Israele, Khirbet Qeiyafa è la biblica Neta’im

E’ stato risolto un altro mistero nella storia di Israele? Il Prof. Gershon Galil del Dipartimento di Studi Biblici all’Università di Haifa ha identificato Khirbet Qeiyafa con Neta’im, centro urbano menzionato nel libro delle Cronache. Lo studioso ha ricordato che gli abitanti di Neta’im erano vasai che lavoravano al servizio del re e risiedevano in un importante centro amministrativo prossimo al confine con i filistei.

Khirbet Qeiyafa è una città nella regione della Valle di Elah. In seguito a scavi archeologici, condotti a Khirbet Qeiyafa da una squadra guidata dal Prof. Yosef Garfinkel e dal Sig. Saar Ganor, il sito è stato datato all’inizio del decimo secolo a.C, cioè ai tempi del governo del re Davide. Un’iscrizione in ebraico su un frammento in ceramica rinvenuto nel sito, anch’esso risalente al decimo secolo, è stata di recente decifrata da Galil. Il reperto indica che nella città vi erano scribi ed un alto livello culturale.

La genealogia della tribù di Giuda, che risale allo stesso periodo, è documentata nel Primo libro delle Cronache. L’ultimo versetto di questa genealogia, 1Cronache 4,23, parla di due città importanti: Gederah e Neta’im, entrambe centri amministrativi, fin da quando furono abitate da una popolazione che lavorava al servizio del re. Gederah, vicino alla valle di Elah, è stata identificata da A. Alt come Khirbet Ğudraya, ma Neta’im, che è nominato solo una volta nella Bibbia, restava sconosciuto.

Lo studioso americano Prof. William Albright, un eminente archeologo, suggerì di associare Neta’im con Khirbet En-Nuweiti’, che pure si trova vicino alla Valle di Elah, a causa della somiglianza fonologica tra i due nomi. Rilevamenti archeologici condotti a Khirbet En-Nuweiti’ dimostrarono, tuttavia, che il centro fu abitato soltanto durante i periodi ellenistico e romano-bizantino, e non nel periodo del Ferro.

L’identificazione di Khirbet Qeiyafa con Neta’im del Prof. Galil si basa sulla vicinanza di Khirbet Qeiyafa alla biblica Gederah/Khirbet Ğudraya; sui ritrovamenti archeologici – comprese imponenti fortificazioni, risalenti al periodo del governo del re Davide e che indicano che fu un centro amministrativo – e sul nome giunto fino a noi nel vicino Khirbet En-Nuweiti’.

I ritrovamenti archeologici, la scoperta della più antica e più importante iscrizione in lingua ebraica rinvenuta fino ad oggi, e l’aver compreso, sulla base del testo biblico, che membri della tribù di Giuda abitarono la città e lavorarono per il re, testimoniano che Khirbet Qeiyafa – Neta’im fu un importante centro amministrativo nella regione sul confine del regno di Israele al tempo del regno del re Davide. L’esistenza di un centro amministrativo fortificato relativamente lontano dal centro del regno prova che ci fu un conflitto tra israeliti e filistei dopo che Davide si impose sulla Casa di Saul, e tutte le tribù di Israele furono unificate sotto il suo dominio. Secondo Galil questi dati costituiscono un’ulteriore prova dell’esistenza di un vasto e potente regno ai tempi del re Davide.

Adattamento: R.P.

Fonte: University of Haifa (4 marzo 2010) via SBF Taccuino

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Israele, Un nuovo sentiero attraverso la storia

Il governo prevede di investire 500 milioni di NIS nell’arco di cinque anni per restaurare e conservare i siti del patrimonio culturale sparsi nel paese.

L’intenzione è di rafforzare il rapporto di Israele e del mondo ebraico con il patrimonio storico e sionista.

Circa un mese fa Haaretz ha annunciato l’esistenza del piano, il cui gruppo direttivo è guidato dal Segretario del Consiglio Zvi Hauser.

All’inizio del mese scorso il primo ministro, Benjamin Netanyahu, ha riservato gran parte del suo discorso alla Conferenza di Herzliya per descrivere il progetto.

