Iran, 16 persone arrestate durante battesimi in una chiesa domestica

Il 26 luglio un gruppo di polizia segreta ha fatto irruzione in una chiesa domestica a Malekshahr, alla periferia di Isfahan, ed ha arrestato sedici persone (6 donne, 8 uomini, 2 bambini) durante dei battesimi di nuovi credenti, mentre stavano cantando e pregando. Una coppia di anziani che ospitava la chiesa è stata brutalmente picchiata ed è finita all’ospedale. La polizia segreta ha confiscato tutta la letteratura cristiana che ha trovato in casa.

Via | FCNN

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IRAN: Coppia di cristiani minacciata, arrestata e torturata

Tina Rad

Alcuni ufficiali della Polizia di Teheran hanno torturato una coppia di neo-convertiti, minacciandoli di affidare la loro figlia malata di quattro anni ad un istituto. I due erano stati arrestati per aver tenuto studi biblici e culti nella loro casa. Una fonte cristiana in Iran ha dichiarato che la ventottenne Tina Rad è stata accusata di “attività contro la sacra religione dell’Islam”, per aver letto la Bibbia a persone musulmane e quindi di aver cercato di convertirle nella sua casa, ad est di Teheran. Il marito, il trentunenne Makan Arya, è stato accusato di “attività contro la sicurezza nazionale”.
Entrambi sono stati prelevati con la forza dalla loro abitazione, lasciando la figlia di 4 anni malata e incustodita, e sono stati rinchiusi in un carcere non ben identificato per 4 giorni, dal quale ne sono usciti contusi e pieni di lividi evidenti.
La cauzione richiesta per Tina Rad è stata di 30.000 dollari, mentre quella per il marito è stata di 20.000 dollari.
La donna è stata così minacciata da un ufficiale di Polizia: “La prossima volta sarete accusati di apostasia se non la smettete con il vostro Gesù”.
Vi ricordiamo che in Iran, secondo le rigide leggi islamiche, il musulmano che si converte dall’Islam ad un’altra religione può essere giustiziato.

Fonte: Porte Aperte Italia

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IRAN: A Shiraz, campagna di repressione contro cristiani convertiti

L’agenzia Compass Direct denuncia una raffica di perquisizioni e arresti a metà maggio contro chiese domestiche nel sud del Paese. Obiettivo della polizia, gli ex musulmani che hanno abbandonato l’islam. Alcuni di loro sono ancora in carcere.

Teheran (AsiaNews) – A metà maggio la polizia iraniana ha attuato una serie di arresti e perquisizioni contro alcune famiglie di cristiani convertiti dall’islam nel sud del Paese . A denunciarlo è l’agenzia Compass Direct. La raffica di arresti è iniziata l’11 maggio, quando due coppie sono state prese in custodia dagli agenti mentre si imbarcavano all’aeroporto internazionale di Shiraz. I quattro – Homayon Shokohie Gholamzadeh, 48 anni, e sua moglie Fariba Nazemiyan Pur, 40; Amir Hussein Bab Anari, 25 anni, e sua moglie Fatemeh Shenasa, 25 – sono stati sottoposti a diverse ore di un interrogatorio, tutto incentrato sulla loro fede e le “attività delle loro chiese domestiche”, racconta una fonte di Compass. Le due donne sono state subito rilasciate. Anari è rimasto in carcere fino al 14 maggio, mentre Gholamzadeh è ancora detenuto.

Lo stesso giorno degli arresti all’aeroporto, la polizia ha fatto irruzione nella casa di Hamid Allaedin Hussein, 58, arrestando lui e i suoi tre figli: Fatemah, 28 anni, Muhammed Ali, 27, e Mojtaba, 21 anni. Gli agenti hanno confiscato tutti i libri, i CD e i computer trovati nell’abitazione della famiglia. Al momento, Mojtaba non è stato ancora liberato.

Due giorni dopo è stata la volta di altri due musulmani convertiti al cristianesimo: Mahmood Matin e Arash – questi i loro nomi – sono ancora in carcere.

