Israele: Lo Yad Vashem spiega l’Olocausto al mondo su YouTube

Al via due canali con documentari in inglese e arabo

Roma, 1 mag. (Apcom) – Lo Yad Vashem, istituzione leader nella documentazione e ricerca sull’Olocausto, ha lanciato due canali esclusivi su YouTube in concomitanza con il Giorno della Shoah, che si celebra oggi in Israele. L’iniziativa, scrive lo Yedioth Ahronoth, ha lo scopo di “presentare al pubblico anglofono e arabofono dei materiali con cui altrimenti potrebbero non entrare mai in contatto”.

I canali ospitano cortometraggi da 2-10 minuti, con testimonianze e storie personali delle vittime e dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, oltre ad alcuni interventi e immagini dei leader mondiali che hanno fatto visita negli anni al Museo dell’Olocausto di Gerusalemme.

L’organizzazione ha già annunciato che intende caricare nuovi filmati nella piazza virtuale del ‘video sharing’ più frequentata al mondo, e che presto partiranno altri canali, in ebraico e diverse altre lingue. YouTube è solo una delle tappe della campagna di comunicazione sul Web che lo Yad Vashem ha portato avanti negli ultimi mesi, con siti in ebraico, inglese, russo e persiano. Da gennaio è partita anche la versione in arabo.

“Vogliamo offrire un’alternativa alla maggioranza moderata di questi paesi e fornire loro informazioni attendibili sull’Olocausto” spiega uno dei dirigenti dello Yad Vashem, Avner Shalev.

Fonte: Alice Notizie/Apcom

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[Video] Israele: Ricordando le Vittime dell’Olocausto

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Giornata della Shoah, Israele commemora i sei milioni di ebrei uccisi nei campi di concentramento nazisti

Le sirene hanno risuonato per due minuti, fermo il traffico e chiuse tutte le attività. Israele commemora i sei milioni di ebrei uccisi dai nazisti nei campi di concentramento. Durante la giornata in parlamento e in altre località del Paese vengono letti i nomi delle vittime dell’Olocausto. La cerimonia di apertura della giornata della Shoah si è svolta al monumento in memoria dell’olocausto Yad Vashem a Gerusalemme.

Nel sessantatreesimo anniversario il presidente Shimon Peres ha detto che Israele farà di tutto affinché non si ripeta un altro genocidio ebraico. Fra alcuni giorni Israele celebra i 60 anni della nascita dello Stato.

Fonte: Euronews.net

 

Ebrei: Allarme antisemitismo, i casi nel mondo crescono del 7%

Roma, 30 apr. (Apcom) – Non si arresta la preoccupante ondata di anti-semitismo nel mondo. I casi registrati nel 2007, rispetto all’anno prima, sono aumentati del 6,6%, mentre sarebbero addirittura triplicate le aggressioni violente nei confronti di ebrei. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Istituto Stephen Roth dell’Università di Tel Aviv, uno dei più noti centri di “studio sull’antisemitismo e il razzismo contemporanei”. Stando all’indagine, come riportano i principali siti israeliani, l’anno scorso sono stati denunciati 632 episodi di violenza a motivazione razziale contro gli ebrei, rispetto ai 593 del 2006. Il 57% degli attacchi del 2007 sono stati giudicati “particolarmente gravi”, mentre un anno prima, in questa categoria erano stati classificati appena il 19% dei casi. Gli autori del rapporto, del resto, sottolineano che il trend di crescita della violenza anti-semita è proseguito nel 2007 anche in assenza di un “catalizzatore esterno”, come era stata, per l’anno precedente, la Seconda guerra in Libano. L’ultima ricerca parla comunque di una “doppia tendenza”: da un lato, ci sono diversi paesi in cui gli episodi di antisemitismo sono diminuiti, dall’altro è stato riscontrato un aumento di aggressioni gravi condotte con un’arma o con l’obiettivo di uccidere, e di incendi dolosi, spesso negli stessi paesi. Esemplare il caso della Francia, dove i crimini dell’odio sono diminuiti dai 97 del 2006 ai 47 dell’anno scorso, mentre il numero di aggressioni pericolose è cresciuto da due a otto. In Australia è andata esattamente in senso inverso: gli episodi violenti sono diminuiti, da 49 a 29, ma nel 2007 sono stati messi agli atti cinque episodi di violenza grave rispetto all’unico caso registrato nel 2006. Nel frattempo, in Germania, Canada e Regno Unito si è riscontrata una crescita in entrambi i trend. Per quanto riguarda l’Italia, spiegano dall’istituto di ricerca, i dati raccolti non sono ancora completi. Il rapporto del 2006 (l’ultimo disponibile sul sito del centro di ricerca, ndr) rifletteva una crescita ancora più allarmante dell’antisemitismo a livello mondiale, denunciando che i casi erano addirittura raddoppiati rispetto all’anno precedente. Gli autori del rapporto attribuiscono il miglioramento in alcuni paesi al maggiore impegno dei governi nella lotta all’anti-semitismo e alla più forte cooperazione fra comunità ebraiche e forze dell’ordine. L’aumento dei casi in altri paesi, suggeriscono gli analisti, potrebbe essere collegato a tensioni sociali o economiche e al conseguente aumento di islamofobia. La stragrande maggioranza delle aggressioni violente sono state denunciate in Europa occidentale e centrale, per via della presenza crescente di milioni di immigrati, fra cui circa 20 milioni di musulmani, che rappresenta ancora – sostiene il rapporto – una fonte costante di attrito.