Il premier ha spiegato che la garanzia dell’esistenza di Israele dipende non solo dalle armi o dalla forza militare o economica o dalle innovazioni e dalle esportazioni, tutte forze molto vitali ma non sufficienti. Dipende in primo luogo dalla capacità intellettuale e dai sentimenti nazionali inculcati dai genitori ai figli, e dallo stato mediante il sistema educativo.

Netanyahu ha presentato un progetto al governo il 25 di febbraio scorso che comprende, tra le altre cose, l’inaugurazione di due itinerari, in aggiunta al già esistente Israel National Trail (“Shvil Yisrael”).

Uno è un percorso di carattere storico, che tocca decine di siti archeologici, il secondo comprende oltre cento luoghi importanti per la storia più recente della nazione e interesserà edifici che devono essere preservati, insediamenti, piccoli musei e monumenti.

Al momento il piano comprende circa 150 progetti.

I più antichi

Sono trentasette i siti archeologici che saranno inseriti nello schema del programma.

Questi comprendono alcuni siti già considerati ben conservati, come quello del Caesarea National Park o Masada, dove saranno necessari solo lievi interventi, come l’introduzione di nuove attrezzature di suoni e luci.

Altri importanti siti archeologici, come Tel Lachish o la sinagoga a Hurvat Amudim vicino al raccordo Golani, richiederanno ampi restauri e interventi di tutela.

A Tel Lachish, a cui Netanyahu ha fatto riferimento nel suo discorso, l’idea è di recuperare la porta di entrata e le mura della città, di predisporre percorsi, di costruire una sala di entrata e di disporre delle segnalazioni.

Altri siti segnalati per il restauro sono Neot Kedumim, Susya, Qumran, la Tomba di Giasone nel quartiere di Rehavia a Gerusalemme, il Giardino del Sinedrio, la grotta di Eshkolot, Umm al-Amad, le antichità di Beit Shean, Tel Megiddo, Tiberiade, Tel Arad, Tel Dan, Hurvat Madras, il parco intorno alla città vecchia di Gerusalemme e la città di Davide.

I più recenti

Esistono altri 109 siti che fanno parte del patrimonio storico a quali corrispondono altrettanti progetti destinati al loro recupero e conservazione. Sono sparsi per il paese e comprendono siti come l’Independence Hall di Tel Aviv, la tenuta di Aronson e la stazione di segnalazione ad Atlit, il treno di Emek tra Haifa e Tzemah e la stazione di Tzemah, l’Old Courtyard Museum a Ein Shemer, le abitazioni originali dei coloni a Migdal ad Ashkelon, la strada del Buluim e la cantina a Gedera, il cortile a Kinneret, il quartiere Montefiore di Tel Aviv, la scuola agraria a Mikveh Yisrael, la vecchia stazione di Gerusalemme e altri siti.

Il progetto prevede anche corsi di guide e la creazione di squadre di pronto intervento per lavori di conservazione così come la costituzione di un database nazionale degli edifici storici.

Musei ed archivi

Il progetto riguarda anche la ristrutturazione e la conservazione di musei, collezioni, archivi e arte pubblica.

Al momento sono in corso di pianificazione 39 progetti, tra cui il più importante è l’organizzazione di un centro per la documentazione in Israele, che sovrintenderà agli archivi.

Ci sono anche progetti con l’obiettivo di documentare gli album fotografici privati, conservare e rendere accessibili gli archivi di pellicole di Steven Spielberg riguardanti gli ebrei e quelle dell’archivio dell’Educational Television, e il materiale dei Central Zionist Archives.

Il patrimonio non materiale della nazione, che comprende opere d’arte, sarà recuperato attraverso processi di digitalizzazione e restauro.

I promotori del progetto hanno intenzione di rivalutare anche l’eredità letteraria, ristampando sceneggiature, storie e poesie che raccontano il passato della nazione e possono presentare la storia dei siti sotto il profilo letterario.

Adattamento: R.P.

