Domenica 11 novembre 2007 – Giornata internazionale di preghiera per la chiesa perseguitata

Un pastore di una nazione rigidamente chiusa alla fede cristiana mi ha di recente parlato della sua esperienza di prigionia, e di come si aspettasse di essere giustiziato da un momento all’altro. Gli ho chiesto come avesse fatto a fronteggiare quella situazione. Ed ecco che cosa mi ha risposto: “Potevo ‘sentire’ le vostre preghiere in quella cella! Sapevo bene che fratelli e sorelle in Cristo, in ogni parte del mondo, pregavano per me proprio in quei momenti. Alcune sere era come se ci fossero migliaia di fratelli e sorelle in mia compagnia in quella cella, e tutti celebravamo la grazia di Dio! Era proprio quello ciò che mi dava speranza in uno dei peggiori periodi della mia vita. Anzi, prima di allora, non avevo mai sperimentato l’amore cristiano in modo così forte!”. Cari seguaci di Cristo, mentre vi do nuovamente il benvenuto alla Giornata internazionale di preghiera per la chiesa perseguitata (IDOP), penso che l’esperienza di questo pastore ci fornisca una ragione molto convincente per ritrovarci insieme a pregare per chi soffre per il nome di Gesù Cristo. Dovunque voi viviate, siete invitati a pregare e a condividere questo materiale con altri credenti. Facciamo tutti parte del corpo di Cristo, ed è per questo che è una vera benedizione far parte di questo grandissimo gruppo di preghiera nel quale ciascuno di noi ha un importante ruolo da svolgere. Proviamo a immaginare credenti che vivono in Bhutan, Sierra Leone, Finlandia, Cina, Mongolia, Bulgaria, Germania, Cuba, Venezuela, Australia, Bielorussia, Egitto, Iraq, Iran, Uruguay, Danimarca, Svezia, USA, Gran Bretagna, Vietnam, Laos e in molte, molte altre nazioni ancora, che pregano insieme, non soltanto per la chiesa perseguitata, ma anche con la chiesa perseguitata. Sicuramente, questa “Giornata” in cui i figli di Dio si uniscono tra di loro in preghiera e nel Suo amore, è un giorno che Lo delizia. E proviamo anche a immaginare quale impatto può avere tutto questo! Allora, “benvenuto!” in questo meraviglioso movimento per cambiare il mondo attraverso la preghiera.

In Cristo,
Johan Candelin
(Coordinatore mondiale dell’IDOP per la World Evangelical Alliance)

Tratto da: Ideaitalia, Trimestrale dell’Alleanza Evangelica Italiana, Anno XI • n. 3 • novembre 2007, pag. 2

Nella foto: Johan Candelin

Condividi

INDIA: Un pastore ed un anziano di chiesa aggrediti con bastoni, devastato l’edificio di culto

Il 5 agosto, nello stato di Chhattisgarh, una cinquantina di estremisti indù ha interrotto il culto domenicale di una chiesa ed ha aggredito il pastore ed un anziano.
L’Associazione cristiana CLA (N.d.T. Christian Legal Association), sostenuta dall’AEM (N.d.T. Aide aux Eglises Martyrs), ci informa che a Baba Deep Singh Nagar (città di Bhilai), un gruppo guidato da Rajesh Thabre e Sudeep Banerjee (che sarebbero entrambi membri del Bajrang Dal, ramo del Vishwa Hindu Parishad) ha violentemente picchiato con bastoni il pastore Babula Chandra Paik, del Servizio cristiano dell’India (N.d.T. Mid-India Christian Services ministry) ed Adi Narayan, anziano della chiesa. La folla radunata ha gridato e scandito slogan contro il cristianesimo, accusando il pastore di operare conversioni forzate. Gli attivisti hanno strappato Bibbie e devastato l’edificio dove si riuniscono i fedeli. La polizia di Supela ha registrato una denuncia contro Rajesh, Sudeep ed altre persone, ma nessuno di loro è stato arrestato. Degli avvocati del CLA, W.P. Massey e Kanti Kumar hanno soccorso le vittime.

Fonte: La Voix des Martyrs, 11-2007, pag. 6/Compass Direct

Condividi

Cantante gospel ottiene asilo in Danimarca

Dopo aver provato a nascondersi in Sudan, Helen Berhane ha finalmente ottenuto asilo in Danimarca dove è giunta con la figlia il 19 ottobre scorso. La cantante cristiana soffre sempre di dolori alle gambe a causa delle torture subite durante la sua detenzione in Eritrea ed ha bisogno di aiuto per camminare. Durante la sua prigionia nel campo militare di Mai Serwa, Helen è stata messa in isolamento in un container metallico e in una cella sotterranea. E’ stata duramente torturata e ha rischiato di morire a causa delle percosse, per questo è stata inviata all’ospedale di Asmara e successivamente liberata a novembre del 2006.
Subito dopo la liberazione è fuggita in Sudan dove ha dovuto nascondersi per non essere arrestata e rinviata in Eritrea come tanti altri rifugiati.
Helen Berhane frequentava una chiesa pentecostale ed era impegnata nel lavoro fra i giovani. Trovare accoglienza in Danimarca è stato un immenso sollievo per lei e per sua figlia.
Attualmente ci sono ancora almeno 2.000 cristiani detenuti in Eritrea a causa della loro fede.

Fonte: Porte Aperte Italia

Condividi

India: Estremisti indù picchiano il pastore T.C. Joseph e sua moglie Ammini

Un gruppo composto da 10 integralisti indù ha attaccato la Nuova chiesa biblica a Wayanad, nello Stato meridionale del Kerala in India, ferendo in maniera grave il pastore protestante T.C. Joseph e la moglie, Ammini. L’assalto – avvenuto la notte dello scorso 14 ottobre – si aggiunge ai sempre più frequenti attacchi di cui è vittima la minoranza cristiana nel paese. Gli integralisti, mascherati, hanno tagliato i cavi elettrici e le linee telefoniche della chiesa. Infine, sono entrati nell’edificio e sono andati in cerca del pastore, che è stato picchiato con spranghe di ferro e mazze di legno. Quando la moglie ha cercato di intervenire, è stata colpita più volte alla testa. Secondo la prima ricostruzione, gli assalitori sono fanatici che intendono eliminare la presenza cristiana dallo Stato, generalmente tranquillo dal punto di vista della convivenza religiosa.

Fonte: NEV/AsiaNews

Condividi

CINA: Il pastore Zhang Rongliang è in cattive condizioni di salute

Arrestato dalla polizia il primo dicembre 2004 ed in seguito condannato a sette anni e mezzo di carcere, Zhang Rongliang ha ancora bisogno delle vostre preghiere. Porte Aperte ha parlato con sua moglie Chen.

Zhang Rongliang ha trascorso gli ultimi tre anni in una cella sovraffollata e deve scontarne ancora quattro anni e mezzo. All’inizio, Chen non aveva il permesso di visitare suo marito in carcere e, per un certo periodo, si è dovuta addirittura nascondere. Attualmente solo i loro due figli sono latitanti e la polizia la sorveglia per cercare di arrestarli.

Da settembre del 2006 ha ottenuto il permesso di vedere suo marito per trenta minuti una volta al mese. C’è sempre una guardia presente ai loro colloqui e devono gridare per riuscire a sentirsi. Almeno ora lei può sapere come sta suo marito. In venti persone occupano una cella molto piccola, senza letti e senza bagni. I prigionieri hanno il permesso di svuotare il contenitore che usano come latrina solo una volta al giorno.

Leggi tutto