Fonte: Apcom.net

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I Samaritani celebrano la loro Pasqua sul Monte Garizim

Sono circa 700 e vivono in due centri, a Kiryat Luza sulla dorsale del Monte Garizim che si affaccia sulla città di Nablus, e a Holon, un centro nei pressi di Tel Aviv.

Le origini dei Samaritani sono oggetto di disputa, e non poteva essere diversamente dal momento che rivendicano di rappresentare il popolo della vera religione, quella autentica degli antichi Israeliti, precedente alla costruzione del tempio ebraico a Gerusalemme.

Per alcuni studiosi sono effettivamente i discendenti di quei membri delle tribù israelite che furono lasciati nel loro territorio, quando gli Assiri deportarono le tribù del nord (722 a.C.). I Samaritani, dunque, sono di origine israelita ed ebrea.

Il loro nome non deriverebbe dalla regione dove hanno vissuto e vivono ( Shomron – Samaria) ma da Shomrim “Custodi”, nome con cui intendono indicare che sono i custodi dell’insegnamento di Mosè. Sostengono di essere stati respinti dagli Ebrei di ritorno dall’esilio babilonese, perché non erano stati compartecipi nella deportazione.

Le rivendicazioni dell’autenticità delle loro origini sembrano essere confermate da recenti scavi condotti sul Monte Garizim, dove sono stati portati alla luce i resti di un luogo di culto d’epoca persiana databile al sesto secolo a.C.

Nonostante le numerose difficoltà e persecuzioni subite, i Samaritani sono riusciti a conservare la loro identità etnica.

La loro religione poggia su quattro pilastri : la fede in un solo Dio ; dopo Mosè non c’è un altro profeta, e Mosè è il salvatore e il Messia futuro ; la legge mosaica che coincide con il Pentateuco ; il Monte Garizim come unico luogo di culto. A questi è stato aggiunto un quinto principio : la fede in Tahav (Shahav), il Messia figlio di Giuseppe che verrà nel giorno della “vendetta e della retribuzione” (Dt 32,35) alla fine dei tempi. Questa credenza si deve al loro legame con la tribù di Giuseppe.

I Samaritani seguono un calendario lunare di 354 giorni. Spetta al sommo sacerdote, che a metà anno pubblica un calendario speciale, fissare le date delle festività.

Quest’anno il 14 del mese di Nisan, giorno del sacrificio pasquale, è caduto di sabato (il 19 aprile del nostro calendario). Nel pomeriggio i rappresentanti della comunità si sono recati come di consueto presso l’abitazione del Sommo Sacerdote, Elazar ben Tsedaka ben Yitzhaq, per rendergli omaggio e invitarlo a presiedere alla cerimonia con cui i Samaritani fanno memoria dell’esodo degli Israeliti dall’Egitto verso la terra dei loro Padri. Elazar ben Tsedaka ben Yitzhaq è il 131º Sommo Sacerdote del popolo Israelita-Samaritano.