Fonte: Noah Kosharek, Haaretz.com (17 febbraio 2010) via SBF Taccuino

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Anp: Le decisioni di Israele possono causare una nuova Intifada

di Federica Ramacci*

La decisione di Israele di inserire nella lista del patrimonio nazionale ebraico la Tomba dei patriarchi di Hebron e la Tomba di Rachele a Betlemme potrebbe causare una nuova Intifada.

E’ quanto ha affermato ieri il presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) a Bruxelles, dove si trova per una serie di visite ufficiali con i vertici del Belgio e dell’Unione Europea.

“E’ una provocazione molto grave e potrebbe portare ad una guerra religiosa”, ha dichiarato il presidente Abbas, che accusa il governo israeliano di aver preso questa decisione “in un momento già particolarmente critico” per il processo di pace tra palestinesi e israeliani che invece richiederebbe “una azione intensa e coordinata da parte della comunità internazionale ed uno stop alla costruzione degli insediamenti illegali in Cisgiordania”.

Abbas ha poi lanciato un appello all’Ue affinché partecipi “attivamente al fianco degli Stati Uniti” alla ripresa del processo di pace o il rischio è quello di “una nuova spirale di violenza nella Regione”.

L’annuncio del governo israeliano di inserire i due siti archeologici di Hebron e Betlemme nella lista del patrimonio nazionale dello Stato ebraico ha già scatenato la rabbia dei palestinesi, convinti che le due aree saranno poi interdette ai musulmani.

L’Autorità palestinese ha indetto uno sciopero generale di tre giorni a Betlemme, che prevede la chiusura di negozi, scuole e università, mentre da Hebron continuano ad arrivare notizie di scontri tra palestinesi e soldati israeliani.

Durissimo anche l’intervento di Ismail Haniyeh, primo ministro palestinese a Gaza, che ha definito la decisione di Israele “un gesto irrispettoso nei confronti del team di negoziatori palestinesi”. “La decisione è la prova dell’occupazione israeliana in Cisgiordania”, ha detto Haniyeh che ha esortato i palestinesi della Cisgiordania a ribellarsi contro il progetto israeliano di “annullare la nostra identità e rubare la nostra storia”.

Luoghi contesi

I due siti inseriti da Israele nella lista del patrimonio nazionale ebraico hanno un forte valore simbolico e religioso sia per i musulmani che per gli ebrei e sono stati in più di una occasione teatro di violenti scontri tra israeliani e palestinesi.

In particolare la Tomba dei Patriarchi di Hebron è il luogo dove il 25 febbraio 1994 il colono ebreo Baruch Goldstein uccise 29 fedeli islamici inginocchiati in preghiera prima di essere linciato e secondo la tradizione ebraica è il luogo dove sono custoditi i resti di Abramo e dei figli Isacco e Giacobbe, figure care sia alla religione ebraica che ai musulmani.

Il 28 settembre del 2001 fu proprio l’ormai storica passeggiata di Ariel Sharon in un altro luogo sacro per i musulmani, l’Haram al-Sharif (Spianata delle Moschee), a dare il via alla seconda Intifada.

Eppure, nonostante gli appelli delle autorità palestinesi e i timori per una nuova escalation di violenza, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato in una intervista al quotidiano Ha’aretz che i negoziati con i palestinesi potrebbero riprendere molto presto.

Lo stesso quotidiano israeliano, citando fonti giordane, ha assicurato oggi che i negoziati tra palestinesi e israeliani potrebbero riprendere già il prossimo 12 marzo e per tre mesi, con la mediazione degli Stati Uniti.

* per Osservatorio Iraq(Yedioth Ahronoth , Ha’aretz, Bbc News)[24 febbraio 2010]

Fonte: OsservatorioIraq.it

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Gerusalemme: Tornano alla luce le costruzioni di re Salomone


Una sezione di un antico muro della città di Gerusalemme che risale al X secolo a.e.v, forse costruito da re Salomone, è stato trovato negli scavi archeologici diretti da Eilat Mazar e condotti sotto gli auspici dell’Università di Gerusalemme.

