Il pastore iraniano Youcef Nadarkhani rischia l’esecuzione

27 settembre 2011 – 21:21

Iran: pastore protestante rischia impiccagione per apostasia

Un pastore protestante iraniano rischia di essere impiccato tra due giorni dopo che oggi, durante un’udienza del procedimento aperto contro di lui dal tribunale provinciale di Gilan per “apostasia”, si è rifiutato di rinnegare la sua fede in Cristo. Lo scrive il sito BosNewsLife, spiegando che Yousef Nadarkhani, 34 anni, sposato e padre di due figli, era musulmano e si è convertito al cristianesimo.

Non era un musulmano praticante, è spiegato nel sito, ma secondo la legge della Repubblica iraniana è comunque un apostata in quanto i suoi genitori sono musulmani. Oggi in tribunale ai giudici, secondo quanto riferito da testimoni a BosNewsLife, ha però detto senza alcuna esitazione: “Pentirmi vuol dire tornare indietro. Ma a cosa dovrei tornare? Alla blasfemia nella quale vivevo prima di trovare la mia fede in Cristo?”.

Nadarkhani è in carcere dall’ottobre 2009 nella sua città, Rasht. Da allora le accuse nei suoi confronti sono diventate più pesanti. Inizialmente era accusato solo di aver protestato davanti a una scuola contro l’introduzione dell’obbligo per tutti gli alunni di leggere il Corano, poi era stato messo sotto processo per ‘apostasià e per aver cercato di ‘evangelizzare i musulmanì. La condanna a morte è del settembre 2010.

Se Nadarkhani venisse impiccato – ricorda BosNewsLife – si tratterebbe del primo cristiano giustiziato in Iran per motivi religiosi negli ultimi 20 anni.

Fonte: swissinfo / sda-ats

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Messico: 70 evangelici minacciati di essere crocifissi

Lo scorso 12 settembre, 70 evangelici messicani sono stati espulsi dal loro villaggio. I loro avversari avevano minacciato di crocifiggerli se avessero rifiutato di andarsene via.

Se non lasciate immediatamente il villaggio bruceremo e distruggeremo le vostre case, e sarete crocifissi o linciati!

Questo è l’ultimatum che hanno ricevuto le famiglie evangeliche di San Rafael Tlanalapan, nello stato di Puebla, nel sud-est del Messico. Da allora hanno trovato rifugio nei villaggi circostanti, ma hanno perso tutto.

È da molto tempo che gli evangelici del villaggio sono discriminati. Dal 2006 non hanno più accesso alla rete idrica, e nonostante siano quasi un centinaio, non hanno il diritto di avere un luogo di culto.

Ma la situazione è veramente peggiorata due settimane fa quando il leader religioso locale ha incitato a cacciare via tutti gli evangelici del villaggio.

In questo villaggio, la religione locale è un misto di credenze cattoliche e riti tradizionali. Rifiutando di partecipare a questi riti, gli evangelici si attirano l’ira delle autorità e dei loro vicini.

Via | portesouvertes.fr

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Cina: il pastore Zhang Rongliang è uscito di prigione

E’ una notizia che ci è stata confermata poco fa: il pastore cinese Zhang Rongliang è stato rilasciato di prigione ieri notte! In carcere dal 2004 per la sua attività pastorale in comunità cristiane familiari è stato arrestato ben 5 volte, totalizzando addirittura più di 12 anni di prigione. La prima volta, nel lontano 1974, finì in un campo di lavori forzati a Xi Hua per 7 anni, colpevole di “attività religiose contro la rivoluzione comunista”.
Per tutto il periodo di detenzione, Chen Hongxian, la moglie, ha potuto fargli visita solo una volta al mese e la sua era poi l’unica visita che poteva ricevere. Per molto tempo lui è stato oggetto di una delle nostre campagne di lettere e cartoline: ringraziamo tutti coloro che hanno avuto a cuore di scrivere a questa provata famiglia.

Il pastore Zhang si dice profondamente grato a Dio per la sua liberazione e a tutti coloro che hanno pregato per lui. Ora è necessario un lungo periodo di riposo, dato che le sue condizioni di salute non erano state delle migliori nel passato recente. Zhang, infatti, ha vari problemi fisici, tra cui diabete e scompensi della pressione sanguigna. Nel luglio del 2007 è stato vittima di un ictus, che gli ha paralizzato parte del corpo, anche se ora si è ripreso abbastanza bene. D’altronde la vita nei campi di lavoro forzato di certo non aiuta. Ora il riposo, ha affermato il pastore, è necessario anche per cercare la volontà di Dio per la sua vita e la guida in quello che continua a definire il suo ministero pastorale.