Giunto al luogo del sacrificio, si è unito al colorito gruppo degli anziani e ha dato inizio alla cerimonia con una preghiera. Il seguito è stato un ininterrotto canto di preghiere e versetti tratti dal libro dell’Esodo. Ad un tratto il Sommo Sacerdote ha dato il segnale dell’inizio del sacrificio degli agnelli, che in pochi istanti sono stati tutti immolati. Alle donne è permesso assistere ma non partecipare direttamente al sacrificio. Gli uomini, com’è prescritto, vestivano rigorosamente in bianco e sui loro abiti sono ben presto apparse le macchie del sangue degli agnelli.

Dopo grida di esaltazione e di lode, i Samaritani, uomini e donne, adulti e piccoli, si sono abbracciati e segnati sulla fronte con il sangue degli agnelli e si sono scambiati con gioia gli auguri. Gli uomini si sono poi affrettati a preparare gli agnelli.

Una volta pronti, gli agnelli sono stati messi in grandi buche scavate nel terreno che fungono da veri e propri forni. La cottura dura circa tre ore.

La tradizione vuole che la carne debba essere pronta per la metà della notte, l’ora in cui l’angelo, secondo il racconto biblico, fece morire i primogeniti degli Egiziani. I Samaritani la mangiano in fretta con pane senza lievito, proprio come fecero gli Israeliti guidati da Mosè nel loro esodo.

Testo e foto di R.P.

Fonte e foto: SBF Taccuino

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Archeologia: Gerusalemme, la guerra degli scavi

A Silwan, l’antica città di Davide chiamata Siloe, è venuto alla luce un tunnel che sembra essere quello da cui fuggirono gli ebrei al tempo della rivolta contro i romani. Ma l’area è abitata dalla popolazione araba

Gerusalemme, la guerra degli scavi

L’opera dei coloni israeliani per liberare l’antico condotto ha prodotto crepe nelle case e nelle strade suscitando le proteste degli abitanti. Secondo alcuni lo scavo sarebbe un modo per avanzare rivendicazioni su quella terra. E l’Alta Corte di Tev Aviv ha dato lo stop ai lavori