La sezione del muro che è venuta alla luce, lunga 70 metri e alta 6, è situata nella zona nota come l’area Ophel, tra la città di David e il muro meridionale del Monte del Tempio.
Nel complesso del muro della città sono stati scoperti un corpo di guardia interno per l’accesso al quartiere reale della città, una struttura reale adiacente al corpo di guardia e una torre d’angolo che si affaccia su una considerevole sezione della vicina valle Kidron.

Gli scavi nella zona di Ophel sono stati effettuati nell’arco di tre mesi e finanziati da Daniel Mintz e Meredith Berkman, una coppia di New York interessata all’archeologia biblica. I fondi finanziano sia il completamento degli scavi archeologici con l’elaborazione e l’analisi dei reperti, sia il lavoro di conservazione e preparazione del sito per la sua apertura al pubblico all’interno del Parco Archeologico Ophel e del parco nazionale attorno alle mura di Gerusalemme.

Gli scavi sono stati condotti in cooperazione con l’Israel Antiquities Authority, l’Israel Nature and Parks Authority e la Company for the Development of East Jerusalem. Ai lavori di scavo hanno partecipato studenti di archeologia dell’Università di Gerusalemme oltre a studenti volontari dell’Herbert W. Armstrong College di Edmond, Oklahoma, e lavoratori salariati.

“Il muro della città che è stato scoperto – dice la Mazar – testimonia una presenza dominante. La forza e la forma della sua costruzione indicano un alto livello di ingegneria”. Il muro della città si trova al confine orientale della zona Ophel, in una posizione alta e strategica in cima al pendio occidentale della valle Kidron. “Un confronto tra questi ultimi reperti e le mura e le porte della città del periodo del Primo Tempio, oltre al vasellame trovato sul sito, ci permette di stabilire con un alto grado di certezza che il muro appena scoperto è quello che fu costruito da re Salomone a Gerusalemme nella seconda parte del X secolo a. e.v. – spiega Mazar – E’ la prima volta che viene trovata una struttura di quell’epoca che può essere messa in correlazione con le descrizioni per iscritto delle costruzioni di Salomone a Gerusalemme. La Bibbia ci dice che Salomone, con l’aiuto dei fenici, che erano costruttori eccezionali, costruì il Tempio e il suo nuovo palazzo e li circondò con una città, molto probabilmente collegata con il più antico muro della città di David”. Mazar cita specificamente l’inizio del terzo capitolo del primo Libro dei Re che dice: “…finché egli (Salomone) non terminò di costruire la propria casa, il Tempio del Signore e le mura di cinta di Gerusalemme”.

Il corpo di guardia alto sei metri del complesso del muro della città è costruito in uno stile tipico di quelli del periodo del Primo Tempio come Megiddo, Beersheva e Ashdod. Presenta un piano simmetrico di quattro piccole stanze identiche, due su ogni lato del corridoio principale. C’era anche una grande torre adiacente, che copriva un’area di 24 metri x 18, che doveva servire come torre di avvistamento per proteggere l’ingresso alla città. La torre è situata oggi sotto la vicina strada e deve ancora essere scavata. Il geometra inglese del XIX secolo Charles Warren, che effettuò un rilevamento sotterraneo della zona, descrisse per primo il profilo della grande torre nel 1867, ma senza attribuirla all’epoca di Salomone.

“Parte del complesso del muro della città – continua Mazar – serviva come spazio commerciale, parte come postazioni di difesa”. Nel cortile della grande torre si svolgevano svariate attività pubbliche: serviva come luogo d’incontro pubblico, come posto per condurre attività commerciali e di culto e come sede di attività economiche e legali.

Anche i frammenti di vasellame scoperti sotto il pavimento più basso dell’edificio reale, vicino al corpo di guardia, testimoniano la datazione del complesso al X secolo a.e.v. Sul pavimento sono stati trovati i resti di grandi giare di 1,15 m di altezza, sopravvissute alla distruzione del fuoco, e che sono state rinvenute in stanze che sembra servissero come magazzini, al piano terra dell’edificio. Su una di queste giare c’è un’iscrizione parziale in ebraico antico che indica la sua appartenenza ad un alto funzionario governativo.