Fonte: Porte Aperte Italia

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India, Tamil Nadu: ultranazionalisti indù distruggono luogo di culto cristiano

Tamil Nadu: furti, distruzioni, pestaggi e arresti contro cristiani protestanti

Gli attivisti del Bjp (Bharatiya Janata Party) li hanno accusati di conversioni forzate. Demolita la chiesa e due moto, rubate una telecamera e sei biciclette. Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic): “Ecco l’insicurezza in cui vive la minoranza cristiana nell’India laica”.

Mumbai – Nel distretto di Thurivarur (Tamil Nadu), alcuni attivisti locali del Bjp (Bharatiya Janata Party, partito ultranazionalista indù) hanno picchiato il pastore Williams Ramados e sua moglie. Poi, hanno preso d’assalto la Bethel Prayer House, dove l’uomo amministrava il culto: hanno demolito la chiesa; distrutto due moto; rubato sei biciclette, una telecamera e un cellulare. Infine, gli attivisti hanno portato con la forza il pastore, sua moglie e alcuni fedeli alla stazione di polizia, dove sono stati accusati secondo le sezioni 147, 148, 352, 427 e 506 del Codice penale. I cristiani hanno passato sei giorni in prigione e il rilascio è avvenuto su cauzione. I fatti risalgono allo scorso 13 agosto, ma la notizia si è saputa solo in questi giorni.

Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), spiega: “Quel giorno le autorità governative hanno visitato la chiesa, misurato l’area su cui sorge e dichiarato che tutto era in regola e apparteneva al pastore. Gli attivisti locali hanno rifiutato il verdetto delle autorità: dopo due ore hanno attaccato i presenti e dato inizio alle violenze. Questa è l’insicurezza in cui la vulnerabile minoranza cristiana vive nell’India laica. Gli aggressori liberi e le vittime innocenti arrestate e imprigionate”.

Il pastore amministrava il culto in luoghi di fortuna da 15 anni. Nel giugno 2005 ha comprato un piccolo pezzo di terra, su cui ha costruito la Bethel Prayer House e un rifugio. Attivisti locali del Bjp hanno sempre intimato al pastore di interrompere il culto. Nel 2007, essi hanno cercato di bruciare la chiesa e hanno minacciato di ucciderlo se non avesse interrotto l’opera di conversione nel villaggio.

Fonte: AsiaNews – riprodotto con autorizzazione

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India, Karnataka: arrestati quattro cristiani pentecostali

Karnataka, arrestati 4 cristiani per conversioni forzate “porta a porta”

Secondo la polizia facevano proselitismo tra i dalit e gli indù poveri. Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians: “La situazione è allarmante. I dalit si rinfrancano con la preghiera cristiana e gli indù hanno paura di questo”.

Mumbai – “I cristiani aggrediti dagli estremisti indù sono in aumento: la situazione è allarmante”. Lo afferma ad AsiaNews Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), in merito all’ennesimo caso di violenze anticristiane, il quarto nel solo mese di agosto in Karnataka. Ieri la polizia di Uppinangady ha arrestato quattro cristiani pentecostali a Puttur Taluk (distretto di Dakshina Kannada), accusati di aver tentato di convertire con la forza una colonia dalit di Nidle Boodujalu. I cristiani sono stati picchiati prima di essere arrestati.

Praveen Boodujalu, un indù, ha denunciato i quattro, accusandoli di fare proselitismo porta a porta. Alcuni residenti locali, inclusi dei dalit, hanno dichiarato che il gruppo – Mary (60), suo figlio Kunjimonu (30), la moglie Lenny (23) e BT Sainu (34) – da un mese ogni domenica si reca nelle loro case, portando libri per aiutarli nella conversione al cristianesimo. Secondo il rapporto della polizia, le case scelte dai cristiani appartenevano solo a dalit e indù con difficoltà economiche. “Quando ci siamo rifiutati – spiegano alcuni locali – i cristiani ci hanno aggrediti e insultati in base alla nostra casta”.

Per Sajan George invece “questo arresto riflette la mancanza di libertà religiosa in Karnataka. Oltretutto, l’evangelizzazione dei dalit è sempre vista con sospetto. In India, per l’induismo gli oltre 250 milioni di dalit sono ‘intoccabili’, relegati dall’alta casta dei brahmini a uno stato di sottolivello in modo quasi permanente. Il sistema delle caste è illegale; tuttavia, ancora oggi è in vigore. I dalit non possono entrare nelle case, nei campi e nei templi delle caste superiori. Non possono prendere l’acqua dai pozzi dei villaggi, né indossare scarpe mentre attraversano le aree delle caste superiori”.

“Molti di loro – prosegue il presidente del Gcic – si sentono rafforzati dal messaggio di liberazione della preghiera. Gli indù si oppongono con fermezza a questo, e così fabbricano accuse false per far arrestare chiunque annunci loro la buona novella della salvezza di Gesù Cristo”. (NC)

Fonte: AsiaNews – riprodotto con autorizzazione

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