti e si appresta a raggiungere il suo ufficio quando sente un suo collega urlare: “È un aereo!”. Un’enorme esplosione risuona e tutti i vetri esplodono in una frazione di secondo. L’ufficio è invaso dai rottami infiammati del Volo 11 dell’American Airlines che ha appena colpito la torre proprio alcuni piani più sopra. “Abbiamo sentito che l’edificio oscillava pericolosamente verso sinistra. Le armature metalliche che sostenevano l’edificio cominciavano già a cedere (…) C’era un enorme cratere e potevamo scorgere i 10 piani situati più sotto”. Mentre s’inoltra per le scale, John è molto preoccupato per sua moglie e spera che la torre Sud sia stata risparmiata dall’esplosione. “Io sapevo che in quel momento preciso lei raggiungeva il suo ufficio”.
Durante l’interminabile discesa incontra centinaia di vigili del fuoco e poliziotti venuti a portare soccorso alle persone intrappolate nell’incendio. Improvvisamente una seconda esplosione ha appena fatto tremare l’edificio. In quel momento John è lontano dall’immaginare che un secondo aereo abbia appena colpito la torre Sud.
Dopo circa un’ora di cammino riesce alla fine ad uscire dall’edificio. “In quel momento ho scoperto un panorama di desolazione, tutto sembrava distrutto. Si poteva scorgere la fusoliera dell’aereo che si era da poco sfasciata. Rottami infiammati, vetro rotto e i corpi di centinaia di vittime ricoprivano il suolo. Si sarebbe detto una scena di guerra”. John decide allora di raggiungere la seconda torre nella speranza di ritrovare sua moglie. Ma mentre si avvicina all’edificio sente una forte esplosione: i 110 piani della torre Sud cominciavano a crollare in un fracasso spaventoso. “Ci siamo rannicchiati ad un’estremità dell’edificio e ho cominciato a pregare chiedendo a Dio di fortificarmi. Ho spiegato alla gente intorno a me che stavamo tutti per morire e che era importante che quelli che non avevano ancora ricevuto Gesù nella loro vita lo facessero prima che fosse troppo tardi. Tutti si sono messi a piangere e ad invocare il nome di Gesù”.
Degli enormi rottami d’acciaio e di gesso sono cominciati a cadere mentre un fitto fumo riempiva l’atmosfera. Alcuni secondi dopo, John scorge intorno a sé i corpi senza vita dei suoi compagni di sventura e scopre con spavento che è l’unico sopravvissuto. “Nessuna pietra né alcun proiettile mi ha colpito” spiega egli. Cercando di evitare le rovine fumanti della torre Sud del World Trade Center, John correrà per quasi un’ora. In quel momento pensa che sua moglie sia morta. Ma all’improvviso il suo telefonino suona: John apprende con sollievo che sua moglie è in vita. Il treno che aveva preso quella mattina per recarsi al World Trade Center era stato fermato 5 minuti dopo il primo crash.
In seguito agli eventi dell’11 settembre 2001, Sujo John e sua moglie hanno deciso d’impegnarsi al 100% per Dio con la missione di “Proclamare il suo amore ai quattro angoli della terra”. John ha visitato numerose scuole pubbliche, università, club sportivi, e chiese per condividere la sua testimonianza. Un ministerio il cui influsso sorpassa i confini americani poiché Sujo John si è anche recato in Canada, in India, in Inghilterra, così come nei paesi dell’Est. Circa 30000 persone si sono convertite in seguito alla straziante testimonianza di John.
“Il ricordo del fumo, della fuliggine e della cenere è rimasto impresso nella mia mente e faccio molta fatica a credere che sono già 5 anni” ha dichiarato Sujo John sul suo sito internet in occasione del 5to anniversario dei sanguinosi attentati del World Trade Center.
Sylvain Prigent
Fonte: www.aleloo.com