“Le giare sono le più grandi mai trovate a Gerusalemme” dice Mazar, aggiungendo che “l’iscrizione trovata su una di esse dimostra che apparteneva a un funzionario governativo, probabilmente la persona responsabile di supervisionare la fornitura di prodotti da forno alla corte reale”.

Oltre ai frammenti di vasellame, nella zona sono state trovate anche figurine di culto, come pure sigilli a impressione sui manici delle giare con la parola “per il re”, che testimoniano il loro uso riservato alla monarchia. Sono state trovate anche delle ‘bullae’ (sigilli a impressione) con nomi ebraici, le quali pure indicano la natura reale della struttura. La maggior parte dei piccoli frammenti scoperti proviene da un complesso lavoro di setaccio a umido fatto con l’aiuto del Salvaging Temple Mount Sifting Project, diretto da Gabriel Barkai e da Zachi Zweig, sotto gli auspici della Nature and Parks Authority e della Ir David Foundation.

Tra la grande torre alla porta della città e l’edificio reale, gli archeologi hanno scoperto una sezione della torre d’angolo che misura otto metri di lunghezza e sei in altezza. La torre era fatta di pietre scolpite di insolita bellezza. Ad est dell’edificio reale è stata scoperta anche un’altra sezione del muro della città che si estende per circa 35 metri. Questa sezione è alta cinque metri e fa parte del muro che continua a nord-est e che un tempo comprendeva l’area Ophel.

(Da: Università Ebraica, Dept. of Media Relations, 22.02.10)

Nelle foto in alto: L’archeologa Eilat Mazar accanto a una sezione di 8 metri della torre d’angolo appena scoperta. Sotto: Manici di giara con l’iscrizione “per il re”, rinvenuti nel sito dello scavo

Fonte: Israele.net
Foto da Facebook

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In futuro l’area del Muro del Pianto sarà su due livelli?

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Fonti ufficiali hanno comunicato giovedì che Israele sta progettando uno scavo archeologico molto esteso al di sotto della piazza del Muro del Pianto, di fronte al Monte del Tempio. Gli scavi creeranno un parco archeologico direttamente sotto l’area dove ora i fedeli pregano.

L’attuale area di preghiera resterà aperta, sostenuta da pilastri, mentre sarà aggiunta una nuova area al di sotto, al livello dove nel passato sostavano i fedeli presso l’antico Tempio.

Lo scavo potrebbe incontrare dure reazioni da parte dell’Autorità Palestinese e dei leader musulmani e arabi del paese, molti dei quali hanno accusato Israele di tentare di danneggiare la moschea di Al-Aksa sul Monte del Tempio. Si è sparsa la voce che i “coloni ebrei” hanno deciso di pregare al Monte del Tempio.

La scorsa settimana l’Ufficio Stampa del Governo ha invitato i giornalisti stranieri a visitare gli scavi dell’area del Muro. La visita, senza scopi politici, ha dato l’opportunità di ammirare i nuovi ritrovamenti, ma, nello stesso tempo, ha permesso ai partecipanti di constatare la fondatezza o meno delle critiche da parte musulmana agli scavi condotti dagli israeliani.

Il rabbino Rabinovitch ha informato i cronisti che la legge ebraica proibisce di scavare direttamente al di sotto del Monte del Tempio, dove si trova la moschea di Al-Aksa. Ha infine ribadito che gli scavi si svolgono intorno al Monte e non al di sotto.

I giornalisti hanno incontrato anche ingegneri ed altri tecnici che lavorano negli scavi. Tutti hanno assicurato che, nonostante le accuse, gli scavi non causano danni alle strutture circostanti. A loro avviso, invece, questi lavori non solo hanno migliorato la stabilità dell’area del Monte del Tempio ma hanno anche permesso di scoprire e consolidare dei punti in cui vi era pericolo di crollo.

Adattamento: R.P.

Fonte: SBF Taccuino / Samuel Sokol, Arutz Sheva ( 25 ottobre 2009 )

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