DA GERUSALEMME GIORGIO BERNARDELLI C’è il conflitto su Gerusalemme che leggiamo tutti i giorni sulle pagine dei giornali. Quello delle intifade, degli scontri verbali tra i leader o dei piani di pace sulle cartine. Ma ce n’é anche un altro che – per definizione – corre sotto traccia. E in queste settimane sta conoscendo una nuova incandescente battaglia. Perché – in una città così carica di storia – anche sulla scelta di quale passato riportare alla luce si combatte ormai da anni a Gerusalemme. È il fronte degli archeologi militanti. Uno dei meno seguiti del conflitto israelo-palestinese. Ma non per questo un fronte marginale, come dimostrarono tragicamente nel 1996 i morti seguiti all’apertura del tunnel archeologico all’interno della Città Vecchia. Oggi il motivo del contendere è il quartiere arabo di Silwan, a Gerusalemme Est, poche centinaia di metri a sud rispetto al Muro del Pianto e alla moschea di al-Aqsa. Silwan che è poi l’antica Siloe, di cui parla la Bibbia. Ma è soprattutto la zona in cui – secondo gli archeologi – sorgeva l’antica Città di Davide, cioè il nucleo più antico della Gerusalemme ebraica, dove intorno al 1000 avanti Cristo il grande condottiero trasferì la capitale da Hebron. Il problema è che – dopo essere stata Siloe – dal XVI secolo questa zona di Gerusalemme è diventata appunto Silwan. E da quattrocento anni, ormai, ci abitano degli arabi (oggi alcune migliaia). Pri­ma di Davide – invece – era stata la gebusea Shalem, che gli ebrei espugnarono. Dunque – a seconda dello strato da cui la si guarda – la sua fi- sionomia cambia di parecchio. La riscoperta della Città di Davide risale al 1867, quando l’esploratore britannico Charles Warren scoprì un antico canale che collegava la Città Vecchia alla sorgente di Ghion. Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX il barone Edmond de Rotschild, intuendo il valore archeologico dell’area, iniziò ad acquistare terreni nella zona. Ma quando alla fine della guerra del 1948 questa parte di Gerusalemme rimase nelle mani dei giordani, quei terreni andarono persi. E Silwan ricominciò a crescere. Poi venne la Guerra dei sei giorni nel 1967, Gerusalemme passò interamente sotto il controllo israeliano e per gli archeologi ebrei si concretizzò il sogno di poter tornare a scavare nelle zone più cariche di storia della Città Santa. Ma a quel punto iniziò la guerra dei setacci. Perché in una città come Gerusalemme – dove antichi resti ebraici, bizantini e arabi si trovano spesso uno sopra l’altro – scegliere che cosa è più importante salvaguardare è un’operazione molto delicata. A complicare ulteriormente la situazione c’è il fatto che l’archeologia è una disciplina costosa. E quindi – ovunque – capita sempre più spesso che le autorità pubbliche affidino gli scavi a fondazioni private. Il problema è che in un contesto come quello israeliano i più disposti a finanziare imprese di questo tipo sono i movimenti legati alla destra religiosa. Così è accaduto che la gestione del sito archeologico della Città di Davide sia stato affidato a Elad, un’asso­ciazione legata ai coloni. La stessa che – contemporaneamente – insedia famiglie ebree nel mezzo del quartiere arabo, perché Silwan deve tornare a essere Siloe. Del resto basta dare un’occhiata al sito internet www.cityofdavid.org.il per scoprire che nella ricostruzione della storia di quest’area archeologica si passa tranquillamente dal 70 dopo Cristo – l’anno della di­struzione del Tempio – al XIX secolo: dell’esistenza di Silwan non si fa neppure cenno. Intanto gli scavi vanno avanti. E l’anno scorso è arrivata un’altra importante scoperta: quella di un tunnel risalente all’età erodiana. È bastato sollevare le pietre che lastricavano una strada romana per portare alla luce un condotto largo circa un metro e alto tre che nell’antica Gerusalemme doveva servire per il drenaggio delle acque piovane (preziosissime in una regione arida come il Medio Oriente). Secondo gli studiosi questo sarebbe inoltre il passaggio nascosto attraverso cui – come racconta lo storico Giuseppe Flavio – nel 70 d.C. gli ebrei fuggirono da Gerusalemme al tempo della rivolta contro i romani conclusasi con la distruzione del tempio. Questa importante scoperta archeologica risale all’estate scorsa. Da allora, però, gli scavi devono essere ulteriormente andati avanti. E questa volta sotto le case degli abitanti di Silwan, dal momento che in febbraio gli arabi hanno cominciato a scoprire alcune crepe sospette nei loro appartamenti e in alcune strade. Ne è nata una protesta che ha visto schie­rarsi dalla loro parte anche l’associazione ebraica Rabbis for Human Rights e alcuni archeologi israeliani che non condividono i metodi di Elad. Da qualche settimana hanno anche loro un sito internet (www.alt-arch.org) attraverso il quale organizzano tour alternativi «da Siloe a Silwan». «Non neghiamo l’importanza archeologica della Città di Davide e del tunnel erodiano – ha spiegato al ‘Jerusalem Post’, l’archeologo Yonhatan Mizrachi, uno dei promotori dell’iniziativa -. Ma l’archeologia non può essere un’arma politica attraverso cui rivendicare che una terra ap­partiene all’uno e non all’altro. Elad sta gestendo questo sito parlando solo del periodo ebraico. Invece qui abbiamo 20 o 30 strati diversi di storia, che coprono un arco di tempo che va dal 5000 avanti Cristo fino a oggi». Che un problema esista realmente lo conferma il fatto che l’Alta Corte di giustizia israeliana – nei giorni scorsi – ha imposto cautelativamente lo stop agli scavi, in attesa di esaminare il ricorso presentato dagli abitanti di Silwan. Va ricordato – però – che la guerra degli archeologi ha conosciuto anche capitoli di segno opposto: negli anni Novanta furono infatti gli arabi a compiere scempi gravissimi nei lavori di realizzazione della moschea sotterranea nelle Stalle di Salomone, sotto la Spianata delle Moschee. Tonnellate di detriti del monte – che se esaminati con cura avrebbero portato alla luce detriti dell’età del Tempio – furono gettati con i camion in discarica. Quella volta negando così l’esistenza di un’altra storia altrettanto importante in quel luogo a Gerusalemme. Conosce corsi e ricorsi la guerra degli archeologi a Gerusalemme. E conferma come qualsiasi soluzione politica per il futuro della Città Santa abbia bisogno di autorità capaci di salvaguardare davvero quel posto unico che questo luogo ricopre nella storia di tutta l’umanità.

Fonte: Avvenire – 16.04.2008

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