Stime non ufficiali registrano un forte aumento tra i musulmani in Iran di conversioni al cristianesimo tra le fila delle cosiddette “chiese domestiche” protestanti. Il regime islamico iraniano considera le “religioni straniere” una minaccia alla sicurezza nazionale. Negli ultimi anni numerosi musulmani convertiti al cristianesimo sono stati giustiziati con l’accusa di “spionaggio” per l’estero. La legge iraniana prevede la pena capitale per l’apostasia, di cui si macchia chi abbandona l’islam.

Fonte: AsiaNews – riprodotto con autorizzazione

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Iran: film islamico su Gesù di Nazareth

La pellicola si intitola “Messia“ ed è opera del regista iraniano Nader Talebzadeh. Nel film – uscito lo scorso anno e presentato, in Italia, nell’ambito del festival Religion Today (www.religionfilm.com) di Trento – Gesù è un profeta e operatore di miracoli, ma non viene riconosciuto come figlio di Dio, morto sulla croce e quindi risorto. Secondo la CNN, “Messia” potrebbe essere presto disponibile su internet. Nella pellicola il regista Talebzadeh sostiene che Gesù non è morto sulla croce. Al posto del maestro di Nazareth sarebbe stato crocifisso Giuda Iscariota, l’uomo che secondo la Bibbia ha tradito Gesù. Secondo il Corano Gesù non è morto sulla croce e non è il redentore dell’umanità. E alcune tradizioni islamiche affermano che a morire sulla croce non fu Gesù, ma Giuda. Lo scopo del film di Talebzadeh non è polemico, ma intende suscitare un ampio dibattito sulla figura di Gesù: cristiani e musulmani considerano infatti Gesù in modi molto diversi.

Nella foto: il regista Nader Talebzadeh

Fonte: Voce Evangelica/Idea

[Video] Report della CNN sul film di Nader Talebzadeh

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Ue preme su Teheran: no alla morte per chi abbandona l'islam

L’Unione europea chiede all’Iran di abbandonare il progetto di legge che per la prima volta nella storia del Paese introduce nel codice penale la pena di morte per chi abbandona l’islam. La bozza è in discussione al Parlamento.

Bruxelles – L’Unione europea chiede all’Iran di abbandonare il progetto di legge, che, per la prima volta nella storia del Paese, introdurrebbe nel codice penale la sentenza capitale per il reato di apostasia. Il testo è in discussione al Parlamento e stabilisce la stessa pena anche per eresia e stregoneria.

In un comunicato, la presidenza slovena dell’Unione denuncia che il progetto “viola chiaramente gli impegni della Repubblica islamica dell’Iran a rispettare le convenzioni internazionali sui diritti umani”. La Ue si appella alle autorità iraniane, governo e parlamento, “per modificare il disegno di legge”. Il documento spiega poi che in passato la condanna a morte è stata emessa ed eseguita in alcuni casi di apostasia, ma mai era stata inserita nella legislazione del Paese. L’Ue – conclude la dichiarazione – guarda con “forte preoccupazione” la notizia del disegno di legge. Di solito l’Iran respinge al mittente critiche di questo tipo, su diritti umani e soprattutto sul suo programma nucleare.

L’Istituto sulle politiche religiose e pubbliche, con sede a Washington, che ha reso noto giorni fa l’iniziativa, spiega che il testo in esame stabilisce la morte per l’apostata-uomo e il carcere per l’apostata-donna. Verranno poi individuati due tipi di apostasia: innata o di origine parentale. Nel primo caso, l’apostata ha genitori musulmani, si dichiara musulmano e da adulto abbandona la sue fede di origine; nel secondo, l’apostata ha genitori non musulmani, diventa musulmano da adulto e poi abbandona la fede. La punizione nel caso di apostasia innata è la morte; nel caso parentale la punizione è sempre la morte, ma è previsto che dopo la sentenza finale, il condannato ha tre giorni per “riabbracciare l’islam” e sarà incoraggiato a ritrattare. In caso di rifiuto, la condanna a morte verrà eseguita.

Fonte: AsiaNews/Agenzie – riprodotto con autorizzazione

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